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Europa

in #Ellenica by

Nacque tutto da una questione di corna.

Anzi no, nacque tutto da una questione di gonadi.

Eh già, perché Zeus era un dio dall’arrapamento facile, un nume dalla sessualità a dir poco esuberante che quando era il momento di infilare la folgore da qualche parte non ci pensava di sicuro due volte. Dee, ninfe, donne mortali e persino ragazzini imberbi erano tutti potenziali oggetti della, ehm, attenzione della divinità: chiedetelo al povero Ganimede, appena adolescente, trasportato in volo sul monte Olimpo da uno Zeus trasformato in aquila mosso dalle peggiori (migliori?) intenzioni.

Pure ‘sto brutto vizio di trasformarsi in animale: non è chiaro se l’attitudine metamorfica fosse dettata dalla necessità di nascondersi dalla gelosissima e cornutissima moglie Era (ve lo ricordate come andò a finire con Eracle?) o se vi fosse piuttosto un piacere nascosto, quasi freudiano, in questo furry ante litteram…ad ogni modo a Leda sicuramente il vizio non dispiacque, d’altronde quando si tratta di grossi uccelli non è proprio il caso di fare le difficili.

Dunque le gonadi, Zeus perennemente arrapato ed Europa che era una grandissima gnocca. O almeno così dice il mito, e chi siamo noi per mettere in discussione i gusti degli antichi Ellenici? Europa, principessa e figlia di Agenore, re di Tiro, con questa mania per l’igiene che la spingeva ogni giorno in spiaggia a lavarsi con l’acqua del mare, tuttignuda sul bagnasciuga, e vuoi che il Padre degli dei non colga l’opportunità al balzo? E così, all’ennesima provocazione, è chiaro che quella troia vuole del cazzo mo’ glielo faccio vedere io, il gaudente Zeus organizza il solito espediente animalesco e ordina a Hermes – nome tipico da bocciofila emiliana– di condurre la mandria di buoi di Agenore presso la spiaggia; fra questi si mischia lo stesso Zeus, tramutatosi in un bellissimo toro bianco (ma come si fa a definire se un toro è bello o brutto?) dalle corna perfette a forma di mezza luna (ah ecco, si guardano le corna). Europa si accorge di questo bellissimo toro, si avvicina, il toro si genuflette e la ragazza fa quello che una qualsiasi persona normale farebbe di fronte a un toro genuflesso: gli sale sulla groppa.

E Zeus reagisce come più o meno tutti ci aspettavamo: parte al galoppo con la bella Europa tutta nuda ancora sulla groppa. Lei urla, scalpita, vuole scendere, ma niente, in un attimo il toro ha attraverso il mare e più pratico di un volo Ryan Air atterra sull’isola di Creta, scarica il bagaglio e si mette all’opera.

Che cosa abbia fatto Zeus una volta finita la monta non è ben chiaro, probabilmente è tornato sull’Olimpo a prendersi le mattarellate in testa dall’irritabile Era, o forse si è subito in cerca di un altro partner più o meno consenziente, però pare che prima di partire abbia fatto dei doni ad Europa. Tra cui un marito, Asterione, re dell’isola. Dettaglio non da poco, anche perché nel frattempo la ragazza era rimasta incinta. Dallo sperma divino nasceranno dunque tre semidei: Radamanto, Sarpedonte e…Minosse. Decisamente un futuro segnato anch’esso da tori arrapati e rapporti intraspecifici per il povero Minosse. Ma questa è un’altra storia.

Ebbene, ‘o mythos deloi oti, la favola insegna che: il mito di Europa iniziò con uno stupro.

Chissà come andrà a finire.

Senza aborto non esiste contraccezione

in società by

Si sente dire spesso, in modo particolare da parte del cosiddetto fronte cattolico, che l’aborto viene usato troppo disinvoltamente come metodo contraccettivo: con ciò, evidentemente, stigmatizzando le leggi che lo consentono e sostenendo che quelle leggi inducono le donne ad essere meno responsabili di quanto dovrebbero.
Poi, un giorno, uno legge del Paraguay.
Dovete sapere che in Paraguay succedono due cose: primo, c’è un numero altissimo di bambine sotto i 14 anni che restano incinte; secondo, l’aborto è sostanzialmente illegale, tranne nel caso in cui la donna sia in pericolo di vita.
Si può non vederla, la relazione che esiste tra questi due elementi: oppure, più probabilmente, si può fingere di non vederla. Eppure c’è, è decisamente evidente e demolisce, capovolgendola, la retorica dell’aborto legale come incentivo all’irresponsabilità.
Perché il divieto di abortire, che piaccia o no, è ispirato a un indiscutibile principio di fondo: l’autodeterminazione di una donna è così poco importante da essere subordinata, per legge, perfino alla mera sussistenza biologica di un embrione.
Da ciò discendono almeno due conseguenze: nel lato maschile della società viene largamente promossa la visione della donna come di un buco, o una fica, o un utero (scegliete voi la parola che preferite) senza cervello né dignità; nel lato femminile viene scoraggiato qualsiasi percorso verso la responsabilità sessuale, giacché è noto che responsabilità e libertà vanno di pari passo, né la prima può svilupparsi in assenza della seconda.
Ci si può meravigliare che in un contesto del genere prosperino gli stupri sulle bambine da un lato e l’irresponsabilità sessuale delle bambine dall’altro? Direi proprio di no.
Quindi eccoci alla relazione: dal fatto che l’aborto sia vietato consegue, in larga misura, il fatto che troppe adolescenti restino incinte.
Il che ci conduce al problema iniziale: è vero che l’aborto legale viene utilizzato come metodo contraccettivo, o piuttosto è vero che in un’accezione larga, ma non per questo meno stringente, lo è, nel senso che rappresenta il presupposto culturale di qualsiasi altra forma di contraccezione, perché impone l’idea della donna come essere pensante e aumenta la responsabilità sessuale delle donne attraverso il rafforzamento del loro diritto ad autodeterminarsi?
Pare un particolare irrilevante, e invece è un abisso.
La verità? Senza aborto legale diventa un miraggio anche la contraccezione.
Vediamo di ricordarcelo, quando qualcuno cerca di attaccarlo anche dalle nostre parti.

Ich bin Canimorti

in società/ by

In questi giorni ho pensato spesso al post di Canimorti sulle secrezioni genitali della società e alla discussione che ne è seguita con un simpatico commentatore in merito alle preferenze sessuali dell’autore. A Canimorti piacciono i ladyboys, le ragazzine thailandesi con il cazzo e questo, a quanto pare, non va bene. Canimorti è un bastardo, poiché, secondo l’opinione del commentatore, implicito alla sua dichiarata passione per i transessuali adolescenti thailandesi ci sarebbe “il gioco di potere che si può esercitare su tali soggetti”.

Ora, non si tratta qui di difendere Canimorti, altresì noto tra i pochi intimi come “il Charles Manson della Val Gardena” per quella famosa strage di Altoatesini nel 1987. Parliamo di un criminale di guerra ricercato dal Tribunale dell’Aja nonché rinomato petomane, mica cazzi. Inoltre, ritengo che il commentatore-psicologo non avesse tutti i torti nel descrivere la passione per gli schiavetti ermafroditi del Siam come una malcelata fantasia di dominazione.

Posso però dire con tutta tranquillità che mi stanno sulle palle quelli che pontificano sui gusti sessuali degli altri. Attenzione, parliamo di gusti, siano nella sfera della psiche, non parliamo di atti concreti, fisici, con conseguenze sulla realtà. Per quel che ne sappiamo, Canimorti passa le domeniche pomeriggio ad ammazzarsi di seghe fantasticando di stupri di massa su minorenni asiatici dal sesso incerto. Tutto qui, il resto del suo tempo lo spende a vedere Gossip Girl. Quel maiale.

È sbagliato che Canimorti abbia fantasie tanto abbiette, legate alla violenza e allo sfruttamento di categorie umane incapaci di difendersi?

Questa domanda mi riporta alle fantasie sullo stupro. È un dato di fatto, molti uomini sognano, fantasticano di violenze sessuali di vario tipo a danno di diversi soggetti. L’idea di possedere una persona indifesa con la forza è, per tantissimi individui, eccitante. Così come ci sono moltissime donne – e forse anche uomini – che si eccitano all’idea di essere (virtualmente) stuprate. La violenza, fatta e subita, è un dato incontrovertibile della sessualità umana, e come tale emerge in continuazione dai meandri della nostra interiorità.

Tutto ciò è immorale? Facciamo davvero così schifo? Forse sì, ma sarebbe anche ora di accettare con serenità la nostra animalità di fondo. Anzi, peggio che animalità, perché noi ci mettiamo pure il carico dell’intenzione. “Siamo la canticchiante e danzante merda del mondo,” diceva un tale.

E di questa schifezza dobbiamo farci carico senza troppe ipocrisie. Siamo abbietti, let’s face it. Lo sforzo maggiore che possiamo chiedere a noi stessi è di relegare questa nostra malvagità intrinseca al mondo dell’immaginazione – ed è esattamente quello che le persone di buon senso dotate di un minimo di responsabilità fanno quotidianamente. Non usciamo per strada e violentiamo la prima signora anziana di passaggio. Al massimo, torniamo a casa a sfrangiarci l’uccello immaginando le peggio cose su quella vecchia baldracca dallo sguardo chiaramente provocante (ah, il fascino discreto della cataratta!).

L’anima puzza di marcio, ma quel che ci salva sono le scelte. Ti piacciono i minorenni thailandesi? Sogni di stuprare il cadavere di Sandra Mondaini? Vorresti cacare in faccia al tuo partner mentre questi si scopa sua madre? Benvenuto nell’umanità scricciolo, ora però tieni tutto questo dentro la tua testolina, mi raccomando non farlo uscire.

Non siamo per niente belli dentro, però possiamo cercare di non essere così brutti fuori.

Ecco, siamo tutti Canimorti.

SESSISMO ALLO CHAMPAGNE

in humor/società by

Mi ha molto appassionato la polemica su Hamilton che spruzza di sciampagna una valletta ed è conseguentemente accusato di sessismo, anche se io avrei preferito che venisse usata la parola “strupro”, così, per levarsi il pensiero.
Devo purtroppo rilevare, come ogni appassionato di gare automobilistiche e motociclistiche vi confermerà, che il problema non è nuovo e, au contraire, si ripete da anni col medesimo rituale barbaro, vile e ignorante.

È bene precisare che i primi a subirne le drammatiche conseguenze sono gli altri piloti di sesso maschile ma anche in questo caso – visto che non possiamo in alcun modo certificare che abbiano richiesto un tale trattamento – si può parlare di barbarie, di sevizie e ovviamente di stupro oltre che di classismo, sessismo, bullismo, priapismo, prepotentismo, soggiogantismo, sottosoprismo, colonscopismo e infine addirittura proprio lui, il prismo.

prismOecco un grazioso prismO

È un tristo fatto che i piloti, per salvaguardare un vetusto concetto di virilità, in tali frangenti fingano di divertirsi.
L’osservatore non superficiale però, fissando quelle smorfie e i ghigni, noterà che nascondono una sofferenza tale che nessuna doccia bollente sarà mai capace di mondare.

Vi lascio con alcune testimonianze poco adatte ai deboli di cuore.

Lewis Hamilton on AlonsoIl brutto vizio di Hamilton (che ricordiamolo È PURE NEGRO) questa volta su un rassegnato e mesto Alonso.

Lewis Hamilton Jason Button on Sebastian VettelLewis Hamilton (ALLORA BASTARDO INSISTI) e Jenson Button sull’orripilato e sorpreso Sebastian Vettel

Nico Rosberg e Romain Grosjean on Sebastian VettelSebastian Vettel di nuovo umiliato, questa volta da Nico Rosberg e Romain Grosjean.

Jorge Lorenzo e Valentino Rossi on Marc MarquezJorge Lorenzo e quell’infame di Valentino Rossi (non dimentichiamo la storiaccia dell’evasione fiscale) su uno spaventato e tremante Marc Marquez.

Jorge Lorenzo on Casey StonerAncora Jorge Lorenzo su un allibito Casey Stoner (che infatti ha somatizzato e perso le tre gare successive, bravo Lorenzo clap clap clap).

Valentino Rossi on EVERYBODY

Un noto evasore fiscale (che poi si è accordato con l’AdE ehehehehehehehehe) arriva a spruzzare il mesto pubblico che tanto è schiacciato lì sotto e non può far altro che subire l’incivile trattamento, così, alla traditora.

Neanch’io

in società by

Gentile senatore Giovanardi, la faccio molto breve: se dovessi dire quale mentalità favorisce effettivamente gli stupri, tra quella che considera il sesso un “semplice divertimento” e quella che -da secoli- lo carica di senso di colpa e nevrosi fino a farlo diventare un’ossessione e un tabù, avrei ben pochi dubbi.
Ella afferma di non meravigliarsi, quando ha notizia di una violenza sessuale.
Considerato quanto sono ancora diffuse nella nostra società le motivazioni che Ella adduce, neanch’io.

Il volto della giustizia

in società by

Nel 1945, in uno dei suoi tanti editoriali su Combat, Albert Camus scriveva che “le nazioni hanno il volto della loro giustizia”.  Si indignava Camus di fronte all’ingiustizia, al crimine regolato dall’accettazione antropologica della violenza. Le brutalità della seconda guerra mondiale, Hiroshima, la necessità balorda e compiaciuta della violenza sistematica: queste erano le questioni che occupavano e preoccupavano i suoi articoli di quegli anni. Erano gli anni della rappresaglia come deterrente e principio di pace, gli anni dello schifo autorizzato dai “buoni”, quegli stessi francesi e americani che, per rispondere agli eccidi tedeschi, minacciavano di ammazzare tra le 50 e le 200 persone per ogni connazionale ucciso. I buoni che superavano i cattivi nella professione di cattiveria, nella professione di fede per i mezzi mortiferi, per l’annichilamento della dignità umana, visto che i tedeschi avevano stabilito un rapporto di 10 a 1.

Non è certamente più il tempo della morte come principio numerico, non lo è per lo meno qui da noi, dove il beccarismo ha avuto la meglio sull’annientamento legiferato. Ma è ancora il tempo della morte come principio di gioia. La morte altrui, beninteso, perché la propria fa una paura fottuta. Gli altri che sono assassini, gli altri che sono stupratori, gli altri che sono inumani e meritano leggi inumane, svuotate di ogni valore liberale; perché la libertà e la giustizia vanno a braccetto, sì, ma quando, dove non si manifesta umanità possono andare ognuna per la propria strada. Serenamente, senza patemi d’animo umanitario.

E allora proliferano le “grandi lezioni di giustizia”, quegli assassinii festosi chiamati impiccagioni, che vanno bene in un altrove indiano come in un qui italico, in un passato remoto e feudale come in una moderna democrazia occidentale. Vi piace il colore della gola quando la corda stringe, stringe, stringe fino a soffocare ogni pensiero, ogni ricordo, ogni cosa non fatta e impossibile ormai. Vi piace perché lo dite, lo scrivete con un orgoglio tutto giusto: meritarsi una pena, pur di morte, è una condizione esistenziale: le colpe sono i colpevoli, i colpevoli sono le colpe. Vi piace, ammettetelo, essere giudici di un giudizio giusto e definitivo.

Vi piace, lettori, commentatori del Fatto Quotidiano, scrivere che quei quattro indiani devono morire perché “è incivile lasciarli in vita”. Incivile, capito? Incivile è lasciarli in vita, non ammazzarli pubblicamente. E’ incivile perché la loro schifosa umanità ha stuprato e ucciso una ragazza di ventitre anni. La civiltà prevede il riconoscimento del suo contrario e la punizione attraverso quest’ultimo. Morte con morte. Perché la morte provocata è incivile, ma la morte evocata, auspicata dagli istinti di giustizia è giusta, è una lezione.

E’ difficile mettere a disposizione una parte della propria coscienza e sporcarla per chiarire il mondo; è più facile pulirla per oscurarlo, renderlo opaco agli occhi della propria umanità. Che ha il volto della giustizia, come quello delle nazioni di Camus, un volto indistinguibile, sformato: una nauseante faccia di merda.

 

* Questo post è stato ispirato dalla lettura di alcuni abominevoli commenti dei lettori del Fatto Quotidiano all’articolo sulla condanna a morte dei quattro assassini di una giovane studentessa indiana.

 

Depenalizzare lo stupro

in politica/società by

Sono convinto che i sostenitori della castrazione chimica per gli stupratori non si rendano conto delle conseguenze paradossali di quello che propongono.
Già, perché lo stupro -ancorché orripilante- è pur sempre un reato: e quando uno commette un reato, cioè sbaglia, viene sottoposto alle sanzioni stabilite dalla legge e al connesso processo -almeno astrattamente- rieducativo che si accompagna alla pena detentiva.
Ebbene, affermare che chi ha commesso uno stupro dovrebbe essere castrato  equivale a sostenere che il suo impulso a violentare una donna è -e sarà sempre- irrefrenabile: al punto che -sostengono i fautori della castrazione- egli finirà inevitabilmente per commettere di nuovo lo stesso reato anche dopo aver scontato la sua pena ed essere tornato libero; da cui l’ineludibile necessità di sedare per sempre i suoi istinti ricorrendo alla chimica e metterlo finalmente nelle condizioni di non nuocere.
L’occasione mi è gradita per far notare un particolare: assecondare questo punto di vista significa -per stretta conseguenza logica- essere convinti che gli stupratori non siano pienamente responsabili di quello che fanno; cioè che sia un istinto insopprimibile, non la loro libera scelta, a determinare la loro volontà di commettere una violenza sessuale.
Il che vale a dire, per chiamare le cose col loro nome, che secondo i sostenitori della castrazione chimica gli stupratori non sono in grado di intendere e volere, e quindi non sono tecnicamente imputabili per alcun reato.
Domanda: ve ne rendete conto, che questa è la conseguenza logica di quello che dite? Se ne rendono conto quelli che vi acclamano gridando alla castrazione chimica? Avete cognizione del fatto che non siete voi, ma gli altri -cioè quelli che la castrazione chimica la aborrono-, a considerare i violentatori dei delinquenti a tutti gli effetti?
Rifletteteci, per cortesia: perché, in fondo in fondo, state cercando di depenalizzare lo stupro e nemmeno ve ne rendete conto.

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