09/05/2013 Roma, assemblea annuale di Rete Imprese Italia. Nella foto Vincenzo De Luca

Tecniche: De Luca vs. Gotor

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“Miguel Gotor. Io pensavo sinceramente che si trattasse di un ballerino di flamenco, un tanghero. Mi hanno detto che è un parlamentare, questo. È quello che ha lanciato per aria il grido di dolore piú straziante. Un grido di dolore si è diffuso per le valli dell’ appennino emiliano, di porcilaia in porcilaia. Mi hanno detto che vuole dichiararsi prigioniero politico: vada a lui tutta la nostra solidarietá e la nostra cristiana comprensione”

Le tirate di De Luca contro i suoi avversari sono ormai leggendarie. Secondo alcuni, il modo liquidatorio con il quale si rivolge ai suoi avversari è un filo fascista. Puó essere. C’è peró un motivo per cui certe espressioni (su Zanotelli, Beppe Grillo, Peter Gomez, il centrodestra campano, Rosi Bindi) sono diventate popolari, e hanno fatto guadagnare simpatia, nonostante fossero vere e proprie picconate. In breve, De Luca riporta a una dimensione consona soggetti che hanno acquisito una autorevolezza ingiustificata. Quando dice “vada a fare gli esercizi spirituali, padre Zanotelli”, esprime in modo forse violento, forse estremo, un pensiero che peró tantissimi avevano in mente: ma che ci fa questo, che titolo ha questo per parlare di questi temi? Non si è fatto prendere la mano?

I bersagli di De Luca sono dei personaggi sfortunatamente sovrarappresentati nelle èlite politiche, burocratiche, mediatiche e accademiche italiane: individui che per meriti sconosciuti, per lo piú relazionali, hanno guadagnato posizioni di visibilità e/o potere, e da lí pontificano. L’efficacia liquidatoria delle sue battute sarebbe infinitamente minore se invece di attaccare questi soggetti se la prendesse con altri bersagli, di diverso spessore: ve lo immaginate, De Luca che percula Angelo Panebianco, Franco Moretti, Marcello Pera? Questi scrollerebbero le spalle, dandogli del poveretto. E risultando vincitori. Nel caso presente, Gotor critica De Luca poggiando sull’autorevolezza di cui gode nel suo circolo, e quindi prendendosi la libertà di usare espressioni un po’ roboanti. De Luca, con abile mossa, gli fa notare che fuori dal suo giro non lo conosce nessuno (di certo non è credibile non lo conosca lui) e purtroppo per lui Gotor non può rispondere riferendosi ai suoi indubbi meriti, ma deve abbozzare o al piú lamentare il colpo. Di sicuro, la prossima volta proverà a criticare in modo piú puntuale, e in modo da non prestare il fianco.

Ecco, di De Luca ci sono cose che piacciono e non piacciono. Ma, paradossalmente, queste sue bastonate credo aiutino a rendere il dibattito piú sobrio, meno retorico, e a riportare ciascuno alla sua dimensione. Ce ne fossero.

 

 

 

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

8 Comments

  1. Complimenti! Avete vinto il titolo di blog punching-ball del 2015! Quest’anno abbiamo letto sul vostro blog solo articoli nelle intenzioni ironici e provocatori che però, grazie alle vostre carenti capacità di giudizio, buon gusto ed acume, si sono puntualmente rivelato delle puttanate da almanacco! I click che agognate derivano solo da utenti che rimangono basiti dai vostri titoli su facebook e decidono di investigare se davvero avete scritto qualcosa di così stupido da essere in linea con essi. Continuate cosi, e sarete sempre il sito di riferimento per chiunque necessiti di una conferma del fatto che, in tutte le possibili difficoltà, c’è sempre qualcuno che sta peggio! Che comunque la figura di merda peggiore può sempre essere sorpassata: da chi ha il cervello in Libernazione! x)

  2. Scusami ma a mio avviso è un ragionamento che ha una grossa falla, quello che fai qui sopra.
    Se un modo di fare è abietto, non lo diventa meno o non è giustificabile se quel modo di fare va a prendere di mira persone o idee che giudichiamo insignificanti, stupide o pessime o qualsiasi giudizio morale vogliamo esprimere. Rimane un modo di fare abietto, per di più in uso presso un personaggio che, come tanti, nasconde dietro la propria esuberante personalità “egotica” (visto che va di moda il termine) da Re Sole dell’età del ferro 2, il tipo del simpatico mascalzone italico che può fare e dire il cazzo che vuole poichè tanto non paga mai, il marchese del grillo della situazione. Altrimenti seguendo questa linea di pensiero, per qualcuno rimane corretto e normale anche il modo di fare dei grillini, dei leghisti, dei renziani e via discorrendo, tutti figli, nipoti e pronipoti del berlusconismo d’antan, manifestazioni particolari del circo politico e, in realtà, sociale della splendida italietta.
    Che differenza, mi e ti chiedo, allora tra un De Luca 2015 e un Fede, che negli anni d’oro faceva finta di scordarsi i nomi, li storpiava, ci “ironizzava” a suo modo onde delegittimare gli altri fin sul piano ontologico? Che differenza con gli epitteti grillini, salviniani, renziani da commento a blog/giornale online xyz?
    Fede è finito coperto di merda ugualmente per via del cambio di sovrastruttura del potere. Ma quello che rappresenta non ha mai avuto fine (e mai l’avrà, guardandosi intorno). De Luca ne è solo l’ennesima rappresentazione. Il potere che si autoassolve, sempre e comunque, al di là e al di sopra delle banderuole a cui si corre dietro.

    • Una differenza sostanziale è che Fede non parlava per conto di se stesso, ma a “vantaggio” di qualcun altro. Va anche detto che il trasformarsi di Fede in macchietta – appunto perché i suoi bersagli avevano gioco facile a ridicolizzare i suoi attacchi – non ha fatto bene nè a lui nè a Berlusconi.
      Insomma, la clava è uno strumento pericoloso: a usarla come De Luca si sta relativamente sicuri, a usarla come unico stile di confronto ci si delegittima in fretta. Capisco che in un dibattito fatto di assoluti e di estremizzazioni di qualsiasi cosa proporre questi ragionamenti faccia passare per tendenziosi; io credo sia un modo un po’ rozzo di ragionare, ma se siete contenti così…

  3. Quindi sostanzialmente torniamo all’Ipse dixit.
    Non conta la qualita’ del discorso politico ma solo l’autorevolezza di chi lo pronuncia.

    Presto riesumate la salma di Andreotti e un ventriluoquo, per poter dire senza tema, “chi cazzo sei De Luca?”

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