un blog canaglia

Un passo indietro, caro Ivan

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Mi spiace dovertelo dire, caro Ivan, ma la legge sull’omofobia non è affatto un passo avanti.
Un passo avanti è fare in modo che non esistano cittadini con meno diritti degli altri, vale a dire cittadini di serie B: e l’unica strada per realizzare tale obiettivo è attribuire loro quei diritti.
Invece sai cosa si fa, Ivan? Cioè, io penso che tu lo sappia bene, cosa si fa, ma forse gioverà ripetertelo.
Si fa questo: si continua a negare agli omosessuali i loro diritti, tenendoli deliberatamente nella condizione di cittadini di serie B, salvo punire con grande severità chi li tratta come tali: il che, ne converrai, non è soltanto una contraddizione grossa come una casa, ma è proprio un processo logico che non funziona.
E’ un po’ come ripetere ogni giorno che Tizio, per carità, è una persona rispettabile, che non si ha nulla contro Tizio, ma al tempo stesso che se a Tizio lasciassimo fare tutto quello che vorrebbe fare alcuni nostri concittadini si sentirebbero offesi, urtati, infastiditi, e che la cosiddetta “sensibilità” (leggi “fastidio”) di quei concittadini merita una tutela superiore rispetto alle aspirazioni di Tizio: il che equivale ad affermare, sia pure in modo implicito, che le aspirazioni di Tizio, ancorché legittime, non sono mica il massimo della vita, altrimenti non si capisce perché sarebbe necessario tutelare chi se ne sente offeso.
Ci siamo fin qui?
Bene, dopo tutto questo si fa una legge che punisce gli omofobi. E sai chi sono gli omofobi, Ivan? Sono quelli che insultano o aggrediscono Tizio perché considerano le sue aspirazioni poco edificanti: opinione, questa, che è stata loro suggerita, o quantomeno confermata, da coloro che pur potendola fugare in modo chiaro e netto riconoscendo a Tizio il diritto di realizzarle, e quindi qualificandole come rispettabili a tutti gli effetti, si ostinano a non farlo.
Ora, Ivan, diciamocelo: possiamo punire qualcuno per un comportamento che scaturisce da un’idea che noi stessi abbiamo contribuito a suggerire, o quantomeno a confermare? Ti pare serio, questo? Ma soprattutto, ti pare davvero che sia un passo avanti?
Non è piuttosto un grave passo indietro sul piano della verità, della coerenza tra le cose che si sostengono e quelle che si fanno, della capacità di governare l’esistente in modo chiaro, lineare e per questo efficace? Pensi davvero occuparsi dei problemi in questo modo contorto possa portare da qualche parte?
Io credo, Ivan, che la legge sull’omofobia sia un vicolo cieco: o peggio, che si tratti semplicemente del sistema più semplice per evitare di assumersi le proprie responsabilità e scaricarle sugli altri.
Marcare una differenza autentica, ne converrai con me, è tutta un’altra cosa.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. Sono pronto a scommettere che fra molti anni quando in Italia si inizierà a discutere di matrimonio gay tutti quelli che oggi criticano la legge sull’omofobia perchè “i veri diritti sono altri” (e senza aver mai criticato la legge Mancino quando non riguardava i gay) useranno le stesse argomentazioni contro il matrimonio gay.
    Ci diranno che in realtà loro hanno sempre ritenuto l’istituzione del matrimonio discriminatoria e che allargarla ai gay è inutile e dannoso, meglio sarebbe abolirla del tutto e che casomai le cose da fare per i gay sono ben altre.

  2. Mi trova d’accordo sul senso generale del discorso (la faccio breve e facile: matrimonio senza distinzioni, con tutto quello che comporta), solo che non ritengo sia compito dello stato fugare o indurre opinioni, tanto meno fare passi avanti sul piano della verità.
    In questo caso penso proprio che dovremmo dimenticarci della metafisica e punire gli eventuali reati. Cosa che già accade.

  3. premesso che, per mia opinione personale e per dirla in francese, questa legge (formulata così) non serve a una minchia, mi permetto di notare

    “Ora, Ivan, diciamocelo: possiamo punire qualcuno per un comportamento che scaturisce da un’idea che noi stessi abbiamo contribuito a suggerire, o quantomeno a confermare?”

    quindi, visto che qui da noi la cultura maschilista e razzista abbonda, smettiamo di punire più gravemente i vigliacchi che massacrano di botte la compagna perchè la bistecca era troppo cotta, oppure un branco che assalta un venditore di rose perchè puzza?

    Che la comunità LGBT abbia bisogno di altro, e che la mentalità si cambia attraverso leggi che obbligano gli incivili ad adeguarsi, finchè una mattina non si svegliano e capiscono che questa è davvero civiltà, hai perfettamente ragione. Però non mi dispiace di vedere qualche testa di minchia punita più duramente perchè, invece che incazzarsi con Tizio perchè gli ha fatto un torto si incazza con Caio perchè ha baciato Sempronio in mezzo alla strada.

    • Credo che siamo d’accordo su un punto: questa legge (per lei in quanto scritta in questo modo) non serve.

      Non le sembra però, soprattutto nell’ultimo periodo del suo commento, di avere gli stessi modi di quelli che lei definisce incivili, solo partendo da presupposti diversi?

      Tutto fila liscio se abbiamo deciso a priori cosa sia civiltà, ma (non purtroppo, non per fortuna) è un concetto che evolve storicamente e geograficamente.

      Per questo motivo è opportuno limitare la libertà nel minor numero di situazioni possibili.
      Se io domani mattina tiro due ceffoni a uno perché è biondo, io devo essere arrestato perché ho tirato due ceffoni, non perché penso che i biondi siano tutti ontologicamente teste di qatso.

      Se cominciamo a legiferare sui sentimenti e le opinioni non se ne esce piú.

      • Nessuno tira ceffoni a qualcuno perchè è biondo. E dei gay che alcuni etero vanno a caccia per pestarli.

        Sono tutti preoccupatissimi di difendere la libertà di parola dalla dittatura gay, ma della libertà dei gay di poter andare per strada senza essere aggrediti o di andare a scuola senza essere insultati non si preoccupa nessuno.

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