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Vita

La carne rossa di Monicelli

in cibo/cultura by

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato che le carni lavorate (come ad esempio salumi, insaccati, würstel) sono classificabili come cancerogene, al pari di bacco e tabacco. Manca qualche evidenza scientifica per averne la certezza, ma sembra che nella stessa categoria rientri anche la carne rossa, cioè agnello, maiale, vitello, manzo, pecora e altri simpatici amici dell’uomo, cui donano di buon grado bistecche, braciolette, costatine, lonze e cosciotti.

La società aperta e l’avanzamento tecnologico che abbiamo sperimentato negli ultimi decenni ha aumentato incredibilmente la nostra aspettativa di vita, e ci ha fatto prendere coscienza di un sacco di problemi che, semplicemente, non sapevamo di avere. Adesso, il punto è: quei problemi preesistono alla nostra coscienza oppure no? Il fatto che mangiare due fettine di bacon al giorno aumenti il rischio di contrarre un tumore al colon del 18% ci aiuterà a salvarci da noi stessi? E soprattutto: dobbiamo davvero farlo? Non sono sicuro che prendere coscienza del pericolo di ogni azione abbia necessariamente un effetto aggregato positivo sulla vita di ognuno di noi. Pensarci a fondo, a tutto, e non lasciare niente di inevaso alla previdenza, è sempre il modo migliore per preservarsi?

Emil Cioran scriveva che “nei momenti critici una sigaretta porta più sollievo che i vangeli”. A me, quell’effetto, lo fanno ad esempio le scottadito di abbacchio, come quelle che ho mangiato due sere fa. E quindi, adesso, le strade sono due: o quel 18%, quel colon, quel disinvestimento sulla qualità della vita di qui a trent’anni comportato dalla sontuosità del sangue della bistecca continua a rimbalzarmi in testa come un monito, e quindi quel piacere me lo annacqua, lo dissolve nella preoccupazione fino a farlo sparire; oppure me ne frego, e faccio finta di non sapere. Come si vive meglio?

C’è in questo discorso il seme universale dell’approccio alla vita contenuta in quell’enciclopedia dell’esistenza che è Amici Miei. Mi riferisco al Perozzi, il Perozzino, come lo chiamano le prositute al mattino presto, che non capisce –quando il figlio lo rimbrotta: “ma quando cresci, babbo? quando la smetti di fare l’imbecille?”– se l’imbecille è sì, lui, “che la vita la pigliava tutta come un gioco”, o se è non fosse il figlio ad esserlo, “che la pigliava come una condanna ai lavori forzati”.

 

Non so, ma ho come l’impressione che da queste parti, di questi tempi, si tenda sempre più a prendere la vita come una condanna ai lavori forzati. Non saprei bene chi scegliere, tra il Perozzi e il figlio, ma una cosa è certa: non avete idea di quanto mi piaccia, quanto mi soddisfi, dentro, fino in fondo, poterci pensare davanti a una costata al sangue, in mezzo ad una tavola imbandita. E insieme alle persone che le si sederanno intorno.

La mirabolante, incredibile vita di Beppe Bigazzi

in televisione by

Oggi vi racconto una storia. Una di quelle storie, una biografia per l’esattezza, grazie alle quali possiamo dire con fierezza che sì, la bellezza salva il mondo. È la storia di Beppe Bigazzi.

Adesso, su le mani chi conosce Beppe Bigazzi. Bene, per tutti gli altri, parliamo di quell’affabile e rassicurante signore canuto, 82enne, dal marcato accento toscano, parte del cast fisso a “La Prova del Cuoco”. È una specie di verace mezzadro che racconta al pubblico pre-prandiale di Rai1 le meraviglie della Cinta Senese, del pane toscano, del coniglio in umido e dei funghi porcini. Il tutto vestito come un buttero maremmano, ma senza cavallo, con il foulard sotto la camicia e il giubbottino scamosciato.

Il caro Bigazzi assurge alle cronache nazionali per un torbido affaire che riguarda i gatti: viene sospeso nel 2010 dalla Rai per aver affermato che, in tempo di guerra, si mangiava senza troppi complimenti i simpatici felini. Più precisamente il povero Beppe, dopo aver affermato che “UNO DEI GRANDI PIATTI DEL VALDARNO ERA IL GATTO IN UMIDO”, decide anche –non senza magnanimità– di fornirci una gustosa ricettina, che si conclude con “ti garantisco che è una delizia”.

Facciamo adesso un passo indietro. Chi è Beppe Bigazzi nella sua vita precedente, cioè prima di fare il contadino mangiagatti in Rai alla Prova del Cuoco? Tenetevi forte.

Bigazzi nasce in provincia di Arezzo nel 1933. Si laurea (cosa di per sé già rara per quella generazione) in scienze politiche all’Università degli studi di Firenze con 110 e lode e dignità di pubblicazione. Dal 1960 al ’61, per non farsi mancare niente, serve come ufficiale presso l’Aeronautica Militare. Dal 1961 al 1966 è in Banca d’Italia. Nel 1968 è nominato vicesegretario generale del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno nonché membro di vari comitati interministeriali per la programmazione economica fino al 1970. Finita qui? No, abbiamo appena cominciato.
Dal 1970 al 1993, il vecchio Beppe, il simpatico gastronomo, lavora all’ENI. E con “lavora all’ENI” intendo direttore delle relazioni estere dell’ENI (1970-1973), direttore generale e successivamente amministratore delegato della Lanerossi (1973-1978) e presidente di varie società quali GEPI, Maserati, Innocenti e Tirsotex.

È finita? Certo che no. Dal 1984 al 1990 è amministratore delegato dell’AGIP Petroli e dal 1990 al 1993 presidente dell’AGIP Coal e presidente di 53 società dell’AGIP.

Dopodiché si rompe eccezionalmente i coglioni di tutta questa roba, manda affanculo tutti quanti e decide di vestirsi come ci immagineremmo un toscano che coltiva l’orto e di andare in tv a spiegarci come cucinare il gatto in umido. Per farsi sospendere.

Insomma, la vita è una cosa meravigliosa. Soprattutto quella di Beppe Bigazzi.

Ve lo spiega Rosario vostro

in Chiedi a Rosario tuo by

Alessandro asks:

Disfunzioni erettili dei ratti
I ratti, poveretti, hanno disfunzioni erettili?

Your Answer:

Solo se prima di fare all'amore guardano Porta a Porta.

Luca asks:

Parmigiana
Bisogna pelare le melanzane nella parmigiana?

Your Answer:

Dipende dal tipo di melanzana. Quelle che si trovano in questo periodo hanno la buccia abbastanza dura, quindi è consigliabile pelarle. In estate, invece, quando sono al massimo del loro fulgore, le puoi lasciare anche con la buccia.

anpa asks:

CDP
Caro Rosario mio, volevo sapere cos'è e come funziona la Cassa Depositi & Prestiti, ammesso che sia questo il significato che si cela dietro la sigla in oggetto. grazie e buona settimana

Your Answer:

La Cassa Depositi e Prestiti è una società per azioni il cui controllo è del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne detiene circa l'80% del capitale. Ha due attività principali: da un lato il finanziamento agli enti pubblici e/o afferenti lo Stato Italiano, finanziato tramite la raccolta del risparmio postale, e dall'altro l'investimento in opere pubbliche infrastrutturali, finanziato mediante l'emissione di bond.

Adriano asks:

Toc toc
Perché?

Your Answer:

Perché sì.

gubane asks:

opzioni e amici degli amici
Perché non esistono le plain pistacchio? Per caso i maggiori produttori di vaniglia siedono al tavolo dei Bilderberg?

Your Answer:

Esatto. E ci siedono pure un sacco di sadomasochisti, eccoti spiegato il collar.

Giovanni Fontana asks:

Rufo
Conosci un giocatore più pippa di Rufo Emiliano Verga?

Your Answer:

Sì, si tratta di Cesar Gomez, su cui ti vado a raccontare questo gustoso aneddoto. Durante un allenamento della AS Roma, un tifoso lo richiamò a gran voce verso la recinzione con carta e penna in mano. Cesar Gomez pensava di dover rilasciare un autografo, così si avvicinò alla recinzione. Mentre si avvicinava, il tifoso gli urlò «A' Cesar Go', vie' qua, too faccio io n'autografo»

Aurelio Ludovico Barilla asks:

Vita
Qual è il sesso della vita?

Your Answer:

Femminile.

Giuseppe asks:

Denaro
Che cos'è il denaro? Perché non possiamo stamparlo quando ci serve? Perché non posssiamo distruggerlo quando crea inflazione?

Your Answer:

Se distruggessimo tutte le banconote del mondo, io domattina non potrei acquistare il mio consueto pacchetto di Marlboro rosse morbide da 20, e ciò sarebbe un enorme problema di ordine pubblico.

Noe asks:

è un po' che volevo domandartelo
Come si chiama il tuo gatto?

Your Answer:

Il mio gatto si chiama Niceforo I il Miciogatto.
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