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Trivelle: apologia dell’astensione

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Parliamoci chiaro: a nessuno interessa veramente il tecnicismo del testo referendario. Forse, sì, là fuori c’è qualche geologo, qualche docente di economia dell’energia, qualche reale appassionato ambientalista che effettivamente ha studiato il testo del quesito, ha approfondito il tema e gli impatti reali della vittoria di uno o dell’altro schieramento – a breve e lungo termine – ha condotto un’accurata analisi costi benefici, e ha infine deliberato. Ma tutti gli altri, tutti noi – me compreso, che pure ho letto e studiato in questi giorni, mi sono informato ascoltando chi sembra decisamente saperne più di me, non occupandomi di questo – non abbiamo nessuno strumento reale per decidere in questo frangente.

La verità è che si è ridotto tutto a uno scontro di tifoserie, che però speculari non sono. Perché gli attivisti del sì, quelli che voto sì perché il mare sono io, quelli che fermiamo le trivelle – o che costruiscono inesistenti correlazioni con le scelte sulle energie rinnovabili e parlano di petrolio, quando niente (o quasi) c’entra, quelli hanno riversato su questo referendum tutto il cemento composto di populismo, ideologia cretina, bieco opportunismo, retorica d’accatto, straccionismo ambientalista di cui erano capaci. Non è più un referendum su una piccola (piccolissima!) scelta che riguarda un segmentino di politica energetica, ma è un plebiscito che tira in ballo il capitalismo, le multinazionali, il petrolio, le multinazionali del petrolio (combo!), l’allarmismo ambientalista, il turismo, il mare più bello del mondo, le cozze, le cozze più buone del mondo, Renzi, il governo Renzi, il governo delle banche, la retorica del piccolo è bello – tutto condito con una saporita salsa NIMBY, che lava le coscienze ed evidentemente anche un po’ i cervelli. Per non parlare, poi, chi tutta questa vulgata la cavalca per spicciolissimo interesse politico, come il buon Emiliano – che vede in questo spaccato populista uno spazietto da ritagliarsi: eccolo subito assurgere alle cronache nazionali come novello paladino del turismo pulito dell’acqua cristallina contro l’aspetto scuro, melmoso e decisamente poco rassicurante del greggio.

Insomma, l’altra faccia, quella del no, cioè del non andare a votare, in mezzo a tutta questa insalata mista di cretinerie si trova spaesata. Non c’è nessun dovere nel voto. Noi, quelli che non andranno a votare con la volontà precisa di far fallire l’ennesimo referendum trattato perniciosamente e cavalcato allo squillo di tromba delle analisi superficiali, ecco noi stiamo tranquilli. Non ci esprimiamo su un argomento di cui sappiamo sostanzialmente poco e che ci compete ancor meno, e ce ne stiamo a casa. Con buona pace di chi vede ogni occasione utile per fare un polpettone di una retorica che non si rassegna al proprio anacronismo.

15 Comments

  1. ..ma ci sarà un collegamento fra la magnifica pubblicità animata che vedo in prima
    e
    il neo-trivellismo sposato da questa testata?

  2. Non entro nel merito del referendum, delle ragioni de sì e delle ragioni de no, rimango ancorata al titolo dell’intervento che mi trova assai perplessa. Non penso affatto che questo sia un referendum dall’alto contenuto tecnico, in fin dei conti mica ci stanno chiedendo di scegliere quale tecnica di estrazione sia più opportuna. Oppure – che so io! -come modificare la legge elettorale (quello sì, un quesito che tirava in ballo conoscenze specifiche si come il voto si trasforma in seggi, su come la legge elettorale può incidere sui meccanismi di garanzia previsti in Costituzione). Il quesito, a mio avviso, è prettamente politico: vogliamo che le concessioni petrolifere già accordate continuino fino alla scadenza del contratto oppure fino all’esaurimento del giacimento? Occhio, non ho detto che è un referendum facile, nessuno lo è mai stato per me, ho detto che prettamente politico e come tale ci sta che gli elettori siano chiamati ad esprimersi. Dovranno studiare, informarsi e farsi un’idea consapevole. O forse no, non sta scritto da nessuna parte che per votare bisogna essere coscienti di quello che si vota.
    Certo, hai ragione nel dire che si assiste, come al solito, ad uno scontro tra tifoserie, ma non nascondiamoci dietro il presunto tecnicismo di questo referendum, perché discorsi analoghi li ho sentiti – ad esempio – per il referendum del 2005 sulla legge 40: ma che ne so io, ma è una cosa per specialisti, e la fecondazione eterologa come si fa, e la diagnosi reimpianto che ca**o è, ma non mi possono chiedere di votare per ‘sta cosa, a me! Che faccio tutt’altro nella vita.
    E il referendum sull’abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe? Con tutte quelle tabelle, i limiti, le pene… Non sembrava tecnica quella? A questo punto, anche le elezioni politiche coinvolgono un tasso di tecnicismo troppo alto per dei comuni cittadini: caspita, veniamo chiamati a scegliere sulla base di programmi politici che hanno a tema la politica estera, quella economica con dettagli che i più manco sanno che cosa sono! Basta! Non votiamo nemmeno per per le politiche, troviamo un despota illuminato che deciderà per noi.
    Scusa l’ironia, ma giuro l’apologia dell’astensione mi sembra solo una scusa per la pigrizia intellettuale: siccome non ho le idee chiare e faccio fatica a farmele, allora non prendo posizione.
    Legittimo, certo! L’astensione è una possibilità. Lo è nel referendum come nelle elezioni, nessuna sanzione è infatti prevista per chi non va a votare. Anzi, nel referendum è anche prevista l’invalidità nel caso di un numero esiguo di votanti. Non solo non vi è una sanzione, ma vi si riconosce addirittura un effetto giuridico. Tutto vero. Solo che non riesco a giustificare chi non vota. Scusami.
    Chi non va a votare si sottrae al dibattito, non partecipa civilmente e socialmente. Ci tengo a ribadirlo: può legittimamente farlo, ma non aspettarti che dica “bravo”. Perché far fallire un referendum oggi, vuol dire – secondo me – delegittimare l’istituto (come se ce ne fosse ancora bisogno!). E al prossimo che mi condivide un meme o un post sui social cosi in cui si lamenta che in Italia non ci fanno più votare, che democrazia è mai questa, lo mando ad arare la terra. Ma con gusto, proprio.

    • Cara Viviana, il discorso che tu fai sarebbe condivisibile se non esistesse quorum. Il tuo paragone con le attività elettorali “normali”, come le elezioni, è improprio per questo. Basterebbe restringere il campo di applicabilità dei referendum, innalzare il numero di firme richieste e quindi abolire il quorum – e allora l’astensione perderebbe il proprio significato di lotta politica, che conserva invece allo stato attuale delle cose.

      • Non sono d’accordo.
        Faccio notte le parole del mio maestro, il costituzionalista Andrea Pugiotto, che dice: “E’ evidente a tutti infatti che chi si astiene non è contrario. Coloro che non si recano ai seggi elettorali e quindi non depongono la scheda nell’urna, non partecipano alla competizione, sono fuori. Non sono paragonabili neppure agli spettatori di una gara sportiva che fanno il tifo per l’una o l’altra squadra. Non partecipano, per i più svariati motivi: se ne fregano, oppure vanno al mare, oppure per motivi politici cercano subdolamente , a causa del quorum, di falsare il risultato: cioè barano!”
        Chi non vota lo fa per le più disparate ragioni: è un anarchico contrario al sistema, uno in vacanza, uno che è stato male, uno che non dà cosa votare, uno che ritiene inutili i referendum e li vuole boicottare, uno che non gliene può importare una well-loved. Sono tutte motivazioni che stanno dietro l’astensione, ma che purtroppo non vengono in evidenza, rimanendo schiacciate sul fondo. Fondamentalmente quello che emerge, invece, è che ci non vota non ha preferenze e delega gli altri a decidere anche per lui o lei. Una delega in bianco che non riesco a plaudire. Mi spiace, io la vedo come ignavia.

        • Scusa… scrivo dal cellulare e non riesco a ricontrollare quello che posto. Errori a bizzeffe. Che vergogna… 🙁

        • mi dispiace, ma lei (e il suo maestro con lei) ha torto.
          le regole sono quelle e secondo quelle si gioca.

          …e chi le ha scritte non era più stordito di lei e del suo maestro, si fidi.

          poi – chiaro – si possono cambiare…

          • Che tristezza… “Ha torto”, storditi”… nemmeno un “secondo me” dell’interpretazione. Questi assoluti uccidono il dialogo soprattutto se non sono accompagnati da argomentazioni. Guardi, non me ne voglia ma nonmi fiderò di lei, non sono una che ama i “misteri della fede”…

          • mi dispiace averla offesa.
            fa bene a non fidarsi. meno bene, forse, a considerare i costituenti più storditi di lei.

            (una “fa notte le parole del suo maestro” manco fosse san paolo se poi “”non ama i misteri della fede” un po’ spiazza…)

          • Scusi, dove sta l’incoerenza tra “faccio mie le parole del mio maestro” e l’insofferenza per le verità rivelate ma non provate? Forse che il maestro non insegna e non si guadagna, sul campo, il rispetto?
            Mah…

        • Mi scusi, ma è sempre proprio obbligatorio partecipare ad una partita col mazzo truccato ?
          Io mi asterrò, ma non perchè voglio far fallire o sono contrario ai referendum e non lo farò neanche perchè il governo attuale mi sta simpatico. Mi asterrò per il semplice motivo che ritengo questo referendum una buffonata per i motivi così ben elencati nell’articolo ai quali aggiungo i fatto che per indirlo non è stato neanche fatto lo sforzo di raccogliere le 500mila firme.
          Mi dispiace, ma questa volta mi chiamo fuori.

          • No, mi pareva di averlo chiarito fin dal principio: non è obbligatorio, l’astensione è una opzione giuridicamente possibile. Tuttavia, non è che, siccome è legittima, allora è anche accettabile moralmente. Non apprezzo questo trend di “rivendicarlo con orgoglio” e aspettarsi che ti si dica anche “bravo”!
            E, come ho detto, i motivi elencati nell’articolo secondo me si possono riassumere in uno solo: non me ne frega una well-loved… un po’triste, dal mio punto di vista.

  3. Scusa… scrivo dal cellulare e non riesco a ricontrollare quello che posto. Errori a bizzeffe. Che vergogna… 🙁

  4. Viviana: per me non andare a votare non significa affatto non essere interessato all’argomento. Semplicemente non votare è la maniera razionalmente più valida per rivendicare una scelta che è quella del NO al referendum.
    Un piccolo esempio dovrebbe chiarire il mio comportamento: all’indomani del voto questi sono i risultati:
    Votanti per il SI: 35%
    Votanti per il NO: 16%
    Adesso prova a metterti nei panni di uno di quei votanti che si sono espressi per il NO e che in tal modo hanno permesso al SI di vincere: come ti sentiresti?
    Qual è dunque la maniera più concreta di schierarsi per il NO?

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