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senso di colpa

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You realise che stai arrivando a Craco quando d’un tratto lo sconfinato verde dei boschi lascia il campo a praterie di giallo ocra su cui troneggiano, come giganti addormentati, i calanchi.

Craco, comune italiano della provincia di Matera, è un luogo dove il tempo si è fermato in un’epoca incerta, ancestrale, indefinita. Le case arrampicate sulla roccia hanno finestre scure che sembrano scrutarti con sguardo spento ed autistico.

Le abitazioni con le ringhiere finemente decorate ma arrugginite, sono tutte abbandonate e rendono il paese una specie di conformazione plastica del relitto di una nave.

craco
A Craco non ci abita più nessuno, tranne una coppia di pastori che, occupato una casa abbandonata, ci sosta raramente. La popolazione (circa 700 abitanti) vive nella vicina località di Craco Peschiera.

La strada principale è un viale in pietra.

Il cammino è tutto in salita.

Il cuore in cima è una torre normanna del 1040 d.c.

Antico borgo medievale, importante centro strategico militare durante il periodo normanno, divenne sede universitaria nel 1276. La leggenda narra che ci giunse ferito San Vincenzo martire insieme a San Maurizio durante il viaggio di ritorno dalle crociate in Terra Santa. È storia reale invece la fucilazione di una ventina di briganti di fronte al campanile della chiesa Madre nel corso delle rivolte post-unitarie.

Craco diventa una città fantasma nel 1963, quando un’enorme frana, causata dalla composizione argillosa del suolo, si portò via un pezzo di paese e tutte le reti idriche e fognarie. Gli unici edifici ancora in piedi sono quelli risalenti al medioevo, come la vecchia torre, le chiese e alcuni palazzi importanti dell’epoca.

La frana ed una massiccia emigrazione al nord Italia e all’estero lo svuotò in breve tempo.

Craco è ormai diventato un luogo quasi soprannaturale, con i suoi silenzi continui. Durante le ore notturne, nel deserto totale, il vento fa letteralmente ululare il paesino dalle varie fessure e crepe degli edifici. Le tantissime finestre rotte e semi-divelte sbattono in continuazione. La presenza di cani randagi dà spesso l’impressione che ci siano presenze ultraterrene che stazionano per il paese.

E’ proprio qui che la notte di qualche settimana fa, l’ingegner Paolo Pretocchio* ha organizzato un summit semiclandestino chiamato L’acqua calda’s blocked, ultimissimo evento dell’embriornale fase di costituzione del Progetto Bimbozzi, che secondo le sue stime dovrebbe prendere il potere tra il 2026 ed il 2030.

Presente lo stesso Bimbozzi, che capitanava nell’oscurità della notte alcune figure con fiaccole e candele.

Prima che l’evento inizi, riusciamo a fumare qualche sigaretta ed a scambiare qualche chiacchiera con alcuni dei convenuti. Il concetto principale dell’essere a Craco lo spiegano quasi tutti così:” Tutti parlano della fine degli Stati Nazione, ma nessuno della nascita di Monarchie Immateriali come Google, Apple, Facebook, che hanno come territorio il non luogo del tecnoweb, come popolo gli utenti utilizzatori schedati, e come monopolio della forza il potere d’escludenza dell’algoritmo meccanico. Sul Non luogo non ci sono spazi e margini di operatività. Il Non luogo è quasi tutto occupato, è saturo. Bisogna inevitabilmente trasferirsi e colonizzare il Fuoriluogo. Il nostro luogo sarà il Fuoriluogo. E Craco, appunto, rappresenta perfettamente il concetto di Fuoriluogo.”

Rispetto alle altre volte, però, non siamo riusciti ad intervistare l’ingegnere che, terminata l’adunanza, è dovuto partire immediatamente per impegni d’affari verso Delaware, il nuovo paradiso fiscale creato da Obama negli States.
dealw

Vi riproponiamo lo stesso alcuni passaggi del suo intervento blobbati e campionati con modalità che non possiamo riferire per ragioni che lasciamo custodite al mistero di Craco.

“Questa di stanotte è la prima tappa della nostra spedizione verso l’interno, è la prima meta della nostra Anabasi.

Non si possono scalare le montagne con sacchi di immondizia trascinate sulle spalle. Dovete liberarvi di tutto il male che tenete dentro. Il Progetto Bimbozzi non è una confessione. E’ una liberazione. Gli incubi non sopravvivono nella luce.

Tutti siamo turbati occasionalmente da ansietà ricorrenti, prodotto di una qualche colpa occulta, segreta, che nemmeno sappiamo quale sia o che nemmeno magari esiste.

Il senso di colpa è un’istanza psichica derivante dall’originaria identificazione del bambino con le figure genitoriali e con gli educatori, atta a mantenere in vigore i valori culturali da essi trasmessi attraverso la paura di perdere il loro amore e di essere punito.

Ognuno ha un suo limite.

Ognuno si identifica con il suo limite.

La paura della punizione ti porta all’esitazione se accettare il limite o superarlo.

Nella volontà di superarlo ci si scontra con lo spavento della sua perdita, perdita che in qualche misura diviene perdita della propria identità per via della coincidenza individuo-limite.

Quando non lo si vuole superare ci rassicuriamo momentaneamente, ma poi spuntano il disprezzo di sé, i complessi di inferiorità.

Allora si prova a superarlo con l’immaginazione, che come un surrogato dell’avercela fatta, dà il via alla fantasticheria, alle arie di superiorità e di arroganza.

Si recita un personaggio che non si è, ricadendo in continuazione nel dubbio di esserlo, con l’inevitabile alternarsi di sentimenti di superiorità e di inferiorità.

Tutti vogliamo stare bene con noi stessi.

Vogliamo sentirci importanti, degni e accettabili agli altri.

Vogliamo credere di essere attraenti.

Ma quando sbagliamo alimentiamo sentimenti di fallimento, di vergogna nascosta, di tensione e disagio in ambito sociale, si ha difficoltà a dire di no, ci si prende la colpa di tutto quello che succede.

A volte si giudicano gli altri per occultare le proprie colpe, o per scaricarle su altri, mettendo enfasi nei loro errori per evitare di essere noi il centro dell’attenzione altrui.

Tendiamo a diventare come ciò che odiamo ed abbiamo sempre disprezzato.

Alcuni scontano traumaticamente quei giudizi troppo scandalizzati sentiti da piccoli, che possono aver ancorato il sentimento che il sesso sia una cosa sporca, provocando blocchi e sensi di colpa nei rapporti e col piacere.

Aspettare il castigo ci rende ansiosi e turbati.

Il castigo si teme ma si desidera.

Ricevuto il castigo ci sentiamo sollevati, perché abbiamo pagato il nostro debito e possiamo tornare a vivere senza paura.

Il castigo espia il cattivo comportamento e allevia l’ansia.

Non si possono scalare le montagne con sacchi di immondizia trascinate sulle spalle. Dovete liberarvi di tutto il male che tenete dentro. Il Progetto Bimbozzi non è una confessione. E’ una liberazione. Gli incubi non sopravvivono nella luce.”

(Silenzio come se fosse partito un amen muto)

ZELIIIG IN EVIDENZAAAAAA

“Alterneranno la tattica della provocazione alla strategia dell’infiltrazione. La provocazione ha come obiettivo quello di aprire e scatenare una campagna di criminalizzazione. Una volta partita, la criminalizzazione serve come giustificazione preventiva per innescare le classiche azioni politico/militari/giudiziali, come forma di screditamento e divisione. Alla tattica della provocazione seguirà la strategia degli infiltrati che avrà due obiettivi. Da un lato dovranno spingere, come finti seguaci del progetto, tutte quelle posizioni che favoriscono il settarismo, costanti discussioni per spargere malumori e disagi, l’auto isolamento e la tendenza alle ”fughe in avanti”, dall’altro spiare e reperire il maggior numero di informazioni logistiche e strutturali.”

“L’ introduzione di una sfera spaziale inattesa, la sottopone automaticamente ad una svalutazione morale. Così come Napoleone male reagì al guerrigliero spagnolo criminalizzandolo e scatenandovi contro la potenza inutile di un esercito, anche l’Inghilterra male reagì al sottomarino tedesco durante la prima guerra mondiale. E male l’America contro i Vietcong. L’introduzione di una sfera spaziale inattesa provoca, infatti, inevitabilmente cattivi giudizi morali.”(x)

“Bisogna tenere presente che con il terrorismo si fanno crescere forze che poi diventano autonome. Non possono diventare autonome se prima non sono cresciute, ma non crescerebbero se non facessero comodo. Quando non fanno più comodo, vengono spazzate via.”

“Secondo Douglas Mortimer, nel western americano alla John Ford, la violenza rientra nella struttura della legalità come una forma di soluzione del conflitto: il topos dell’ “arrivano i nostri” serve a cavare d’impaccio i buoni e a far cessare il momento dello scontro. Nello spaghetti western, invece, il conflitto si interrompe solo con la vittoria “improvvisa e momentanea” di uno dei contendenti, non corrisponde mai al ripristino della legalità.” (y)

“Figlio del fabbro Alessandro Mussolini e della maestra elementare Rosa Maltoni, Benito Mussolini nacque il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione del comune di Predappio. Il nome “Benito Amilcare Andrea” fu deciso dal padre,socialista, desideroso di rendere omaggio alla memoria di Benito Juárez, leader rivoluzionario ed ex-presidente del Messico, di Amilcare Cipriani, patriota italiano e socialista, e di Andrea Costa, imolese, leader del socialismo italiano (nell’agosto 1881 aveva fondato a Rimini il «Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna»). Contrariamente al marito, la madre Rosa era credente e fece battezzare il figlio. Vive un’infanzia modesta.

Mussolini, assunta la direzione dell’Avanti alla fine del 1912, diventa l’ ascoltato portavoce di tutte le frustrazioni ed insoddisfazioni di una società caduta in una crisi economica ed ideale che trascinava masse sempre più vaste verso esplosioni insurrezionali senza chiare prospettive. Espulso dal partito nel 1914 a causa delle sue posizioni interventiste a favore della guerra, Mussolini intuisce tre cose: le debolezze del partito socialista italiano, le debolezze del socialismo reale creatosi nella russia di Lenin, e che la prima guerra mondiale aveva avuto un valore socialmente molto dirompente. Si era reso conto infatti che gli ex combattenti sarebbero stati una massa di manovra molto significativa ed utile dal punto di vista politico e che quindi bisognava non perdere il contatto con essi.

I governi italiani che si succedono tra il 1919 ed il 1920 faticano a trovare una soluzione alla crisi sociale ed economica dell’epoca, schiacciati tra le trattative internazionali e le insoddisfazioni di molti italiani per quella che viene già definita una vittoria mutilata.

Nel 1919 nascono i fasci di combattimento che proclamano loro nemici i borghesi, i clericali ed i socialisti.

Il fascismo, movimento che raccoglie forze eterogenee, senza obiettivi chiari o un’ideologia di fondo, esprime la ricerca di una qualche soluzione alternativa basata su una forte accentuazione del sentimento nazionale e sulla ricerca di una qualche attuazione di uno stato sociale diverso da quello liberale tradizionale.”(p)

“Raggiungere un punto avanzato nella lotta per il potere vuol dire imporre rapporti di forza favorevoli e poter contare su una situazione di ingovernabilità del sistema esistente in cui sia possibile affermare un reale contropotere. Le condizioni per la conquista del potere si determinano solo per una breve fase in cui l’avversario è debole e non può dispiegare integralmente tutti i mezzi di cui dispone. Se non viene colta l’opportunità che si presenta in quella fase si apre la fase della sconfitta e del riflusso.”

“L’essenza della politica consiste nell’individuare il proprio nemico principale. Ed ovviamente nella capacità di saperlo riconoscere, di capire chi veramente esso sia.”

Quel tanto di speciale, quel tanto di sacrale, quel poco che è reale forse basta a salvarci (tono dimesso)

“Nel 1812-’13 lo Stato Maggiore Prussiano scatena dei sommovimenti antinapoleonici attraverso l’emissione dell’Editto Prussiano sulla milizia territoriale o Landsturm, recepito quale legge dall’ordinamento interno, con tanto di firma del primo ministro. Agli artt.61-62 di tale editto sta scritto:

« Ogni cittadino ha il dovere di opporsi al nemico invasore con qualsiasi tipo di arma.[…] Scuri, forconi, falci e lupare vengono espressamente raccomandati.[…] Ogni prussiano ha il dovere di non obbedire ad alcun ordine del nemico, bensì di danneggiarlo con ogni mezzo possibile. Anche se il nemico volesse ristabilire l’ordine pubblico, nessuno è autorizzato a obbedirgli, perché così facendo si finirebbe per facilitarne le operazioni militari.[…] Gli eccessi di una canaglia sfrenata sono meno nocivi di un nemico nelle condizioni di poter disporre liberamente di tutte le proprie truppe.[…]”

Perso nelle città, potevi avere il mondo (tono dimesso)

“La psicologia collettiva accosta e non discerne. Tende a seguire chi crea una dimensione della speranza con estrema semplicità. L’idea che si possano convincere le persone in maniera razionale non ha efficacia, la politica ha dimensioni emotive, narrative e di coinvolgimento in qualche modo collettivo in quanto deve cercare di mettere insieme la doppia natura dell’uomo, contrassegnata dall’esistenza di un bisogno di socialità e di un bisogno d’individuazione intrinsecamente conflittuali.”

“Il moderno dittatore, sostiene Le Bon ne La psicologia delle folle, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come l’incarnazione di tali desideri e come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni. Anche in questo caso l’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni quanto far credere alla folla di essere capace: “nella storia l’apparenza ha sempre avuto un ruolo più importante della realtà”. Le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti. Le folle sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini, e queste immagini si succedono senza alcun legame. L’immaginazione popolare é sempre stata la base della potenza degli uomini di Stato, dei trascinatori di folle, che il più delle volte, non sono intellettuali, ma uomini d’azione. Questi sono poco chiaroveggenti, ma non potrebbero esserlo, poiché la chiaroveggenza porta generalmente al dubbio e all’inazione. Essi appartengono specialmente a quei nevrotici, a quegli eccitati, a quei semi-alienati che rasentano la pazzia. Per quanto assurda sia l’idea che difendono o lo scopo che vogliono raggiungere, tutti i ragionamenti si smussano contro la loro ferma convinzione (nella neuro-psichiatria essa prende il nome di “Pseudologia fantastica” – chi crede alle sue stesse bugie)” .

Non si esce vivi dal novecento(tono dimesso)

“Mentre la fatica del lavoro industriale si esercitava sui corpi, i muscoli, le braccia, oggi si esercita sul linguaggio, l’intelligenza, gli affetti, la totale reperibilità temporale tramite smartphone ed internet, innescando nuove forme di sofferenza, alienazione e schizofrenie. L’esistente è rimpicciolito. L’esistente è esaurimento. Sarà inevitabile un ritorno feroce dell’irrazionale, un assetato inconscio desiderio di laico paganesimo rituale e mistico.  Le pulsioni continuano a funzionare secondo la logica loro propria dell’appagamento. L’attuale canalizzazione del piacere, saziando solo a livello caricaturale pulsioni addomesticate da modelli pubblicitari finti, o tramite surrogati placebo di mediazione tecnologica, rende insoddisfatto tutto l’apparato psichico. Il senso di felicità derivante dal soddisfacimento di un moto pulsionale si scontra con le ansiogene ed eccessive richieste che la civiltà dell’algoritmo, sodomizzandolo nella psiche, pone all’uomo, parcellizzato ed isolato.”

“Senofonte, giunto finalmente sulla costa del Mar Nero, presso Trapezunte (Trebisonda) con il famoso grido “Thálassa! Thálassa!” (“Θάλαττα! θάλαττα!”) (il mare il mare) , vedrà però il fallimento dei suoi propositi di essere l’ecista di una nuova colonia ellenica e dopo numerose peripezie porterà l’armata a combattere per il re di Tracia Seute II, ed infine la consegnerà, a Pergamo, al generale spartano Tibrone che stava allestendo un esercito per una nuova guerra contro i persiani.” (f)

“E adesso, cantiamo tutti insieme:

Tu! Tu!
Tu pure sai
Che non va la vita
Com’è ragazzo mio
Ci son volpi di qua
Lestofanti di là
Mille topi tutti per te
Le zanzare che pungono me
Sono le stesse che poi
Pungeranno te
E tutto questo perché
Con tanti galli che cantano
Non si fa mai… giorno!

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Ci son tanti galli che cantano
Chichichirichichi
Troppe galline rispondono
Cococoroccocco
E se i piccioni spariscono
Cucucuruccuccu
Tutte le papere piangono
Quaquaquaraqquaqqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaquaE se domani pure tu
Ragazzo mio
Vedi un’aquila lassù
Tu vai con le gambe che hai
In un posto che sai
Dove lei non può arrivare mai
C’è una tigre
Dietro al cespuglio
Che aspetta là
Dove passerai
Non andare
Finché il gallo canta
Il gallo che canta
Non ci casca mai
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Attenti al matto!

Con! Con!
Con tanti galli che cantano
Chichichirichichi
Troppe galline rispondono
Cococoroccocco
E se i piccioni spariscono
Cucucuruccuccu
Tutte le papere piangono
Quaquaquaraqquaqqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Il gallo si sa
Becca qua becca là
La talpa fa
Tutti i buchi che può
E il gatto non va
Dove il pesce non c’è
Il lupo scenderà quaggiu
Il coccodrillo sa
Che presto morderà
E che nessuno lo prenderà
Ed il giaguaro è già pronto

A colpire finché
Ogni gallo canterà

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Attenti al matto!

Chi! Chi!
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua!!!”

Soundtrack1:”Sleep sound”, Jamie xx

Soundtrack2:”Mercy mercy me”, Marvin Gaye

Soundtrack3:”Futura”, Lucio Dalla

Soundtrack4:”Messenger”, Blonde Redhead

Soundtrack5:”Distilled”, Blonde Redhead

Soundtrack6:”L’estate”, Vivaldi

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia che cerca di uscire dalla fantasia per trasferirsi provvisoriamente in una forma di fuoriluogo.

Confiteor

in musica by

Sono un essere disgustoso. Ciò che ho fatto mi fa vergognare: che cosa darei per tornare a ieri, quando ancora ero pulito, e non sospettavo che mi sarebbe successo questo, o meglio che avrei permesso a questo di accadere. Dopo tutto quel cianciare, “sono pulito”, “non ci casco più”  e bla e bla e bla…

Ho provato a distrarmi, credetemi, sono perfino andato in un posto specializzato dove, con pochi euro ti levi il prurito: la roba è vintage, ma se hai tempo e voglia di cercare, trovi ciò che fa per te: ti dà la botta che ti serve, e comunque sei “a posto”, per un po’ non devi più “farlo”. Certo, è come dare un vol-au-veint a uno che vuole abbuffarsi di trippa alla romana…

I primi giorni di astinenza sono andato a dirlo a tutti, e pensa che con quelli che ancora ci sono dentro facevo il superuomo, il moralista, mi avvolgevo tutto con la porpora della mia vittoria sulla dipendenza. Ma il desiderio si è infilato dentro di me come gas che scivola dalla fessura sotto la porta, mi ha avvolto da dietro con le sue mille mani calde e fredde, mentre nel Tier Garten cercavo di svagare la mente concentrandomi su delle gambe femminili arancione elettrico che andavano misurando i suoi viali alberati.

Poi ho comprato gomme sigarette dolci cioccolata: in un pomeriggio ho bruciato in questo modo quasi 40 euro. Ma il desiderio, che per un momento mi aveva mollato, si ripresentava un quarto d’ora dopo, benvestito, sbarbato e suadente come un piazzista. Una forza irresistibile ha preso il controllo delle mie gambe e mi sono ritrovato prima nella metro, e poi a casa. Mentre appendevo il cappotto e la sciarpa all’attaccapanni, mi sono preso il tempo per gustare la mia disfatta, per godermi la luce e il calore delle fiamme che stavano trasformando in cenere i miei buoni propositi; con calma – ormai ero suo, perché non indulgere in questo rituale? – mi sono seduto e ho acceso la scatola magica.

E ho ricominciato a scaricare musica senza pagare.

Weird camgirl

in scrivere/società/ by

(Una scarica elettromagnetica rende momentaneamente incerta l’immagine. Quando i pixel si ricompongono, sullo schermo ultrapiatto che illumina la penombra di una casa altoborghese tappezzata di “pezzi” da centinaia di migliaia di sterline, compare il corpo seminudo di una donna giovane e bella. La Ragazza. Il suo volto è parzialmente nascosto da una mascherina nera alla “Eyes Wide Shut”).

La Ragazza controlla che le duecento sterline siano state regolarmente accreditate sul suo conto PayPal. OK, si può iniziare.

Quando ha finito con il cliente (anche se sarebbe più appropriato dire che il cliente ha finito, lei non la finirà mai veramente fino alla morte), è passata un’altra mezz’ora della sua vita. La Ragazza apre il pannello del firewall ed inibisce tutte le connessioni: si abbassa la grande palpebra sull’occhio da cui un mondo di esseri perfettamente funzionanti eppure danneggiati come lei, e per giunta famelici, non aspetta altro che penetrare la sua malata intimità. Si sente un po’ come Alice di Resident Evil.

La Ragazza fatica ad mettersi in piedi. Dopo, le sembra sempre di svegliarsi il giorno dopo una brutta caduta dal motorino: il dolore la ricopre come una vernice stesa su una parete da un rullo, le morde le braccia, ristagna crudele sulla pelle arrossata dei seni, non dà pace ai capezzoli su cui ancora sente la presa delle mollette della biancheria, riveste le cosce muscolose, accarezza le guance nei punti non celati dalla mascherina.

Dopo qualche barcollamento, si mette in piedi, e, grazie all’esperienza, riesce ad individuare una postura che schiva i postumi della violenza che si è inflitta, a pagamento, nei trenta minuti precedenti. Tira la tenda che separa dal resto della casa l’angolo dove si esibisce davanti per il piacere di un occhio elettronico che adesso le pare uno sfintere anale. Improvvisamente, le viene in mente il grugnito dell’uomo mentre, a pochi chilometri da lei, viene sulla sua poltrona di pelle in un lussuoso appartamento dei quartieri alti. Sulle labbra, assieme ad un sorriso ironico, sente formarsi una frase silenziosa come il suo monolocale: “non è forse sempre così, per uno che gode, un altro soffre”? Anni  prima, prima che accadesse “la cosa”, quando lei era ancora una studentessa, non avrebbe mai concesso a sé stessa essere tanto qualunquista e banale. Adesso, veramente, non ha più nessuna importanza.

Prende dal tavolino scalcagnato la bottiglia di vodka, se ne versa mezzo bicchiere in un bicchiere sporco, e lo tracanna assieme ad un paio di analgesici. Si ficca nella doccia fredda: l’acqua gelata le dà un temporaneo sollievo, e assieme al sangue che scorre turbinando nello scarico, per un attimo le sembra che se ne vada via quell’equilibrio perverso brevemente raggiunto attraverso la via della sofferenza e dell’umiliazione.

Ma “la cosa” si ripresenta, hai voglia a cacciarla via. “La cosa” non era stata annunciata: nessun segno, nessuna premonizione. I tre ragazzi avevano tirato tardi in discoteca. Né lei, né Duncan avevano bevuto più che qualche soft drink: Jake invece ci aveva dato dentro con la birra, ma si sapeva fin dall’inizio che non avrebbe guidato. Si risvegliò con il botto dell’incidente, anche lui perfettamente incolume, a pochi centimetri da una quercia, e a sette metri dalla carcassa della Nissan della Ragazza.

Lo sa che non dovrebbe dar retta a quel un demone che continua a insufflarle nelle orecchie frasi crudeli – la segue anche qui nella cabina doccia – non dovrebbe amare il fuoco, quel bastardo? Se solo Duncan non avesse insistito per provare la Micra nuova di lei, quella sera, strappandole praticamente le chiavi di mano, oggi sarebbe ancora vivo. “Ma se così fosse stato, tu non saresti qui”, ribatte la voce della ragionevolezza, quella di Mandy, la psichiatra, anche lei nella doccia. “Vorrebbe dire che quel bus avrebbe spiaccicato me anziché lui”, pensa la Ragazza con assurdo compiacimento. Il diavolo prosegue con il suo tono sussiegoso: “almeno oggi non staresti a tagliuzzarti le braccia e a torturarti i seni per far contento qualche ricco pervertito al solo scopo di espiare la tua colpa”. Mandy fu svelta a controbattere: “Una colpa che non le appartiene, in verità”.

Mandy e il diavolo continuarono a litigare per un po’ anche dopo che, scivolando sulle piastrelle bagnate, la Ragazza cadde spezzandosi il collo. Poi se ne andarono, seccati, delusi, ognuno per la sua strada, a torturare altri innocenti.

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