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Un ritardo incolmabile

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La clamorosa novità di oggi è che Bersani decide di fare su un palco quello che milioni di italiani fanno tutti i giorni a casa, al lavoro, al supermercato, alla posta, a scuola, in ospedale, in palestra, insomma dappertutto. Da qualche decennio. Convivere con persone che hanno il colore della pelle diverso dal loro. Capirai, che novità. Che coraggio. Che progressismo. E il bello è che presumibilmente probabilmente si sente davvero parecchio “riformista”, a fare una cosa del genere. Sente di occupare una posizione avanzata. E’ convinto, proprio.
Una foto del genere, diciamoci la verità, sarebbe stata un emblema di “riformismo” cinquant’anni fa.
Adesso non è che l’ennesima dimostrazione del ritardo che questa gente ha accumulato rispetto alla società civile.
Un ritardo incolmabile.
Che tristezza.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

7 Comments

  1. A me non sembra che la novità sia quella di “convivere con persone che hanno il colore della pelle diverso”, cosa che immagino nessuna persona con un minimo di buon senso consideri una posizione “coraggiosa” e “progressista”, o comunque sicuramente non la considera tale Bersani, nel 2012. Mi pare invece che la questione affrontata dal gesto e dalle parole di Bersani sia una scelta, quella a favore dello ius soli, che invece è a tutti gli effetti, almeno in Italia, progressista e coraggiosa. Già lui ha tanti difetti, non attribuiamogli anche quelli che non ha.

  2. Chi conosce Bersani sa bene che la sua posizione non é sorta per magia oggi stesso o nelle ultime settimane, ma di maggior integrazione dei migranti e specialmente dei figli di immigrati nati in Italia se ne parla dai tempi dei DS. Non mi sembra che ci sia ritardo in questa posizione. Al massimo c’é ritardo nella considerazione che i mezzi stampa hanno dato a questa vicenda.
    E poi lasciatemi dire, da elettore di area PD ma che ora come ora, come nelle ultime consultazioni, non voterebbe il PD: questo partito ha tanti problemi, per favore non contribuiamo a crearne altri, specialmente quando non esistono. Capisco che dal vostro punto di vista attaccare il PD é la panacea tanto desiderata, perché tanto é facile e spesso ci si prende a deridere i dirigenti PD; detto questo, con un po’ di onestá intellettuale certi articoli non verrebbero neanche pensati, visto che di fatto non si tratta né di satira né di cronaca, ma solo di malizia pseudogiornalistica.
    Stefano

  3. Come i commenti precedenti. Ci si potrebbe tranquillamente limitare ad esecrare i (tanti) difetti del PD, senza doverseli inventare di sana pianta.

  4. Questa volta non sono d’accordo con queste considerazioni, che mi paiono forzate. È un’ottima decisione sostenere lo ius soli, che non coincide con la normale convivenza con persone di altro colore. E chi scrive lo sa benissimo!

  5. Io sono di Torino e ho appena iniziato ad ospitare una ragazza danese che passerà l’anno scolastico qui. A Torino i ragazzi ospitati per un anno sono 6, 2 cinesi, 1 danese, 1 tedesco, 1 paraguaiano e uno che non mi ricordo. Per noi che ospitiamo ragazzi della comunità europea nessun problema e nessuna formalità. Gli altri ragazzi devono farsi il permesso di soggiorno, quindi una lunga trafila burocratica. Fino a qualche anno fa il permesso solitamente arrivava quando i ragazzi erano già tornati a casa loro. Adesso invece sono un po’ più veloci, il permesso arriverà fra due o tre mesi. Arriverà una lettera con scritto sopra di andare a ritirare il permesso alle 8,27 e uno pensa, calenderizzano i ritiri ogni n minuti, invece no. Ci hanno avvisato, l’esperienza è shoccante, arrivi lì e trovi una folla enorme e se ti va bene aspetti 6 ore, ma solitamente aspetti dalle 14 alle 16 ore. Ci hanno consigliato di munire i ragazzi di panini e borracce e magari di un bel librone in italiano, che gli fa bene, che hanno appena imparato a leggere e capire la nostra lingua. Ci hanno anche consigliato di accompagnarli, se possibile, che è un’esperienza che tutti gli “italiani” dovrebbero fare per sapere come trattiamo gli “altri”.

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