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Oltraggio a Roma?

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Ieri sera la rete ammiraglia della TV di Stato –mai parca di momenti meravigliosi, di quel trash sublimato che diventa magnifico, sfacciatamente brutto e quindi onirico e apprezzabile– ci ha regalato una memorabile puntata di Porta a Porta, con ospite la figlia di Casamonica, quello del funerale cafone, per capirci. Ovviamente è stato uno show: la signora non parla italiano (è italianissima, ma c’è proprio un problema comunicativo grave imputabile all’alfabetizzazione, a occhio e croce) e quel poco che riesce a veicolare è squisitamente surreale, grottesco, permettendo ad un abile e compiaciutissimo Vespa di muoversi tra il tragicomico, il serio e il lisergico. Insomma, un ovvio successo.

Il giorno dopo, com’era ridicolmente prevedibile, ecco che apriti cielo: una levata di scudi da parte di una scuderia di tromboni più o meno lanciati: qualcuno grida che si tratta di “un oltraggio a Roma”, Orfini parla di “errore grave”, Grillo di “servizio pubblico paramafioso”, e insomma basta farsi un giro tra titoli e titoletti di giornale per capire che, alla fine, disturba che la sig.ra Casamonica abbia fatto più share di Renzi. Ora si invoca alle authority di vigilanza, si imbastisce un altro caso, si perde un po’ di tempo e via pedalare alla ricerca di una soluzione ad un problema che non c’è.

Niente di strano, infatti, in tutta questa vicenda. Si è trattata questa faccenducola del funerale dei Casamonica, una questione d’immagine, brutta immagine senza dubbio, ma pur sempre immagine, come un caso nazionale. L’eco mediatica è stata enorme, imprevedibile: è giusto o no cavalcarla? Mi sembra che Vespa abbia avuto la giusta intuizione, da navigato animale dell’infotainment qual è, e cioè che al pubblico di Porta a Porta interessa una trasmissione a metà tra un prodotto d’informazione e un colorato tendone da circo. Lui ce la serve, noi decidiamo se gustarcela, nulla di complicato.

Il vicesindaco di Roma, che chiede le scuse della Rai alla città, non dovrebbe allora prendersela tanto: per problemi come questi si può in piccolo cambiare canale, e in grande privatizzare la Rai e lasciare libera lei da condizionamenti politici, e liberi i telespettatori dal canone e da questo teatrino. Nessuna di queste soluzioni, tristemente, sembra poter essere adoperata per la Capitale in caduta libera. Forse è in questo, di oltraggio a Roma, che avremmo bisogno della verve polemica del vicesindaco.

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