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The (eurosceptical) elephant in the room

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Non riuscendo a trovare gloria in patria, la sinistra post-comunista italiana spesso vaga per l’Europa in cerca di gloria altrui. Così fu che si attaccarono a Zapatero in Spagna, a Hollande in Francia e a Tzipras in Grecia, rimendiando non poche delusioni. Ora il nuovo profeta pare essere tale Jeremy Corbyn, residuato bellico socialista favorevole a nazionalizzazioni, aumento delle tasse sui redditi più alti, abolizione delle tasse universitarie, etc, etc, etc. La passione per Corbyn si è poi ulteriormente accesa da quando l’odiatissimo Tony Blair  ha pubblicamente detto che una sua elezione a segretario del Labour sarebbe una sciagura immane che relegherebbe il Labour all’opposizione per anni.

Ma sulla luna di miele tra Corbyn (e in generale il Labour) e la sinistra post-comunista italiana si allunga l’ombra, come direbbero i sudditi di sua Maestà, di un “enorme elefante nella stanza”. L’elefante nello specifico si chiama euroscetticismo e a parte quei poveracci dei Lib Dem, nessun partito britannico pare esserne immune. Basti pensare che durante le elezioni europee del 2014, il Labour ha cortesemente chiesto al Signor Schulz di non farsi vedere nel Regno Unito per non fargli perdere voti a favore di UKIP. Ora pare che Corbyn “non escluda” di fare campagna per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. I fan italici di Corbyn, quelli che vanno alle manifestazioni a Trafalgar Square contro l’uscita del Regno Unito dalla UE, sicuramente diranno che quella dichiarazione è una provocazione e che il Labour è interessato a cambiare l’Europa, non a distruggerla. Come se un vero leader europeo potesse paventare anche solo per un attimo l’uscita dall’Unione come farebbe un bambino quando non è d’accordo sulle regole di nascondino.

Io personalmente fatico a trovare un qualsiasi traccia di leadership europea all’interno del Labour, che è europeista solo nella testa dei suoi supporter d’Oltremanica.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

6 Comments

  1. Cara Anna, qui mi pecchi di ingenuità. Gli statisti sono morti da tempo, sostituiti dai sondaggiari. Senza euroscetticismo in UK non si vince, il resto è suicidio politico.

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