un blog canaglia

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True Puttanata

in cinema/televisione by

Si è conclusa ieri sera negli Stati Uniti la seconda stagione di True Detective, la serie a cicli autoconclusivi creata dal giovane scrittore e regista Nic Pizzollato – un nome da mafioso italo-americano con un destino da creatore di crime stories, a quanto pare.

Niente spoiler sul finale, tranquilli. Al netto della stagione, mi limiterò a dire che il crollo del rating di puntata in puntata è ampiamente giustificabile con la scarsa qualità del prodotto nel suo insieme. E la conclusione non è da meno.

Insomma, True Detective è davvero brutto. Ma brutto-brutto. Anzi, fa proprio cagare.

Le faccette di Colin Farell. Cristo, le faccette di Colin Farell.

E le faccette di Vince Vaughn. Le faccette di Rachel McAdams. La faccetta – perché capace di una sola espressione – di Taylor Kitsch. I monologhi filosofici totalmente decontestualizzati. Una regia piattissima che quando prova a risollevarsi scade nel ridicolo involontario. Una trama assolutamente sconclusionata che fa di tutto per gettare lo spettatore nella confusione più totale. Dialoghi al limite del masochismo. Un senso generale di “ma perché?” tra una scena e l’altra. Le faccette di Colin Farell.

Elementi forse già presenti in nuce nella celeberrima prima stagione, ma che venivano in un qualche modo attenuati da piccoli, coraggiosi momenti di bellezza che ti facevano voglia di andare avanti, nonostante tutto: la sigla meravigliosa dei The Handsome Family, l’interpretazione di Woody Harrelson, i bei piani sequenza delle (poche) scene d’azione, lo sfondo alienante e lovecraftiano delle paludi della Louisiana, i riferimenti colti alla letteratura di genere, un intrigo semplice ma avvincente, e così via.

Ecco, se nella prima stagione l’insieme funzionava a discapito dei pipponi insopportabili di quel cane di Rust/Matthew McConaughey (a mio avviso l’attore più sopravvalutato della sua generazione) e di una certa pesantezza generale, si potrebbe dire che l’intera seconda stagione fallisce nel suo intento – quale? boh – proprio perché siamo di fronte a quasi otto ore di brodo di Rust senza capo né coda.

Il cinema si sta spostando in televisione, ormai lo sanno anche i sassi. Registi e attori dello Star System hollywoodiano si accalcano per partecipare a produzioni “minori” sul piccolo schermo in nome di una rivoluzione annunciata che, a quanto sembra, cambierà per sempre il modo di intendere l’intrattenimento. La qualità è il prossimo passo delle serie televisive, dicono.

Ma la qualità, purtroppo, non viaggia mai da sola. L’altra faccia del buon cinema, il brutto cinema, è in agguato dietro questa grande migrazione di massa da un mezzo all’altro. Scopriremo tra poco che i grandi nomi non bastano a fare un buon prodotto, e che l’impegno artistico va ben al di là delle premesse autoriali. Sappiamo tutti di cosa è capace il “grande” cinema americano. Le puttanate sono in agguato, sempre.

E True Detective, temo, è solo l’inizio.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

18 Comments

  1. Sono completamente d’accordo. La prima stagione ti allietava con una interpretazione magnifica di Harrelson, una fotografia “torbida” della Louisiana, insomma qualche elemento di classe c’era e bastava per farti tenere incollato.

    La seconda invece mi sembra che marci moltissimo sul successo della prima. Una sequenza sconclusionata di scene girate in modo approssimativo e una interpretazione a volte fastidiosa.

    A mio avviso una serie che merita veramente è Fargo. Bella storia, interpretazione magistrale di Billy Bob Thornton, stile e fotografia di ispirazione Coen e moltissimi collegamenti con l’omonimo film.

  2. Cioè True Detective no e Fargo si?
    FARGO SI?
    FARGO È STATO UNA PUTTANATA DAL PRIMO MINUTO ALL’ULTIMO.
    Riassumibile così: il cattivo è cattivissimo, il buono è buonissimo e impacciatissimo, la buona è buonissima ma grassa, lo hobbit ha un fratello antipatico.
    Mi fai uscire le bestemmie in aramaico.

    Ora che sono calmo: secondo me questa stagione di TD non è paragonabile alla precedente, di cui condivide solo il nome.
    Non c’è un personaggio uno che faccia le sparate ciniche di Rust, cosa che mi piaceva molto ma non avrei tollerato più di una stagione.
    Sono tutti marci e putridi dentro e nessuno si scusa, nessuno fa finta che in fondo questa sia una cosa figa.
    Non mi sembra che la trama sia complessa, non più complessa, per esempio, di quel noir della madonna che è L.A. Confidential.
    Le atmosfere urbane decadenti, l’impossibilità di salvarsi di ciascun personaggio (ma non ho ancora visto il finale che mi appresto a guardare ORA).
    Nel vecchio TD episodio dopo episodio aspettavamo tutti la redenzione, qui episodio dopo episodio aspettiamo tutti il gesto che condanni ogni protagonista alla dannazione eterna.

    E sono tutti credibili, Vaughn è bravissimo in un ruolo che è distante dal 90% di quello che ha fatto fin ora.
    La McAdams è assolutamente INchiavabile: cosa che ti fa capire la bravura dato che fino a True Detective 2 me la sarei chiavata anche vestita e ingrassata come Robert DeNiro in Toro Scatenato.

    Niente, te la sei voluta, adesso mi sento con qualche blogger molto in vista e vedo se posso farti cacciare da Libernazione.

    • Secondo me Fargo come black comedy funzionava benissimo, e riusciva a evocare l’insensatezza cosmica dei Coen senza essere una semplice imitazione di maniera.

      Per non parlare degli attori: Allison Tolman (la poliziotta grassa di Fargo) è mille volte più brava, umana e credibile di Rachel McAdams, che per essere credibile deve giocare a fare il maschiaccio (come se l’alternativa al ruolo da fichetta indifesa fosse solo la donna con le palle).

      Vaughn aveva del potenziale (oh, a me piace persino quando fa le commedie sceme), ma come gangster alla fine risulta zero credibile (guardati piuttosto l’interpretazione di Vincent D’Onofrio nella serie Daredevil). E poi potrebbe muoverle un po’ quelle cazzo di braccia mentre recita!

      La trama non è complessa, è semplicemente contorta. Roba che ti sputano un nome dietro l’altro e tu devi prendere appunti da un episodio all’altro per ricordarti tutti i personaggi che senno’ è un casino.

      Vabbe’, cosa scrivo a fare? Tanto si sa che per l’eresia su Fargo sarai condannato a un girone infernale dove ti faranno vedere a ripetizione l’ultima stagione di Lost con gli occhi sbarrati tipo Malcolm McDowell in Arancia Meccanica.

      • In TD2 alla fine dell’episodio mi rileggevo la sinossi sul web per raccapezzarmi delle centinaia di nomi che venivano citati in ogni puntata.
        Pizzolato deve aver sfogliato l’elenco telefonico mentre stilava la sceneggiatura.

    • Per me, Fargo – Stagione 2 – e’ meglio del film dei fratelli Coen. Va’, l’ho detto. E ora vorrei vedere una miniserie tv tratta da No Country For Old Men.

      Se riesci a bestemmiare in Klingon, credo sia il momento giusto.

    • Vabbe’, mi sembra scontato dire che Boris è l’unico, vero riferimento culturale dell’Italia degli ultimi 10-15 anni. In ordine cronologico: Ungaretti, Pasolini e René Ferretti.

  3. Uè raga, che bello leggere questo post.
    Pensate che TD 2 l’ho abbandonato dopo la seconda puntata pensando di non essere sufficientemente intelligente per capire il senso di quella cosa lì, che, tra l’altro, era anche parecchio pallosa.
    TD1 mi era piaciuto parecchio; dal punto di vista cinematografico era stato un gran bel lavoro che ha aumentato le mie aspettative per le serie seguenti.
    Peccato

  4. So che arrivo tardi, ma ero in “totale vacanza da computer/tablet/et similia” e quindi il blog non me lo sono letto fino ad oggi…
    Non avendo io nessun tipo di canale italiano o Sky che dir si voglia e non sapendo se queste serie le trasmettono sulla TV nostrana, mi chiedo: ma chi ha scritto il post e altri che hanno commentato, True Detective (1 e/o 2) se l’è visto in lingua o doppiato?
    Giusto per capire se la critica (positiva e/o negativa) è viziata o meno dal fattore doppiaggio.

    Per me (che mi guardo tutto ciò che è anglosassone in lingua originale, al massimo sottotitolato in inglese) TD1 è stato bellissimo, TD2 non sullo stesso livello, ma decisamente bello e faceva venir voglia di guardare una puntata dietro l’altra. Mostrare poi una California/LosAngeles tanto diversa dal mito mostrato normalmente in TV è stata una bella trovata. Tra l’altro “Vinci” parrebbe basata sulla vera cittadina di “Vernon”, 112 abitanti ed un sacco di gabole legali e di corruzione…

    • Ciao Kost,

      guardo le serie televisive sempre in lingua originale, quindi per quanto mi riguarda non parlerei di problemi di doppiaggio. Posto che (e qui sono consapevole di liberare il Kraken) io faccio parte di quella ristrettissima cerchia di peones che ritiene che certi attori stranieri col doppiaggio italiano ci guadagnino…

      L’idea delle ambientazioni alienanti della città industriale come specchio delle altrettanto alienanti paludi della Louisiana all’inizio sembrava anche a me molto bella, ma poi di episodio in episodio l’ho trovata un po’ forzata e di maniera…Le paludi della prima stagione servivano (anche) ad evocare un certo tipo di letteratura (Chambers, Lovecraft, ecc.), mentre mi sembri che tutto questo nella seconda stagione manchi.

  5. OK, per lo meno siamo sullo stesso piano di…visione/ascolto, vedendo entrambi in lingua.

    Per me è stata una bella esperienza vedere anche questa serie, riconoscendo comunque la “distanza” dalla prima. Vaughn mi è piaciuto in quel ruolo (di sicuro è molto “hollywoodiano” e costruito, però mi è piaciuto) e non ero nemmeno viziato da precedenti ruoli fatti dall’attore (non credo di aver mai visto i suoi lavori nelle commedie, la mia ragazza sì, ma anche lei ha apprezzato il character). Vero che Farrell e Kitsch non sono per niente campioni di espressività, ma la storia e le parti mi sono piaciute e comunque anche il finale non scontato ci sta…

    Ti condanno a vedere tutti i DVD di Sex And The City, poi ne riparliamo di serie “belle”… 😀

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