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Terrorismo, poverta’, correlazione e causalita’

in politica by

Stamattina avevo cercato di spiegare per quale motivo Bergoglio, e molti con lui, sbagliano nell’identificare la poverta’ materiale come causa della violenza terroristica. Citando gli studi di un economista, facevo notare che in ogni societa’ sono per lo piu’ elementi provenienti dai ceti agiati e colti a scegliere la strada della violenza politica. In una risposta per cui lo ringrazio, Alessandro Capriccioli mi critica perche’, secondo lui: e’ poco importante stabilire se i terroristi siano o non siano più istruiti o più agiati della media: la “fame” e la “povertà” potrebbero essere la causa scatenante delle azioni di questi assassini pur non essendo le “proprie”. Nel dibattito si inserisce Nagasaki, e con un contributo leninista ci ricorda l’importanza delle avanguardie.

In entrambi i casi, sia Alessandro che Nagasaki danno per scontata l’idea che la spinta alla violenza nasca da un problema sostanzialmente economico. Non paghi del fatto che il motivo economico possa essere assente in chi diventa un terrorista, argomentano che a fornire il carburante ideologico per la violenza, ad essere causa, debba o non si possa escludere che sia la condizione materiale del popolo di riferimento. Non e’ il caso di chiamare in causa, ancora una volta, il buon Krueger. Stiamo, se si vuole, alle esperienze di casa nostra: il terrorismo rosso dei ’70, sopratutto in Italia e in Germania, e il separatismo regionale. Dire che il terrorismo basco nasce dalla poverta’ delle condizioni materiali degli abitanti di Bilbao o Santander non e’ molto credibile: il GDP per capita dell’autonomia basca, oggi, e’ paragonabile a quello olandese, e ovviamente piu’ alto a parita’ di potere d’acquisto. Lo stesso vale per il separatismo altoatesino.

Ammettiamo anche, pero’, che esista – anche se l’esperienza sembra indicarci un contrario, una correlazione tra le condizioni materiali del contesto di riferimento e la probabilita’ che nascano gruppi terroristici. Si veda la tabella sotto (fonte: qui): il GDP per capita non e’ significativamente correlato con il numero di attentati, neanche quando si tengono in considerazione diversi fattori rilevanti.  Anche se non e’ vero, diamo proprio per scontato che siano, in ciascuna delle regioni del mondo, i paesi piu’ poveri a “generare” piu’ terroristi, senza che per questo debbano essere gli strati piu’ poveri della popolazione di questi paesi a dovervi partecipare.

terror

Se cosi’ fosse, potremmo affermare che siano le condizioni materiali la causa ? No, perche’ avremmo solamente osservato una correlazione tra due fenomeni. Il fatto che – come sembra ovvio a tutti – il terrorismo in se’ non causi la poverta’ non sembra, almeno a me, una ragione sufficiente per dire “ok, allora la causalita’ va nel senso inverso”. Non mi sembra sufficiente perche’ esiste una terza possibilita’, che e’ peraltro una spiegazione piu’ comprensiva, ed ha a che fare con la cultura delle elite di un popolo. Una cultura piu’ settaria, dogmatica, violenta, e’ molto piu’ adatta a sviluppare il terrorismo, ma allo stesso tempo e’ incompatibile con lo sviluppo. Nello stesso lavoro di Krueger, una delle tabelle piu’ interessanti riguarda il supporto per il terrorismo all’interno dei vari settori della societa’ palestinese e libanese. In entrambi i casi, al crescere del livello di istruzione, cresce anche il supporto per le fazioni piu’ estremistiche. La cultura delle elite diventa un fattore cruciale nei momenti di transizione, oltre che nei conflitti. Puo’, chi mi critica, spiegare il diverso esito della Primavera araba egiziana e tunisina con il diverso reddito per capita dei due paesi (in entrambi i casi inferiore ai 4500$ annui) ? O, nella violenza settaria di piazza Tahrir rispetto all’esito ordinato delle elezioni tunisine si muovono diversi fattori, in cui quello economico e’ piu’ conseguenza che causa?

Gruppi settari, violenti, inclini a scivolare nel terrorismo esistono, probabilmente, ovunque. Il livello di conflittualita’ politica che le classi dirigenti di un paese sono in grado di sostenere cambia, e con esso cambia il supporto esterno e l’efficacia che i terroristi possono aspirare ad avere. Il terrorismo, in Europa, non e’ sparito perche’ e’ sparita la poverta’. E’ sparito perche’ e’ gradualmente diventato alieno alle nostre elite un metodo di fare politica che presuppone l’eliminazione dell’avversario. Su queste basi e’ stata costruita l’integrazione europea.

La mentalita’ totalitaria, altrove, non e’ la conseguenza ma la causa della poverta’: se si vuole combattere il terrorismo, piu’ che con i programmi di aiuto allo sviluppo, bisogna puntare alla promozione di sistemi aperti, stabili e tolleranti. Anche la Cambogia puo’ uscire dalla poverta’ dopo i khmer rossi, e  l’essere un paese povero oggi non e’ condizione ne’ necessaria ne’ sufficiente perche’ ritorni una violenza del genere. Piacera’ meno alla narrativa dei soliti Buoni a Prescindere, per i quali la poverta’ e’ la causa di tutti i mali, e piace ancora meno a chi si rende’ conto che la transizione da un regime caotico basato sulla violenza anarchica non e’ un pranzo di gala e non ha sempre successo, ma non c’e’ altra via. Riconoscere che due problemi sono separati, ma hanno una causa in comune, e’ un buon punto di partenza per cercare di risolverli efficacemente. Metterli insieme perche’ fa “sinistra”, invece, aiuta solo a far confusione.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

9 Comments

  1. “In entrambi i casi, sia Alessandro che Nagasaki danno per scontata l’idea che la spinta alla violenza nasca da un problema sostanzialmente economico.”

    Il nazismo, infatti, nacque nella fiorente repubblica di Weimar, con l’inflazione allo 0.2% e la disoccupazione assente.
    La rivoluzione d’Ottobre avvenne in Inghilterra, non in una nazione feudale agli inizi del ‘900.
    La rivoluzione francese scoppiò perchè i parigini s’erano rotti il cazzo di quelle distribuzioni di denaro a pioggia da parte dei nobili.
    I palestinesi, ben prima della creazione dello stato d’Israele erano soliti salutarsi tra di loro a colpi di mitra.

    ok, basta con le cazzate. Il punto che sollevi è molto interessante e anche ben argomentato, però secondo me ti manca il collegamento. Le elite, che perseguono i propri interessi (vedi Hamas), per fare propaganda si attaccano a una situazione di disagio. Che per la maggior parte è data dalla congiuntura economica, non sempre, ma 99 su 100.
    Individua un ‘nemico’, Israele, il Capitale, la Corona, l’Occidente cristiano, poi forma una classe di indottrinati che vedono come unico sol dell’avvenire l’abbattimento di quel nemico cattivissimo, et voilà. la violenza è servita.
    Però da una situazione di disagio devi partire. Convincere qualcuno che sta conducendo una vita soddisfacente che esiste un nemico cattivo e devi fare la rivoluzione è piuttosto difficile.
    Se vuoi, e in questo hai ragione, più che dire ‘causa’ del terrorismo, io direi ‘condizione necessaria, ma non sufficiente’. Che è molto diverso da ‘causa’, questo te lo passo.

  2. Ammetto che inizia a sfuggirmi il significato di terrorismo… il terrorismo di cui sono accusati i NO-Tav è paragonabile al terrorismo che minaccia Israele?

    • Eddai, questo a Mazzone non possiamo imputarlo. Altri qui dentro però mettono nello stesso calderone Hamas, l’ISIS, le BR, i NO TAV e perchè no, a questo punto il fronte di liberazione della Giudea.

      PS
      dirò una cosa brutta, ma per quanto mi riguarda il ‘terrorismo’ dei NO TAV è peggio (a livello _concettuale_ sia chiaro, ovvio che preferisco mille sabotatori di macchinari a un solo bombarolo da autobus) di quello palestinese. Perchè per non realizzare la TAV si può presentare un partito politico contrario (ad esempio: il M5S), e se quel partito convince la maggioranza degli italiani la TAV non si fa. Mentre i palestinesi per avere riconosciuti dei diritti non possono eleggere manco un cane alla knesset.

  3. >Non mi sembra sufficiente perche’ esiste una terza possibilita’, che e’ peraltro una spiegazione piu’ comprensiva, ed ha a che fare con la cultura delle elite di un popolo.

    Mazzone, fammi riassumere perchè non sono certo di aver colto il punto dei tuoi due articoli:

    La tua ipotesi è che: terrorismo e povertà non sono legati, per cui risolvere la seconda non porterebbe alcun effetto sul primo.

    La dimostrazione sarebbe: nei paesi in cui è presente il terrorismo, il terrorista è parte di una classe sociale agiata e culturalmente elevata, quindi non povera.

    Però questa correlazione non prova il tuo punto, prova che non ci sia forse un legame diretto tra “sono povero/sono terrorista”, ma non può escludere il legame indiretto “vedo poveri/divento terrorista”.

    Per dimostrare la tua ipotesi, dovresti individuare un gruppo terrorista che non si sviluppi in una cornice di disagio economico sociale religioso.

    Le BR nascono indirettamente dalle rivendicazioni operaie, l’IRA dal contrasto di cattolici governati da un’oligarchia protestante, etc…

    per cui risolvere il contrasto economico/sociale alla base avrebbe comunque un effetto sul fenomeno terrorismo.

    L’unico movimento slegato da una situazione sociale dichiaratamente oppressiva che mi venga in mente è la setta di terroristi/suicidi giapponesi, quelli col Sarin nella metro di Tokio. ma anche in quel caso, forse la società stessa giapponese era oppressiva per sè.

    Ho perso qualche passaggio del tuo ragionamento?

    • Si, io dico che c’e’ una causa comune a sottosviluppo e violenza politica. Quindi non si puo’ risolvere il problema della poverta’ da solo. Quindi, anche, terrorismo e poverta’ pur non essendo uno causa dell’altro sono collegati.

      • Mi pare come la peste però, una questione più che altro dialettica. Cioè. La peste non è ‘causata’ dalla sporcizia e dalla mancanza di igiene, però per sconfiggere la peste la soluzione è stata l’igiene e la pulizia nelle città.

      • Vediamo se ti seguo.

        L’idea è che la forma mentis dell’elite del paese causa sia sottosviluppo che terrorismo, nel senso che se è una cultura che predilige il terrorismo è incompatibile con lo sviluppo del paese stesso.

        Ma questo regge come causa per un terrorismo diretto contro un nemico esterno (come Hamas Isis etc), ma non vedo il nesso con un terrorismo di tipo interno alla nazione (IRA o BR), dove è l’elite quella che viene attaccata.

        In ogni caso, non vedo come questa tesi (che finalmente penso di aver capito, avevo realmente perso dei pezzi per strada) dimostri sbagliata l’idea che risolvere la povertà sia non sufficiente: non c’è nulla che dimostri che cambiando la struttura economica, l’elite che induce sia sottosviluppo che terrorismo non venga sostituita da un’altra che invece spinga sviluppo e abbandoni il terrorismo.

        Sarò naive, ma vedo molto più difficile cambiare la mentalità d’elite culturale di un paese direttamente, che cambiarne la situazione economica.

        Sarò ancora naive, ma gli anni di piombo sono finiti in Italia più perchè la congiuntura economica favorevole degli anni ’80 faceva sentire tutti un po’ meglio, più che per un cambio culturale nella mentalità dei gruppi universitari d’appoggio. o no?

        • >In ogni caso, non vedo come questa tesi (che finalmente penso di aver capito, avevo realmente perso dei pezzi per strada) dimostri sbagliata l’idea che risolvere la povertà sia non sufficiente:

          Errata sulla frase: dimostri CORRETTA l’idea che risolvere la povertà sia non sufficiente.

          sorry

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