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Silvio Berlusconi

E’ arrivato Grillusconi

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Se arriveranno gli avvisi di garanzia, se i dirigenti ostacoleranno il sindaco, queste manovre si ritorceranno contro di loro.

Diciamoci la verità: se una frase del genere l’avesse pronunciata Berlusconi vent’anni fa, in relazione a un sindaco qualsiasi eletto nelle liste di Forza Italia in una qualsiasi città italiana, in molti avrebbero iniziato a stracciarsi le vesti e a prodursi nelle lamentazioni che conosciamo fin troppo bene, avendole sentite decine e decine di volte.
In testa al coro, naturalmente, ci sarebbe stato lui, Beppe Grillo, insieme a tutti i suoi accoliti: per i quali fin troppe volte un semplice avviso di garanzia è stato più che sufficiente per fare sfoggio di un giustizialismo tanto fondamentalista quanto urlato, e le ipotesi complottiste sui magistrati politicizzati hanno rappresentato a lungo altrettante confessioni di colpevolezza, specialmente se declinate, come si dice, mettendo le mani avanti.
Senonché, oggi una frase del genere non viene pronunciata da Berlusconi, ma da Grillo. Il quale, evidentemente, ha smesso di ritenere che gli avvisi di garanzia equivalgano alle condanne per passare a una posizione più articolata, in base alla quale essi assumono significati diversi, o per meglio dire opposti, a seconda di chi li riceve: sentenze inoppugnabili di colpevolezza nei casi in cui riguardano gli altri, dimostrazioni cristalline di onestà, in quanto evidentemente riconducibili a meccanismi cospirativi, quando toccano a loro.
Così quello che fino a ieri, per l’universo mondo, altro non è stato che un marchio d’infamia, da oggi, e solo per i grillini, si trasforma paradossalmente in un vero e proprio bollino di onestà: e contestualmente iniziano a prendere forma, a esistere nel mondo reale, le “manovre” che fino a pochi mesi fa, quando venivano evocate da altri, costituivano irripetibili occasioni di prodursi in frizzi, lazzi e attribuzioni di nomignoli assortiti.
Proprio come quello che lo scrivente, indegnamente, è stato costretto a coniare nel titolo di questo post.
Il nostro amico, del resto, se lo merita.

Tutta la figa del presidente

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Sulla soglia degli ottanta, succede che il cuore inizi a fare strani scherzi. Succede che, affaticato da una vita in cui ha svolto il proprio lavoro senza risparmiarsi – ed è proprio questo il caso – cominci a perdere colpi. Succede che qualcuno debba intervenire per effettuare un ricambio, mettere una toppa al pit-stop per garantire all’organo un po’ di autonomia in più. Succede che, per fortuna, nonostante la gravità e l’età avanzata l’operazione riesce a meraviglia e, nel giro di qualche ora, riapri gli occhi. Fin qui nessuna mano dal cielo: tanta professionalità, una discreta forza d’animo e un po’ di sano culo. Il miracolo arriva quando, tra le prime parole dopo il risveglio, non ci sono né gemiti, né lamenti, né domande: ci sono battute e apprezzamenti all’infermiera. Trenta secondi dopo aver ripreso coscienza, stando alle ricostruzioni. È quel momento in cui a parlare è il subconscio.

Berlusconi è un uomo che ha sacrificato tutto se stesso per la figa. Inutile girarci intorno: la patata, la topa, la patonza, la sgnacchera, senza sembrare il Benigni degli anni ’80, quella cosa là. Lui, certo, è stato un imprenditore fenomenale, un uomo politico di straordinario successo, un marito e un padre più volte, ma quello e soltanto quello è l’altare su cui ha immolato tutto se stesso. Ha messo a rischio ogni cosa: soldi, potere, reputazione, dignità e finanche la libertà, “solo” per un po’ di pelo. E non fraintendete, questa è una constatazione carica di ammirazione genuina, di incantato fascino – lo stesso fascino, forse, che lui prova per la gnocca: qualcosa di disilluso e assoluto, un puro distillato di vita. È l’ancoraggio all’umanità debole dell’uomo forte. Qualcosa di vero e bellissimo.

Come tutte le passioni autentiche, anche quella di Berlusconi non può prescindere dalla generosità nella condivisione: “la patonza deve girare” rimane un imperativo categorico, un vessillo programmatico che suona come un inno al godimento universale. In una scena pubblica che è un susseguirsi di vessazioni auto inflitte e di mesti piagnistei, la verace passionalità berlusconiana è ancora, ed è questo l’incredibile, una boccata d’aria fresca. Pensate che, perfino nel momento in cui la morte non è mai stata così vicina, il primo pensiero è stata alla ridanciana bellezza di una battutaccia disimpegnata.

Dopotutto, lo spirito cameratesco – che quanti amano la propria voce sopra ogni altra cosa definiscono “volgare” – con cui Berlusconi si è dedicato al pelo è qualcosa che ha permeato, nel bene e nel male tutta la sua vita: le barzellette, le uscite pubbliche (memorabile il “ma lei viene? E quante volte?), le notti private, le feste del bunga bunga, le Nicole Minetti, e le Michelle Obama, le prime mogli e poi le seconde, le mantenute, le ricattanti, le nipoti di Mubarak, le infermiere, le mille comparse di una vita che suona come un’eterna festa in bikini. Ma piena di risultati. Non è una cosa per tutti, certo, campare così: e chi non se la sente farebbe bene a vivere come pare a lui, provando a sfuggire al fascino perverso, quello sì, dei giudizi.

Insomma, Berlusconi è il profeta della verità banale che le donne sono qualcosa di meraviglioso e pericolosissimo. Lasciate stare la mercificazione, la reificazione, il rispetto chiesto e dovuto: è solo un gioco di leggerezza – rispetto a una vita che certo leggera non è stata. Rimane la coerenza magnifica della dedizione spassionata, qualche olgettina più ricca, qualche ospite più felice, ma certamente rimaniamo noi più divertiti e appassionati, forse più morbosamente di lui, da tutto questo.

 

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Quando c’era lui, ovvero una raccolta completa delle barzellette di Silvio

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La verità è che, sotto sotto, ci manca. Terribilmente. E quindi per affievolire questa nostalgia canaglia, ecco una carrellata di momenti meravigliosi che ha donato al dibattito pubblico come solo lui sapeva fare.

 

La metabarzelletta: quella su Berlusconi

Quella di Carletto e la Contessina

Quella su Rosy Bindi, con bestemmione

Quella su Hitler

Quella sugli ebrei

Quella dell’agricoltore e la mela

Quella sui carabinieri e i comunisti

Quella del Commendator Bestetti che va al night, e la moglie

Quella del grande amatore

Quella del cinese che vuole la cittadinanza

L’altra metabarzelletta: Silvio in paradiso e la sua capacità manageriale

Quella su Nicolino, in napoletano

Quella sui carabinieri e il pinguino

Quella sui vampiri

La terza metabarzelletta: quella di Berlusconi e il contadino

Gennaro for President

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Bellissima questa storia che tutti sono indignati perché la finale di Coppa Italia di ieri è stata giocata solo dopo che gli ultrà del Napoli hanno dato il proprio consenso, per bocca di un distinto signore di nome “Genny ‘a Carogna”.

Un enorme coro di disapprovazione e oltraggio sorvola l’Italia: il Corriere addirittura titola “Non dobbiamo abituarci all’illegalità“. E si soloneggia sull’autorità e l’autorevolezza perdute, la legalità infranta, la civiltà in pericolo.

Anche io mi sarei aggiunto al coro, ci mancherebbe.

Poi mi son ricordato che le stesse persone, gli stessi giornali, le stesse autorità oggi indignate, tollerano che un pregiudicato, condannato in Cassazione, assegnato ai servizi sociali, partecipi al processo di riforma costituzionale, dicendo la propria sui tempi e i modi ed essendo ricevuto da Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica (*). Lo stesso Corriere oggi pubblica una lettera del suddetto pregiudicato che ci indica le riforme da fare.

Nessuno nota lo stridore di questa incoerenza totale: ci si accorge che viviamo in un regime di illegalità generalizzata solo quando le autorità vanno a chiedere a Gennaro ‘a Carogna se si può giocare la partita. Contrattare la riforma della Costituzione con un pregiudicato, invece, evidentemente si può. Si può perché “il pregiudicato ha il consenso”, “rappresenta milioni di persone” e “potrebbe bloccare le riforme”.

Faccio solo notare che anche l’ottimo Gennaro ‘a Carogna ha il consenso della curva, rappresenta tante persone e ieri poteva bloccare la partita. E infatti abbiamo accettato il suo ricatto. Come accettiamo il ricatto del pregiudicato.

Santé

 

(*) Specifico che non condivido l’appello di Micromega: la legalità la si difende, come accadrebbe in qualunque Paese civile, smettendo di fare accordi istituzionali, di pubblicarne lettere e interviste e facendo calare il silenzio su un personaggio che sta scontando la sua pena, non aggiungendo un altro carcerato al conto dei detenuti che rendono il nostro sistema carcerario illegale. E’ illegale persino il carcere in Italia e voi vi scandalizzate per Gennaro a’ Carogna.

Minculpop berlusconiano? Ben svegliati!

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La notizia, anzi la non-notizia, è la seguente: in una puntata della serie “How I Met Your Mother” si faceva una pesante battuta su Berlusconi; nella versione italiana, che andrà in onda su Italia 1, la battuta scompare.

La notizia è una non-notizia ed è inutile parlare di “censura”: si tratta di qualcosa di diverso. Nel regolamentare la par condicio e cercare di garantire il pluralismo delle opinioni ci si è sempre concentrati sui TG e sui programmi di informazione (con scarsa efficacia, comunque); il messaggio berlusconiano, invece, non è stato fatto filtrare attraverso quei programmi. Sono abbastanza convinto che Emilio Fede non abbia mai convinto nessuno a votare Berlusconi.

Il  messaggio è stato trasmesso molto più dai programmi di intrattenimento che dai TG anche perché – mentre ti aspetti che Fede dia una rappresentazione di parte – nei confronti del programma di intrattenimento, che guardi per divertirti, si predispongono molte meno “difese” mentali e si adotta un’atteggiamento meno critico.

Senza scomodare esempi famosi come Ambra che dice che il Padreterno sta con Berlusconi e Satana con Occhetto, o Mike Bongiorno e Raimondo Vianello che annunciano il loro voto per Silvione,o Rita Dalla Chiesa che fa la paternale, riguardatevi qualche puntata de “I ragazzi della terza C” (se non vi annoiate: sono pallosissime…) e cercate di notare come si parla di Berlusconi ogni volta che se ne parla: praticamente un essere semidivino.

Ora, a meno di non pensare che le battutine che avete a volta sentito a Zelig, Colorado e le Iene sul nostro Silvio siano qualcosa di diverso dalle battute che il sovrano tollerava dai buffoni di corte, francamente, sorprendersi perché la puntata di una serie venga depurata da una battuta su Berlusconi non è solo naive, è proprio ridicolo. Santé

Berlusconi e il benaltrismo.

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Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro del benaltrismo.

Il benaltrista è un tizio che, quando si discute di qualunque problema, scuote la testa e con fare provocatorio, sentendosi un vero anticonformista, spara una bella frasona originale: “Eh! Ma non sono questi i problemi!”. Su qualunque avvenimento politico o sociale il benaltrista formula una sola diagnosi: “Eh! Certo non risolve tutti i problemi!”.

Ieri il benaltrista ha ricevuto come manna dal cielo la notizia della decadenza di Berlusconi, per poter esercitare le sue doti da raffinato commentatore politico: “I veri problemi stanno altrove!”. Oppure: “Inutile che gioiate! Rimaniamo nella merda!”. Ed il mio preferito: “Berlusconi decaduto? PECCATO che TUTTI gli altri problemi rimangano!”

No! Ma davvero?

Porca paletta, ed io che stavo per aprire i rubinetti sperando che ne uscissero finalmente nettare e ambrosia! Stavo per andare in banca convinto che da oggi potessi chiedere che mi raddoppiassero il saldo del conto corrente! Quindi volete dirmi che – davvero – ora che Berlusconi è decaduto non si azzera il debito pubblico e non si decuplica il tasso di occupazione?

Per la miseria, fortuna che ci siete voi ad aprirmi gli occhi!

Non sarebbe un po’ meno superficiale pensare che chi esprime sollievo perché Berlusconi è stato espulso dal Senato – in applicazione di una legge, non del regolamento del Monopoli – sa benissimo che ci sono mucchi di altri problemi? Non per il nostro sussiegoso benaltrista, lui ha deciso che oggi deve illuminarvi minimizzando la questione della decadenza.

E qui casca il benaltrista, perché se è vero che rimangono centinaia di problemi più seri, come al solito tendiamo a sottovalutarne uno: non esistono una società ed una economia libere se non dove le leggi vengano rispettate. L’arbitrio e l’impunità dei potenti sono associati a regimi dispotici dove, guarda caso, di solito il sistema economico generale langue e la ricchezza rimane concentrata nelle mani di pochi satrapi.

La vera sconfitta di ieri, cari tutti, non è dettata dal fatto che Berlusconi non sia stato sconfitto con le armi delle politica, come i nostri geniali commentatori politici usano dire da anni. La nostra sconfitta è che c’è voluta una legge per espellere dal Parlamento – dopo una condanna in Cassazione a una pena detentiva – un signore che, in qualunque altra democrazia, dati i carichi pendenti e i conflitti di interessi, in Parlamento non ci sarebbe dovuto proprio entrare da anni.

Invece noi il suddetto signore, in nome di un supposto garantismo pro-potente (magari fossimo garantisti così con tutti), lo abbiamo fatto candidare ed eleggere e nominare Presidente del Consiglio, oltre a fargli fare da azionista di maggioranza di diversi governi tecnici, per circa due decenni. E chiunque si azzardava a dire qualcosa si sentiva dire: “Dovete sconfiggerlo con le armi della politica!”.

Come se la politica venisse prima dell’applicazione della legge, come se in qualunque altro Paese civile fosse anche solo ipotizzabile sentire una frase simile.

I problemi sono altri? Certo, cari: il primo problema è che siamo un Paese che ha un concetto di legalità da Basso Impero, dove chi ha i mezzi, è ricco, conosce, è potente viene percepito al di sopra della legge. E tutti gli altri, cazzi loro!

Beh, dato che abbiamo iniziato  parlando di chi dice ovvietà, ve ne dico una anche io: questo è un concetto incompatibile con qualunque sistema sociale ed economico sano. Santé

Dire, fare, sputare

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Purtroppo Alfano, come direbbe il buon padre di famiglia, quando parla di Forza Italia e di quegli estremisti con i quali si è accompagnato compiacente per anni, risulta con chiarezza il più fulgido esempio di ingrato che sputa nel piatto nel quale ha mangiato per una vita.

L’occasione mi è gradita per segnalare a Michaela Biancofiore come la vedo, a prescindere dalla circostanza -del tutto ininfluente, ai fini del ragionamento- che il comportamento di Alfano sia autentico o del tutto strumentale: se sputare nel piatto dove si è mangiato significa crescere in un posto, imparare da quel posto quello che c’è da imparare prendendo, ma allo stesso tempo dando, intravederne i limiti pur non avendo la forza di denunciarli o modificarli, acquisire progressivamente quella forza e contestualmente approfittare della sopraggiunta debolezza altrui per arrivare, infine, a separarsene e ad affermare se stessi come qualcosa di diverso, spero che prima o poi entrambi i miei figli sputino nel piatto dove hanno mangiato, che detto per inciso è il mio.
Lo dico, convintamente, da buon padre di famiglia.

PD: restiamo al Governo?

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Caro Pd, vorrei capire il tuo piano, adesso.

Adesso che Berlusconi si è sfilato dal governo ma rimane lo stesso al governo, tramite la sua appendice alfaniana.

Entrambe le parti della finta scissione del Pdl ci hanno fatto già sapere che alle elezioni si presenteranno insieme.

Solo che a quel punto Berlusconi potrà fare campagna elettorale dall’opposizione, con le mani libere, controllando allo stesso tempo l'”azione” di governo.

In questo modo il governo continuerà a non poter fare alcunché mentre la situazione generale fa schifo: rimanere al governo è semplicemente il modo di giocare al tiro al bersaglio. Facendo però il bersaglio.

Esistono dei motivi seri per non fare cadere il governo? No.

Non veniteci a raccontare dei mercati o della UE spaventati perché quella è gente che – a differenza dei vostri elettori – non si fa prendere per il culo: lo capiscono che questo governo è destinato all’immobilismo assoluto anche – forse soprattutto – dopo che Berlusconi se ne è chiamato fuori, rientrando comunque dalla finestra.

Io , francamente, fossi in loro e fossi in voi avrei invece il terrore dello scenario che si sta profilando e cioè: il PD rimane al governo per un anno e più  assieme ad Alfano, Formigoni e Giovanardi (Giovanardi!), addossandosene tutte le colpe, ricevendo di tanto in tanto il plauso di Corriere, Repubblica e istituzioni europee (praticamente baci della morte a gogo) e catalizzando tutta la frustrazione e l’incazzatura del Paese.

Poi si vota e indovinate quale sarà il responso delle urne? Un PD catalettico, un Berlusconi ringalluzzito ed un Grillo ancora oltre il 25% per cento.

Vi sembra uno scenario migliore di aprire una crisi adesso, andando alle urne mentre gli altri ancora si leccano le ferite e non sono in grado di organizzarsi al meglio? Davvero credete che “i mercati e l’Europa” preferiscano lo scenario opposto? O siete davvero convinti che il governo “stia facendo bene”? No, nemmeno voi potete essere tanto rincoglioniti.

Mi chiedo cosa pensi Renzi di tutto questo.: perché sta zitto mentre lo stanno lentamente logorando con la prospettiva di candidarlo nel 2015 quando le elezioni non potrà vincerle. Non col PD.

Una volta tanto allora, caro PD, fatti un esame di coscienza, pensa davvero al Paese e poni fine a questa farsa; la prossima volta potrebbe essere davvero tragedia. Santé.

Le due fregnacce

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A quanto pare il nostro amico ha usato il solito metodo: dire una fregnaccia usando una fregnaccia mille volte più grossa. Una fregnaccia offensiva, vergognosa, rivoltante. Di tal che, comprensibilmente, è la seconda fregnaccia che viene dibattuta, è sulla seconda fregnaccia che tutti si concentrano, è la seconda fregnaccia che stigmatizzano. E’ la seconda fregnaccia che crea scandalo, raccapriccio, indignazione. Mica la prima. La prima, sotto sotto, passa.
Fate mente locale: avesse detto soltanto “i miei figli si sentono perseguitati” ci saremmo tutti scompisciati dalle risate. Perfino i suoi sostenitori più accaniti, forse. Perché, via, i suoi figli perseguitati sembra un po’ un’enormità, o sbaglio?
Invece ha detto “i miei figli si sentono perseguitati come gli ebrei sotto Hitler”: e allora, giustamente, tutti si stracciano le vesti per il paragone con la Shoah, e magari parte pure una bella polemica sul negazionismo. Ma nessuno si scompiscia per la storia dei figli.
Poi, come accade sempre, il nostro amico smentirà, preciserà, chiederà scusa. Le acque, pian pianino, si calmeranno.
Nel frattempo a qualcuno sarà arrivata, indisturbata, la fregnaccia che voleva far arrivare.
I miei figli si sentono perseguitati.
E dei figli perseguitati possono diventare voti.
Bingo.

Doppio carpiato e triplo pubblicato

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Ora, è già piuttosto sconcertante il fatto che con un doppio carpiato si passi, nel giro di tre giorni, da “una ritorsione inaccettabile” e “la parola torni al popolo italiano” fino a “andare avanti verso la pacificazione e questa speranza la coltiviamo ancora“: però, via, parlomeno eviterei di lasciare tutte e tre le notizie contemporaneamente sul sito internet.
Per una questione di decenza elementare, dico, mica per altro.

N.B.: gli screenshot sono stati scattati questa mattina alle ore 10:30. Chissà, magari tra un po’ se ne accorgono e ne levano un paio.

Senzanome

Il nemico del mio nemico

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Vi dimostro quanto Lui sia entrato nelle vostre menti. Anzi, vi dimostro quanto Lui sia diventato le vostre menti e che, in verità, è Lui a parlare quando gli inveite contro. Vi dimostro che, quando al bar, mentre bevete il caffè, il vostro barista ammicca dicendo “A Mario, hai sentito che ha detto oggi?”, il vostro barista è proprio Lui. Come ve lo dimostro? Se avete capito di chi sto parlando, l’ho già fatto.

Dunque, posto che – almeno in senso psicologico-esistenziale – voi siete Lui e Lui è voi, e posto che, ciononostante, non avete altri nemici all’infuori di Lui e di chi lo supporta (o lo accompagna o lo sfiora o gli offre un fazzoletto), come spiegare antropologicamente l’improvvisa rivalutazione dei “diversamente berlusconiani” Quagliariello, Cicchitto e Giovanardi, se non attraverso il paradosso che la rende possibile? E quando parlo di paradosso mi riferisco all’evidente contrasto tra ciò che avete sempre detto e ciò che hanno sempre detto loro. Quello spazio cioè in cui vi siete collocati ed affermati negli ultimi vent’anni. Non è una questione filosofica, è una questione politica. Perché – cosa non proprio irrilevante – questi presunti dissidenti, dissidenti non lo sono mica per davvero (qui Fabio Chiusi lo spiega piuttosto chiaramente). E allora come motivare i sorrisi, l’entusiasmo che ha suscitato Cicchitto che definisce Il Giornale “un foglio umoristico”? E le simpatie subitanee (ma temporanee, c’è da giurarci) per il sempre antipatico Alfano?

C’è un antico proverbio arabo che dice: “Il nemico del mio nemico è mio amico”. Secondo questa logica, da voi frequentemente praticata in questi due decenni, coloro che si posizionano contro di Lui sono vostri amici (il “Che fai, mi cacci?” di Gianfranco Fini e la temporanea idolatria che ne è seguita vi ricorda niente?E non è un caso che si tenda a fare di tutta l’erba un fascio, che si tenda a rievocarla proprio oggi quella vicenda). Epperò vi sia ben chiaro che se voi, come ho cercato di dimostrare, siete Lui, coloro che si posizionano contro di Lui sono in un certo senso contro di voi. Dunque, sempre secondo questa logica, la vostra coerenza oppositiva vi conduce direttamente  ad essere non soltanto strumentalmente amici dei vostri nemici ma pure nemici di voi stessi.

Dicevo: il paradosso. Quanto contano i contenuti quando si vuole abbattere qualcuno o qualcosa? Poco o niente. I contenuti contano quando si vuole battere qualcuno sul piano culturale (e per batterlo occorre sfidarlo). La smania di abbattere che abbatte i contenuti, in sostanza. O meglio: che li rende riempitivo di quel paradosso, utile polistirolo politico: nessuno scontro è così veramente possibile.

E quindi l’amicizia col vostro nemico è possibile, non essendo possibile alcuno scontro. Del resto, l’unica cosa importante è l’esistenza posizionata contro. E chiunque si posizioni contro, che sia amico o nemico contenutisticamente parlando, è con voi. Ma se voi siete Lui e Lui è voi e Giovanardi, Quagliariello e Cicchitto sono sempre stati Lui, voi siete loro e loro sono voi. Ogni distacco è dunque pura, bella, teatrale politica finzione.

E fiction è pure tutto il resto: i titoli dei giornali che leggete per riconoscervi, le trasmissioni televisive che seguite per inveirgli (inveirvi) contro, persino gli  eventi, quelli veri e tecnicamente rilevanti sono fiction per voi: parlare di sconfitta “politica” per la fiducia resa in extremis al Governo Letta è per voi finzione. Lo è perché nessuna capitolazione è possibile nell’istinto di conservazione, nell’identificazione, sia pure inconsciamente genuina, col nemico. Chi vorrebbe vedersi capitolare?

Ci avete rotto i coglioni vent’anni con la vostra diversità antropologica. Avete rotto i coglioni vent’anni a quelli che i Giovanardi, i Quagliariello e i Cicchitto hanno provato a combatterli con le idee perché non si collocavano in quello spazio dei paradossi che è l’antiberlusconismo militante, quello spazio che si piace e si basta e si riproduce – vi siete indignati quando hanno gridato “Eluana non è morta, è stata ammazzata”? E cosa concretamente avete fatto, quante manifestazioni o tentativi referendari, per abrogare la Fini-Giovanardi?

Ci avete rotto i coglioni prima coi popoli viola, i dipietrismi, Travaglio, Santoro e Vauro, poi coi grillismi e i senonoraquandismi. Ma la verità è che siete sempre stati tanti piccoli, grandi Silvio Berlusconi. La verità è che siete sempre stati amici del vostro nemico. E già non vedete l’ora di celebrarne un altro.

Generatore automatico di telefonate di Berlusconi su Napolitano

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Fare refresh per ottenere una nuova telefonata di Berlusconi su Napolitano

Mi è stato detto che il Capo dello Stato avrebbe telefonato per avere il nuovo template di Libernazione prima che venisse pubblicato, e che avrebbe costretto il Conclave a eleggere un papa guatemalteco provocandomi un danno di ottanta_sette milioni di euro.

Berlusconi vota per la decadenza…

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L’ultimo video di Berlusconi è praticamente un collage: un greatest hits di tutti i suoi discorsi o interventi degli ultimi vent’anni.

La magistratura politicizzata, la sinistra antidemocratica, l’amore che vince sull’odio, l’appello a dargli la maggioranza dei voti, persino il ritorno a Forza Italia: un medley di tutto il suo repertorio.

L’unico messaggio nuovo è: “Continuerò a fare politica anche in caso di decadenza dal seggio al senato” si può fare politica “anche senza essere in Parlamento: non è il seggio che fa un leader ma è il consenso popolare“.

Berlusconi quindi ci conferma che la sua decadenza e la sua incandidabilità in base alla legge Severino non lo taglieranno fuori dalla politica e quindi non saranno quella irremediabile lesione della democrazia che vorrebbero farci credere i suoi sostenitori.

Noi lo sapevamo già, Silvio, ma se ce lo dici pure tu non possiamo che prenderne atto… Buona decadenza, allora! Santè

 

Voto segreto e voto palese (risposta ad A. Capriccioli).

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È sicuramente vero – come scrive Alessandro Capriccioli – che il voto segreto sia un istituto nato per proteggere il diritto dei parlamentari di votare secondo coscienza. E certo tutti noi vorremmo che i parlamentari votassero secondo coscienza.

In Parlamento il voto sulle persone è di regola sempre segreto. Il Movimento 5 Stelle propone di modificare il regolamento del Senato sul punto: io penso che quello del voto segreto sia un principio giusto ma che possa subire eccezioni; non credo però che introdurre il voto palese per tutte le votazioni sia necessariamente positivo.

Credo invece che si dovrebbe modificare il regolamento del Senato mantenendo il voto segreto sulle persone come principio ma lasciando alle forze parlamentari la possibilità – a maggioranza qualificata – di rendere palese una votazione altrimenti segreta. Ciò renderebbe la procedura flessibile quando vi siano motivi di opportunità, riconosciuta da un numero sufficientemente vasto di forze politiche,  per cui il voto su una persona avvenga in maniera palese.

Ritengo che il voto sulla decadenza di Berlusconi sia una di quelle situazioni nei quali sarebbe opportuno decidere tramite voto palese.

È un fatto noto che Berlusconi abbia in passato agito presso esponenti di partiti o gruppi avversari convincendoli a votare a proprio favore.

Non è detto che questa sia una pratica di per sé sbagliata: l’assenza di vincolo di mandato rende libero il parlamentare anche di “cambiare casacca”: può non piacerci chi lo fa ma si tratta di una regola costituzionale che mira a garantire l’indipendenza dei parlamentari dai diktat dei propri partiti e che quindi mi sento di difendere.

Ovviamente è diverso il caso in cui il parlamentare decida di cambiare orientamento di voto in cambio di un tornaconto economico, come sarebbe avvenuto nel caso De Gregorio, secondo le dichiarazioni di quest’ultimo. Non ritengo che l’assenza di vincolo di mandato consenta al parlamentare di vendere il proprio voto per denaro, o altre utilità strettamente personali.

Nei precedenti casi di cambi di casacca clamorosi a favore di Berlusconi ci sono sicuramente i voti di sfiducia al Governo Prodi nel 2008 e di fiducia al proprio governo nel 2010 (ricordiamo i casi più eclatanti di Razzi e Scilipoti).

Si tratta di casi in cui, trattandosi di voto di fiducia, la votazione era necessariamente palese per chiamata nominale.

Questo non ha impedito – come ricordano tutti – i cambi di casacca, che però sono dovuti avvenire alla luce del sole. La regola dell’assenza di vincolo di mandato, quindi, non ne ha risentito.

Credo che, di fronte al voto su una persona che in passato ha dimostrato di muovere mari e monti per rovesciare l’avversario o salvarsi in Parlamento (in alcuni casi tramite condotte dalla liceità quantomeno dubbia) non ci sia nulla di strano a disporre il voto palese (che, tra l’altro, allunga i tempi della procedura di decadenza perché si dovrebbe votare prima la modifica al Regolamento del Senato).

Se ci saranno parlamentari di altre forze politiche che vorranno votare a favore di Berlusconi questi dovranno farlo alla luce del sole, spiegando magari il perché: garantismo estremo, salvaguardia del Parlamento, simpatia personale, qualunque ragione vale! Ma almeno potremo chiedere perché.

Sarebbe il primo caso di voto sulla decadenza di un ex presidente del consiglio, una figura centrale nella vita del Paese per venti anni. Chiedere che eventuali accordi sul suo salvataggio siano fatti alla luce del sole non è accanimento personale ma semplice esigenza di trasparenza. Tutto qui. Santé

Jovanotti, il guru di cui non c’era bisogno…

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L’intervista che Jovanotti ha dato a Gramellini per “la Stampa”, sabato scorso, è già scomparsa dai radar, del resto meritatamente.

Il problema però, è che non è scomparsa per motivi “naturali”, e cioè “chissenefrega di quello che pensa Jovanotti”. Sabato scorso era stata accolta con entusiasmo da tutto un sacco di gente che si apprestava – nei giorni a seguire – a menarcela violentemente sui contenuti dell’intervista, che se guardiamo le prime reazioni, avrebbero dovuto non si sa come ispirare i contenuti della politica della sinistra nei prossimi anni, se non secoli.

Già in molti si preparavano a spiegarci come la sinistra debba scrollarsi di dosso la puzza sotto al naso e comprendere come il pensiero di Jovanotti è un pensiero vincente ma anche un pensiero a contatto con “LllaGggenteComune”, prova ne sia il fatto che il pubblico va pazzo di lui! Tutti lo adorano! È un vero fenomeno popolare.

L’intervista, infatti, è uscita un paio di giorni prima della trasmissione di pezzi della tournée dei concerti estivi di Jovanotti. Alla luce del preventivato, incontenibile successo di share della trasmissione, pertanto, i nostri si preparavano ad assillarci, rimproverando alla sinistra tutta il suo inevitabile distacco dal popolo e di ignorare un tale Maestro del rapporto col popolo stesso, cioè Jovanotti.

L’intervista è scomparsa dai radar e nessuno ne parla più per il semplice motivo che la trasmissione ha fatto un flop formato gigante: il 13% di share contro un preventivato 26%. Per intenderci: strabattuta dalla fiction della Ferilli su Canale 5, non dalla finale dei mondiali.

Non per questo abbiamo deciso di interrompere il nostro raffinato lavoro di esegesi dell’intervista del nostro Lorenzone nazionale, che ora trovate qui sotto. È stato eseguito a due mani dall’autore abituale di questo blog e da una sua cara amica nonché musa ispiratrice della cattiveria artistica, che chiameremo la Piccola Vendetta Lombarda.

Ci siamo divisi i pezzi di intervista e ne è venuto fuori un commento abbastanza lungo perché la carne al fuoco – nonostante l’inconsistenza dell’intervista – era tanta: crediamo però che nonostante la lunghezza sia del tutto digeribile.

Partiamo da una considerazione: l’attuale problema della sinistra, e della destra, e di chi legge il giornale in genere, è scambiare un cantastorie per un maître à penser. Jovanotti è solo un “Mast e’ Fest”, espressione che i campani capiscono appieno, ma gli altri forse no. Espressione il cui significato però, come spesso l’intraducibile lessico partenopeo, si lascia intuire.

Non è nemmeno un Mast’ e’ fest dei migliori, ma si, sa fare festa, sa far ballare, sa far divertire. In piccole cose, abbastanza insignificanti se la prospettiva è l’evoluzione della vita sulla terra, è molto bravo. In piccole cose che a volte hanno molto senso, anche, come i viaggi in macchina in cui si canta e si balla sulle tracce di un suo cd. Ma basta.

Come analista politico, si può affermare abbastanza nettamente che è del tutto improbabile. Ma siamo ingenerosi, lui non è un analista politico, anche se si corre il rischio che ci si senta, se si continua a trattarlo come tale.

Il problema della sinistra, che ha bisogno di guru, invece che di leader, di superficialità invece che di autorevolezza, di plastica invece che di vita vera, che parte dagli scritti corsari di Pasolini per arrivare all’ombelico del mondo di Jovanotti, resta sempre lo stesso: ha dimenticato la sua vocazione popolare, ma vuole essere pop.

Chi è il tuo pubblico, Lorenzo? 

«Ho iniziato venticinque anni fa con i bambini. Uscivano da Cristina D’Avena e incontravano me. Ma alla fine il tuo pubblico sei sempre tu».

Eccole già bell’e pronte, le tracce dell’intera intervista: lo spettro dell’infantilismo, che non lo ha mai veramente abbandonato, dopo essere stato una specie di sequel di BimBumBamper quelli della nostra età, e quello, sanguinario, dell’autoreferenzialità.

Che però, vivaddio, vedremo colorarsi di vivaci toni mitomani.

E tu che pubblico sei?  

«Un pazzo. A me piacciono cose che non stanno insieme nella stessa compilation, Elton John e De André, il pop e Miles Davis. Ricordi quel film dove Nanni Moretti diceva ironicamente: “Ve lo meritate Alberto Sordi”? Il guaio è che a me piacciono sia Moretti sia Sordi».  

Iniziamo proprio da questa perla di cerchiobottismo, cui ne seguiranno molte altre. “A me piacciono sia Moretti che Sordi” è quasi da antologia. È una citazione dotta da Veltroni-Crozza che diceva: “Siamo per la cultura, ma anche per l’ignoranza, crassa, perché va rispettato anche Bombolo”.

Perché oggi come oggi, non si può dire che Sordi non ti piace, specie se per contratto sei obbligato a dire che ti piace Moretti, altrimenti – apriti cielo! – sei un radical-chic! Anche se campi con contratti precari, eh? Anche se guadagni 600 euro al mese, se non ti piacciono Sordi, i Vanzina, Moccia, sei un radical-chic. E noi dobbiamo vendere dischi, mica possiamo passare per radical-chic!

Ti piace proprio tutto.  

«Tutto quello che luccica, che ha una vibrazione. Non ho sovrastrutture ideologiche. Avevo un babbo anticomunista e una zia del Pci. Sotto casa c’erano un ritrovo di fasci e uno di comunisti. A me piacevano le moto dei comunisti e le scarpe dei fascisti. Nella mia testa di bambino non esistevano pregiudizi. Ecco, se guardo queste facce, il mio pubblico è un po’ così». 

E andiamo col cerchiobottismo! Nella testa del Jovanotti-bambino, moto dei comunisti e scarpe dei fasci pari sono. Poi però il Nostro è cresciuto e forse un po’ di distinzioni tra gli uni e gli altri avrebbe senso farle. Ne avrebbe certo l’occasione ma se ne guarda bene: il suo pubblico, si sa, è un po’ cosi…

I cinici dicono che la tua è una donna angelicata.

 

«La canzone realistica mi mette in imbarazzo. La tua donna avrà anche dei difetti, ma se le scrivi una canzone, non glieli metti. È la lezione del Dolce Stil Novo».

Tu hai mai detto a tua moglie quelle frasi meravigliose? 

«Certe cose alla tua donna non le dici. Gliele canti. Era già così nel Cantico dei Cantici».

Il Dolce Stil Novo, si, mi pareva in effetti! E il Cantico dei Cantici, naturalmente. Perché è questo il bello, il suo vero istinto da Elemento Superiore, stipare nella stessa intervista tutta la cultura occidentale, insieme a qualche morso di quella orientale, e antartica, e meridiana, e anche iperuranica: dal Deuteronomio al Darwinismo, dai mistici Cristiani a Gurdjieff, scarpe e motocicletta, ma senza la grazia dello Zen!

Il Papa, Renzi, Berlusconi, le piante parassite, il big bang. Nella sublime denigrazione del personaggio, strenuamente perseguita da malvestite.net, la sua Poetica (a livello di Cavalcanti, per dire) è definita “da Lista Della Spesa”, giustapposizione bislacca di oggetti, cose, sensazioni, la cui unica relazione reciproca è non avere uno straccio di relazione reciproca. Per esempio: bella come una mattina, la foto sul passaporto di un bambino, un tondo, il mondo, l’acqua cristallina, le tasche piene di sassi, altro che Lady Gaga, altro che oceani.

Non è superfluo ricordare che, alla fine,  per Jovanotti, la più alta proiezione politica di tanta ideologia è l’idea di “un Baricco” ministro della cultura.

Ma secondo me nelle canzoni funziona, è un po’ furbetta come tecnica per essere scambiata per Creazione Artistica, ma funziona, è evocativa. Le persone hanno bisogno di liste della spesa, anche nel supermercato dell’emotività, facilitano le cose, non ti fanno dimenticare quello che ti serve, ti guidano nelle corsie dallo scaffale delle dolcezze, ai rigori del banco frigo.

Vendersi come guru della modernità però,  con un bagaglio culturale fatto solo di liste della spesa, la trovo un po’ audace come cosa. E in ogni caso allora conosco dei pensionati in atrofia corticale che le compongono meglio, quelle liste.

 Come inizia un concerto?  

«Sono in piedi nel retropalco, dietro un velo nero. In cuffia contano da 1 a 4. Al 2 mi muovo in avanti, al 4 sono sul palco e non ho tempo di emozionarmi: ho delle cose da fare, come un pilota d’aereo. Altrimenti la sensazione di quella folla è talmente bella che andrei fuori controllo: mi spoglierei nudo, tirerei dei petardi. Poi osservo il panorama. Cerco di guardare le facce. E quando saluto l’ultima fila, guardo veramente l’ultima fila». 

Si prosegue con questa immagine di misericordia: l’infinita pietas di Lorenzo si spinge addirittura a fargli guardare gli sfigati in ultima fila! Insomma, il Mahatma Gandhi je fa ‘na pippa!

 

Ce la possiamo davvero fare?  

 

«Sise diventiamo meno conservatori, se evidenziamo le cose belle che ci succedono, se ci reinventiamo. Il mio spettacolo racconta la storia di un ragazzo che nasce nell’Italia semplice delle famiglie di sei persone con un solo stipendio. Uno che ha un desiderio forte, che cade e si rialza  che è la sua storia, una storia vera. Per farcela non devi per forza diventare un cantante famoso. Ma devi crederci, senza farti condizionare.

 

Ora, si, siamo tutti ammericani, siamo tutti Veltroni, yes we can. E’ un bel tema questo. Esiste il sogno americano? Davvero “basta crederci” nella vita? Ha senso trasportarlo in questa provincia decaduta?

 

Come sempre il punto oscuro è l’integralismo del Jovanotto. Perchè è innegabile che il fatalismo sia tossico, il pessimismo la costellazione di cieli neri senza uscita, che le storie individuali sono cronache di cadute e ferite e anche sorrisi di passi buoni, in cicli imprevedibili in cui a volte c’è il lieto fine ma a volte anche no. Che “la vita è fight”, come ripete caparbia mia zia, emigrata a New York sessanta anni fa, senza soldi, senza una buona istruzione, senza abbastanza pezzi di biancheria intima.

 

Lorenzo però ne fa una questione personale, individuale, come nella storiella liberale del sogno americano (criticando ovviamente l’individualismo, perché è bello tutto, ma a patto che ci sia anche il contrario di tutto). L’antagonismo politico, quello sociale, quello economico, organizzato o spontaneo, ma consapevole e collettivo e generale e solidale, non c’è. Non c’è la prospettiva, non c’è la comprensione. Non c’è il “radicalismo”, che dovrebbe essere corredo genetico della Sinistra, almeno nel senso di “raggiungere la radice delle cose, e così, la loro comprensione”, radicalismo come esatto contrario dell’estremismo, e suo superamento. Capire, l’unico vero faticoso imperativo. Capire perché, nella vita non sempre basta crederci. Perché certi cadono di più, e per certi rialzarsi è meno facile, o perché certi non vogliono nemmeno.  Come per esempio sarebbe meglio cercare di “capire” la complessità dell’Africa postcoloniale e insanguinata invece di leggere le raffinate banalità di Veltroni sull’Africa.

Il più grande spettacolo dopo il big bang è sempre Renzi?  

«Porco cane, se avessimo avuto la forza di mettere un uomo di 38 anni, avrebbe potuto trasformare lo scenario. Il nodo della storia italiana recente sono state le Primarie del Pd. Scegliendo Bersani gli elettori hanno difeso un investimento emotivo fatto nella prima parte della loro vita. Fai fatica a rinunciarci, a pensare che devi parlare con il nuovo che non capisci».  

“Se avessimo avuto la forza di mettere Renzi”: ma l’occasione c’è stata, alle Primarie, e Renzi ha perso. Gli elettori avranno forse difeso un investimento emotivo ma lui non li ha convinti. E non è che non godesse di buona stampa. Un minimo di riflessione sul perché Renzi abbia pesantemente perso le primarie è proprio fuori discussione? No, perché dare per scontato che candidando Renzi il PD sia destinato a raddoppiare i propri voti, attirando i voti della destra e trattenendo quelli del suo bacino storico potrebbe rivelarsi un azzardo, per quanto il Corriere e il Foglio – che ci azzeccano sempre con le analisi politiche, eh?, basti pensare all’endorsement di Mieli a Prodi o alla lista “No aborto” di Ferrara – diano per scontato il contrario.

Renzi è andato ad «Amici».  

«E ha fatto bene. Però ha fatto un discorso debole. Doveva trasmettere ai ragazzi una visione di cambiamento. Lui ce l’ha». 

Gli elettori del Pd l’hanno bocciata.  

«Ne hanno avuto paura. Paura di una sinistra a vocazione maggioritaria che sappia mettersi in casa anche gente che non è della sua tribù. Gente che porta scarpe che non ti piacciono, che ascolta musica che tu non hai ascoltato mai».  

Un militante ti potrebbe dire: perché devo mettermi in casa un fan di «Amici»?  (Commento alla domanda: anche un non militante, eh?)

«Perché lui cambierà un po’ te, ma tu cambierai un po’ lui».  

Questa è la summa del pensiero politico Jovanottian-veltronian-renziano: se vai ad Amici col giubbotto di pelle sei simpatico e la gente poi ti vota. Inutile mettersi a disprezzare gente che porta scarpe diverse dalle tue o ascolta musica diversa. Inoltre, pensate, se ci mettiamo in casa un fan di Amici potremo cambiarlo.

Ora, ci pare di ricordare che – seguendo questa aurea scuola di pensiero – nel 1999 D’Alema sia andato a fare il risotto da Vespa e, sempre da Vespa, Bersani nel 2013 sia andato a commuoversi vedendo i propri genitori: i risultati sono stati quelli che sappiamo. È possibile fare anche un solo esempio di leader progressista europeo che vada a fare queste minchiate in TV? Non sarebbe il caso di rifletterci un attimo?

Quanto al resto, visto che il Nostro banalizza, banalizziamo anche noi: è mai venuto in mente a qualcuno che potrebbero essere gli altri a disprezzare le nostre scarpe e la nostra musica? Ad esempio, da piccolo a casa mia non avevamo tanti soldi. A me è capitato spesso di ricevere sguardi di sussiego perché le mie scarpe non erano firmate, i miei vestiti poco costosi. E a farlo, guarda caso, non era gente che passava i pomeriggi a guardare Truffaut ma spettatori affezionati di Non è la raiBevery Hills e amenità similari (ex spettatori di BimBumBam per intenderci, e – probabilmente – attuali fan del nostro Lorenzone).

Forse, una volta tanto, potremmo provare a pensare che spesso con gli elettori di centrodestra è difficile parlare perché se non reazionari o del tutto fascisti, si tratta di persone classiste che disprezzano tutto quello che la sinistra rappresenta? O dobbiamo farci imprigionare per il resto dei secoli nelle beate convinzioni –  da film di Virzì (altro grande fan del Jova) – che la sinistra odia il popolo mentre la destra lo capisce e lo ama?

Eppure, chi è il leader politico che critica la sinistra perché storicamente vuole usare la tassazione per ridistribuire il reddito?

Ciò che propongono (i signori della sinistra) è di rendereuguali il figlio del professionista con il figlio dell’operaio” . A chi pensiamo che si rivolga, Berlusconi, quando si scandalizza perché la sinistra vuole dare eguali opportunità a figli di operai e di professionisti? Ai radical-chic o al suo elettore medio che di vera eguaglianza di opportunità non vuole nemmeno sentire parlare?

Ora, questo è il punto: è possibile cambiare questa mentalità mettendosi un giubbino di pelle? O non è il caso di ammettere che dialogare con l’elettorato berlusconiano è solo la scusa per capitolare alla funzione essenziale della sinistra che è quella di promuovere l’eguaglianza? Non riusciamo più a fare quello per cui siamo nati, allora abbiamo pronta la scusa per il nostro fallimento: dobbiamo dialogare con quelli a cui l’eguaglianza di opportunità fa schifo.

Un po’ la sinistra è cambiata: un tempo ti detestava, adesso ti considera il suo guru. (Commento alla domanda: parla per te, amico!)

«Ricordi “Le cose per cui vale la pena vivere”?».

L’amore, il sesso, gli amici… Era la rubrica del settimanale satirico «Cuore». 

«Nella Top 10 c’era anche: “Impiccare Jovanotti per le palle”».

Ahhh ecco cosa. È un po’ lo sfogo del ragazzino emarginato alle medie che diventa strafigo a livello dell’uomo che non deve chiedere mai. Nel frattempo pure la sinistra ha registrato una convergenza sulla melassa, e i toni genuinamente persecutori dell’epico Cuore adesso non sarebbero pensabili nemmeno contro Allevi (che anzi ha riconoscimenti bipartisan da Grande Divulgatore). Per certe incontrollabili e deliranti associazioni mentali, risulta che Jovanotti è l’Enrico Bottini del duemila, allo stesso modo ecumenico, mitemente livoroso, vigliacco e detestabile.

Ricordando la festa di “Cuore” del 1994 (un anno a caso eh?) “ero l’animale curioso da scrutare da vicino. Accanto a me Adriano Sofri e Beniamino Placido”. Protagonismo etologico, sa di essere un animale, ma è il più figo ovviamente.

Tema del dibattito? 

«Le parole della sinistra per comunicare. Io dissi: Miracolo, perché, come dimostra Gesù, per convincere la gente non basta la parola, ci vuole l’esempio».

Gesù dimostra un sacco di cose, non c’è che dire. Insegna con l’esempio e, in effetti, parte avvantaggiato con questa storia dei miracoli.

Il passaggio però è importante perché introduce la critica alla deriva ecologista della sinistra, che invece dovrebbe “volere addolcire la natura, che lasciata a se stessa è selettiva, crudele. Dobbiamo vivere la natura, ma non essere la natura. La foresta amazzonica insegna che il mondo è ingiusto, che le piantine piccole non ce la fanno, ce la fanno le più stronze che si attaccano alle grandi. Conosci il matapaloIl matapalo è un arbusto che si arrampica intorno all’alberone, finché lo soffoca e ne prende il posto, in attesa che un altro matapalo l’avvolga e lo soffochi. La natura è crudele, fidati. A noi piace quella finta, le colline della Toscana, ma quei panorami li ha fatti l’uomo. È la destra che esalta la wilderness della natura. La sinistra deve tenere insieme natura e cultura, il lupo e l’agnello, come li chiamava Gurdjieff .

Ecco qui non si capisce NIENTE della sua idea su natura, sul rapporto fra natura e cultura, su Gurdjieff, ma forse ha preso il pezzo sulla rivoluzione russa e quello sull’evoluzionismo, insieme alla ricetta dell’erbazzone, e l’ha messo qui. Con un tocco di eugenetica nazionalsocialista.

La critica ETICA alle basilari dinamiche evolutive delle specie viventi è molto spassosa, abbiamo deciso che sarà il nostro pezzo forte alle feste di Natale, quando c’è quell’attimo di malinconia fra il pandoro e la tombola. Il Matapalo sarebbe “stronzo”, perché fa quello che fanno tutte le creature viventi, l’attività che caratterizza più basicamente lo stesso concetto di vita: sopravvive, sfruttando quelle che sono le sue caratteristiche, e massimizzando le sue chanches di sopravvivenza, evolvendosi. Un po’ come le scimmie che ci hanno preceduto. Se così non fosse stato, vorrei fare sommessamente notare con orrore che al giorno d’oggi il pollice opponibile sarebbe un lusso.

Quindi, diciamo insieme: siamo tutti matapalo!!!

 Quindi il Jovanotti ecologista non esiste più?  

«In un’economia di sostenibilità ecologica, oggi l’idea forte è come rilanciare il lavoro, la famosa Crescita». 

Che molti a sinistra considerano una parola orribile.  

«Io la trovo bellissima. Non si cresce solo in estensione, anche in profondità». 

Non ti spaventano otto miliardi di persone?  

«Il mondo è vuoto. Sorvolalo in aereo e te ne accorgerai. È bello dove c’è un sacco di gente, ci sono più opportunità. Un giorno, in una megalopoli, guardavo con orrore la favela cresciuta accanto a un quartiere ricco, ma chi era con me disse: crescere con un quartiere ricco accanto è l’unico modo in cui un ragazzo povero può pensare di cambiare la propria vita. La vera povertà è sempre povertà di visione». 

Ripensandoci forse non è che Jovanotti abbia voglia di capitolare, è che proprio l’eguaglianza non sa nemmeno dove stia di casa… Mica ci chiediamo come facciamo ad eliminare le favelas, no, per carità. Le favelas lasciamole là accanto al quartiere ricco: un ragazzo povero su milioni di abitanti delle favelas magari, se avrà culo, riuscirà a da andare ad abitare nel quartiere ricco e noi potremo vivere in pace aspettando che la Provvidenza manzoniana provveda a salvare qualche singolo. Il resto degli abitanti, cazzacci loro… Ricorda un po’ la mitica elettrice di Dini, in un programma di Guzzanti.

Il nostro telaio qual è?  

«Essere italiani. È qualcosa, specie fuori dall’Italia. Esiste un pregiudizio positivo nei nostri confronti». 

Fino a Berlusconi.  

«Ti sbagli. Berlusconi ha confermato il pregiudizio positivo: lo guardano come una cosa impensabile, inspiegabile, come il festival di Sanremo o la commedia all’italiana. So che a Hollywood stanno pensando di fare un film su di lui con Jack Nicholson».  

Il sequel di «Shining»?  

«Lui è Terminator: a un certo punto sembra che sia rimasta solo una lucina rossa, ma poi si riforma… La sua storia non finirà mai, il suo nome ci dividerà per sempre. Immagina se fra cent’anni, quando forse morirà, un sindaco decidesse di dedicargli una piazza…».  

Ti è simpatico?  

«Umanamente sì. Ma lo combatto perché in tutti questi anni non ha fatto nulla per l’Italia. In lui vedo il prodotto di un Paese di individui e non di cittadini, un Paese che la sinistra non ha capito. La sinistra non ha raccolto la sfida. Ha giocato un altro sport».  

Infine, suspence….tataaaaannnn!!! Berlusconi! Presentato come una specie di campione del made in italy, a livello di un San Daniele o di una tiara di Bulgari o più che altro di una guepiere maculata Dolce&Gabbana. Per via di quel “pregiudizio positivo” che esiste nei nostri confronti fuori dall’italia, e che una volta era dovuto alle arie d’Opera, ai Teatri, ai mosaici di Pompei o alle scogliere tirreniche e oggi per lo più dobbiamo riconoscere tenuto in vita da vignaioli chiantigiani sempre più spregiudicati, borse di gucci cucite in Cina (o a Prato, ma è lo stesso), e da una caricatura: della virilità mediterranea, che prima era Gassman, dell’arte di arrangiarsi, nota nel mondo dalle mani emigrate, della furbizia, che era Arlecchino, della visione politica, che era Machiavelli. Oggi tutto questo è rappresentato da Berlusconi, “lo guardano come una cosa impensabile, inspiegabile, come il festival di Sanremo o la commedia all’italiana”.

Che poi ancora devo capire perché sia impensabile la commedia all’italiana.

Gli daresti la grazia? 

«Se la chiedesse e gliela concedessero, non mi scandalizzerei. Perché per me è un avversario politico, non antropologico. Ma adesso ci serve Renzi. Serve cambiare il simbolo. Il racconto del nostro Paese langue. Bisogna inserire personaggi nuovi per renderlo affascinante. Dopo Berlusconi e Grillo c’è bisogno di energia nuova».

Certo, la grazia. Con questa menata che è un avversario “politico”.  A livello che se vi permettete di parlare male del mostro di Rostov vi dicono che dovete prima batterlo alle elezioni.

Ma, come sempre, la parte più gustosa riguarda i rapporti con Dio:

A parte aver affermato che il nuovo Papa gli piace molto per via dei suoi slogan da Concerto-Di-Jovanotti, e che “mi copia”, vetta insuperata in tutta l’intervista di delirio mitomane (e si che non era facile scegliere) si scoprirà  che Il Papa è Lui stesso, o al massimo un suo groupie.

Il figlio dell’ex dipendente vaticano è un credente? 

«Ogni tanto mi capita di avere fede, ma dura poco. L’ho detto ad alcune suore. Mi hanno risposto: dura poco anche per noi, poi per fortuna ritorna».

Eheh, le suorine ad intermittenza, come le luci di Natale! o a chiamata, che sarebbe bello poter vedere il LUL di Dio! (scusate questa era troppo specialistica, lo so)

Niente di nuovo comunque, in Italia non si può essere atei. Alla domanda “sei credente?” chiunque non creda alle pur magnifiche favole bibliche si sente in dovere di rispondere “mah…., no guarda sono ateo, ma vado alla messa, però solo alle feste comandate” o “non credo tranne che alla madonnina che piange sangue del paese vicino al mio” oppure “no, ma vado a Medjugorie tutti gli anni per una questione di spiritualità”.  Non puoi essere nemmeno laico, il che è forse più grave. O forse puoi essere tutte queste cose, e sentirti tutte queste cose senza provare colpa. Ma è più faticoso che altrove. Il Jovanotto poi ha il babbo che lavorava in Vaticano, a livello che se non raccontava la storia delle suorine mezze atee al vecchio gli serviva il defribillatore. E mai, mai essere così rivoluzionari da contraddire un cuore di padre.

Alla fine ti congedi urlando «Ce la possiamo fare!

No. Guarda Lorenzo, tutto ma così non ce la faremo davvero!!!

 

 

Rispetto

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Vediamo di intenderci: se una sentenza dice che Tizio deve andare in carcere o ai domiciliari, e che decade dalla carica di parlamentare, “non rispettare” quella sentenza significa sfuggire all’arresto o violare l’obbligo di starsene a casa e presentarsi ugualmente al Senato, opponendosi fisicamente alle forze dell’ordine e incatenandosi al proprio posto con la minaccia di farsi esplodere se qualcuno si avvicina.
Significa questo, grosso modo, “non rispettare” una sentenza.
Altro è criticarla, ovviamente. Affermare che non è giusta. Sostenere che è frutto di un complotto, di una congiura, di una macchinazione. Accusare, inveire, bestemmiare, tutto quello che volete. Ma questo, con ogni evidenza, non significa affatto “non rispettare”.
Quindi delle due l’una: o gli esponenti del PdL che continuano a parlare di “non rispettare” ci stanno dicendo che Berlusconi ha una mezza idea di darsi alla latitanza, oppure giocherellano, scherzano, celiano.
Io, signora Santanchè, la voglia di scherzare l’ho quasi esaurita; quindi, la prego, ci faccia capire: lei ha notizia del fatto che il suo capo intende darsi alla macchia, oppure ci ha preso gusto a spararle più grosse che può?

Minima Immoralia

in politica/società by

Ecco qua. C’è un tizio che ormai manda gli sgherri nelle Istituzioni (ragazzi, seriamente: cosa cazzo va a fare un manager di Mediaset al Quirinale? Stiamo scherzando?), e lo accettiamo tutti pacificamente, quando invece dovremmo uscire pazzi.

E sapete di chi è la colpa? Di Panebianco, del grande e irreprensibile Panebianco, che mentre accade una cosa di una gravità inaudita, ritiene opportuno pubblicare un raffinato e tagliente editoriale dal titolo “Renzi, il PD e il soccorso al vincitore”.

Certo, come no Angelo, è la scempiaggine di alcuni dirigenti del PD il problema dell’Italia, mica uno che ormai manda gli scagnozzi a parlare col Presidente della Repubblica.

Berlusconi e i referendum

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Per spiegare come la penso sulla firma dei referendum radicali da parte di Berlusconi procederò per punti, prendendomi la libertà di cominciare dalla fine:

  • se verranno raccolte le firme necessarie gli italiani potranno dire la loro su dodici questioni importantissime che riguardano i diritti civili e il funzionamento della giustizia in Italia: il che sarebbe un bene per i cittadini;
  • se verranno raccolte le firme necessarie il Partito Democratico sarà finalmente costretto a pronunciarsi su quelle questioni, cosa che finora ha accuratamente evitato di fare: il che sarebbe un bene per i cittadini e per il Partito Democratico;
  • se verranno raccolte le firme necessarie anche il Movimento 5 Stelle dovrà dire come la pensa, specie su quei quesiti che sono da sempre i suoi “cavalli di battaglia” (leggasi, ad esempio, il finanziamento pubblico ai partiti), facendoci capire una volta per tutte se le questioni gli interessano in quanto tali o solo quando le promuove lui: il che sarebbe un bene per i cittadini e per il Movimento 5 Stelle;
  • la firma di Berlusconi, e il conseguente impegno nella raccolta delle firme da parte del PdL, potrebbe fare in modo che l”obiettivo dei referendum venga raggiunto, e comunque potrebbe innescare il dibattito di cui sopra anche prima di quel momento: il che sarebbe un bene per il paese;
  • chi afferma che Berlusconi ha firmato i referendum per salvarsi dalle condanne dovrebbe spiegare con una certa precisione quale dei dodici quesiti radicali è tale da garantirgli questo risultato: il che sarebbe un”impresa complicata, visto che quel quesito non esiste;
  • chi reputa ridicolo il fatto che Berlusconi abbia firmato per presentare dei quesiti che si propongono di abrogare leggi approvate dal suo stesso governo (leggasi immigrazione o droga) dovrebbe ricordare che i referendum vengono indetti affinché i cittadini si pronuncino sul loro contenuto, non necessariamente perché si è d”accordo con quello che chiedono: il che equivale a dire che si può benissimo contribuire a presentare dei referendum e poi fare campagna per il no;
  • chi afferma che in realtà Berlusconi ha firmato i referendum in modo strumentale, al solo scopo di tornare ad “esistere” politicamente in un momento nel quale i suoi guai personali lo stanno sommergendo, probabilmente (molto probabilmente) ha ragione, ma ciò non toglie che in ragione della sua firma le positive conseguenze politiche di cui ai primi 4 punti potrebbero prodursi lo stesso: il che equivale a dire che le intenzioni di Berlusconi sono assai meno importanti degli esiti che potrebbero determinare;
  • chi afferma che Pannella, a sua volta, ha “accolto” la firma di Berlusconi in modo strumentale, al solo scopo di tornare ad “esistere” politicamente in un momento in cui il suo partito è ai minimi storici, probabilmente ha ragione anche lui, ma ciò non toglie che i radicali quei referendum li stiano presentando e sono gli unici che continuano a sollecitare un dibattito pubblico su quei temi, dibattito che tutti gli altri si guardano bene dal sollevare: il che vuol dire che quell”esistenza, Berlusconi o non Berlusconi, se la meritano tutta;
  • chi sostiene che i radicali sono dei “voltagabbana” e dei “venduti” perché “parlano” con Berlusconi muove da presupposti che a mio parere sono inappropriati per analizzare la politica;
  • chi ritiene che il Partito Democratico faccia bene a non promuovere i referendum per “non mischiarsi” con Berlusconi   muove da presupposti che a mio parere sono ancora più inappropriati per analizzare la politica;
  • chi, infine, afferma che i referendum siano uno strumento logoro, sopravvalutato, inutile, e quindi che la loro “strumentalizzazione” non sia l”effetto collaterale di un obiettivo politico, ma l”unico obiettivo, pone invece un problema del quale credo sia interessante e utile discutere: anche se sulla questione la penso diversamente.

Più o meno è tutto qua: ma mi pare che da discutere ce ne sia già in abbondanza.

“Opportuni accertamenti”

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Non ci  sono dubbi sulla costituzionalità della legge Severino” ma si possono fare gli “opportuni accertamenti”.

Mi sembra che basti questa semplice frase di Mario Monti a spiegarci di cosa stiamo parlando.

Tutti – nel loro cuoricino – sanno che la legge Severino è perfettamente costituzionale, che il principio di irretroattività della legge penale non si applica alle sanzioni extrapenali e che la legge, votata dal Parlamento neanche un anno fa, non limita le prerogative del Parlamento, perché è una semplice autolimitazione che il Parlamento si è dato.

E però…

Però si facciano gli “opportuni accertamenti”.

Caro Mario Monti, cari tutti. Se una legge è costituzionale, il Parlamento – che l’ha votata – è tenuto ad applicarla, come già la ha applicata senza che a nessuno venisse in mente di sollevare dubbi pretestuosi. Perché se “non ci sono dubbi” di costituzionalità, ogni ulteriore “accertamento” è del tutto inopportuno, non essendo altro che un pretesto per allungare il brodo.

E quale sia il motivo per cui vi proponete di allungare il brodo lo sappiamo tutti. Santè

Una democrazia primitiva

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Che poi, a pensarci bene, è vero che la storia della decadenza che non si dovrebbe applicare a B perché B rappresenta i cittadini è roba da scompisciarsi: ma è altrettanto vero -più drammaticamente vero, mi pare- che quella rappresentanza B ce l’ha sul serio, cioè che milioni di persone continueranno allegramente a votarlo in barba al fatto che sia stato condannato.
Il che non può valere a disapplicare una legge dello Stato, ci mancherebbe: ma lascia in bocca la sensazione amara che il problema vero sia un altro, e che risolverlo con le leggi -ancorché condivisibili- sia un po’ come tentare di svuotare il mare con un secchiello.
In quale altro paese, mi domando, si troverebbero ad avere a che fare con una situazione del genere? In quale altro paese la sanzione politica che normalmente si ricollega a frangenti  simili, vale a dire la semplice, pacata, implacabile sottrazione del consenso da parte degli elettori, stenterebbe a manifestarsi come avviene dalle nostre parti?
Nessuno, temo.
In qualunque altra democrazia avanzata rimarrebbero in cinque, a votare il condannato, con buona pace della decadenza e dei vertici notturni e dei falchi e delle colombe.
Invece qua no. Invece, a quanto pare, questa non è una democrazia avanzata. Magari una democrazia primitiva, o forse, nella sostanza profonda, manco una democrazia: perché chi dovrebbe esercitarla, ‘sta democrazia, non sa neanche da che parte cominciare, nel senso che gli mancano proprio i fondamentali.
Ecco, a me pare che il problema vero sia questo.
Magari potessimo risolverlo con una discussione sulla decadenza.

Grazie, maestà

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Scusi, Cavaliere…
-Dica. Ma si sbrighi, che ho da fare.
-Ecco, avrei pensato di farle cosa gradita…
-Sì?
-…sempre che lei volesse accettare, s’intende…
-Coraggio, sentiamo.
-…avrei pensato di portarle…
-Insomma, perbacco, parli! Non posso mica stare qua tutto il giorno, cosa crede?
-…la grazia.
-Cosa?
-La grazia, Cavaliere, un provvedimento che…
-Insolente che non è altro, ma come osa? Mi sta dando del colpevole, forse?
-No, eccellenza, non mi permetterei mai…
-E invece si sta permettendo eccome! Mi ha preso per un creino, vero?
-Cretino? Eminenza, non potrei mai pensare…
-Essì invece, perché solo un cretino potrebbe accettare una cosa che implicitamente sancisce la sua colpevolezza!
-Ma io credevo…
-E io, come tutti sanno, sono innocente!
-…per favore…
-Se ne vada!
-…la prego, mi ascolti…
-Sparisca, ho detto!
-…la supplico, maestà, lo faccia per il bene del paese…
-Mmm, per il bene del paese, dice?
-Solo per quello, mi creda…
-Io sono molto sensibile al bene del paese. Perché è in questo paese che sono diventato…
-Lo so, eccellenza. Lo so.
-Ecco. Ma si rende conto di quello che mi sta chiedendo?
-Sì.
-Il sacrificio supremo, mi sta chiedendo. Essere graziato per un reato che non ho mai commesso, come se non sapessimo tutti che il problema sono i magistrati politicizzati che…
-Lo so, eminenza. Ma pensi alla governabilità…
-Mi state massacrando, con questa storia della governabilità…
-…all’agibilità politica…
-…minacciata dai comunisti!
-…naturalmente, sire, come tutti sappiamo…
-Lei mi tocca sul vivo, giovanotto!
-…ci pensi, eccellenza…
-Lei sta approfittando oltremisura del mio senso di responsabilità!
-…la scongiuro…
-E va bene.
-Sì? E’ un sì, maestà?
-Se non c’è altro modo…
-Dio la benedica, Cavaliere…
-Lasci stare, sa che non ci tengo…
-…lei è un benefattore…
-…e se ne vada, prima che ci ripensi.

Sticazzi-al-cubo

in giornalismo by

Come anticipato, continua – con la promessa irregolarità – la classifica di notizie, informazioni, commenti, di cui non me ne frega veramente un cazzo.

Di recente, non me ne frega un cazzo di:

1) Eugenio Scalfari che scrive a Papa Francis

2) Quello che pensa Ferrara di Berlusconi e di Marina Berlusconi

3) Ferrara

4) Berlusconi

5)  Marina Berlusconi

6) La polemica tra Brunetta e Benigni

7) Magnini riconquista Pellegrini con 125 fiorellini

8) Pellegrini, pur rinconquistata da Magnini, va alle gare di nuoto di un altro tizio

9) Gli spot della FIAT con i cliché italiani per il mercato USA

Il vincitore assoluto di questa puntata è:

il ministro Mauro che viene calato dall”elicottero: sarà difficile sfiorare questa soglia di irrilevanza di una notiza in futuro.

 

 

La precedente classifica di notizie di cui non me ne frega un cazzo:

 

1) Rajoy che fa il copia/incolla della mail del terremoto cinese.

2) Assange che si butta in politica in Australia.

3) Kobe Bryant che visita il museo di Leonardo a Vinci.

4) Italo Treno che chiude in perdita.

5) il papa che prende il caffè nella favela.

6) il  papa in Brasile.

7) il papa.

8) Il fratello di Cassano che terrorizza i bagnanti col motoscafo.

9) Dolce e Gabbana citati in giudizio da Peter Fonda.

ma il vincitore assoluto di questa prima puntata è:

La George di Windsor: scelta austera per il Royal Baby (sono tutti austeri con le coperte degli altri, quando George potrà parlare se ne ricorderà e saranno cazzi vostri)!

Complimenti ai vincitori! Santè

Pascalology

in società by

Praticamente la telecafonaggine ha l’ingrato compito sociale di far sentire più fiche le donne de sinistra che non andrebbero mai a sculettare in bikini per una TV meno che locale con un calippo in mano, ma che il burlesque è una cosa fantastica perchè “la seduzione, non il sesso, non so se mi spiego”.

Vai a capire cosa le fa tanto incazzare di una libera scelta di un’altra donna, che nessuno impone a tutte le altre. Ma ce lo chiediamo ormai da quando scesero in piazza coi cartelli “noi non siamo olgettine” e la parola dignità appuntata sul bavero, e aspettiamo pazienti di poterne riparlare un giorno quando tutto questo sarà lontano, del corpo delle donne e della donna in quanto (pure) corpo.

Comunque la qualità dei commenti che la (tentata) metamorfosi di Francesca Pascale da ragazza-calippo a difana signora-bonton ha generato, su twitter come sulle testate, finisce che te la fa stare simpatica questa Kate Middleton alle vongole, questa Cenerentola da sagra partenopea (la ragazza viene da Fuorigrotta come – manco a farlo apposta – Ilda Boccassini, per gli appassionati di karma).

Insomma tutte inacidite nel vedere la cafoncella ripulita masticare chewingum dentro abiti pastello freschi di boutique, cosa che a me pare francamente di una deliziosa genuinità.

Avete presente il personaggio della Ferilli ne La grande bellezza? Le cafone ci salveranno, se riusciranno a salvarsi.

Ecco per esempio alla pur deliziosa Pascale, per salvarsi, suggerirei innanzitutto di dimettersi dal Consiglio provinciale di Napoli, viste le esigue presenze e la ancora più esigua attività istituzionale, che non si sa mai che un giorno donne e uomini d’Italia ritrovino il ben dell’intelletto e inizino a incazzarsi, ma davvero, e per le cose giuste tipo questa.

Generatore automatico di conseguenze se condannano Berlusconi

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Se condannano Berlusconi l'AIDS si trasmetterà anche via internet e saranno vietate le calzature aperte.
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