un blog canaglia

Tag archive

sanremo

Sanremo, o dell’obbligo di ostentare leggerezza

in società by

Abbiamo tutto il diritto di dire che Sanremo ci fa schifo.

Se vi piace avete tutto il diritto di godervelo. Sia se vi piace davvero la musica di Sanremo, o l’atmosfera da veglione di capodanno prolungata (abbiamo anche bisogno di festeggiare, ogni tanto), sia se vi piace il trash.
Ma per favore basta con questa follia che Sanremo ti deve piacere. Basta con questa follia che ci si deve per forza divertire, basta con questa follia che se non ti piace la musica che ascolta il “popolo”, la “gente”, la “casalinga di Voghera” allora devi star zitto. Eh, “sennò sei snob!” Sennò “odi il popolo”.
Quando si è deciso che io non sono popolo o gente? Quando è stato deliberato che per far parte di queste entità mistiche è necessario esser fan della De Filippi? O quantomeno entusiasmarti per il trash della De Filippi?
Quando abbiamo deciso che la vita è praticamente una scelta tra vedere il “Grande Fratello” e vederlo ridendone tramite “Mai Dire Grande Fratello”? E che tanto ormai non c’è neppure bisogno della mediazione della Gialappa’s Band per apprezzare il trash ma bisogna amare il trash per il trash?
Possibile che non ci sia mai l’opzione: “Non me ne frega un cazzo?” O l’opzione “Preferisco occuparmi di altro?” Esattamente, mi interessa sapere, fin quando dovremo spingerci con questa ostentata leggerezza, per cui la vita e il dibattito debbano vertere necessariamente su un susseguirsi di eventi nazionalpopolari e non sia più possibile fare un discorso serio in pubblico o nemmeno tra amici?
Non esiste una via di mezzo tra il dibattito al cineforum sul film iraniano e la contemplazione delle sfumature di mogano di Carlo Conti?
Io non lo so, però nel dubbio rivendico con forza il diritto di dire che non capisco perché cazzo si parli ancora di Sanremo.
Santé 

Le canzoni di Sanremo 2016 spiegate meme

in musica by

Le abbiamo ascoltate tutte. Recensirle sarebbe banale, e poi già c’è venuta l’orchite a sentirle, figuriamoci a leggerne. E allora perché hanno inventato l’internet? Per i porno e per leggere di meno, naturalmente. Eccovi serviti.

Lorenzo Fragola – Infinite volte
iWKad22

Noemi – La borsa di una donna
20061207_fuoco-thumb

Dear Jack – Mezzo respiro
jiFfM

Giovanni Caccamo e Deborah Iurato – Via da qui
70372497a55f4087bc1cfae6c35bd912

Gli Stadio – Un giorno mi dirai
42984716

Arisa – Guardando il cielo
21618762

Enrico Ruggeri – Il primo amore non si scorda mai
Italias-Got-Talent-gerry-scotti

Bluvertigo – Semplicemente
7f3741906cde3bfa77ea40e62c6f7217

Rocco Hunt – Wake Up
loud-noises

Irene Fornaciari – Blu

Dolcenera – Ora o mai più” (le cose cambiano)
Fap-Meme-11

Clementino – Quando sono lontano
Indifferent-Cat

Patty Pravo – Cieli immensi
ywnce

Valerio Scanu – Finalmente piove
e406598190525e2cb8d38a82d908cbd26553c4ef496f14755e85ec0bcd4bd6f0

Francesca Michielin – Nessun grado di separazione
58516278

Alessio Bernabei – Noi siamo infinito
Triple-facepalm-picard-812

Elio e le Storie Tese – Vincere l’odio
no

Neffa – Sogni e nostalgia
39297549

Annalisa – Il diluvio universale
ad63841246_its_time_

Zero Assoluto – Di me e di te
xn676z

I 10 momenti dei Sanremo recenti per cui anche quest’anno sarà uno spettacolo imperdibile

in musica/televisione by

Al di là dell’intramontabile e assicurata presenza del Maestro Beppe Vessicchio, al massimo sostituito da Massimo Cacciari, che non sa dirigere l’orchestra ma parla molto bene, qui trovate una breve soluzioni di momenti molto alti tratti da edizioni recenti del Festivàl. Andare a scavare più indietro sarebbe stato scoperchiare un vaso di Pandora per cui, francamente, non mi sentivo pronto.

Certi che anche quest’anno lo show non ci deluderà, noi intanto ci siamo attrezzati con il consueto sobrio gruppo d’ascolto su Facebook. Ci vediamo lì.

 

10 – La famiglia Anania da Catanzaro con 16 figli, apertura col botto dell’anno scorso. Sedici. Figli.

NB: impossibile non pensare a

 

9 – Che ve lo dico a fare.

 

8 – Benigni che parla della canzone della Zanicchi ancora in cui lei ha scoperto di non essere ancora in menopausa, lei viene eliminate ed è subito POLEMICONE.

 

7 – Siani, simpaticissimo, che arriva e come prima cosa ha L’OTTIMA IDEA di insultare gratuitamente un bambino sovrappeso tra le prime file.

 

6 – Questi due che nessuno ha ancora capito chi cazzo siano.

 

5 – Il momento graziosamente balcanico, tutto rigorosamente in playback, in cui nonostante fosse il 2004 si respirava a pieni polmoni degrado post-sovietico del 1993.

 

4 – Quella volta in cui a nessuno fregava un cazzo che Albano e Romina fossero tornati a cantare insieme, però almeno lui ha fatto le flessioni sul palco.

 

3 – Adriano Pappalardo nel suo momento di massimo splendore artistico e intellettuale. Era il periodo dell’Isola dei Famosi, qui siamo oltre. Notare, in particolare, l’abbigliamento delle grandi occasioni e il pippone finale.

 

2 – Naturalmente il trio delle meraviglie composto da Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore Luca Canonici. C’è qualcuno dell’orchestra che ancora non si è ripreso.

 

1 – Al primo posto ci può essere solo e soltanto quell’episodio in cui un consesso d’intellettuali d’assalto composto da Gigi D’Alessio, Loredana Bertè e il Dj Get Far – Fargetta ha trasformato il compassato palco dell’Ariston in una discoteca di Rimini, grazie all’ausilio di un centinaio di ballerini tamarri.

Cosa è diventato il canone?

in politica by

L’ultima idea geniale dei tecnici del governo è includere il canone RAI (in due tranches) nelle bollette elettriche.Se non paghi il canone, via la luce. Il nuovo meccanismo di accertamento prescinde dalla possesso o meno di un televisore, ma di fatto presume la disponibilità di un qualsiasi strumento atto alla visione di contenuti multimediali.

Passo indietro. Nel 1990, in un periodo di riordino della finanza locale inglese, Margaret Thatcher propose una tassa, chiamata community charge, che sarebbe passata alla storia come poll tax. Il fatto di introdurre una nuova tassa, peraltro completamente regressiva (l’ammontare da pagare era uguale per tutti, e quindi considerato ingiusto verso i meno abbienti), e non giustificata nella sua natura dall’avere una corrispondenza con uno scopo preciso, ha giustificato un enorme movimento di protesta. L’impopolarità della misura è stata tale che i laburisti hanno, per la prima volta dopo lustri, superato i conservatori nei sondaggi, le manovre di partito dentro i Tories hanno portato al passo indietro della Thatcher, e infine la tassa è stata sospesa, quindi abolita.

Ora, chi scrive ha una opinione molto positiva di Margaret Thatcher, eppure avrebbe criticato fortemente l’idea della poll tax. Le conseguenze politiche di quella scelta sbagliata sono forse state sproporzionate rispetto alla sua figura e all’enorme contributo dato al suo Paese, ma hanno dimostrato l’esistenza di una opposizione sana, in grado di farsi sentire sulle questioni sostanziali e produrre cambiamenti.

Torniamo all’Italia. Dicevamo che il canone, ormai parte della bolletta, è nei fatti svincolato dallo scopo di finanziare il servizio pubblico: da un lato la RAI opera con criteri sostanzialmente commerciali, dall’altro la raccolta del canone non dipende più nemeno dalla fruizione potenziale del servizio.
A tutti gli effetti, il canone è un’altra poll tax. Chissà come si sentono in questo momento, i cari renziani, ad essere più “a destra” di Margaret Thatcher. Lo hanno capito, o sono convinti che se uno tassa e spende, comunque ciò accada, allora fa comunque una cosa “di sinistra” ? Quanto alle opposizioni, certifichiamo per l’ennesima volta, casomai ce ne fosse bisogno, la definitiva morte cerebrale.

Quelli che ci insegnano la bellezza

in società by

Bisogna dirlo: se guardando il clou di uno degli eventi televisivi più seguiti dell’anno, consistente nell’atteso monologo comico di una supposta mattatrice del piccolo schermo, vieni pervaso da un sentimento a metà tra il torpore (tuo) e l’imbarazzo (per lei), e l’unica scossa percettibile è un “vaffanculo” che in qualche modo ti smuove di suo, come ti smuoverebbero una torta in faccia, la parola “cacca” o una scureggia, ti preoccupi un pochino.
Dopodiché, quanto ti accorgi che il vaffanculo di cui sopra, lungi dall’essere compassionevolmente ignorato, il giorno dopo viene addirittura sezionato in otto (dicasi otto) fotogrammi, onde mettere i lettori nella condizione di goderselo ancora, e ancora, e ancora una volta apprezzandone ogni sfaccettatura, la preoccupazione svanisce per lasciare il posto ad una serena, composta e definitiva disperazione.
Non certo per il vaffanculo in sé e per sé, sia chiaro: da queste parti ci si scandalizza assai di rado, e per ragioni ben più importanti del turpiloquio. Piuttosto, per l’amara constatazione che il massimo del divertimento che ci si degna di concedere agli italiani (i quali pagano il canone, stavolta vale la pena di ricordarlo) consista in una decina di minuti soporiferi e una parolaccia qualsiasi messa a tappo, roba della quale siamo capaci tutti senza per questo meritare il titolo di mattatori.
E soprattutto senza avere la pretesa di insegnare agli altri cosa sia la bellezza.

Sanremo canaglie: guardare Sanremo con libernazione

in musica by

Allora, ragazzi: ieri sera noi di Libernazione, insieme a un mucchio di altre persone, ci siamo incontrati in questo posto per guardare e commentare Sanremo insieme. Debbo dire che ne sono venute fuori due o tre ore divertenti, ragion per cui abbiamo deciso di replicare stasera, e se ci regge la pompa anche venerdì e sabato.
Quindi, se avete voglia di cazzeggiare insieme a noi, fate una cosa: iscrivetevi all’evento, aspettate le 21, aprite Facebook e mettevi comodi.
Nel darvi appuntamento a più tardi, vi lascio con un piccolo estratto di quello che ci siamo detti ieri.
Dai, ci vediamo dopo.

Caro Capriccioli, sono Gramellini, ti scrivo perché l’altro giorno ero a passeggio per dei filari di vite in Romagna e a un certo punto volevo fare la cacca. Allora ho fatto la cacca, ed effettivamente era tanta cacca, e poi mi sono pulito con foglie di vite strappate dalle viti romagnole ed ho pensato: “che miracolo la Natura che vi dà l’uva per fare il vino ma anche le foglie per pulirci il sedere”. E mi sono detto: “che gran Paese saremmo, senza questi politici!” (Libero Ab Sinthe Gramellino)

La mia generazione è a spasso come nubi sul Gran Sasso. Behvabbè ciao. (Laura Di Donato)

Comunque datemi le sorelle Kessler, un nano, una batteria per auto, del sale grosso da cucina, un megafono e vedete come vi risveglio la serata. (Canimorti)

Per Fazio sono tutti ‘momenti bellissimi’. Ma che merda di vita fa? (Daniele Sensi)
Calcola che Fazio lo tengono chiuso in una stanza tutto il tempo come Oldboy e lo liberano solo per questi eventi. Dopo per forza. (Canimorti)

Scusate, Mimmo m’ha promesso 50 euro. Trattoria da Mimmo, Menù pranzo 12,50 euro – Antipasto all’italiana, Primo a scelta, secondo, contorno, pane, acqua, vino e caffè. Via Nino D’Angelo, Portici (NA). Chiuso il lunedì. (Roberto Sassi)

Adesso la Litizzetto fa una battuta e Clemente Russo le sfonda il cranio. (Canimorti)

Per votare la canzone di Claudio Baglioni mandate un commento con scritto 1!! a beppegrillo.it (Aioros)

Credo che ci sia un equivoco: il direttore d’orchestra è chiaramente Giachetti.(Martina Anzini)

Baglioni piange e le lacrime gli scendono dalle orecchie. (Beatrice Dondi)

Questa cosa della donna di Baglioni che gli scompiglia i fogli prima di lasciarlo l’ho sempre trovata una cosa sadica. (Metilparaben)

Ammazza però intonato Renato Balestra (Mita Borgogno)

La Snai dà la stecca di Baglioni a 2.40. (Roberto Sassi)

E comunque indossa il botox con una certa scioltezza. (Elisa Moroni)

Ma soprattutto perché Noemi ha una gruccia intorno al collo? (Luisa Simeone)
Credo sia per migliorare la ricezione audio. (Aioros)

Lo sapevate che Gian Antonio Stella nel gozzo ha provviste per sopravvivere anche fino a due mesi e mezzo? (Canimorti)

Giovanardi in che categoria è? (Giuseppe Celano)

Leggenda vuole che se si guarda il video integrale di Sanremo dall’inizio le immagini siano perfettamente sincronizzate con quello dell’86. (Aioros)

Come giustificare questa crudeltà nei confronti della vecchiaia? Liberate Franca Valeri adesso!” (Libero Ab Sinthe Gramellino)

Ron è stato pettinato da Noemi. (Metilparaben)
Con il napalm. (Silvia Belli)

Questa canzone di Rubino è sufficientemente carina da poter ambire all’ultimo posto. (Beatrice Dondi)

Ma tutta la sera sta bellezza e sta bruttezza. Nel ventennio costruivano città bellissime e allora? (Luisa Simeone)

Occhi e orecchie aperte, il prossimo è Burzum con la testa di Papa Francesco. (Giuseppe Celano)

La bravura di Sinigallia è dovuta al fatto che lui in realtà è Aragozzini. (Platano Sorrentino)

Oddio, quando ha detto Tiromancino ho pensato che arrivasse Zampaglione. Che brutto momento madonnina mia. (Canimorti)

Il più grande cantautore del pianeta fa la cover di Across the Universe, sobboni tutti così. (Luisa Simeone)
Io sono solo il secondo più grande cantautore del pianeta e quindi al massimo vi faccio Fiori Rosa Fiori di Pesco. (Canimorti)

La serie B della serie B

in musica by

Mengoni, Emma, Vecchioni, Scanu, Carta, Di Tonno&Ponce, Cristicchi, Povia, Renga, Masini, Alexia, Matia Bazar, Elisa, Avion Travel, Oxa, Minetti, Jalisse, Ron&Tosca, Giorgia, Baldi: questi, a ritroso, i vincitori di Sanremo degli ultimi vent’anni.
Ebbene, io non saprei dire se la musica italiana, dal dopoguerra in poi, abbia prodotto qualcosa di effettivamente significativo: sicuramente De André, che personalmente considero una spanna sopra tutti gli altri, eppoi qualcosa dei cantautori un po’ a macchia di leopardo, qua e là. Cose a cui magari siamo tutti affezionati, ma niente di minimamente paragonabile a quello che succedeva negli stessi anni in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, nei quali venivano inventati dal nulla, e senza soluzione di continuità, generi musicali sempre nuovi che noi italiani abbiamo via via scopiazzato, spesso e volentieri deturpandoli e senza aggiungere (quasi) mai neppure un pizzico di originalità.
Ciò premesso, e ammesso (ma non concesso) che dalle nostre parti sia mai venuto fuori qualcosa di davvero rilevante, quel qualcosa non è passato mai, o quasi mai, per Sanremo: che per come la vedo io ha sempre rappresentato la serie B della musica italiana; e quindi, in ragione di non so più quale relazione binaria, la serie B della serie B.
Dopodiché, per una serie di ragioni che esulano dalla musica in sé e per sé, magari uno finisce perfino per guardarselo: però, per favore, non facciamo finta che si tratti di musica.
La musica, quella vera, è tutta un’altra storia.

Dategliela e facciamola finita

in giornalismo/società by

Settimane a scassarci i coglioni con lo stipendio di Fazio, quello di Crozza, le tirate di Brunetta, e una storia che ricordiamo per le assunzioni di questo e quello, le remunerazioni dei dirigenti, la lottizzazione, il “panino” del TG, Minzolini, Rai Tre che in campagna elettorale e’ una macchina della propaganda per il PD peggio di Rete4 per Berlusconi (pure le serie tv vengono scelte secondo la “linea”), le fiction dove vengono piazzate le bocchinare dei potenti di turno, il canone che di fatto e’ una tassa per finanziare una tv commerciale, etc.

napoli1

Teniamo la RAI solo perche’ serve a loro. Non c’e’ altra ragione.

Una tv di “servizio pubblico” non ci sara’ mai, e chi lo dice e’ cretino o in malafede: prima della palingenesi necessaria ad avere una BBC che non sia un parcheggio di trombati unito a un servizio di propaganda partitocratica arriverebbe comunque l’evoluzione tecnologica.

E allora, per carita’, se Ben Ammar la vuole, sia socio di Bill Gates, di Berlusconi o finanche di Satana in persona: dategliela, il prima possibile. Anche gratis. E vedrete che in una RAI privata si cancella la settima serie tv ambientata a Napule, non “Sostiene Bollani” – tra le altre cose perche’ fanno lo stesso numero di spettatori ma i secondi sono consumatori di fascia alta.

Non fatevi prendere per il culo, prendeteli a calci in culo. E dategliela, questa RAI, per carita’.

 

San Remo 2013. A bocce ferme.

in musica by

Leggere e sentire i commenti di chi sostiene, per partito preso, che guardare il Festival di San Remo è roba da sfigati è qualcosa che fa girare le palle. Forte. Voglio dire, se non te ne frega niente o hai di meglio da fare va benissimo, nulla da eccepire; ma San Remo è, che tu te ne renda conto o no, lo specchio della situazione socio-culturale italiana. Ti dice esattamente cosa sta succedendo, segna il limite del politicamente corretto e del musicalmente accettabile. Per la massa eh, mica per te. Tutti sappiamo che la musica vera la vai a sentire altrove ma, dato che nella massa tu ci vivi, ti conviene farti un’idea di cosa pensa e cosa fa, così magari ti riesci addirittura a relazionare, sennò finisci solo e pazzo dietro le linee nemiche a valutare le uniche tre opzioni che ti sono rimaste: il suicidio, una sana e consapevole tossicodipendenza o denunciare Zingaretti. Quindi sticazzi se è da sfigati, io l’ho guardato tutto, perché i Jon Spencer Blues Explosion li ho già visti e dai Blur a Capannelle ci vado sicuro. E comunque quelle sere no, non avevo niente di meglio da fare.
Non credo sia più il caso di fare un resoconto dettagliato, se ne sono dette troppe e troppe ce ne sarebbero. Mi limito a sottolineare alcuni punti.
– Fabio Fazio, nonostante il suo atteggiamento da prete giovane che piace ai giovani, (quello che suona la chitarra e ti stupisce che conosce i Metallica, ma solo quelli di Nothing Else Matters ) non ha fatto proprio un lavoro orèndo. Sia come conduzione (anche se la Littizzetto, con il suo “sono la racchia discola che fa doppi sensi si sdraia a terra” dopo un po’ rompe le palle), sia (e soprattutto) per la scelta dei collaboratori (Mauro Pagani su tutti).
– Musicalmente, in gara, c’erano solo Elio e le storie tese. La loro Canzone Mononota è una trovata degna del miglior Frank Zappa. Sono riusciti a prendere per il culo 60 anni di canzonette in 4 minuti. Pazzeschi.
– Bollani, Veloso e Antony Hegarty ( di Antony and the Johnsons ) sono stati i protagonisti dei momenti musicali più alti di tutto il festival. In particolare, anche se la canzone eseguita non è la più bella del suo repertorio, Hegarty ha regalato un’interpretazione che, in sintesi, ha fatto un culo così a tutti i cantanti in gara, dimostrando che se sul palco c’era la fotografia del meglio della musica pop italiana, stiamo guardando un campionato di serie B.
– Il momento più surreale di tutto il festival è stato senza dubbio l’esibizione, nella prima serata,  di Toto Cutugno, che ha cantato “ l’Italiano vero” con il coro dell’armata rossa.  E io sto ancora qui a chiedermi perché non abbiano cantato Oh Katiuscia, che almeno avrebbe avuto un senso. Sarà, ma io ancora non mi capacito. Comunque ho letto che Cutugno è fortunatamente uscito da una brutta malattia, la stessa che portò via Frank Zappa 22 anni fa. Questo a dimostrare per l’ennesima volta che Dio non esiste o, se esiste, ha dei gusti musicali quanto meno discutibili.
Tutto il resto rientra in uno schema previsto e prevedibile, dalle battute dei comici alle canzoni, alcune più ascoltabili (ma niente di che), altre davvero orènde;  tante copie di cose già sentite e tante copie di cantanti morti e sepolti.
In conclusione, a San Remo, il “già-sentito” musicale è stato ben confezionato e ben presentato, con tanto rassicurante ed elegante buon gusto e anche un pizzico di momenti fuori dallo schema classico, ma niente di preoccupante, eh, ci mancherebbe. Come un elegantissimo e pettinatissimo giovane prete che, in borghese, sotto il loden, ha la maglia dei Metallica (però sempre quelli di Nothing Else Matters). Immagine che combacia perfettamente con l”idea platonica del candidato premier che (quasi) tutti vorrebbero.Temo.

Pelizza da Volpedo in camicia nera

in politica by

Oliviero Diliberto (se ne sentiva la mancanza) interrompe per una sera la commemorazione della salma di Lenin e si mette a guardare il festival di Sanremo.

L’orgasmo con l’Armata Rossa di Toto Cutugno interrotto da Bar Rafaeli.
E cosi Diliberto si scaglia contro il “carrozzone del Festival che ancora una volta diventa vetrina privilegiata per Israele“.
Questo perchè nella seconda serata ha ospitato due artisti che nessuna colpa hanno per Diliberto se non quella di essere Israeliani.

Non contano per i Comunisti Italiani le capacità, il valore o la performance dei due artisti, hanno il marchio della stella gialla del popolo Isreliano.

Poco ce ne fregherebbe dell’antisemitismo di Diliberto, se non fosse che per colpa di Ingroia che li ha fatti risorgere come i funghi  questi personaggi rischiamo di ritrovarceli n’altra volta in parlamento.

Chissà se il collega capolista di Rivoluzione Civile Sandro Ruotolo che non stringe la mano a quelli di Casapound a Diliberto gliela stringerà.

rivoluzionecivile
.

Go to Top