un blog canaglia

The Fight Song

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“Bambino… ehi bambino? Ma questo qui è proprio…, ehi, bambinooooo? Ti sposti, ché vogliamo salire?”
I ragazzini imploravano un piccolo imbecille che, piazzato proprio su un ramo centrale dell’albero, con malcelato godimento impediva agli altri bambini di arrampicarsi. Zazzera bionda a caschetto, nasino all’insù, espressione grave, sguardo rivolto all’infinito: come una divinità elusiva se non sorda, ignorava le preghiere umane, il piccolo guru in felpa Hollister.

“Bastardaaaaaa! Adesso ti faccio vedere io, brutta stronza!”, urlò la riccia professionista quarantenne, mentre si avventava come un pitbull sulla bionda mamma borghese. Sul volto di quest’ultima la baldanza vistosamente esibita fino ad allora si era dissipata come il fumo di una sigaretta nel vento. La riccia le fu addosso in un decimo di secondo e le afferrò due abbondanti ciocche di capelli dorati, tirandole verso di sé con soddisfazione brutale ed erotica. Per limitare i danni, la bionda fu costretta a piegarsi come un Playmobil – ma la sua reazione fu terrificante. I muscoli della coscia destra, opportunamente esercitati dalla regolare attività fisica, scattarono a molla e in un decimo di secondo la tomaia delle sue eleganti scarpe italiane dal nome anglosassone colpì con un tonfo sordo il cavallo dei pantaloni della riccia.

“Bambino? Perché non ci fai salire? Guarda che l’albero non è mica tuo… Eddai, facci salire, maleducato!”. Una delle bambine decise che era il momento di passare all’azione e sfidò l’esibita noncuranza del pischello azzardando un’arrampicata perigliosa ma che fortunatamente si concluse con un doppio successo: materiale e morale. L’operazione, tuttavia, non era esente da rischi, tanto per chi la portò a termine quanto per chi ne impediva la realizzazione. Infatti, la bambina osò troppo e una mano perse la sua presa sul ramo. Nel tentativo di recuperare l’equilibrio, sforbiciò con le gambe: fu allora che una delle sue scarpine viola sfiorò il capo zazzeruto del Milarepa di Villa Paganini. Il repentino apparire della suola di gomma a motivi geometrici a pochi millimetri dal suo bel visino da criminale in erba lo spaventò, e a sua volta rischiò di cadere… Il suo viso perse l’alterigia e la distanza cui era atteggiato fino a poco prima e rifletté brevemente il terrore. La sua ieratica rigidità ne uscì alquanto ridimensionata. E non gli fece piacere.

Due pensionati, un gruppo di barboni che si sbronzavano su una panchina, le matricole dell’amore intente a baci chilometrici vicino al salice piangente, cani di diverse taglie e perfino uno scoiattolo, tutti, si fermarono a godersi lo spettacolo delle due femmine scarmigliate e sanguinanti che se le suonavano di santa ragione mentre dalle loro bocche dipinte e accaldate schizzavano insulti da suburra. Si attribuivano vicendevolmente, le due eleganti matrone, appetiti sessuali deviati ed insaziabili, perversioni insolite ma anche scarsa propensione all’igiene personale ed in particolar modo intima. Si diedero, poi, a deridere intelligenza, capacità intellettive, reddituali e virili dei rispettivi compagni. Il sollazzo fu generale, e tutti, scoiattolo incluso, furono un po’ tristi allorché un paio di agenti volenterosi, muniti di sfollagente, riuscirono a separare le due signore, prima di fare verbale. Uno dei due tutori dell’ordine era talmente malconcio al termine dell’operazione che dovette ricorrere a cure mediche con prognosi di giorni due.

“Mamma?”, “Dimmi, Aristotele”, “Quelle bambine mi hanno detto che sono maleducato…” – così verbalizzava il suo disagio il guru di Corso Trieste. La bocca sontuosa della signora riccia si increspò lievemente. “E poi mi hanno anche dato i calci…”. A quel punto il viso della donna ebbe un minuscolo fremito, e rivolgendosi tecnicamente al figlio, ma affiggendo il suo sguardo colmo di biasimo sulle due bambine in piedi sotto l’albero e su quella che aveva sfidato il suo pargolo sciocco e viziato, si espresse così: “Aristotele, devi avere pazienza, quando saranno più grandi, capiranno che non si insultano le persone, e soprattutto che esistono anche modi alternativi alla violenza per gestire le controversie”. La mamma bionda, che era a portata d’orecchio, la sentì, le si avvicinò. Cominciò così.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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