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Trivelle: è la difesa ad essere imbarazzante

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Ricevo, e volentieri pubblico una replica al mio post di ieri, a cura di Alessandro Gilioli

“C’è una buona ragione per apprezzare il post di Luca Mazzone sul referendum del 17 aprile: perché ne parla.

Mai si era vista infatti, nella storia dei referendum, italiani, una cortina di silenzio così solida attorno a una consultazione popolare, quale che ne sia l’argomento. Siamo a meno di tre settimane dal voto e sia sul servizio pubblico sia sulle emittenti private lo spazio dedicato al referendum è a ridosso dello zero. Siamo al contrario esatto di quanto terrorizzato da Einaudi, cioè il celebre “conoscere per deliberare”. A fronte di una conoscenza prossima al niente, presumibile che la maggior parte delle persone non riterrà di deliberare: peccato che, astenendosi, comunque delibererà, cioè porterà a una scelta.

Vedo che è molto scarsa la sensibilità in merito di Mazzone e che anzi egli non si imbarazza ad assommare l’astensione di chi non vuole cambiare la legge (e non ha la lealtà di votare No) a chi semplicemente non andrà a votare perché non informato e non sensibilizzato sul tema: pazienza, ma questi si chiamano giochetti di convenienza e sono il contrario esatto della politica come confronto etico onesto e leale, così come ce l’hanno insegnato Pannella e i radicali. A proposito, vedo che Mazzone si duole molto per la campagna a suo dire allarmista di chi è contrario alle trivelle vicine alle coste: lo capisco, anche a me i toni lontani dall’understatement e dai contenuti reali danno spesso fastidio. Tuttavia si sa che l’urlo è l’arma delle minoranza silenziate e anche questo – toh – è un insegnamento radicale: quante volte Pannella ci ha strillato di assassinio della Costituzione e di omicidio della democrazia, e con toni assai apocalittici, nello sforzo di farsi ascoltare, di ottenere quell’attenzione che gli veniva negata dai media di regime? È normale – e più che accettabile – una certa enfatizzazione dello scontro per reagire al cloroformio.

Sul resto, sui temi del referendum, Mazzone parla poco. Peccato, perché sarebbe interessante confrontarsi non solo sulle trivelle entro le 12 miglia, sui possibili danni ambientali, sul business dei loro proprietari (causa non ultima del silenzio mediatico sul referendum), sui reali effetti quanto a posti di lavoro di una chiusura che sarebbe progressiva dal 2018 al 2035; ma sarebbe anche interessante il parere di un liberista su una modalità di capitalismo anti competitiva e anticoncorrenziale come quella sottoposta a referendum, che protegge le rendite di posizione a discapito dei newcomer.

Più in generale, sarebbe interessante vedere quali argomenti a favore della contemporaneità tecnologica e dell’economia del futuro si possono addurre nella difesa di un modello economico novecentesco basato su combustibili fossili. O forse, per usare una parola evidentemente cara al nostro difensore delle trivelle, più che interessante sarebbe – per lui – parecchio imbarazzante”

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

6 Comments

  1. il reply più che altro è per Gilioli
    1-cosa minchia c’entra “sarebbe anche interessante il parere di un liberista su una modalità di capitalismo anti competitiva e anticoncorrenziale come quella sottoposta a referendum, che protegge le rendite di posizione a discapito dei newcomer.” Mi chiedo come possano subentrare dei “newcomer” se l’estrazione verrà semplicemente fermata. E non è che i “newcomer” saranno l’eolico o il fotovoltaico, le due cose non sono correlate. Non è che se faccio chiudere i kebabbari ci saranno automaticamente più pizzerie.
    2-vera la parte dell’astensione un po’ vigliacca, ma è ugualmente vigliacca la campagna per il ‘si’, visto che gli stessi impianti che estraggono da quarant’anni a zero disastri sono stati paragonati alle peggiori sciagure ambientali del pianeta. E’ come se facessi un referendum per chiudere la caccia e presentassi al pubblico le immagini di Fallujah nel 2003 prospettando un futuro di guerra civile se si consentisse ai cacciatori di rimanere armati. Conosco un sacco di persone ad alta scolarità che andranno a votare ‘sì’, e non ne sanno un cazzo. E alla mia richiesta di informarsi un po’, dicono che non è necessario, hanno capito tutto. Amen.

    • Sono d’accordo, ad eccezione della “vigliaccheria” dell’astensione, o ancora meglio della “slealtà” citata da Giglioli (slealtà verso chi, poi?).
      Il problema non è l’astensione per non raggiungere il quorum, ma le modalità di raggiungimento, che ne sono la causa. Se si adoperasse una soluzione tipo quella della Germania (quorum raggiunto se il 25% vota sì), molto probabilmente a votare ci andrebbero anche quelli che sono contrari.

  2. Boh.

    Mazzone ha dato la sua chiara opinione per il no.

    Tu hai parlato in politichese. Cioè tanto fumo ma nessuna chiarezza sul perche votare per il si.

    Quindi?

  3. A mio moderatissimo parere, sono i quesiti inutili come quello attuale e gli allarmismi apocalittici alla Pannella che hanno addestrato le masse ad andare al mare invece che a votare.

  4. a proposito di referendum: Salvini non stava raccogliendo firme per quello sulla legalizzazione della prostituzione? qualcuno sa che fine ha fatto ?
    e concordo con Federico D

  5. Si dà il caso che anche i pannellidi, quando i referendum non sono quelli che piacciono a loro, non disdegnano affatto di ricorrere ai trucchetti per scongiurare il quorum. Così è accaduto nel 2011, con referendum ( quelli sull’acqua e sul nucleare) da loro particolarmente detestati perché troppo di sinistra .
    In quel caso fu il pannellide Marco Beltrandi, allora presente in Parlamento come parassita ospite nel gruppo Pd, ad essere determinante, con il suo voto, per evitare l’accorpamento del voto referendario con quello amministrativo e spostarlo ad un ‘balneare’ mese di giugno.
    Poi gli andò male, perché gli italiani gli diedero torto e il referendum fu plebiscitato.

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