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Tu chiamala se vuoi astensione

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Debbo fare una premessa importante: non sono, né ambisco a essere, un politologo.
Cionondimeno, giacché mi ostino a ritenermi un essere pensante, tutto ‘sto dibattito sull’astensione mi lascia parecchio perplesso.
Vedo di spiegarmi: con ogni evidenza il calo dell’affluenza alle urne, preso in sé e per sé, non è né una cosa positiva né una cosa negativa. Voglio dire: se per fare un’ipotesi di scuola dovessimo apprendere che non si sono recati a votare tutti quelli che alle tornate elettorali precedenti lo avevano fatto esclusivamente per ragioni di tipo clientelare, dovremmo salutare il boom dell’astensione come una delle notizie più entusiasmanti nella storia del paese; se viceversa dovessimo accertare che a disertare i seggi sono stati soprattutto gli altri, cioè quelli mossi dalla passione per la politica e per l’impegno civile, si tratterebbe di dover constatare la definitiva sconfitta della politica e la caduta del paese in un baratro dal quale non uscirà mai più.
Si tratta di due esempi accademici ed estremi, naturalmente, nessuno dei quali corrisponderà alla realtà dei fatti, ma che tuttavia mi sembrano utili a evidenziare il punto: commentare il fenomeno dell’astensione elettorale senza avere la minima idea di come sia composto non ha semplicemente alcun senso.
E noi, a quanto mi risulta, quell’idea non ce l’abbiamo. Neppure vaga. Non sappiamo chi siano, quelli che sono rimasti a casa, quanti anni abbiano, cosa avrebbero votato se fossero andati alle urne e perché. Non sappiamo come la pensino, che grado di istruzione abbiano, a che classe sociale appartengano. E non sappiamo quanti di questi, quanti di quelli e quanti di quegli altri.
Insomma, non sappiamo niente.
Epperò tutti commentano. Nessuno escluso. E si sa, quando si discute una cosa che nessuno conosce vale tutto, ma proprio tutto. L’astensione? Un dramma. No, un fatto trascurabile. No, una panacea. Una iattura. Un nostro trionfo. Una vostra disfatta. Il segno della nostra riscossa. L’emblema del vostro fallimento.
Commentano, e i giornali lo scrivono. Come se la cosa avesse un senso. Come se fosse minimamente significativa. Come se si trattasse di un argomento che davvero vale la pena di discutere, e non semplicemente tutto un pescare delle frasi dal buio e buttarle nel mezzo, visto che tanto nessuno può verificarle.
Ecco, io questo lo trovo inquietante.
Perché dà la misura di una propensione alla propaganda priva di sostanza divenuta ormai cronica, irreversibile, incancrenita: un teatrino elettorale permanente, nel quale ognuno dice la sua a proprio uso e consumo anche se (soprattutto se) non dispone di alcun elemento per farlo.
Questo, onestamente, mi pare davvero preoccupante.
Altro che l’astensione.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

3 Comments

  1. A parte che esistono anche le analisi dei flussi che qualche indicazione in più la danno, e non si può dire che siano totalmente campate per aria, a parte tutto io una minima idea del perchè l’astensionismo cresca a dismisura ce l’ho eccome: dato che si da’ il caso che anche a me scappa la voglia di votare, e i motivi sono molteplici ma chiarissimi, sostituita dalla voglia di vomitare, anche se in concreto non ho intervistato nessun astensionista, a parte gli amici, sarà pure approssimata, ma la mia idea sui perchè è bella chiara, non sono affatto stupito, sarà sempre peggio, e credo pure che siamo molto vicini alla sconfitta della politica e all’inizio del baratro senza fine.
    Qua si tengono elezioni regionali valide (e qualcuno ha anche il coraggio di vantarsene), con percentuali che quando mi devono chiedere se voglio abrogare una cazzatina nemmeno passerebbero il quorum, possibile che solo io mi senta preso per il culo?
    Ti danno 42 euro e li chiamano ottanta, ti prendono per il culo mentre ti danno l’elemosina, una roba che non faresti al tuo peggior nemico, ma che aspettiamo a ribellarci? Almeno i negri hanno l’orgoglio di razza, quando gli cagano in faccia perlomeno si incazzano, qua zero totale, anestesia perenne, encefalogramma piatto, forse sarebbe meglio che ci sparassimo tutti, faccio il partito dell’incoraggiamento al suicidio.

  2. Noi c’abbiamo ancora la paura ‘ante guerra con la fatica di un tozzo di pane ancora sulla tavola. Per poco che valga e per quello che avremmo da perderci la dignità è ancora molto labile.

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