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Un cancro chiamato femminismo

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Dal fantastico mondo dei media, due filmati che illustrano piuttosto chiaramente le conseguenze di quel sonno della ragione chiamato femminismo:

1) Nel corso della solita, inutile, sterilissima televisiva discussione sulla riforma della legge elettorale, Andrea Scanzi, con una retorica farlocca degna del miglior Totò, mette alle corde la deputata del PD Alessia Rotta (e questo dovrebbe dare l’idea della profondità dei contenuti di entrambe le parti), che risponde accusandolo, davvero dal nulla, di misoginia nei confronti delle sue colleghe parlamentari. La scena mi ha ricordato un episodio dell’ultima stagione di House of Cards, in cui Frank Underwood suggerisce alla candidata alla presidenza Jackie Sharp di accusare di sessismo l’avversaria nel corso di un dibattito televisivo, giusto per metterla a tacere. Quest’atteggiamento è l’equivalente contemporaneo della reductio ad Hitlerum.

2) Ennesimo “esperimento sociale” sull’internet che mostra l’ennesima bellissima ragazza chiedere ai passanti, tutti rigorosamente uomini, se vogliono fare sesso con lei. Come usuale in questi “esperimenti”, della cosiddetta società impariamo ben poco, mentre apprendiamo tantissimo sulle intenzioni di chi sta dietro la telecamera. A parte un signore di colore che rifiuta l’invito “perché troppo magra”  (mito assoluto!) , in tutte le altre scene vengono mostrate essenzialmente due categorie di persone: quelli che accettano senza pensarci mezzo secondo – la maggior parte – e si allontanano con la ragazza per cercare un luogo appartato, e quelli che le fanno notare quanto, in realtà, “valga ben più di così”. In poche parole, buoni e cattivi: gli Illuminati che ricordano alla ragazza il valore della sua dignità e i maiali che non vedono l’ora di mettere il pisello nel primo buco di passaggio. Come se nel mezzo non possa esserci alcun’altra reazione possibile a una proposto del genere: paura, diffidenza, semplice mancanza di interesse, incertezza. E invece no, solamente bianco e nero.

Ecco, questi due episodi sono significativi di quel che è diventato il femminismo ai giorni nostri. Ovviamente non mi riferisco al femminismo delle origini, quello delle grandi battaglie per la parità dei diritti, ma di quello quotidiano da discussione salottiera, quello degli isterismi mediatici. Il femminismo oggi è demonizzazione dell’altro, laddove l’altro è l’essere umano dotato di pene. Come tutti gli -ismi (nazismo, comunismo, razzismo, maschilismo, ecc.), anche il femminismo attuale divide il mondo in eletti e malvagi, e utilizza una retorica discriminante per attaccare gli avversari, indipendentemente dal contesto e dalla natura della discussione. O sei con noi o contro di noi. Una grande Salem in cui, questa volta, ad essere cacciate sono streghe dotate di scroto.

Non so voi, ma a me tutto ciò fa abbastanza schifo.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

18 Comments

  1. Ma in entrambi i casi riportati, esattamente, cosa c’entra il femminismo? Alessia Rotta ha parlato di femminismo? Chi ha organizzato l’ “esperimento sociale” si dichiarava femminista?

    • E’ un atteggiamento di fondo, strisciante e per questo ancora più pericoloso, che non ha necessariamente bisogno di dichiararsi femminista per essere tale. Io uso il termine in maniera dispregiativa, proprio come parlerei di razzismo a proposito delle dichiarazioni di Salvini (che non mi risulta si sia mai apertamente dichiarato razzista).

      Come specificato nel post, il femminismo militante è un’altra cosa. Ritengo anche pero’ che si possa usare lo stesso termine in entrambi i casi, dal momento che l’idea comune del maschio in quanto “Altro” da combattere sia comune alle due dimensioni.

      • Bè, con la differenza che “razzismo” con Salvini funziona perché il termine vuol dire quello, “femminismo” non dovrebbe perché il termine vuol dire un’altra cosa. Se invece vuoi usare il termine “femminismo” a modo tuo e chiamare “femminismo militante” quello che il dizionario intende come “femminismo”, ok, ma forse serviva un paragrafo “Definizioni” all’inizio del post.

        Ah, l’idea del maschio in quanto “Altro” da combattere non è comune alle due dimensioni.

      • Per l’autore del post: cosa pensi che differenzi il femminismo militante dal femminismo che ti fa schifo? Cosa c’entrano i due esempi col femminismo? Il concetto di maschio da combattere non rientra comunque nel femminismo, che invece ha semplicemente ha che fare col concetto di uguaglianza.

          • Cercherò di essere breve e (cir)conciso.

            Nel blog sono stato poco preciso: storicamente e storiograficamente, non esiste il Femminismo (con la F maiuscola), ma tanti femminismi che si sono declinati nel corso della storia in maniera diversa. È ovvio che l’attivismo delle suffragette di fine Ottocento ha poco a che fare con la politica della Libreria delle Donne di Milano negli anni ’70 o con le azioni dimostrative delle Femen ai giorni nostri – giusto per fare degli esempi. Tuttavia, il minimo comune denominatore di tutte queste diverse forme di rivendicazione è, per l’appunto, la rivendicazione di una specificità intrinseca – l’essere Donna. Questa predisposizione identitaria si è declinata, quasi di necessità, attraverso all’opposizione del contrario per eccellenza della Donna – l’Uomo. Ad esclusione dei movimenti transgender (felice eccezione, assieme a quelle antropologhe e filosofe illuminate che hanno mostrato la relatività di queste categorizzazioni pretestuosamente “naturali”), la maggior parte dei movimenti femministi si sono appoggiati a questa dicotomia di base. Tra le filosofe femministe contemporanee, Luce Irigaray è quella che si esprime in maniera più chiara e diretta su questo punto.
            Ora, questo atteggiamento ha avuto, grosso modo, due conseguenze. Da un lato, la battaglia per il riconoscimento di pari diritti o per l’affermazione della propria specificità – quello che ho definito femminismo militante. Dall’altro, lo svilupparsi di un atteggiamento discriminatorio nei confronti del polo opposto di questa dicotomia concettuale – da cui il femminismo che mi fa schifo. Quest’attitudine è strisciante perché ormai radicata nella mentalità comune – tant’è che a momenti manco ce ne accorgiamo: il maschio viene rappresentato a prescindere come un essere schifoso e abbietto la cui unica preoccupazione è umiliare, in un modo o nell’altro, le donne.

            Ecco, i due esempi che ho citato nel post rappresentano bene, a mio avviso, quest’ultimo aspetto di un fenomeno sicuramente complesso ed eterogeneo.

          • “…il minimo comune denominatore di tutte queste diverse forme di rivendicazione è, per l’appunto, la rivendicazione di una specificità intrinseca – l’essere Donna.”
            Non mi pare una premessa corretta: al contrario il femminismo ignora le specificità, per focalizzarsi sulle comunanze tra i due sessi. La specificità intrinseca dell’essere donna è invece più propria del “maschilismo” ( vocabolo fuorviante inventato congiuntamente al femminismo).

          • Il femminismo dell’uguaguaglianza è il femminismo dei primissimi tempi, quello della fine del Settecento e della prima metà dell’Ottocento. Poi la situazione è un attimino cambiata, e mica sono io a dirlo, eh:

            Virginia Woolf: “As it is a fact that she cannot understand what instinct compels him, what glory, what interest, what manly satisfaction fighting provides for him —‘without war there would be no outlet for the manly qualities which fighting develops’— as fighting thus is a sex characteristic which she cannot share, the counterpart some claim of the maternal instinct which he cannot share, so is it an instinct which she cannot judge.”

            Simone de Beauvoir: “Oggi lo scontro assume una fisionomia diversa: invece di voler rinchiudere l’uomo in una prigione, la donna si sforza di sfuggirne; non cerca più di trascinarlo nel regno dell’immanente, ma di emergere, lei, alla luce del trascendente.”

            Carla Lonzi: “L’importante con gli uomini è di uscire dal ruolo di aspiranti ai loro valori, di uscirne davvero. Infatti se hai conquistato un tuo valore da contrapporre a quel mondo, se hai pagato per conquistartelo, allora tutto cambia. L’uomo lo sa. Non è la priva volta che succede nella storia… Da questo mio centro non mi muoverà più nessuno.”

            Luce Irigaray: “Sexual difference is probably the issue in our time which could be our ‘salvation’ if we thought it through.”

          • Il tema dell’uguaglianza sociale è invece attualissimo, pensa alle donne nell’esercito. E ci sono educatori che sostengono che “La donna può fare la muratora e l’uomo il casalingo”.

  2. uno che urla “negro di merda” ha bisogno di dichiararsi ufficialmente razzista x essere considerato tale o determinati comportamenti identificano da soli chi li compie?

  3. Cio’ che è incredibile è la gente che casca in ‘ste candid camera ancora al giorno d’oggi. Sicuramente hanno mostrato solo quelli che hanno abboccato all’amo e tutti quelli che si sono girati ed hanno detto “Dov’è la telecamera?” sono stati censurati perchè non funzionali alla tesi.

    Ecco… ai primi direi: ok appartatevi pure con la donzella o fatele “la morale”, ma prima dovete consegnare il certificato elettorale e per 5 anni non avete il diritto di andare a votare.

  4. Un blog di buon gusto?????????????11!!!oneone!1!!
    JC! Me ne sono accorto solo ora…
    Chi è stato quel genio assoluto? For president. NOW!

  5. “In poche parole, buoni e cattivi: gli Illuminati che ricordano alla ragazza il valore della sua dignità e i maiali che non vedono l’ora di mettere il pisello nel primo buco di passaggio.”
    Spero che queste valutazioni fossero sarcastiche. Altrimenti, saremmo a livelli femministi di slut-shaming.
    Per il resto, condivido tutto. Farò leggere questo post ad una collega intelligente, indipendente, assertrice della parità dei sessi; che, purtroppo, ha il brutto vizio di continuare a dichiararsi femminista, nell’era di Palladimiele. O magari si diverte solo a farmi arrabbiare con il suo solito gusto degli ossimori, chissà.

    • Temo che la mia sfera di cristallo telepatica abbia qualche problema di connessione, al momento. Che dici, cambio antivirus?

      (Scusa il ritardo, ma ho letto tua risposta trenta secondi fa.)

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