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The new #iovotorosanelpugno

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Insomma, senza stare troppo a sottilizzare che le catene di Giannino sono un gesto simbolico della lotta politica, mentre il metodo gandhiano di Pannella è lotta politica in sè, pare che la rete si sia accorta di quello che i rispettivi adepti si rimbalzano da un po’.

Oscar Giannino ricorda Marco Pannella, senza offesa per nessuno dei due: personalità istrionica, situazionisti per necessità, leadership carismatica  e non elettiva, dunque non contendibile in alcun congresso. Ma anche – sul piano dei contenuti: rivendicazione di terzietà rispetto al regime politico e denuncia di censura da parte del regime mediatico.

Con questi ingredienti, il partitino d’opinione è servito, checché ne dicano i diretti interessati che di essere chiamati “partito” non ne vogliono sapere.

Insomma a dire che #iovotogiannino è il nuovo #iovotorosanelpugno (copyright Claudio Cerasa) si coglie nel segno, probabilmente per motivi diversi da quelli che i più pensano: storicamente si tratta infatti di esperienze molto diverse, l’una nata dal matrimonio elettorale tra Socialisti e Radicali, l’altra dall’interventismo di un gruppo di economisti. Inoltre, il target di elettori è solo parzialmente sovrapponibile, tanto che in questo tornata elettorale puntano su priorità profondamente diverse: 10 punti prevalentemente economici per Fare, un punto solo per la lista di scopo di Pannella (questa volta davvero solo sua, vista la tiepidissima adesione di Emma Bonino) cioè il problema Giustizia e la cura Amnistia.

In molti avevano auspicato, data la complementarietà dei programmi, una convergenza che avrebbe portato un po’ di colore e respiro civile all’efficientismo del programma antideclino, e un po’ di chiarezza alla elaborazione radicale sui temi economici, particolarmente evanescente nell’era post Capezzone.

Il risultato sarebbe stata una forza ugualmente piccola ma genuinamente liberale, capace di compiere la sintesi di cui nessuno dei grandi partiti è capace tra libertà civili ed economiche, invece di tentare di proporsi come foglie di fico progressiste a destra gli uni, a sinistra gli altri.

Operazione fallita in entrambi i casi, evidentemente, col risultato di un effetto dejavù sia delle analisi sul trust informazione-politica che dei (sacrosanti) tentativi di racimolare visibilità come si può, contro gli ubiqui Monti, Berlusconi e Bersani, mentre Grillo se la ride dal suo blog dopo aver ripudiato mamma televisione.

Ora, il dubbio che l’analisi comune a Giannino e Pannella sull’impenetrabilità dell’agenda politica da parte dei piccoli partiti sia esatta, e il sospetto ulteriore che questi partiti siano tanto più piccoli quanto meno esposti nei pastoni e nelle ospitate massvisive, il dubbio e il sospetto la persona di buona fede se lo dovrebbe far venire, perché ha a che fare con l’accessibilità stessa del sistema, cioè con la sua democraticità.

Invece no, e arriva pure quello che dice: colpa dei piccoli se sono piccoli. Posto che “autocritica” è una parola impopolare negli ambienti liberali, nondimeno ad accusare i radicali di improvvisare le campagne elettorali puntando sui conigli dal cilindro di Pannella ci si piglia facile. Il problema organizzativo c’è e si vede, non so se valga lo stesso anche per la start-up degli entusiasti di Fare.

Il punto però per me è ancora un altro: che il pensiero liberale, in Italia, è indigesto e di fatto espulso tanto a destra quanto a sinistra. Non si tratta del semplice fatto che non sia inglobato, ma proprio della necessità storica, dei liberali nostri, di essere terzi perchè malvisti tanto da una destra fondamentalmente cattolica e confindustrialista, resa per di più anomala dall’insediamento di un partito apolitico come quello berlusconiano, quanto da una sinistra scarsamente progressista ma molto corporativista (e cattolica anch’essa). Se poi rispunta anche il centro supercattolico e conservatore, ai liberali non resta che essere quarti, quinti, finanche giustamente marginali. E a noi pur marginalmente rappresentati non resta che ringraziarli per la cocciuta sopravvivenza.

Insomma l’orizzonte del bipolarismo è destinato a restare una chimera finchè il pensiero liberale non troverà asilo in una delle due parti o in ambedue, contaminandole. E ben vengano fino ad allora le modeste percentuali di questi strani animali, che forse sarebbero meno modeste insieme ma non darebbero meno fastidio a chi non sopporta che gli si rompano le uova nel paniere, o che si strappi il copione ben congegnato di una democrazia ormai meno che formale.

4 Comments

  1. paradossalmente l’intervento di Monti è da inserire nel contesto di quei liberali del laissez-faire che vedono i mercati come strumenti perfetti per equilibrare l’economia mondiale. Dall’altra Giannino prende spunto dalla scuola di Chicago nel proporre le sue idee partendo da presupposti sbagliati e spesso anche contraddicendosi come quando presuppone l’intervento dello Stato per salvare Mps. non credo che il problema sia la mancanza di liberismo, o di politica quanto l’assenza di un politico che dica la verità sulla crisi che stiamo vivendo

    • “presupposti sbagliati” è un po’ vago, ammetterai, ma rende bene il tuo pensiero. sulla crisi che stiamo vivendo, poi, se ne sentono di tutti i colori da parte dei politici: forse intendi dire che è difficile capire chi dica la verità, cosa sulla quale per lo più ognuno si debba arrangiare da sè. io ribadisco invece che abbiamo bisogno di soluzioni, forse il rischio di queste campagne elettorali per divi è che ce ne dimentichiamo

  2. La crisi non è stata scatenata dal debito pubblico. Giannino invece sostiene il contrario e quindi le sue soluzioni hanno un errore iniziale. Soluzioni poi contraddittorie rispetto alla sua idea di ridimensionamento del settore pubblico come quando promuove l’acquisto di Mps da parte dello Stato.

    Hai ragione quando parli di assenza di soluzioni da parte dei partiti. È anche vero che molti di questi sanno di non arrivare al governo con le proprie idee e quindi sparano soluzioni fantasiose facendo contento il popolino. Il problema è che lo stesso PD mente e avanza soluzioni senza senso attaccando di populismo tutti gli altri.
    È così che le elezioni si avvicinano in un concerto di reciproche accuse su chi ha rubato e su chi è responsabile mentre sorgono continuamente esotiche alleanze facendo rimpiangere addirittura la prima Repubblica e dove il cittadino, spaesato, è solamente merce di scambio.

    Fama di loro il mondo esser non lassa;
    misericordia e giustizia li sdegna:
    non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

  3. Sono uno dei sostenitori più accaniti della necessità di una ricongiunzione della piccola ma esistente frangia liberale, liberista, riformista.
    Il precedente storico è, giustamente, ricordato: la “Rosa nel pugno”, appunto.

    Ho provato in ogni modo a sollecitare FilD sul punto, sia direttamente che via Forum e sito.
    Non è stato possibile addivenire ad alcun risultato, stante l’opposizione di Oscar alle tematiche etiche dei radicali.
    Che a mio giudizio, però, costituiscono l’altra irrinunciabile gamba di qualsiasi progetto politico voglia proporsi agli italiani: senza libertà di pensiero, espressione, senza legalità, senza diritti per i deboli non ci potrà mai essere nemmeno sviluppo economico e liberismo economico.

    Qui si riporta la risposta specifica sul punto data ad un simpatizzante presente in Febbraio ad un incontro organizzato da FilD a Taranto.

    http://corporeuscorpora.blogspot.it/2013/02/giannino-taranto-qualche-foto-e-due.html

    La situazione è tale per cui ambedue le formazioni, a cui potrebbero anche congiungersi quel che resta di liberali e repubblicani (nonchè ovviamente socialisti, laddove sinceramente riformisti) in un’ipotesi di futura formazione laica e modernizzatrice, in queste elezioni invece di sommare la potenzialità, le hanno sottratte, ciascuna proposta mostrando i limiti dell’altra.

    Demordere sarebbe folle. Andrebbe anzi tentata la creazione di una sede idonea, internetica, per raccogliere gli interessati, tra cui mi pare poter inserire l’autore del bel post che commento, ad una simile “casa comune” che non disperda le identità ma le sommi per il bene nostro e di tutto questo buffonesco paese.

    A questo scopo sono, siamo, disponibilissimi.

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