Trieste, dove la Storia non passa mai

in società by

Oggi, durante la pausa pranzo, stavo guardando questo video. Ad un certo punto entra nell’ufficio Peter, il mio collega canadese. Sbircia le immagini, riconosce Trieste, e con la stessa faccia tra il perplesso e il divertito di quando legge qualche notizia sul Bunga Bunga, mi chiede cosa succede. Io gli racconto che a Trieste c’e’ un gruppo di persone che sostiene che la mia citta’, nell’anno del Signore 2013, sia illegalmente occupata dall’Italia.

Tutto comincio’ dopo la  Seconda Guerra Mondiale, nel 1947, quando a seguito della disputa sulla Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia, venne creato, tramite il Trattato di Parigi, il “Territorio Libero di Trieste (TLT per gli amici)”. Questo territorio comprendeva la Zona A (Trieste e provincia) e la Zona B (Istria nordorientale). La prima era amministrata dagli Alleati, la seconda dalla Jugoslavia. Questo originale compromesso duro’ fino al 1954, quando con gli accordi di Londra si decise che la Zona A sarebbe tornata all’Italia e la Zona B sarebbe passata alla Jugoslavia. Il tutto fu definitivamente sancito dal Trattato di Osimo del 1975. O almeno cosi’ credeva una larga parte dei poveri abitanti di queste terre. Ultimamente le flebili certezze di una citta’ costantemente confusa si sono ulteriormente incrinate sotto la potenza del gruppo Trieste Libera. Per farla breve, questo gruppo sostiene che nessuno dei trattati successivi a quello di Parigi lo abbia soppiantato, e dunque che il TLT sia ancora legalmente in vigore. Il che implicherebbe che Trieste sia al momento illegalmente occupata dall’Italia, con un sacco di implicazioni pratiche. Tra le piu’ gettonate, l’illegittimita’ della riscossione delle tasse da parte dello Stato Italiano e l’esenzione dal pagamento del nostro (vostro?) esorbitante debito pubblico. Non e’ chiaro se gli stessi suggeriscano la restituzione delle opere pubbliche fatte negli ultimi 50 anni o degli ingenti sussidi di cui ogni triestino gode grazie allo statuto speciale (benzina scontata, mutui agevolati, ecc).

Dopo questa spiegazione, Peter ha riso, alzato le spalle, commentando “Europeans…”.

Non essendo un’esperta di diritto internazionale, tralascio il dibattito su trattati e cavilli**. Quello che penso di poter commentare e’ la forma mentis che sta dietro a questo movimento. Trieste e’ una citta’ in cui la storia non passa mai. Una citta’ in cui ancora molti provano nostalgia per l’Imperatore Asburgo e il suo impero “prematuramente” scomparso. Una citta’ in cui il 25 aprile e’ cosi’ ostico che in confronto quello del resto d’Italia e’ un’allegra scampagnata in cui repubblichini e partigiani si stringono la mano. Una citta’ dove anche i festeggiamenti per i cinquant’anni dal ritorno all’Italia si traformarono in cagnara. Una citta’ in cui si discute animatamente della foto del sindaco con gli sposini con gli ospiti vestiti da partigiani titini.

Solo in una citta’ con lo sguardo del tutto rivolto al passato, qualcuno poteva mettere su una tale carnevalata, chiedendo di ripristinare un assetto istituzionale secondo cui Trieste dovrebbe essere una specie di no man’s land guidata da un governatore, obbligatoriamente non italiano, non eletto ma nominato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Missione questa risultata impossibile negli anni ’40 e ’50 per i veti incrociati di URSS e USA, e visti i fatti di attualita’ non so se avremmo piu’ fortuna oggi. Viene il dubbio che gli stessi che urlano Trieste Libera, rigorosamente in italiano, siano gli stessi che si sentono austriaci (vedi manifestazione a Vienna con striscione “Trieste ist nicht Italien”**) e che rimpiangono un impero che gia’ 100 anni fa era anacronistico, figuriamoci oggi. Austriacanti che in fondo in fondo sono uguali agli italianissimi neo-Borbonici che rimpiangono il Regno delle Due Sicile, ai leghisti che si inventano la Padania e ai veneti che vorrebbbero rimettere su la Serenissima (per poi presentarsi con le loro bandiere alla manifestazione per il TLT, schizofrenici della Storia?). Che dire: una faza, una raza.
* Per chi volesse approfondire la questione, qui trovate il sito del movimento e qui la spiegazione del mio costituzionalista di fiducia Pietro Faraguna.
** Per la cronaca, Trieste in tedesco si scrive Triest. Mi viene il sospetto che nessuno degli aspiranti austriaci sappia il tedesco.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

13 Comments

  1. Interessante.
    Non vedo perché, dietro apposito referendum cittadino, non gliela si possa dare vinta: chiusi i rubinetti dello statuto speciale e Trieste si arrangi.

    • E aggiungo: più che altro sarei curioso di capire come farebbero con frontiere pressoché in ogni dove (il TLT è fuori dall’europa), che moneta penserebbero di battere eccetera.

  2. Dire che nel 54 “con gli accordi di Londra si decise che la Zona A sarebbe tornata all’Italia e la Zona B sarebbe passata alla Jugoslavia”, significa non esserseli MAI letti di persona, quegli accordi.

    Il fatto che una balla sia ripetuta all’infinito, non la rende una realtà.
    Grazie ad internet ed al bypass degli inutili organi di informazione che ci ritroviamo, sempre più cittadini sono andati a leggere DIRETTAMENTE alla fonte.
    E, sorpresa sorpresa, l’italia si è presa solamente l’amministrazione fiduciaria civile provvisoria di Trieste. Nulla più di questo.

    Visti i risultati, non ci rimane che revocarla, per il bene di tutti e per far ripartire un porto mantenuto in uno stato di illegalità palese e reiterata.

    Non fidatevi di nessuno: leggete un po’ di persona i documenti, e fatevi un’idea diretta http://www.triestelibera.org/documenti/

    “Non e’ chiaro se gli stessi suggeriscano la restituzione delle opere pubbliche fatte negli ultimi 50 anni o degli ingenti sussidi di cui ogni triestino gode grazie allo statuto speciale”

    Spero tu stia scherzando. Fai un calcolo a spanne solamente dell’IVA versata (illegalmente), e ti renderai conto che Trieste è in NETTISSIMO credito.

    Parlare di “austriacanti”, di “carnevalata”, di “sguardo rivolto al passato”, significa non aver capito e non capire nulla né della vocazione portuale ed internazionale di Trieste, né delle legittime aspirazioni dei triestini (troncate di netto da un’amministrazione miope e dannosa, oltre che illegale).
    È la ormai tipica – e fallimentare – visione superficiale (ed indotta) che una certa “intelligentia” (ma solo di facciata) continua a portare avanti… ed è di una miopia imbarazzante.

    Che culmina nel paragonare Trieste Libera all’inesistente padania, o alle nostalgie disorganizzate dei micro-indipendentismi italici. Questo sì, che denota una visione italocentrica della realtà che non può fare bene né a se stessi, né a una Trieste internazionale e plurilingue.

    Davvero: non prendere sottogamba la gravità della situazione si illegalità in cui ci hanno messo, ed evitare di insultare la crescente fetta di triestini di ogni età e professione che vi stanno prendendo coscienza potrebbe essere un utile primo passo.

    • Carissimo Movimento, io quei documenti li ho letti e ho anche messo il link al vostro sito. Non vedo di cosa dovrebbero convincermi, sinceramente. Posso sapere il nome di qualche giurista che vi da’ ragione? Perche’ per il momento mi pare che tutti quanti vi sbertuccino abbondantemente.
      Che Trieste, nonostante il suo trattamento di favore, sia in credito lo dite voi. A me pare tutt’altro che scontato.
      Confermo l’analisi sulla psicologia di una parte della mia citta’, che a mio parere non e’ quella piu’ internazionale, ne’ quella plurilingue (a giudicare dal video penoso del corteo di Vienna, il tedesco degli aspiranti sudditi mi pareva un po’ scricchiolante), ne’ quella che guarda al futuro (a meno che guardare al futuro non voglia dire rimettere su i confini degli anni ’40, farsi amministrare dal consiglio di sicurezza dell’ONU).
      Ah, se volete vedere che aspetto ha una vera manifestazione di popolo a Trieste, guardatevi questo: http://www.youtube.com/watch?v=tlUV6O3_vH4

      • Quindi non è miopia, ma vera e propria avversione preconcetta.

        Ma come, migliaia di triestini che si sta cercando di far passare ignoranti (perché per esempio non sanno benissimo il tedesco, essendo passati per le notoriamente ottime scuole italiane) riescono a capire la questione leggendo direttamente i documenti, ma i giuristi italiani e i blogger che mettono la difesa dei diritti della cittadinanza sotto “idiozie” no?

        Azz, è grave.

        • Si’ si’, ce l’hanno con voi tutti quelli che non credono che Trieste dovrebbe essere catapultata in piena Guerra Fredda. E’ un preconcetto, non un libero convincimento.

          Io non penso che sia da ignoranti non sapere il tedesco di per se’, essendo una delle tante lingue dei nostri tanti vicini stranieri. Io per esempio non lo so. Pero’ le scuole italiane offrono l’insegnamento del tedesco a Trieste. Fa un po’ strano che queste persone dall’animo cosi’ asburgico non abbiano deciso di studiare la lingua della loro Madre Patria.

          Poi rimane il dubbio di cosa cavolo c’entri l’Austria rispetto al TLT. Non mi pare venga mai menzionata in nessuno dei documenti a cui vi aggrappate. In base a cosa siete andati a Vienna a offrire il nostro porto a uno stato straniero (dicendo erroneamente di rappresentare i triestini)?

          Ci sara’ un giurista internazionale, non sospettabile di connivenza con l’Italia, che vi da’ ragione. Oppure e’ un complotto mondiale?

  3. “ce l’hanno con voi tutti quelli che non credono che Trieste dovrebbe essere catapultata in piena Guerra Fredda.”
    La realtà sta esattamente all’opposto: noi vorremmo che per Trieste la guerra fredda, in cui è stato permesso di amministrare illecitamente per quieto vivere questo Territorio, finisca definitivamente.

    “In base a cosa siete andati a Vienna a offrire il nostro porto a uno stato straniero (dicendo erroneamente di rappresentare i triestini)?”
    L’abbiamo detto chiaramente: Vienna ha, per legge:
    – il diritto di tenere un registro navale a Trieste
    – un seggio nella commissione internazionale per il Porto di Trieste (ne ha uno anche l’Italia)
    – un tessuto produttivo e sociale che vede in Trieste lo sbocco fisico verso il mondo

    Inoltre, nel caso in cui l’italia non intenda adempiere al proprio dovere, ci sarà bisogno di un nuovo amministratore temporaneo in buona fede, per agevolare il passaggio (Allegato VII). Pensiamo che l’Austria, in quanto stato neutrale ed interessato direttamente allo sviluppo per Trieste (al contrario dell’Italia), potrebbe essere questo amministratore civile temporaneo.

    Come puoi vedere, nessuna nostalgia.

    • L’Austria come stato neutrale e in buona fede…AHAHAHAH. Siete penosi. Noi dovremmo passare dall’essere una citta’ governata in modo democratico, con voto nazionale e locale, al farci governare dall’Austria. Questa e’ una supercazzola dovuta al fatto che non avete nemmeno il coraggio di dire che vorreste essere annessi all’Austria.
      L’ONU e’ formato da 193 paesi. Ce ne saranno 190 piu’ adatti all’incarico e piu’ indipendenti.

      Attendo ancora i nomi dei giuristi non italiani che sostengono questa vostra follia. Dai, nemmeno a Vienna ne scovate uno?

  4. Non conosco a fondo le questioni del Friuli-Venezia Giulia, penso però che TUTTE le Regioni a statuto speciale siano un assurdo anacronismo e che i privilegi finanziari di cui godono siano oramai immotivati e insostenibili.

    Questa sì sarebbe una riforma costituzionale sacrosanta, ma mi sembra che non se ne occupi nessuno..

  5. A proposito di anacronismi: perche’ fermarsi solo a 100 anni fa e non risalire a 2100 anni fa, quando Giulio Cesare mando’ il solito fedelissimo Labieno di gallica memoria sul colle di San Giusto?

    Valete

  6. Dal 14 dicembre 2011 nessun giudice italiano, in nessun grado di giudizio civile e penale, è stato in grado di emettere una sentenza dichiarante la sovranità italiana sulla Zona A del Territorio Libero di Trieste, qualcuno sa dirci il perchè?

    Trieste ed il suo Territorio dispongono di uno status giuridico speciale, in particolare “lo stato giuridico di Trieste non rientra nel campo di diritto dell’ Unione Europea”, come ricordato più volte dalla stessa Commissione Europea.

    Il 22 agosto 2012 Emmanuel Crabit, Direttore Generale della Commissione di Giustizia dell’ Unione Europea, su denuncia presentata da cittadini di Trieste in merito alle violazioni dei loro diritti fondamentali commessi dalle autorità italiane ha dichiarato che: “…lo status giuridico di Trieste non rientra nel campo di applicazione del diritto dell’Unione”.

    L’Euro Parlamentare Victor Bostinaru, durante la discussione sulle petizioni relative ai terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste svoltosi a Bruxelles il 22 gennaio scorso aveva a sua volta riconosciuto lo “status giuridico” extra UE di Trieste e del suo porto affermando: “ai sensi del Diritto Internazionale c’è anche lo status speciale di Trieste che dev’essere preso in considerazione”.

    Analogamente il Commissario Europeo Algirdas Semeta, lo scorso 7 agosto 2012 rispondendo ad un’interrogazione sul diritto vigente a Trieste ai sensi del Trattato di Pace del 1947 ha riconosciuto il Territorio Libero di Trieste quale Stato avente i diritti sul Porto Libero internazionale di Trieste ed i suoi punti franchi.

    Queste risposte non fanno altro che confermare quanto già espresso dalla Commissione Europea il 6 aprile 2005 in replica ad altra interrogazione sull’extra doganalità del Porto Libero di Trieste e dove veniva affermata l’intangibilità dei Trattati internazionali che riguardano Trieste (“La legislazione comunitaria non può naturalmente cambiare gli obblighi che scaturiscono da accordi internazionali concernenti Trieste” – interrogazione E-0704/2005 risposta Kovacs a nome della Commissione).

    Trieste assieme al suo Territorio comprendente le Zone Franche è indicata dalla rivista dell’Agenzia delle Entrate “fisco oggi” quale “Zona dove le imprese godono di un trattamento fiscale più favorevole che nel resto d’ Italia” .

    Il Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci ha indicato come modello Trieste ed i suoi Punti Franchi, “per ordinare l‘erogazione e la distribuzione dei carburanti e dell‘energia elettrica, senza accise, senza dazi doganali e senza IVA, come previsto dal D. lgs 75/98 per cui la Regione ha dichiarato in data 12.02.2013 l‘ attivazione della Regione Sardegna ad operare in regime di Zona Franca Integrale.”

    Il Rapporto del Dipartimento di Stato USA del 2012 indica nel Territorio di Trieste “la principale Zona Franca d’ Italia”.

    L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), World Trade Organization (WTO), alla quale aderiscono, al 24 Agosto 2012, 157 Paesi a cui si aggiungono 30 Paesi osservatori, che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi nella ratifica del 1994 recita: “Vantaggi concessi al commercio con il Territorio Libero di Trieste da parte dei paesi contigui a quel territorio, a condizione che tali vantaggi non siano in contrasto con i trattati di pace derivanti dalla seconda guerra mondiale.”

    Il Trattato di pace è stato recepito nella Costituzione italiana in vigore dal 1 gennaio 1948 agli artt. 10 e 117, e ratificato con la Legge 3054 del 25 novembre 1952, il cui articolo unico stabilisce che:“La presente Legge, munita del sigillo dello Stato sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come Legge dello Stato”.

    La Legge n. 3054 del 25 novembre 1952 è diventata esecutiva con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14.1.1953 ed è ad oggi in vigore quale Legge della Repubblica Italiana.

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