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Turing: re dell’inganno? [RELOADED]

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A seguito dei molti e vivaci commenti al mio post, ho deciso di  correggere formulazioni imprecise e di qualificare meglio qualche frase. Ringrazio i miei lettori per la loro attenzione: la loro intransigenza è un sicuro stimolo al miglioramento. Ci tengo a ribadire che la sostanza del pezzo è passata indenne alla revisione.

L’eredità di Alan Turing, di cui si celebra quest’anno il centenario della nascita è immensa: matematico e crittografo, è considerato uno dei padri del computer. Come ricompensa per aver violato il codice Enigma con cui i nazisti criptavano le informazioni strategiche durante la guerra, Turing subì un infame processo per omosessualità e sottoposto da un tribunale (nel Regno Unito del 1952!) ad un trattamento ormonale “correttivo” del suo “disturbo” (nei fatti, ad una castrazione chimica).

Le violenze subite dallo stato lo condussero alla disperazione, e presumibilmente a porre fine alla sua esistenza: a suo tempo il suicidio venne dato per scontato (in fondo che poteva fare un “anormale”, se non nascondersi o suicidarsi?), anche se oggi è tutt’altro che pacifico.  fino a che non decise di farla finita in modo eclatante, . Il referto dell’esame post-mortem riferì che la morte sopraggiunse per avvelenamento da cianuro di potassio, presumibilmente contenuto nella mela morsicata che venne rinvenuta accanto al cadavere. Poiché il frutto non fu mai analizzato, non è certo che fosse avvelenato, né si può escludere che la fatale intossicazione sia avvenuta per incidente dovuto a distrazione (in fondo il luogo comune vuole che i grandi geni abbiano la testa fra le nuvole).

Sta di fatto che le circostanze misteriose ed insolite della sua morte, unitamente alla passione che lo scienziato sembrava avere per il cartone animato Biancaneve e i sette nani di Walt Disney, si sono impresse in modo indelebile nell’immaginario collettivo, talora alimentando miti e assonanze tanto suggestive quanto pericolose (in quanto mai provate) mordendo una mela avvelenata (proprio come l’eroina di uno dei suoi film preferiti, la Biancaneve di Walt Disney). Uno di queste leggende, che ruota attorno al Pare tra l’altro che il logo  Apple, una mela morsicata appunto, vorrebbe che il marchio commerciale di uno dei prodotti più desiderati al mondo costituisca un tributo nerd alla grandezza di Turing. Benché anche chi scrive sia rimasto vittima di questa impressione, la tesi è destituita di fondamento: almeno questo è quanto sostengono, autorevolmente, lo scrittore ed attore Stephen Fry e, in modo forse definitivo, Ron Janoff il pubblicitario che alla fine degli anni Settanta, ideò il marchio Apple (la mela era dipinta dei colori dell’arcobaleno, sia pure disposti in un ordine errato, cosa che ha alimentato l’ulteriore mito del riferimento alla bandiera gay).

Ma lasciamo da parte il folclore. Un interessante pezzo di Ian Bogost su The Atlantic fornisce oggi un contributo originale sulla figura del grande scienziato britannico. Nel suo celebre articolo del 1950, “Computing Machinery and Intelligence”, Turing salta a pié pari i concetti di intelligenza e pensiero, proponendo il seguente giochino (che in seguito sarebbe diventato celebre come test di Turing): una persona viene chiamata a valutare due controparti che non può vedere, un’altra persona ed una macchina, al fine determinare quale dei due interlocutori sia umano e quale no. Sia l’uomo che la macchina farebbero di tutto per convincere il loro “giudice” che sono una persona. Bogost sostiene dunque che, nel test di Turing, “l’intelligenza in sé, quel quid che sta dentro un uomo o una macchina, è un tema di conversazione meno interessante degli effetti che essa produce su osservatori ed intelocutori”.

Si tratta di una conclusione un po’ inquietante. Però per lo meno ha il pregio di mettere a tacere i fanatici dell’intelligenza artificiale e quelli che, invertendo i punti cardinali della logica e del buon senso, addirittura sembrano convinti che il cervello umano funzioni come un computer. Per la verità, nota Bogost, “Turing non ha mai preteso che i computer potessero essere intelligenti – né che fossero necessariamente artificiali, se è per questo. Ha solo suggerito che sarebbe divertente considerare come se la cavano i computer in un gioco d’imitazione – come potrebbero fingere di essere umani in maniera interessante.” Sempre secondo Bogost, Turing avrebbe usato questo approccio pratico perfino nella soluzione di complessi problemi matematici: la macchina di Turing avrebbe funzionato, ad esempio, come un “simulatore”, imitando la risoluzione di un complesso dilemma logico-matematico. In fondo, la violazione di Enigma non sarebbe altro che lo strano caso di “un macchinario britannico che imitava una trasmittente tedesca”.

Non occorrono particolari sforzi di fantasia per capire come oggi siamo circondati da macchine che “fingono” di essere altre macchine. Il computer è l’esempio più evidente: una macchina che imita una calcolatrice, un libro contabile, una macchina da scrivere, un dispositivo di montaggio per i film, uno studio di registrazione. Non solo, ma hardware e software tendono ad imitare i loro simili, che a loro volta imitano macchine fisiche e/o meccaniche: Excel imita Lotus 1-2-3, Galaxy imita iPhone …

Sostiene Bogost che la vera eredità di Turing è una visione del mondo basata su “una catena nidificata di finzioni, ognuna delle quali non punta alla realtà, ma alla caricatura di un’altra idea, apparato, individuo o concetto.” In fondo, parliamo di un matematico che scelse di morire come il personaggio di un cartone animato., volente o meno, si spense in circostanze che inevitabilmente richiamano una delle scene clou con cui Walt Disney ed il suo team portarono sullo schermo l’antica favola gotica.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

8 Comments

  1. ma che cazzo dite.
    sembrate studio aperto che fa il servizio sul cagnolino che salva il gattino che non riesce a scendere dall’albero.

  2. In un’intervista chiesero a Jobs se il logo della Apple si riferisse a Turing, ed ha risposto “no, ma ora che mi ci fa pensare, sarebbe stata una buona idea”

  3. Premessa: ben vengano gli articoli che ricordano cosa subì Turing solo perché omosessuale. L’omosessualità non è un crimine né una malattia, chi la considera tale è pericoloso e Turing è uno dei tanti esempi del risultato delle azioni di questa gente. C’è solo da immaginarsi quello che Turing avrebbe potuto dare all’umanità se fosse stato lasciato lavorare in pace.

    Ora veniamo ai commenti:

    1 – miseriaccia, ma è possibile scrivere che le macchine “fingono” di essere altre macchine? E l’esempio sarebbe la calcolatrice? Le macchine sono calcolatrici! Il fatto che possano fare di più di una calcolatrice da scrivania non cambia il concetto. Sul serio, di cosa stai parlando?
    2 – Excel non imita Lotus, Excel offre un certo tipo di funzionalità. Se queste funzionalità sono condivise con altri programmi non vuol dire necessariamente che il programma Excel imita Lotus. Imitare è una cosa diversa. Giusto per capirci: il fatto che tu faccia il giornalista non vuol dire necessariamente che stai imitando un altro giornalista, anche se per molti versi svolgi le stesse funzioni.
    3 – le macchine non imitano macchine fisiche, lo sono. E sono macchine matematiche, di conseguenza. Anche volendo fare sforzi di immaginazione immani in cui consideri simulazioni fisiche e matematiche, il fatto che un computer simuli la fisica non è finzione ma il risultato preciso di un certo programma. Non c’è trucco non c’è inganno, si chiama scienza.
    4 – ma quale caricatura! Il fatto che i computer siano talmente complessi da poter simulare altre cose non vuol dire che ne fanno la caricatura! Non è la macchina a decidere come simulare certe cose, ma il programmatore che, volendo ottenere un certo risultato ed avendo solo una macchina finita a disposizione, crea un certo programma che è un’approssimazione di qualcosa di molto più complesso.
    5 – come fai a dire che scelse di morire come un cartone animato poi, lo sai solo tu. Solo perché ha mangiato una mela? Possono esserci milioni di motivi che né io né te potremo mai sapere perché semplicemente Turing non ce lo potrà dire. Lo hanno già violentato abbastanza mi sembra, possiamo evitare di fare di tutto un romanzo e parlare solo del grandissimo uomo che era?

    Un’ultima cosa, meno importante degli altri commenti: cosa centra la Apple con Turing? No, seriamente, aver dato il logo ad un’azienda non ti rende più o meno grande, giusto?

  4. articolo scritto da qualcuno che ha copiaincollato dalla rete una serie di altri articoli senza averne capito 1 mazza.
    Fare il giornalista è una cosa, saperne di scienza, di logica, di matematica è un’altra.
    Fingere, in quanto giornalista, di saperne per forza, quando non si sa, genera tristezza o ilarità, a seconda dei casi, oltre a quell’effetto Panzerai che tanto ci ha sollazzato in passato.
    Dai retta, se non ne sai non ne scrivere, ne guadagniamo tutti.

  5. @ Mario Pastorelli Ti ringrazio dei tuoi commenti. Io continuo a trovare suggestiva l’interpretazione di Bogost, secondo cui il computer è una macchina che “imita” altre macchine. Mi rendo conto che questa idea, a chi ha un’educazione scientifica, possa sembrare poco rigorosa, addirittura risibile. Però, quando ho letto il pezzo che ho ripreso nel post, ho pensato: supponiamo che un uomo e una macchina siano in grado di risolvere lo stesso problema. Se partiamo dal presupposto: “risolvono il problema, quindi sono tutte e due umani”; oppure da quello opposto: “risolvono il problema, quindi sono tutte e due macchine”, commettiamo un errore. Rischiamo di confondere un uomo e una macchina. Io mi trovo a mio agio con l’idea che i computer “facciano finta” di essere intelligenti. Anche perché sento ogni tanto parlare di intelligenza del cloud e altre cose, quasi che l’intelligenza umana fosse solo un ingrediente in un megadisegno superiore emerso dall’intelligenza collettiva delle reti. E non il suo motore immobile. Sono concetti che mi mettono a disagio.

  6. @ Roberto: il mio post riprende un articolo scritto da un giornalista ed autore di videogiochi titolare di una colonna “Tech” su The Atlantic. Non ho copia-incollato niente: facciamo attenzione alle parole (ho linkato il pezzo che ho ripreso). Non so dove ho scritto di essere giornalista. In ogni caso, non credo di aver millantato conoscenze di logica, matematica e scienza, che obiettivamente non ho e che non pretendo di avere. In ogni caso, come ho scritto sopra, ho trovato interessante l’approccio “sociologico-culturale” che Bogost ha dato alla sua personalissima interpretazione di Turing. Sono lieto di averti fatto ridere, meno di averti intristito. In ogni caso, non ho idea di che cosa sia l’effetto Panzerai.

  7. Riguardo la mela:
    1) Biancaneve è il personaggio di una antica fiaba tedesca diffusa in tutta Europa ed è arrivata a noi nella versione classica grazie ai fratelli Grimm. Quindi non è un personaggio di un cartone animato. Non solo almeno.
    2) Biancaneve non muore dopo aver morso la mela, ma cade in uno stato di torpore, simile al coma, dal quale non riesce ad uscire.
    3) Che Turing si sia suicidato inscenando la “morte” di Biancaneve è solo una speculazione.

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