un blog canaglia

Tag archive

Tarantino

La violenza-farsa dei vendicatori della domenica

in società by

In un vecchio post scritto in concomitanza con l’uscita al cinema di Django Unchained, Anna Missiaia evocava il valore catartico della violenza tarantiniana: secondo l’autrice del pezzo, l’elemento splatter della totalità dei film di Tarantino non costituirebbe un invito alla violenza, bensì un ottimo mezzo a disposizione dello spettatore per sentirsi in un qualche modo appagato (o meglio, prosciugato) di tutto quel carico di istinti negativi che, nella nostra esistenza quotidiana, accumuliamo incessantemente.

Aggiungerei all’analisi di Anna (semplice nel suo psicologismo ma assolutamente corretta) che la violenza di Tarantino è, paradossalmente, pedagogica: il sangue a fontanelle, le decapitazioni improbabili, le torture grottesche sono un modo per ricordare costantemente allo spettatore che quello che sta guardando non è reale. Difficile impressionarsi per scene dove, piuttosto, la risata viene quasi spontanea. Una reazione la nostra che non ci rende mostri, ma che, al contrario, dimostra come il messaggio sia stato perfettamente recepito: questa è fiction, e nient’altro.

Tuttavia, da buon pedagogo (o, più semplicemente, da artista) Tarantino non manca di sottolineare che, al di là dell’intrattenimento cinematografico, esiste una violenza reale, storica: un aspetto è particolarmente chiaro in Django, dove alle solite scene di follia granguignolesca con sanguinamenti irreali e donne che volano via sbalzate da proiettili di colt si alternano momenti di una tragicità irriducibile, ovvero la ricostruzione delle varie umiliazioni, privazioni e torture inflitte agli schiavi afroamericani. Nei passaggi dove il cinema fa posto alla storia, la telecamera non si sofferma morbosamente sui dettagli, ma lascia spazio a campi lunghi in cui il sangue, quello “vero”, è solo intuito. Un po’ come succedeva nel teatro della Grecia antica, dove le situazioni di pura brutalità erano del tutto bandite dal palcoscenico – si evocava, ma non si rappresentava. Vi è, in Tarantino, una consapevolezza profonda della differenza tra realtà e finzione.

Tutto ciò mi è venuto in mente di leggendo e ascoltando le dichiarazioni deliranti (istituzionali e popolari) che hanno fatto seguito alla strage di Parigi: da guerre-lampo redentrici a rese dei conti a mani nude, sembra che un’assoluta incoscienza della dimensione reale della violenza stia pervadendo l’opinione pubblica. Un esempio fra tanti, le scritte ultras apparse sui muri di Roma che invitano l’ISIS a un confronto “alla pari”, spranghe alla mano, con tanto di avallo del blogger survivalista di turno. Complici sicuramente i media (ma questa, ahimè, non è una novità), abbiamo trasformato un’esperienza umana terribile nella solita farsa da bar. E l’unica risposta che siamo in grado di dare di fronte al dramma della realtà è quella di una violenza tanto immediata quanto virtuale, in un lampo di finta empatia che si esaurisce nel tempo di cambiare canale, di passare al prossimo spettacolo.

Insomma, da Quentin Tarantino non abbiamo imparato proprio un cazzo.

Tarantino Unchained

in società by

Ogni due-tre anni esce un nuovo film di Quentin Tarantino e ogni due-tre anni ci sono delle anime candide che si scandalizzano per via della violenza del film. Anche per Django Unchained e’ successa la solita rumba. Ora, io sono una fan di Tarantino da molto prima dell’eta’ minima per vedere i suoi film e queste righe le avrei potute scrivere anche senza aver visto Django Unchained. Ho comunque aspettato di vederlo, cosi’ da poter confermare che e’ il solito capolavoro. Come in ogni film di Tarantino, anche in Django Unchained scorre sangue a fiumi, esplodono teste e volano tanti cadaveri crivellati di colpi. Ma tanti davvero. Ecco, il fatto e’ che ne volano talmente tanti, e in modo talmente surreale, da rendere i film di Tarantino completamente staccati dalla realta’. Prova ne e’ che in un cinema che conteneva circa 1000 persone, queste scene erano accolte con fragorose risate. Tutti mostri? Tutti potenziali killer? Non credo proprio. Anzi, essendo cresciuta con Le Iene e Pulp Fiction, sono arrivata alla conclusione che i film di Tarantino siano quasi catartici rispetto alla violenza: ne propongono talmente tanta e talmente assurda da prosciugare qualsiasi istinto violento. Io dopo aver visto un film di Tarantino mi sento tremendamente serena e pacifica. Quello che i critici di Tarantino non capiscono, o non vogliono capire, e’ che Tarantino li prende sonoramente per il culo e loro ci cascano come fessi. Tarantino e’ un genio e consiglio viviamente a chi non riesce a distinguere tra la violenza dei suoi film e quella reale di guardare altro. In attesa del prossimo giornalista o un critico cinematografico che con lo sguardo da triglia gli chiedera’ “why do you need to put so much violence in your movies?” e lui rispondera’ “because it is so much fun!”. Yes it is, Quentin.

Go to Top