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Riding the Stars

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Ormai lo sappiamo tutti, Rosetta si è risvegliata. Riscaldato e alimentato dai raggi del Sole, il lander Philae inviato dall’Agenzia Spaziale Europea sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ha mandato un segnale alla sonda Rosetta, che ne ha girato i saluti dallo spazio profondo, ultima frontiera, quaggiù sulla Terra.

Lo sforzo tecnologico, economico e intellettuale dell’Unione Europea ha reso possibile tutto ciò. Le forze congiunte del nostro continente ci hanno resi veloci e splendenti come un angelo, hanno esteso la nostra geografia ai confini del regno degli dei, ci hanno permesso di cavalcare le stelle.

E proprio questa nostra grandezza, non lontana dall’essere hybris, l’empietà dell’essere umano che non conosce limiti, riflette come specchio di verità la nostra pochezza, la nostra piccolezza rispetto ai fatti recenti – si fa per dire – degli sbarchi di massa sulle coste della Sicilia.

Un’orda di immigrati affamati di vita che attraversa il mare e dilaga sulle nostre terre, un sogno – o un incubo? – che sembra uscito direttamente dalla penna di Pasolini, il mondo-altro de Le mille e una notte che si accampa sotto casa nostra, occupa stazioni, bivacca nei giardini pubblici, dorme sugli scogli del mare.

Pietà e orrore (terrore?) si mescolano, i governi appaiono impotenti e si palleggiano lungo i confini stock di esseri umani come fossero merci scadute rifiutate da tutti, persino la Chiesa pare chiudersi in un silenzio imbarazzato di fronte a una situazione che nessuno sembra saper gestire.

L’indifferenza è un buon compromesso per non impazzire, ma fino a quando potremmo guardare in alto, verso le stelle, senza sentire la puzza della nostra umanità che marcisce?

Abbiamo conquistato lo spazio, ma abbiamo perso le menti e i cuori degli uomini.

Misoginia, questa sconosciuta

in società by

Conoscerete tutti, suppongo, l’odiosa vicenda dello scienziato Matt Taylor dell’ESA, al centro del mirino di una serie di insulti per aver indossato, durante un’intervista, una camicia considerata “sessista”, poiché raffigurava delle pin-up come mamma le ha fatte.

Ora, questo scienziato, si è scusato con [le donne? gli uomini? la comunità? Dio?], asserendo “Ho sbagliato, ho offeso molte persone.” (potete vedere il video qui ).

Io vi invito, prima di continuare nella lettura del mio post, a informarvi bene sulla faccenda, e successivamente a farvi una vostra opinione.

Una volta che sapete di cosa sto parlando, fermiamoci un attimo a riflettere.

Io credo che le persone, troppo spesso, utilizzino il termine “misoginia” senza nemmeno sapere di cosa diavolo stiano parlando.

Un qualsiasi vocabolario, o una formazione classica, vi informerà che il termine misoginia deriva dal greco, ed è composto dai termini “odio” e “donna”: un misogino, generalmente, è qualcuno che odia il genere femminile.

Non voglio, in questa sede, discutere sull’argomento che vedrebbe la nostra società una società misogina o maschilista. Questo lo lascio giudicare alla vostra esperienza e alla vostra personale opinione, perchè penso che sia un discorso molto delicato e molto lungo.

Quello che mi chiedo io è: quest’episodio non sarà mica la punta dell’iceberg di un atteggiamento sempre più volto a enfatizzare alcuni atteggiamenti maschili nei confronti delle donne? Voi pensate che potrebbe essere il contrario, e cioè che atteggiamenti all’apparenza innocui possano generare casi più gravi? Può essere anche questo. Tuttavia proseguo nel mio ragionamento.

A me sembra che, ultimamente e troppo spesso, si faccia riferimento ad alcuni fatti come se fossero degli esempi di quello che l’uomo, essere orribile che pensa solo al sesso e alle macchine sportive, può riservare a una povera donna indifesa.

Vi sembra un’esagerazione? Nah. Qualsiasi spunto è buono per vomitare odio sul fatto del giorno. Odio che genera poi una situazione che, almeno a me, è molto familiare: la genesi delle famose “differenze fra uomini e donne”.

“Noi donne siamo più sensibili”, “Noi uomini siamo più dediti all’amicizia”, “Noi donne sopportiamo meglio il dolore”, “Noi uomini perdoniamo più facilmente” e altre idiozie da medioevo che non starò qui ad elencarvi.

Come se nell’appartenere a un genere si dovesse redigere e firmare un atto in cui per tutta la via ci impegniamo a fare shopping o a occuparci di calcio. E questo è ciò che poi genera frasi come “Ma no! Sei una donna e ti guardi il calcio??? MA SEI DA SPOSARE!”; “Sei un uomo e ti piace andare per negozi?? MA TU SEI L’AMORE DELLA MIA VITA!”

Ecco, per me questo è il fulcro del problema. Convincersi che ci siano delle reali differenze, le quali però non vengono mai esposte in modo obiettivo: una donna, nel 90% dei casi, vi dirà che LORO sono più sensibili; un uomo, ugualmente, vi dirà che le LORO amicizie durano di più. Non si ammettono i propri difetti, ma soprattutto non si pensa a noi stessi come a individui, bensì come a un branco di persone i cui organi genitali ne determinano gli atteggiamenti e il carattere. Non so a voi, ma a me sembra piuttosto assurdo.

E alla fine, nel momento in cui uno scienziato mette la camicia con le pin-up* , all’opinione pubblica cosa balena in mente? Che l’uomo è un porco, che guarda i porno, e che per strada grida frasi sessiste alle donne. E mettersi la camicia con le pin-up è qualcosa di scandaloso, che merita delle scuse, altrimenti poi finisce che pure gli stupri vanno bene.

* Siamo d’accordo anche che se sei furbo magari eviti di indossarla in TV, perché ti puoi benissimo immaginare cosa accadrà dopo. Beninteso che per me avrebbe potuto pure indossare una tuta da Winnie the Pooh.

Per carità: che le donne, spesso, siano oggetto di discriminazione è un fatto. Ma è anche un fatto che ormai è sempre più sottile la linea che separa la consapevolezza di cos’è una vera molestia, la vera misoginia, il vero maschilismo da quella di atteggiamenti che non possono essere assolutamente considerati tali.

Cos’è la misoginia? Andatelo a chiedere alla mia amica che, al consultorio per un profilattico rotto, è stata trattata quasi come un’idiota che non sapeva quello che faceva dai medici (fra cui anche delle donne, peraltro) che non prendevano sul serio il suo diritto ad essere, quantomeno, ascoltata. E in quei casi ti senti frustrata e piena d’ansia, e non hai certo bisogno di avere un coacervo di imbecilli che ti fanno sentire una donnaccia.

Andatelo a chiedere all’autista dell’autobus che viene insultata perché “le donne non sanno guidare”.

Andatelo a chiedere a quelle che, per strada, vengono molestate verbalmente, ma SUL SERIO. A me è capitato, e non ho dovuto camminare per New York 10 ore, mi è bastato sedermi sull’autobus ed essere presa di mira da due cafoni.

La misoginia non è indossare una camicia con le pin-up, e io trovo assurdo che ci siano persone che l’hanno considerata un’offesa nei confronti delle donne, e che quest’uomo si sia dovuto scusare pubblicamente, dando ragione a un’opinione pubblica che, ai miei occhi, si fa sempre più incapace di pensare con la propria testa, ma che si attacca a quello che dovrebbe pensare per non apparire anch’essa sessista, maschilista o quant’altro.

Anche perché io vorrei chiedere, a chi si indigna per la camicia con le pin-up: quale sarebbe l’offesa nei confronti delle donne? Il fatto che siano viste come un oggetto? Siete sicuri di avere la coerenza necessaria per affermarlo? Siete sicuri che siano davvero questi gli episodi per i quali c’è bisogno di indignarsi?

Poscritto: è inutile che cominciate a incollarmi, nei commenti, articoli sulla violenza domestica o su cosa devono sopportare le donne tutti i giorni, perché il mio non è affatto un post che vuole dimostrare quanto le donne non abbiano bisogno di essere difese o di quanto per loro la vita sia facile e tranquilla.

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