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Rosy Bindi

Esistono le regole

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Adesso Renzi polemizza con Nico Stumpo (capo del cordinamento nazionale per le primarie) contro la regola che prevede la necessità di registrazione precedente al primo turno per poter votare al secondo. Sono previste due giornate a chi non aveva potuto farlo per cause indipendenti dalla propria volontà. Il permesso verrà concesso dai cordinamenti provinciali (gli stessi che hanno provveduto alla formazione dei seggi e all’organizzazione locale delle registrazioni).

È chiaro. Serve ad evitare le truppe cammellate per il ballottaggio e l’inquinamento delle primarie.

Il parlamentare pd Sarubbi oggi si è fatto un biglietto aereo falso per denunciarla.

Eppure questa regola si conosceva da 2 mesi fa. Solo che Renzi era gia in campagna elettorale, troppo occupato quindi per presentarsi nell’assemblea nazionale che la decise insieme alla modifica statutaria per permettergli di candidarsi.

Fu votata all’unanimità, “l’assemblea sapeva quel che votava“ dichiarò la Bindi.

Nacque una polemica post assemblea, interrotta dallo stesso Renzi: “mi fido di Bersani,  a me va bene tutto. Noi le primarie le vinceremo se parleremo di cose concrete”.

Io ho ricordato a tutti i miei amici di registrarsi prima di domenica (pure solo online) anche qualora non avessero votato, per assicurarsi comunque la possibilità di farlo per il ballottaggio.

Hanno avuto venti giorni di tempo per poterlo fare.

Ricordarsene ora e chiedere flessibilità è molto poco democratico. Le regole non si cambiano a gioco iniziato.

A meno che Renzi tra questa e la polemica sulla mancanza della pubblicazione dei verbali ufficiali abbia smesso di fidarsi di Bersani.

Se è cosi, allora si ricordi che non si gioca al tavolo coi bari.

Se lo fai sai di correre il rischio di primarie che, non essendo regolamentate per legge, le regole le fa chi partecipa.

O a meno che condivida con noi che le primarie non esistono.

 

Rosy Bindi ci prende per scemi

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Io non lo so, se la Corte Costituzionale prevede davvero che l’istituto del matrimonio sia riservato agli eterosessuali: magari sì, come sostiene la Bindi, o magari no, come segnala qualcun altro.
Ma il punto, con ogni evidenza, non è questo.
Il punto è che la Costituzione, come ha avuto modo di apprendere qualunque studentello alle prese con l’esame di diritto pubblico, si può modificare: e quando ciò avviene non si tratta di uno scandalo, di un atto sovversivo, di una rivoluzione, ma semplicemente di una “riforma”, parola della quale i nostri amici del PD si riempiono la bocca un giorno sì e l’altro pure.
Dichiarare di essere contrari al matrimonio gay perché la Costituzione non lo prevede, quindi, è completamente privo di senso: a meno di non voler contestualmente affermare di essere contrari a qualsiasi cosa attualmente non prevista dalla carta, con la conseguente necessità di far cessare all’istante tutti i progetti che prevedono una sua modifica.
Ora, siccome le venti righe che ho appena scritto sono perfettamente comprensibili a chiunque, al punto che doverle vergare mi è costato un tantino di vergogna, è evidente che secondo Rosy Bindi gli italiani sono una massa di scimuniti: altrimenti non si sarebbe illusa di ammansirli con una giustificazione del genere.
A me, sinceramente, farmi dare dello scimunito dalla signora Bindi -e da chiunque altro- non piace per niente; ragion per cui, se è contraria al matrimonio gay ci fornisca delle motivazioni credibili e se ne assuma la responsabilità politica.
Ma la smetta, per carità, di offendere in questo modo la nostra intelligenza.

Qualcuno spieghi a Rosy Bindi

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Qualcuno, per favore, spieghi a Rosy Bindi che sul tema “delicato” -come lo chiama lei- delle unioni omosessuali non c’è alcun bisogno di trovare “l’unità dell’Italia”: è sufficiente che chi è gay e vuole sposarsi con una persona del suo stesso sesso possa farlo, e chi non è gay e/o non vuole sposarsi con una persona del suo stesso sesso possa non farlo; stante il fatto -peraltro evidente- che chi vuole introdurre il matrimonio omosessuale non ha la minima intenzione di imporlo a nessuno, mentre chi continua a negarlo finisce inevitabilmente per impedirlo a tutti.

Ragion per cui, un partito “plurale” -sempre come lo chiama lei- non è un partito capace di trovare una mediazione che non urti “le diverse sensibilità”, ma semplicemente un partito che eviti di imporre a tutti la morale di alcuni: perché è questo, al di là dei proclami astratti, che sta succedendo.

Il resto, mi si consenta, è fuffa.

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