Tristezza digitale

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Capita anche che arrivi così, casualmente. Un piccolo attacco di tristezza, una cosa da nulla, che però ti s’arrampica sulle spalle con le sue zampine fredde. Sei davanti al Tubo a sentire una canzone dei Cure che non conoscevi, guardando in modo scettico e piuttosto annoiato la sequenza di immagini col flou che si susseguono sullo  schermo in dissolvenze incrociate: topoi goth / emo a base di volti femminili stilizzati, decorati da rose (rosse), rigati da lacrime (nere), con i soliti ammennicoli di rito, lamette, teschi, effigi in gotico, maschere senza espressione eccetera (tra l’altro, pensi che Robert Smith abbia ragione da vendere quando rifiuta con sdegno l’etichetta “goth”).

In ogni caso, quando il video ti annoia, ti metti a leggere i commenti degli utenti. La musica è strumentale, lenta ed ipnotica, così affondi rapidamente in un mood sintetizzato di malinconia e perdita. Ad un certo punto ti imbatti in un commento, vergato in un inglese paurosamente sgrammaticato, che suona più o meno così:

Amo i Cure, tanto quelli degli anni Ottanta che quelli di oggi. [Sono / rappresentano] la mia vita e tutto quello che ho fatto. Questa canzone è formidabile, potrei sentirla per tutta la vita. Ho amato una ragazza in un momento sbagliato [della mia vita], in cui ero malato. Ora sto meglio, ma la ragazza non è al mio fianco. Uahhh! Dov’è? La cerco ma non riesco a trovarla. Non è mai arrivato il momento giusto. L’aspetto… ci sono tante cose che vorrei dirle sulla nostra vita futura. Sarò morto tra pochi anni.”

Ora, può anche trattarsi di un buontempone che ha lasciato galoppare il suo lato dark per sembrare più interessante. Ma la prendi male, perché, forse con la complicità della musica, ti sei immedesimato in questa storia pazzesca di amore (reso impossibile dalla) malattia e dalla successiva impossibilità di ritrovarsi. Ti colpisce come un uppercut. E per un momento la tua tristezza fasulla diventa tanto, troppo concreta.

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(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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