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Come on San Bartolomeo, don’t be such a pussy!

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Una volta, avevo sette anni, con i miei genitori siamo andati a Bertinoro, un paesino abbarbicato sulle colline romagnole tipo San Marino ma senza banche, senza negozi di balestre medievali e senza il museo delle cere peggio riuscito del sistema solare.
E qui apro una parentesi dolorosa ma necessaria.
La prossima volta che portate soldi nel vostro fondo nero a San Marino, che è l’unica ragione per cui una creatura antropomorfa dovrebbe decidere di salire le pendici del Monte Titano, fatevi un regalo e visitate il Museo delle cere e della tortura, è un’esperienza mistica che garantisce una sofferenza tale da farvi salire in un botto cinque livelli di reincarnazione una volta morti. Entrate a livello anellide ed uscite a livello artropode complesso.
Nel tristo caso apparteniate allo scarno gruppo di italiani che non possiede un fondo nero a San Marino agevolo breve infarinatura nel video qui sotto.
Tenete conto che il montaggio professionale lo rende un po’ più bello di quanto non sia in realtà.

Chiusa parentesi.
Bertinoro, dicevo, che al massimo ha una filiale della Cassa dei Risparmi di Lido di Classe con gli infissi in alluminio anodizzati oro e un sistema d’allarme che consiste in un uomo che urla e nemmeno un negozio che venda balestre medievali, per rimediare aveva messo su una pinacoteca.
Mio padre, spesso vittima di infauste ispirazioni, in un raptus del tutto inspiegabile aveva deciso di portarci, del resto visitare una pinacoteca è un po’ il sogno bagnato di qualsiasi bambino di sette anni.
La visita alla pinacoteca durò il tempo che impiega una castagna a cadere da uno sgabello, alla prima sala ero stato preso da un attacco isterico e mi avevano dovuto raschiare via dal pavimento con la benna di un piccolo trattore. Tutto questo a causa di un gigantesco dipinto raffigurante il martirio di San Bartolomeo che la tradizione vuole scuoiato vivo, una cosa da niente non fosse che fino a quel momento i miei genitori avevano perseguito la barbara abitudine di tenermi lontano da ogni raffigurazione di violenza.
Ogni.
Ovviamente niente pistole giocattolo, nemmeno quelle ad acqua tipo super liquidator, venivo mandato alle feste al mare con lo spruzzino del vetril, cosa che ha avuto serie ripercussioni sulla mia capacità di prendere parte a qualsiasi evento estivo che coinvolga più di tre persone alla volta.
E ovviamente niente violenza visiva, niente cartoni animati giapponesi, proibita l’intera filmografia di Arnold Alois Schwarzenegger.
Terminator, Conan il Barbaro, Robocop, Atto di Forza, Commando, Predator e altri capisaldi del cinema d’azione anni ottanta mi è toccato vederli da adolescente, che avevo già perso la sospensione dell’incredulità e mi hanno fatto cagare.
A scuola, vergognandomi come un cane per questi divieti, ascoltavo i miei compagni che si raccontavano le scene, aspettavo circa venti secondi e le ripetevo apportando alcune modifiche alla composizione logica dei periodi e all’enfasi per fingere di averli visti a mia volta, stratagemma che il più delle volte non funzionava.
E poi voilà, San Bartolomeo sbucciato vivo e io che mi butto a terra urlando con le mani sugli occhi e mio padre che mi trascina via.
Da quel momento il termine pinacoteca ha assunto nel mio immaginario un significato piuttosto sinistro, tanto che anche molti anni dopo, alle medie, avevano organizzato una gita scolastica con visita ad una pinacoteca e io per stare dalla parte del sicuro mi ero dato malato.
E poi invece a quella gita si è limonato tantissimo.

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