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Tarantino Unchained

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Ogni due-tre anni esce un nuovo film di Quentin Tarantino e ogni due-tre anni ci sono delle anime candide che si scandalizzano per via della violenza del film. Anche per Django Unchained e’ successa la solita rumba. Ora, io sono una fan di Tarantino da molto prima dell’eta’ minima per vedere i suoi film e queste righe le avrei potute scrivere anche senza aver visto Django Unchained. Ho comunque aspettato di vederlo, cosi’ da poter confermare che e’ il solito capolavoro. Come in ogni film di Tarantino, anche in Django Unchained scorre sangue a fiumi, esplodono teste e volano tanti cadaveri crivellati di colpi. Ma tanti davvero. Ecco, il fatto e’ che ne volano talmente tanti, e in modo talmente surreale, da rendere i film di Tarantino completamente staccati dalla realta’. Prova ne e’ che in un cinema che conteneva circa 1000 persone, queste scene erano accolte con fragorose risate. Tutti mostri? Tutti potenziali killer? Non credo proprio. Anzi, essendo cresciuta con Le Iene e Pulp Fiction, sono arrivata alla conclusione che i film di Tarantino siano quasi catartici rispetto alla violenza: ne propongono talmente tanta e talmente assurda da prosciugare qualsiasi istinto violento. Io dopo aver visto un film di Tarantino mi sento tremendamente serena e pacifica. Quello che i critici di Tarantino non capiscono, o non vogliono capire, e’ che Tarantino li prende sonoramente per il culo e loro ci cascano come fessi. Tarantino e’ un genio e consiglio viviamente a chi non riesce a distinguere tra la violenza dei suoi film e quella reale di guardare altro. In attesa del prossimo giornalista o un critico cinematografico che con lo sguardo da triglia gli chiedera’ “why do you need to put so much violence in your movies?” e lui rispondera’ “because it is so much fun!”. Yes it is, Quentin.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

3 Comments

  1. Anna, sono d’accordo con te che la violenza tarantiniana è talmente oltre e talmente esagerata, di solito, da rendere davvero insensate tutte le critiche che gli muovono in questo senso. Ma in Django, invece, secondo me uno dei punti chiave è proprio la completa riproposizione del western con gli uomini che, invece che cadere come birilli, muoiono tra sofferenze e schizzi di sangue realistici come non se ne sono mai visti prima. Il bello è proprio questo: forse non avevamo mai pensato o realizzato che, alla fine di un duello in un saloon, lo stesso si dovrebbe presentare come un lago di sangue…e questo Tarantino ci regala, contrariamente a tutti i suoi film precedenti.
    P.S. “Crivellati” 😉

  2. Brava Anna!
    Fra l’altro, e in questo mi discosto in parte dall’opinione di monade, ci sono due piani differenti di violenza nel film: i bianchi saltano in aria e schizzano sangue a fontanelle in maniera grottesca, mentre le torture sui neri sono piuttosto realistiche – e decisamente tragiche. E’ come se Tarantino ci segnalasse di non confondere il piano cinematografico (in cui tutto è concesso) con quello storico, in cui la realtà dei fatti è ben più atroce di qualsiasi invenzione hollywoodiana.

  3. visto giusto ieri sera. Il solito Tarantino, sceneggiatura un po’ meno folle di Bastardi Senza Gloria ma godibilissimo lo stesso.

    Secondo me però il bersaglio del post è sbagliato. I critici e i detrattori di Tarantino si attaccano alla violenza perchè non riescono a comprendere come possa realizzare film così belli e così trash allo stesso tempo. Un po’ le critiche che venivano mosse a suo tempo a Warhol. Rendere figo il trash è puro genio, ma alcuni proprio non c’arrivano.

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