un blog canaglia

This beautiful creature must die

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Sono, o provo ad essere, un onnivoro selettivo: il che, tradotto in italiano, significa che tendo a non mangiare né carne né pesce di allevamento.
Ho scritto “provo ad essere” e “tendo” perché a volte, magari davanti a un pezzo di pizza bianca con la mortadella, mi succede di cadere in tentazione e di non riuscire a resistere: del resto, essendo convinto che l’ottimo sia nemico del buono, credo che riuscire a mettere in atto un comportamento che si ritiene positivo nove volte su dieci, facendosene una ragione quando non ce la si fa, sia molto meglio che mandare tutto a puttane al grido infantile di “o tutto o niente”.
Gli onnivori selettivi come me, di solito, sono spinti a limitare il consumo di carne e di pesce per motivi ambientali, piuttosto che per ragioni di carattere animalista: avete presenta la faccenda degli allevamenti intensivi che aumentano l’effetto serra, contaminano il suolo, avvelenano le falde acquifere e demoltiplicano le risorse alimentari del pianeta? Ecco, quella roba là.
Eppure quando ho imboccato questa strada, un paio d’anni fa, sentivo che prima o poi le cosiddette “ragioni etiche” sarebbero arrivate.
Badate: io mi considero specista. Non credo che gli uomini e gli animali possano essere messi sullo stesso piano. Voglio dire: dovendo scegliere tra la vita di un essere umano e quella di un animale non avrei la minima esitazione. Sono tendenzialmente favorevole alla sperimentazione dei farmaci sugli animali, per capirci, almeno finché non mi sarò convinto che sia del tutto inutile o che i metodi alternativi non siano meno efficaci.
Però, via, mangiare è un’altra cosa. Uccidere per mangiare, voglio dire. Della tortura disumana degli allevamenti intensivi non parliamone proprio, quella dovrebbe essere fuori discussione. Ma francamente anche l’idea di ammazzare una mucca allevata con metodi tradizionali, o perfino un pesce che vive in mezzo al mare o un uccello selvatico solo per scuoiarli, macellarli, cucinarli e mangiarmeli comincia a disturbarmi. A dispiacermi, per essere più preciso.
Al punto che ormai l’unico modo per riuscire a mandar giù un pezzo di carne, un trancio di pesce o una fetta di salame è non pensare che si tratti di pezzi tagliati via dal corpo degli animali.
Solo che non pensarci diventa sempre più difficile.
Perché, al di là di tutto, il punto è che sono belli, quegli animali. Che sono delle “creature meravigliose“, come ha scritto quel pazzo scatenato di Morrisey con un’espressione che più ci penso, più trovo folgorante. E che far morire, o per dirla com’è ammazzare (sia pure per mezzo di altri), delle “creature” così “belle” per mangiarmele, quando potrei evitarlo in modo piuttosto agevole, è una cosa che mi piace sempre meno.
Intendiamoci: so bene che di quando in quando ci cascherò di nuovo.
Però, al di là delle cadute, mi sto convincendo davvero che la “carne sia un assassinio(*)”: e lo dico, per una volta, a titolo strettamente personale, senza volerne trarre conseguenze ideologiche o politiche.
Lo dico per me.

(*) Mi fanno notare che la parola “omicidio”, utilizzata nella versione precedente, era inappropriata. Concordo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

31 Comments

  1. Perdona l’argomentazione un po’ capziosa ma:
    omicidio deriva da homo – cidium, ovvero “uomo”-“tagliare,uccidere”,
    da questo risulta che la tua frase “carne sia un omicidio” è assolutamente sbagliata rispetto al resto dell’articolo.

    O sei specista, per cui non potrai mai considerare l’uccisione di un animale al pari di un omicidio, oppure non lo sei, considerando uguali animali e uomini (ma poi occhio che bisogna rispettare anche gli insetti e iniziano a crearsi problemi), ma allora hai scritto fandonie prima.

    Detto questo posso solo dirti che la tua scelta di essere onnivoro selettivo è, a mio giudizio, la migliore scelta alimentare possibile e ti faccio i complimenti per questo (e poi te li farei per altre cose ma sarei OT)

    Saluti

  2. Ecco, te lo dice un vegetariano cortese, vedrai come gli onnivori ti faranno le pulci, e allora le zanzare, e allora i fermenti lattici, e le piante soffrono eccetera. Ci sono onnivori a cui non basta ammazzare animali, devono pure ammazzarti le palle. Ciao, benvenuto tra chi pensa alla storia del cibo che mangia.

  3. Sono onnivoro… E di solito le palle le rompo ai vegetariani militanti… Quelli che non ti dicono “a mio parere” e che negano la bontà di una pizza con la mortazza nonostante ritengono sia oralmente sbagliato.
    Detto ciò: Alessandro, fossero tutti come te la convivenza tra vegetariani e onnivori, selettivi e non, sarebbe molto più semplice.

  4. comunque è relativamente semplice gestire la conversazione con uno che cerca di fare le pulci ad un modo di mangiare coscienzioso.
    Basta rispondere: ah. ok. va bene. ok. come preferisci guarda. bello il tempo, eh?

  5. anche io sono un’onnivora molto selettiva e mi dispiace proprio per gli animali in questione, inoltre credo che sia l’unico modo per ridurre un pochino il nostro impatto ambientale. Non ho mai mangiato un coniglio nella mia vita e le volte che ho mangiato l’agnello si contano su una mano, ma faccio ancora molta fatica a rinunciare al prosciutto ogni tanto.
    Ma non ci rendiamo conto che senza l’uccisione dei maschi in esubero non potrebbe esistere l’allevamento, quindi nemmeno la produzione di latte, yogurt, formaggi, uova… quindi se non vogliamo rinunciare anche a queste cose è impossibile non uccidere. Qualsiasi allevamento deve eliminare i maschi che nascono (perchè non siamo capaci di far nascere solo femmine) che non sono utili alla riproduzione e che non possono convivere tra loro, anche in un allevamento piccolissimo. La produzine di latte e uova è legata indissolubilmente alla produzione di carne, perchè non è possibile mantenere tutti i nati maschi in vita. Che poi in un allevamento non è VITA
    Quindi l’unica scelta possibile è di diminuire il consumo di proteine (ne mangiamo veramente molte di più di quelle che ci servono!) e sarebbe giusto proibire gli allevamenti intensivi, che sono una cosa indegna, animali rinchiusi in spazi angusti che passano la loro vita di prigionia senza potersi nemmeno girare e mangiando papponi di soia OGM. Dovrebbe essere permesso solo l’allevamento in libertà con pascolo, il prezzo aumenterebbe, ma anche la qualità e la nostra civiltà

  6. Ho una domanda che mi assilla da un po’. Come mai i vegetariani o i quasi tali inorridiscono di fronte alla selvaggina molto di più che a una coscia di pollo? Voglio dire, tra ‘nasci, cresci in una cella e a trent’anni ti sparo’ e ‘nasci, vivi libero e felice e a trent’anni ti sparo’ cos’è più triste?

    • “tra ‘nasci, cresci in una cella e a trent’anni ti sparo’ e ‘nasci, vivi libero e felice e a trent’anni ti sparo’ cos’è più triste?”

      E’ più triste uccidere per divertimento. Perché la caccia è questo: divertirsi a uccidere.

      • beh ma nel 99% dei casi poi te li mangi. Non ho mai cacciato, ma in passato ero pescatore, quindi lo stesso. Mangiavo quel che pescavo, invece che avere nel piatto gli i pesci dell’esselunga avevo quelli presi da me. Che, tra parentesi, uccidevo all’istante rompendo loro la spina dorsale invece che lasciarli agonizzare asfissiati come succede in una pesca con le reti, o come fanno molti pescatori (credo di avere anche litigato con un paio di loro sulla questione…).

  7. Un bel giretto in un mattatoio ,così,per togliere quel sorrisetto del cazzo quando si tratta della sofferenza e della paura negli animali.La differenza tra animali e bestie lì è molto evidente. Lì.

  8. Io, messo alle strette, preferisco la selvaggina. Per motivi ambientali, come ho già detto. Ma la verità è che è orribile anche sparargli, agli animali.

  9. Bello comunque che sempre più persone si pongano il problema se mangiare o meno altre creature viventi. Creature che provano emozioni e dolore proprio come lo proviamo noi e che, negli allevamenti intensivi, vengono privati di ogni dignità e rispetto, costretti a vivere una vita di miseria dalla nascita all’ultimo viaggio che li porterà al macello. Gli animali, con il loro sacrificio, hanno contribuito al progresso dell’umanità. Oggi dovrebbe essere il tempo della nostra gratitudine e invece li stiamo sterminando come mai è accaduto nella storia umana.

  10. l’argomento mi interessa parecchio perchè molto sottile. Personalmente sono incapace di sostenere un dialogo con un antispecista, perchè lo ritengo un ignorante (non sa un tubo di etologia ed evoluzionismo, e quando lo metti in difficoltà caccia fuori l’argomento ‘etica’, ovvero l’uomo da una parte e tutte le bestie dall’altra, cioè lo specismo).
    Invece parlando con vegetariani e onnivori selettivi la cosa diventa interessante. Interessante perchè ognuno di loro ‘concede’ eticamente alcuni diritti ad alcuni animali, in una maniera che mi sfugge. Cioè, io sono onnivoro e specista. Ma non torturerei mai un animale godendo delle sue sofferenze, anche se lo ritengo un essere inferiore. E nemmeno ucciderei un cane a caso, trovato in strada, mentre una zanzara sì. Quindi in realtà la ‘concessione’ etica selettiva colpisce un po’ tutti, carnivori compresi, solo ad un altro livello.
    Verrebbe proprio da pensare che, più si concede, più in realtà si diventa superiori all’animale, allargando il solco. Solo che i giaina sono degli sfigati immensi. Insomma, un bel casino.

    • Intanto, il torturare un animale godendo delle sue sofferenze è da sadici e non c’entra con l’argomento vegetariani, inoltre, chi lo fa, probabilmente lo farebbe anche sulle persone, ma, per qualche motivo, non può, e allora si sfoga in questo modo, ma qua siamo nel campo delle malattie mentali.
      Passando all’etica dei vegetariani e degli onnivori selettivi, ti sfugge la maniera in cui ciò accade? Eppure è facile. Più una bestia è lontana culturalmente da noi e meno ce ne frega. E mica vale solo per le bestie, sparisce una bambina italiana di razza bianca e tutti a preoccuparsene, cade una bomba in iraq e ammazza cento bambini ma è come se fossero morti cento conigli, certo dispiace, ma non parliamone più.
      I mammiferi sono i più rispettati, dei primati neanche a parlarne, il cane è rispettato in occidente ma in oriente si mangia tranquillamente, si scandalizzano però di noi che mangiamo le vacche, per non dire dei musulmani col porcello.
      Il cavallo non è mangiato da molti carnivori per la stessa ragione, è intelligente, e poi, ci sarai andato una volta a cavallo, in vita tua. Anche il delfino fa più impressione, a sentire che viene mangiato, di, che so, uno struzzo.
      Poi, per ultime, ci sono le bestie schifose, quelle stai pur tranquillo che si possono sterminare anche per un vegano che viene da Vega, chiaramente sono quasi tutte rettili o insetti, coi quali è più difficile immedesimarsi.
      E mi fermo agli organismi pluricellulari e agli animali. Ammesso e non concesso che la piante (che son pur sempre esseri viventi) non soffrano, perchè, stringi stringi, è di questo che si parla, del senso di colpa che ci prende se siamo convinti di infliggere sofferenza inutile a chi riteniamo in grado di percepirla.
      Io trovo che siano tutte delle forme di ipocrisia, le cosiddette ragioni etiche dei vegetariani, senza contare il fatto che noi plebaglia non abbiamo potuto accedere alla carne per millenni, in quanto riservata alle classi agiate, e adesso che è diventata disponibile a tutti c’è chi si permette di schifarla, praticamente uno schiaffo alla miseria.
      Questo per quanto riguarda le ragioni etiche. Invece condivido chi lo fa per ragioni nutrizionali, ridurre il consumo di carne è certamente salutare, solo che sono contrario agli estremismi, la vita mi ha insegnato che non sono mai nulla di buono.
      Dopodichè, ognuno mangi pure quello che gli pare, anche niente del tutto se gli aggrada, basta che non si senta superiore a me, e soprattutto che non venga a farmi la morale perchè anche io faccio come mi pare.

  11. A tutti (vegani, vegetariani, onnivori ecc.) farebbe bene un periodo di lavoro in fattoria – un annetto, diciamo – così da capire come funzionano i cicli di produzione primari, quali metodi vengono usati, quali quantitativi vengono prodotti e avere quindi una minima idea delle implicazioni della produzione ‘di massa’ (per la vendita, non per la sopravvivenza).

    Esempio 1: produzione di formaggio, burro, latte, latticini (di capra, pecora, mucca, irrilevante). Richiede la riproduzione continua – con opportune pause – degli animali da latte. E quindi la macellazione dei vitelli e degli agnelli, maschi in particolare, chi prima chi dopo. (es. http://it.wikipedia.org/wiki/Bos_taurus). Anche se sono carini e pucciosi.

    Esempio 2: produzione di verdura. Protezione da parassiti. Fertilizzazione. Antifungini. In particolare per le insalatine tenere che piacciono tanto.

    Esempio 3: eliminazione degl animali infestanti (caprioli, cinghiali, lepri, conigli selvatici) dalle zone di produzione. In assenza di lupi e orsi che se ne stanno nelle aree meno antropizzate, datemi un’alternativa alla caccia

    Poi, dopo l’annetto in fattoria, tornate a parlare / scrivere su questi argomenti.

    (PS 1 che gli animali allevati debbano essere ‘allevati bene’ non ci sono dubbi, sia per la loro salute che per la salute del ‘prodotto’. PS2 la gestione della caccia come fatta in italia è orripilante e serve in primis a sperperare denaro pubblico da parte delle varie Amministrazioni Provinciali)

  12. @ stefano
    “Verrebbe proprio da pensare che, più si concede, più in realtà si diventa superiori all’animale, allargando il solco”.

    Hai centrato il punto.

    Sarà che sono “cinico materialista”, ma al di là delle scelte personali più che legittime, penso che il più grosso equivoco nasca dall’applicare e proiettare categorie tipicamente ed esclusivamente umane (diritto, empatia, compassione, cucciolosità eccetera) a tutti gli animali (anzi no, agli insetti no, come facevate notare).
    Che a volerla dire in termini più dozzinali e semplicistici è: tutte le specie sono in competizione tra loro, qualche volta fanno “accordi” di convivenza vantaggiosi per entrambe le parti (anche gli allevamenti o la domesticazione), qualche altra vedono una specie prevalicare.
    Nonostante abbia partecipato a varie discussioni sul tema, continuo a non conoscere specie che decidano di non nutrirsi per compassione del proprio cibo. Che ovviamente non significa essere a favore della tortura degli animali fine a se stessa.
    Uno sketch simpatico e acuto sul tema, per chi mastica l’inglese:
    http://www.youtube.com/watch?v=63NNuG-6-hQ

  13. finchè i vegetariani, vegani o onnivori selettivi sono una minoranza tutto bene, tremo all’idea che possino diventare la maggiornaza dell’opinone pubblica visto che il 90% di loro sono talebani della natura .
    ps: io vivo in campagna e ho galline e conigli, li uccido e li mangio senza tanti problemi

  14. Per chi suggerisce un anno in fattoria forse sarebbe invece interessante una visita ad un qualsiasi allevamento intensivo.
    Avete mai visitato un allevamento di galline ovaiole a metà ciclo ?
    Provatelo , lo trovereste estremamente interessante.
    Galline quasi senza piume, piene di ferite e piene di vesciche a forza di strisciare accalcate contro la rete delle gabbie per beccare il mangime.

    Avete mai visto una mucca partorire ?

    Che fa esattamente come fa una donna quando partorisce : cerca subito il suo piccolo con lo sguardo e muggisce perchè lo vuole vicino per leccare e accudire.

    Avete mai sentito il muggito straziante delle mucche a cui viene tolto il piccolo appena nato perchè il latte è destinato ad altri.
    Le mucche devono essere sedate per giorni.

    Sarebbe un percorso interessante da fare.

  15. “Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa.
    Ho contestato che non si possa utilizzare il termine “omicidio” riferendosi a degli animali, è semplicemente scorretto come non si può parlare di sentimenti riferendosi a un sasso.
    Dire “carne è un omicidio” è banalizzare il termine omicidio, semplificare.
    Ammazzare un animale è una cosa brutta, orribile, ma non c’è bisogno di “umanizzarla”, non ha senso, non è corretto, e la si distorce (e secondo me la si sminuisce anche)

    Io ho grande rispetto per i vegetariani non talebani, per gli onnivori selettivi e per chiunque faccia scelte personali che può voler condividere con gli altri, magari cercando di far comprendere la sua scelta,
    per i talebani di qualsiasi “religione” (metafisica, alimentare, politica, ecc.), per chi risponde di getto appena vede (o gli sembra di vedere) toccata la propria “religione”, non nutro invece alcun rispetto.
    Ah, sarei d’accordissimo con la proposta di chiudere gli allevamenti intensivi.

  16. Approvo in pieno. Riducessimo tutti il consumo di carne del 90% il mondo diventerebbe un posto migliore.
    A me da fastidio ammazzare anche un ragno o uno scarrafone. Lo trovo davvero un atto orribile. Solo un idiota non prova dispiacere nel sopprimere una vita. Anche vegetale. la mancanza di rispetto per la vita e’ alla base di quanto questo mondo faccia schifo.
    Mi auguro che ogni cacciatore possa prendersi una rosa di pallettoni nel culo, tanto per provare l’effetto. O un amo ad ancoretta.
    Credo che rinunciare alla carne il 90% delle volte sia davvero il modo piu’ facile e forse l’unico che abbiamo a disposizione per cambiare questo mondo. Sarebbe soprattutto un cambio culturale.
    Ma il problema si risolvera’ presto. In un modo o nell’altro, il genere umano smettera’ di rompere il cazzo al resto degli esseri viventi di questo pianeta. E sara’ un gran bel momento.

  17. Il discorso empatico è di sicura presa ma sinceramente non è il motivo che spinge molti vegani/vegetariani ad abbracciare quello stile alimentare.
    Io sono vegano per motivi politici ed ambientalisti, perché (a parte le baggianate del fattore che nutre i propri animali solo con mangimi biologici e poi lo uccide in un tripudio bucolico di dare-avere) l’allevamento intensivo è la prima causa mondiale di disparità sociale, dispendio energetico, dispendio idrico ed inquinamento.

    cito:
    “Il consumo di acqua per la produzione di cereali e foraggio per uso animale, insieme a quella necessaria all’abbeveraggio degli animali e alla pulizia delle stalle, è uno dei fattori di maggior consumo delle risorse idriche mondiali ed ha un profondo impatto sull’economia delle risorse del pianeta.
    Il dato fornito da Water Footprint, sito web gestito dall’Università di Twente (Paesi Bassi) e dall’UNESCO-IHE Institute for Water Education, fa riflettere: per produrre un solo chilo di carne di manzo sono necessari 16 mila litri di acqua.”

    http://www.tuttogreen.it/l’impatto-della-produzione-di-carne-sulle-risorse-del-pianeta/

    E per quanto buffo, le deiezioni dei capi d’allevamento sono la prima causa dell’effetto serra globale. Tutto questo senza parlare di diritti animali, empatia, spiritismo … ma semplicemente dell’amministrazione di un ecosistema che, viste le attuali condizioni e l’affermazione economica di nuovi paesi come Cina e India (paesi che sempre di più reclamano il loro diritto alla carne giornaliera come occidente comanda), ha i decenni contati.

    Io non pongo questioni ontologiche e nemmeno chiedo professioni di amore nei confronti degli animali, ma voi siete sicuri di amare i vostri figli?

    • mmhhh. Pragmaticamente, l’umanità ricorre a rimedi quando la situazione è brutta. Se da noi sono comparsi depuratori, carburanti più ecologici, raccolta differenziata etc etc è perchè eravamo nella merda. Nelle metropoli asiatiche ora non si respira, punto. Tempo dieci anni, quando cominceranno a morire di cancro ai polmoni come mosche (bambini compresi), ritroveranno le biciclette, i mezzi pubblici e metteranno al bando i motori inquinanti.

      Per cui credo che quando l’aria sarà irrespirabile, si metterà un freno all’allevamento intensivo. Una bistecca la settimana e non rompere. Prima di quel giorno, può essere solo un’iniziativa personale, lodevole, ma di nessuna utilità pratica.

      • Lungi da me toglierti il ciuccio, per carità. So che si sono cose intoccabili come il calcio, dio, mammona e la carne. Detto questo suggerisco che quando la situazione sarà insostenibile sarà anche largamente irreparabile. Ma forse qualcuno di voi fa parte di qualche segretissimo programma di colonizzazione del sistema solare.
        Volete non guardare per godervi la razione di ormoni promotori della crescita e farine animali miste? Liberissime. Ma smettetela di dire che è una scelta ecosostenibile, sociosostenibile ed equilibrata. E’ semplicemente una tradizione che è sacra solo perché è la vostra. A conti fatti i talebani siete voi. 🙂

        • mi pare una visione un po’ semplicistica. La mia non era una posizione personale, ma semplicemente sancivo un dato di fatto. Che non riguarda l’ecologia in particolare, ma ogni aspetto della vita umana. Le rivoluzioni sono sempre scoppiate, dagli egizi ad oggi, quando la situazione è insostenibile. Troppo tardi a volte, ma tant’è.
          Piuttosto, per uscire dal piano dell’ideale (che lei e altri dieci perseguono, ma il 99% della popolazione ignora), si potrebbe andare sul piano del sostenibile. E’ come quando molti dei miei amici/e si mettono a ‘dieta’, ovvero un regime di privazioni che trasforma il momento del pasto in un angolo di sofferenza. Quando invece potrebbero (quelli/e intelligenti lo fanno) metterci più tempo, ottenendo meno risultati immediati, ma in un regime sostenibile e duraturo. Quando vai in pizzeria con gli amici non ordini l’insalata insomma. Si ok, domani vai a correre però. E domani gli amici non li raggiungi in un altra pizzeria, ma dopo per berti solo una birra.

          Se bisogna pensare globalmente, ovvero a una soluzione che non è personale, ma applicata alla massa, comprese le bestie (nel senso di umani non particolarmente svegli), occorre qualcosa di sostenibile. Guarda, quel pollo a cinque euro al kg del supermercato di cosa sa? Quanto pesa prima di farlo alla brace, e quanto dopo? Lo so che quell’altro ne costa il triplo, ma non è meglio mangiarne uno la settimana di qualità infinitamente superiore piuttosto che la porzione di nulla giornaliero? Sarà cinico, sarà utilitaristico, ma è meglio di prospettare un domani migliore coi mini pony per i figli a cui si potrebbe candidamente rispondere (e molti non lo dicono, ma lo pensano) ‘e a me chemmefrega dell’umanità tra cent’anni’.

          Detto questo, sappia che la sua è l’unica versione del veganesino (o vegetarianesimo) che comprendo, per tutti i ragionamenti che ho fatto qualche post più su. Almeno non usa l’etica per dichiararsi uguale ad esseri privi della stessa.

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