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I numeri distorti del Fatto Quotidiano sul referendum

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Un articolo pubblicato mercoledì sul Fatto Quotidiano sostiene di dimostrare numeri alla mano che non sia poi così vero che ci sia bisogno di accelerare i tempi di approvazione delle leggi (“già adesso viene emanata una legge ogni 5 giorni”), e che il Parlamento è già nettamente schiavo dell’esecutivo, in quanto ogni 10 norme sono ben 8 quelle di iniziativa del Governo.

Utilizzare numeri e statistiche è sempre una cosa buona, ma il rischio di cadere nel cherry picking è alto. Ancor più alto se si parla di politica. Il campanello d’allarme suona in particolar modo quando i numeri sono snocciolati un po’ alla rinfusa, presi da un campione ristrettissimo e decontestualizzato, e soprattutto quando da questa situazione l’analista riesce comunque a trarre conclusioni perentorie.

L’articolo del FQ mi sembra che proprio un esemplare di quanto appena descritto. Non spiega se una legge ogni 5 giorni è una cosa brutta o cattiva. Parla di un peso delle leggi di iniziativa del governo pari all’80% nell’ultima legislatura paventando una sorta di dominio del Premier sulle camere, ma non spiega se sia una cosa tipica dell’attuale assetto istituzionale italiano o un colpo di mano di Renzi. E insomma, mentre tra i quasi 900 commenti il più’ votato dice “La democrazia sarà così veloce da sembrare una dittatura!” a me qualche domanda è venuta, e ho provato ad approfondire il discorso partendo dalla più ovvia: da dove vengono questi dati?

L’origine

La fonte (non citata dal FQ) è il portale internet del Senato, che raccoglie le statistiche circa le leggi approvate ogni anno da ciascuna legislatura e il tempo medio di generazione (dalla prima lettura all’approvazione), con ulteriori dettagli circa il tipo di iniziativa (parlamentare o governativa) e di legge (ordinaria, di bilancio…). Questo database è piuttosto ben fatto, per quanto non mi siano chiarissimi alcuni principi con cui è stato costruito. Ma fa niente: diciamo che i numeri rappresentano esattamente il lavoro delle due Camere. I dati disponibili partono dal 1996 (inizio della XIII legislatura) e arrivano fino ad oggi. Riguardano pertanto l’operato di 5 legislature e di parecchi governi, di destra (Berlusconi), di sinistra (Prodi), tecnici (Monti, Amato…) e di larghe intese (Letta, Renzi).

Il dominio del Premier

Riferendosi a Renzi il FQ parla di “strapotere sul Parlamento”, perché le leggi di iniziativa del Governo sono di gran lunga di più di quelle delle camere. La domanda che quindi ci poniamo è: prima di Renzi la situazione com’era?

grafico legge 1

Il grafico qui sopra mostra due cose: le barre indicano il numero di leggi approvate mentre la linea azzurra mostra il peso di quelle di iniziativa governativa.

Osservate come la media, dal 1996 ad oggi, sia praticamente all’80%, giusto giusto in linea con la legislatura corrente. Non solo, ma quando il FQ parla di strapotere di Renzi, dimentica che il primo Premier di questa legislatura e’ stato Letta, e che dall’anno di insediamento di Renzi la linea si piega fino a scendere sotto la media. Molto peggio fece invece sia Prodi, sempre vicino al 90% e Berlusconi (100% il primo anno del suo quarto governo). Curiosità interessante: il momento in cui l’iniziativa parlamentare e’ stata maggiore (ossia i punti più’ bassi della linea) coincidono con i due governi tecnici: Amato nel 2001 e Monti nel 2012.

La legge a settimana.

E per quanto riguarda le tempistiche? Dice il FQ: “I numeri, in ogni caso, smentiscono che ci si trovi di fronte a un processo legislativo che impedisce decisioni veloci” e quindi spiega che dividendo le leggi emanate per il numero di giorni delle due legislature, si scopre che ogni 4-5 giorni viene pubblicata una nuova norma. Abbracciando acriticamente tale misuratore (che, attenzione, è completamente distorto e vi spiego il perché tra poco) è impossibile non notare che 20-30 anni fa venivano promulgate molte più leggi di oggi: basta guardare l’altezza delle barre: l’ultima legislatura ha prodotto in 3 anni circa 240 leggi, mentre tra il 1997 e il 1999 ne sono state prodotte circa 580, più del doppio. E quindi, amici del FQ, cosa dobbiamo dedurne? A me pare palese un rallentamento della “produttività” delle Camere.

La metodologia scelta dal FQ è totalmente assurda, e non solo perché non può tenere conto di elementi fondamentali (per esempio la portata e la qualità delle leggi) ma perché non è comunque in grado di misurare la velocità del potere legislativo. Scrivere “ogni settimana si approva una legge” non significa nulla: sembra una cosa bella, ma cosa pensereste se allungassi la frase a “ogni settimana si approva una legge che è sotto discussione da almeno due anni?”

Vi mostro quest’altro grafico, che riporta i tempi medi di approvazione delle leggi così come misurati annualmente dal Senato e citati dal FQ in maniera molto approssimativa.

grafico legge 2

 

Innanzitutto, si vede come sia le leggi di iniziativa parlamentare che quelle governative soffrano dello stesso trend, sebbene la linea dei primi sia decisamente più marcata. L’andamento è piuttosto interessante: in pratica, nel corso di una legislatura i tempi si allungano in maniera impressionante per poi crollare con l’avvento di nuove elezioni. A mio parere – ma chiedo ai lettori se hanno altre interpretazioni – questo grafico descrive molto bene come funziona il parlamento italiano, dove è molto semplice proporre un disegno di legge ma è molto difficile vederne la realizzazione. Si crea quindi un collo di bottiglia per cui le proposte si accumulano e poche alla volta passano il voto, creando tempi di attesa che come ben potete notare crescono in maniera allucinante. Il crollo ciclico che vedete non è dato da un’improvvisa accelerazione: semplicemente ci sono nuove elezioni, per cui è probabile che i disegni di legge rimasti in bozza in quella precedente vengano completamente cancellati per far spazio alle idee della nuova maggioranza.

Ma torniamo alla tesi del FQ per cui Renzi ha soggiogato il Parlamento. Abbiamo visto che le leggi di iniziativa dell’esecutivo sono meno della media degli ultimi 30 anni. E la questione della velocità? Se guardate il secondo grafico, è evidente che da sempre le leggi volute dal Governo sono più facili da approvare (grazie al ricorso della fiducia) rispetto. Tuttavia, negli ultimi due anni la linea blu supera la media. Ovvero, il Governo Renzi ha impiegato mediamente 220-230 giorni per far approvare leggi di sua iniziativa: peggio di cosi solo tra periodo 1998-2000 e nel 2005.

Possono esserci mille motivi riguardo a questi numeri: può anche essere che Renzi imprima la velocità (con la fiducia e i canguri) solo alle poche norme che desidera, lasciando nel dimenticatoio quelle di Letta. O magari è un fattore intrinseco nella struttura delle Camere. Oppure entrambe le cose. Ma non è questo il punto essenziale. La questione è che la riforma costituzionale è certamente criticabile ma, come spesso accade in politica, ad una critica ben costruita le forze in gioco prediligono un’argomentazione falsa o distorta in quanto più efficace su lettori che non vogliono o non possono porsi troppe domande. Ed eccoci così a leggere di omicidi alla democrazia e dittature nascoste.

Strisce di Governo – La minaccia in senato

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Introduciamo su questo blog quella che speriamo sarà una buona rubrica, ovvero i fumetti “Strisce di Governo” (in realtà un primo seme è stato piantato la settimana scorsa, sulla pagina Facebook di Libernazione).

Buona lettura!

 

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Chi di vaffanculo ferisce…

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I gesti dei senatori verdiniani Barani e D’Anna diretti alle colleghe pentastellate Lezzi e Taverna sono osceni e offensivi? Assolutamente sì, il video sembra essere evidente al riguardo, è inutile giocare sulla semantica – persino il labiale è piuttosto chiaro.

Sono gesti di natura sessista, moralmente condannabili in seno allo svolgimento delle normali attività democratiche e istituzionali del Senato? Certo, qualsiasi allusione di natura sessuale rivolta a persone di sesso femminile in luoghi pubblici e/o lavorativi è esecrabile nella misura in cui lede alla dignità dell’interessata, prima in quanto donna, poi, soprattutto, in quanto essere umano.

È giusta la sospensione dei senatori incriminati? Immagino di sì, e sebbene non possa esprimermi in merito a un regolamento di condotta interno al Parlamento che sinceramente non conosco, mi sento di dire con tranquillità che a certi comportamenti sarebbe ora di porre un freno, tanto più in un luogo deputato a rappresentare la nostra democrazia, la nostra Repubblica.

Premesso tutto ciò, sperando che sia chiaro che non trovo alcuna scusante per il comportamento dei verdiani, mi domando tuttavia con quale coraggio un partito – sì, un partito, non raccontiamoci balle – che ha fatto del “vaffanculo” il suo cavallo di battaglia si lamenti ora dei toni (insultanti, aggressivi persino) assunti dagli avversarsi in sede di dibattito. Se ne parlava anche in un post precedente: tanto scandalo per la bestemmia dell’assessore Esposito in assemblea capitolina, e un’assuefazione silenziosa per la valanga di merda che siamo costretti a ingoiarci ormai quotidianamente a causa del Movimento 5 Stelle e altre forze politiche di varia natura.

Vaffanculo grillini che, in molti casi, non sono rivolti solo alla kasta!!!111!1 in generale, ma a persone reali, individui specifici. Come se l’offesa alimentata da una presunta rabbia sociale diffusa fosse ampiamente giustificata, se non persino incentivata, al punto da risultare impossibile sollevare obiezioni in merito ai toni adottati. L’accusa di ritorno è sempre quella, ovviamente: se non offendi, se non ti lasci andare al vaffanculo, fai parte pure tu della casta.

Care senatrici pentastellate: io disprezzo il comportamento senatori verdiniani dal sessismo facile, come disprezzo qualsiasi attacco diretto che sfrutti le caratteristiche intrinseche di una persona per denigrarla. Appoggio quindi qualsiasi iniziativa che incentivi una maggiore attenzione rispetto a certi temi in sedi istituzionali e non, in nome del vivere civile e democratico.

Ma la mia solidarietà, quella che darei a una vittima innocente del sistema, proprio non ve la meritate.

Generatore automatico di cartelli di protesta al Senato

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Se tanto mi dà tanto, fare refresh per ottenere nuovi cartelli di protesta al Senato

Good Bye, Montesquieu!

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In questi giorni ho letto commenti piuttosto entusiastici sull’elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato. E non ho detto una parola. Non l’ho fatto per non fare la parte del solito stronzo che si puntella sulla critica di ogni avvenimento politico degno di nota. Eppure, quel solito stronzo lo sono stato tacitamente, intimamente, provando un fastidioso senso di alienazione democratica. Sì, perché assistere al giubilo pressoché ecumenico per l’elezione di un ex procuratore nazionale antimafia alla presidenza del Senato (ovvero la seconda carica più importante della Repubblica Italiana) mi ha disturbato un poco. Quando poi ho rimesso insieme i tasselli della dinamica di opportunismo politico-elettorale che ci hanno condotto fin qui, sono stato invaso da nausea sartriana acuta e perdurante.

E’ successo che un magistrato della Procura di Palermo, invece di andare in Guatemala a combattere il crimine per conto dell’Onu, decide di fare la rivoluzione civile e si candida a premier, ponendosi a capo di una forza alternativa al PD, che doveva rappresentare una certa sinistra comunista e forcaiola. Allora, per non essere da meno e contrastare l’ipotetica emorragia di voti, i democratichini giocano la carta dell’identico, anzi dell’autentico, e candidano Pietro Grasso: una personalità diffusamente stimata, ma soprattutto sufficientemente invisa a quel PDL che si tenta di mandare all’inferno una volta per tutte. Insomma, è l’uomo perfetto.

Perfetto sia in termini elettorali  che di strategia parlamentare, Grasso è la carta simbolica (proprio etimologicamente, capace di tenere insieme una situazione che dire frammentata è utilizzare un eufemismo) da giocarsi al momento giusto, proprio quando tutto sembra bloccato, proprio quando la logica e il lessico politico sembrano domandare una “scelta civica”. Sì, la scelta civica arriva e pure il cortocircuito liberale.

Che non fossimo una liberaldemocrazia, l’avevamo capito da tempo. Che avvocati ed ex magistrati affollassero i banchi del Parlamento con dubbia coscienza democratica, pure. Ma che un ex procuratore antimafia andasse a ricoprire la seconda carica dello Stato con il progetto dichiarato di “rivoluzionare il sistema giudiziario”, be’, questo non era previsto. Voglio dire: non avevo preso in considerazione l’idea che uno che ha fatto quel mestiere per quarant’anni, che ha partecipato ed è impregnato di quel milieu professionale e culturale, si potesse ritrovare sullo scranno di Palazzo Madama. Ed ecco tutto il mio fastidio per l’inatteso inauspicato.

C’era un tizio francese che, ormai trecento anni fa, teorizzava uno Stato libero in cui la separazione tra i poteri doveva essere ben più che formale, ma addirittura morale nell’accezione liberale e non certamente dogmatica. Cioè: senza virtù non c’è alcuna possibilità di libertà e senza libertà non c’è alcuna possibilità che i cittadini siano tutti uguali di fronte alla legge. Voi direte: sì, ma formalmente nell’elezione di Grasso non c’è alcun contrasto, alcuna sovrapposizione, neanche l’ombra di qualche frattura democratica. Giusto, formalmente no. Ma, come ricordava il tizio francese, forse sarebbe il caso di guardarsi allo specchio e ripensare quanto e come possa essere virtuoso questo continuo mescolamento, questa prolungata e compiaciuta confusione a cui ci stanno sottoponendo e della quale gioite. Good Bye, Montesquieu!

Generatore automatico di giustificazioni per non aver potuto presiedere il Senato

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Già che ci siamo, perché non dire le cose come stanno?

Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove giustificazioni per non aver potuto presiedere il Senato

Dovevo depilarmi le ascelle fino alle 11:20, ma c'è stato un ritardo perché Non riuscivo a pettinarmi il riporto: comunque avevo avvisato, e la collega mi aveva assicurato che alle 11:00 sarebbe arrivata lei, dopo il massaggio ayurvedico.

Figurarsi con una polo

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Suvvia, senatore Perduca. Mi meraviglio di lei.

Le pare possibile, dico, che uno possa denunciare le assurde pretese dei culattoni, invocare un nuovo sette aprile, paragonare due donne che si baciano a chi piscia per strada, dire che Facebook è più pericoloso dei gruppi terroristici, sostenere che Eluana Englaro è stata ammazzata, affermare che le coppie hanno diritto agli aiuti solo se sono sposate e hanno dei figli, promettere che il voto agli immigrati non ci sarà mai, professarsi progressista e al tempo stesso dire no ai matrimoni gay, dirsi di sinistra e pronunciarsi contro la pillola del giorno dopo indossando una magliettina a maniche corte?

Lo so, senatore Perduca, che c’è da risparmiare sull’aria condizionata: e sono d’accordo, tant’è che nel mio studio non ce l’ho proprio. Però, andiamo, un po’ di buon senso: converrà con me che certe cose è difficile sostenerle con un minimo di credibilità perfino in doppiopetto.

Figurarsi con una polo.

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