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Babbo Natale sei uno zombie! Arrenditi, sei circondato! (Beppe Grillo)

Twitto come un turco

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In un post del giugno 2013 mi ero espresso contro l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. I miei argomenti si sintetizzavano in cinque punti essenziali: diritti umani; occupazione militare turca di Cipro; repressione della minoranza curda; negazionismo e censura rispetto al genocidio degli armeni; vastità geografica ed entità della popolazione (74 milioni).

Oggi leggo che il premier Recep Tayyip Erdogan ha bloccato Twitter per questioni di sicurezza nazionale. Ebbene sì: dieci milioni di utenti turchi sono attualmente impossibilitati ad accedere alla piattaforma. In sostanza, sostiene Erdogan, il social network sarebbe un covo di dissidenti e favorirebbe la diffusione di informazioni false sul suo conto e sul conto del suo governo. Perciò, senza preoccuzioni rispetto al parere della comunità internazionale (ovvero, almeno in parte, la stessa che, dal 1999, dovrebbe giudicare la richiesta turca di entrare a far parte dell’UE), si è detto pronto ad “estirpare” Twitter e a mostrare “la forza della Turchia”. Detto, fatto. L’Autorità per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Btk), alla quale sono stati recentemente attribuiti poteri straordinari – ad esempio, quello di bloccare siti senza previa autorizzazione di un giudice -, si è messa all’opera e nel giro di poche ore ha bloccato tutto.

Ora, immaginate se di punto in bianco Renzi oscurasse un social network a caso. Immaginate se di punto in bianco i vostri “Renzi è un incompetente” fossero ritenuti delle menzogne pericolose per la stabilità nazionale e dunque meritevoli di censura. Immaginate se una schermata vi dicesse che non potete più accedere al vostro profilo e scrivere di qualsiasi altra cosa. Probabilmente, gridereste allo scandalo antidemocratico, accusereste il governo di fascismo, riterreste intollerabile il trattamento censorio e scendereste in piazza. E avreste ragione.

Avreste ragione perché, al di là del grave provvedimento liberticida, la matassa democratica sembra ormai inestricabilmente legata all’esistenza dei social network. Essi sono cioè diventati un luogo di dibattito fondamentale e ormai difficilmente aggirabile nella valutazione delle dinamiche politiche e sociali globali. Cosa questo significhi oggi e cosa significherà domani è faccenda complessa e meritevole di ampio spazio; e non è questa la sede per ragionarci sopra. Basti qui segnalare il ruolo certamente ambiguo ma sempre più importante che hanno Twitter e Facebook nella formazione politica degli individui. Molto semplicemente: ci si forma e ci si informa sui social in modo sempre più consistente. Ovvero si declinano i propri diritti politici in una chiave storicamente inedita.

Per questo il provvedimento del governo di Erdogan è un atto doppiamente grave: limita le libertà individuali e con esse la possibilità di partecipare alla vita democratica del paese e al dibattito pubblico internazionale. In poche parole: limita il diritto al presente storico. Fatto che dovrebbe essere intollerabile dal punto di vista di un’Europa che sta valutando l’ingresso della penisola e che fonda la sua esistenza sulla pluralità.

Mi chiedo perciò cos’altro serva per dire un no convinto, per ribadire la distanza liberale tra il progetto politico europeo e la realtà di un paese illiberale. Ma soprattutto mi chiedo cosa ne pensano coloro che fino a ieri si dicevano favorevoli. Avranno oggi il coraggio di andare su Twitter e scrivere i loro 140 caratteri con tanto di hashtag #sìallaTurchiainEuropa?

Parole parole parole

in società by

Ma davvero le parole “fomentano” l’odio?
Voglio dire, come funziona? Metilparaben se ne sta tranquillo, poi legge lo status di Tizio che dà della zoccola a una, quello di Caio che la manda a cagare, il tweet di Sempronio che la minaccia di spezzarle le gambe, e da che era in pace col mondo diventa pieno d’odio pure lui?
In sostanza voi sostenete che se quegli status non fossero esistiti, o per tagliare la testa al toro se non fossero esistiti gli strumenti (Facebook e Twitter, o per fare ancora prima internet) attraverso i quali si sono propagati, Metilparaben sarebbe rimasto serafico a giocare a Angry Birds invece di essere repentinamente trasformato in un potenziale assassino?
Dite che funziona così? Cioè, ci credete davvero? Lo ritenete ragionevole?
Io, personalmente, ho dei dei dubbi.
A me pare che le parole, più che fomentare l’odio, lo esprimano: cioè che l’odio sia precedente alle parole con cui viene manifestato. Non è che io scrivo delle cose brutte a qualcuno e poi lo odio: prima lo odio, e dopo, siccome lo odio, gli scrivo delle cose brutte.
Il che non esclude, sia chiaro, che quelle parole risultino disturbanti, offensive, a volte perfino terrorizzanti per chi si trova ad esserne il destinatario. Anche se, a pensarci bene, il problema vero non sono le parole, ma quello che c’è a monte.
Voglio dire: se uno, per un motivo qualsiasi, volesse ammazzarmi e me lo scrivesse, probabilmente me la farei sotto dalla paura. Ma quella paura non scomparirebbe se al tizio in questione venisse impedito di scrivermelo: perché la sua pessima intenzione nei miei confronti esisterebbe lo stesso, con la semplice differenza che io non lo verrei a sapere.
Intendiamoci: a me piacerebbe un sacco che nessuno minacciasse nessun altro, mai, a prescindere dallo strumento con cui lo fa.
Ma siccome, purtroppo, a volte capita, relegare la minaccia nel buio non mi pare una gran soluzione per scongiurare i suoi possibili esiti: anzi, ha tutta l’aria di essere il modo perfetto per lasciarla silente, inespressa, sconosciuta, e per questo ancora più insidiosa.
Io ci rifletterei, prima di sparare giudizi tranchant sul pericolo delle parole.

Io che devo fa’?

in politica/società by

Oggi il Ministro Elsa Fornero è intervenuta ad un convegno. Una sua frase è stata interpretata in maniera erronea non so da chi, ma è cominciata a rimbalzare sui social network.

Il succo era che il Ministro ritiene che i giovani siano schizzinosi, che non debbono essere choosy, ovvero alla ricerca di un determinato tipo di lavoro. Si devono accontentare, dicevano altri.

Amici, italiani, cittadini.

Non lo ha detto. Non in quei termini, per lo meno. Parlava del passato, di quando accadeva che i giovani facevano gli schizzinosi, ben rimarcando la differenza tra il passato e il presente.

Eppure sono impazziti quasi tutti. Decine, centinaia di persone che fanno rimbalzare un concetto che non esiste.

Probabilmente solo perché Fornero è la cattiva, ormai. Quello è il suo ruolo nella narrazione. E quindi quando uno legge un frase stupida attribuitale, non ha bisogno di verificarla. L’avrà sicuramente detta. Caspita, è quella strega della Fornero!

Uno non vuole fare il qualunquista, no, ma veramente. Ditemi voi.

Io che devo fa’?

(a parte rivedere spezzoni di partite della Coppa delle Coppe su Youtube fino a perdere i sensi, intendo)

 

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