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stalinismo

Prendigli il microfono

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Poi, come al solito, diranno che sono prevenuto.
Però, se avete un minimo di pazienza, guardatevi ‘sto video e poi fatevi una domanda: è possibile, logicamente parlando, conciliare la supposta “democraticità” di un’organizzazione politica con il fatto che detta organizzazione è guidata da un leader carismatico? Oppure, come mi pare più probabile, per far quadrare il cerchio occorre che la democrazia interna sia soltanto proclamata, magari a gran voce, ma al primo accenno di dissenso si renda necessario, per non dire indispensabile, gridare “prendigli il microfono“?
Io non posso saperlo, se la ragazza del video si è “guadagnata la pagnotta dal PD”: e siccome non lo so non mi azzarderei a ipotizzarlo, anche se astrattamente questa rimane pur sempre una possibilità.
Quello che so è che la stessa insinuazione è stata operata nei miei confronti, ovviamente senza alcun fondamento, ogni qual volta mi sono azzardato a criticare i nostri amici grillini; e che l’accusa di tradimento al primo cenno di disaccordo, l’imputazione di intelligenza col nemico, la calunnia utilizzata come strumento di delegittimazione dei dissenzienti e il dileggio pubblico che ne consegue sono, perché lo sono, riflessi tipicamente stalinisti; che, perlomeno a me, fanno più orrore, e sembrano ancora più pericolosi, della cosiddetta “partitocrazia”.
Qualcuno, anche su questo blog e non senza ottime ragioni, ha osservato che il Movimento 5 Stelle è diventato come tutti gli altri partiti.
Magari, mi viene da obiettare guardando queste immagini.
Magari.

Cretini e stalinisti

in società/ by

Intendiamoci, ché ragionare senza usare il cervello non serve a niente: in termini generali avere presente un problema e comprenderne la gravità non equivale automaticamente a ritenere di risolverlo come lo risolverebbero altri; e, specularmente, proporre per quel problema una soluzione diversa da quella proposta da altri, al contempo rilevando che a proprio parere la soluzione proposta dagli altri è inefficace, non significa affatto considerare quel problema un problema di poco conto.
Esemplificando, se uno ritiene che la legge sull’omofobia sia inutile, accusarlo in modo tranchant di strafottersene delle discriminazioni nei confronti degli omosessuali, e addirittura di rafforzare la causa dei loro detrattori, configura una cretinata dal punto di vista logico e un metodo stalinista sul piano politico: perché la logica, da un lato, ci insegna che è perfettamente plausibile immaginare soluzioni diverse per lo stesso problema; e la politica, dall’altro, ci suggerisce che mettere a confronto costruttivamente le diverse (diverse, perbacco!) proposte per elaborare la soluzione a un problema sostanzia un metodo che normalmente viene indicato col termine “democrazia”, mentre attribuire nefandezze a chi la pensa in modo diverso da noi, delegittimandolo con accuse a cazzo di cane, è indicativo di sommo spregio nei confronti della democrazia stessa.
Orbene, quando uno premette (esplicitamente, a scanso di equivoci) che il problema c’è, che esiste, che è drammatico, ma che lui lo risolverebbe in un altro modo, peraltro dettagliando tale modo in maniera puntuale (nel caso di specie attribuire diritti, il che, peraltro, configura una visione ben più avanzata di quella che si limita ad erogare sanzioni), vomitargli addosso l’accusa di sottovalutare il problema, o peggio di negarne l’esistenza, o peggio ancora di fiancheggiare gli omofobi, è al tempo stesso una cretinata e un gesto stalinista -o fascista, fate un po’ voi-: a meno che non vi siano fondati -dico fondati- motivi per ritenere che l’individuo in questione stia ciurlando nel manico, perché sotto sotto ritiene che i gay si meritino di avere una vita di merda e tenta di portare acqua al proprio mulino in modo capzioso, strisciante e occulto.
Ora, io non voglio neppure tirare in ballo il fatto che su questo blog a criticare la legge contro l’omofobia siano stati due radicali (i quali fanno parte di un movimento politico che -al di là dei suoi difetti- si batte per la causa degli omosessuali da decenni), e quindi che esisterebbero fondati motivi per ritenere esattamente il contrario: anche se fossero due sconosciuti il discorso sarebbe esattamente lo stesso, e ostinarsi a rifiutarlo a priori sparando accuse di omofobia alla cieca non porta da nessuna parte.
A meno che non si sia deciso, magari attraverso una consultazione online, che certi dibattiti debbano essere svolti per forza in modo cretino e stalinista.
Si vede che quel giorno ero distratto.

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