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Le trame intricate di Governo risolte da Evangelion.

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Solitamente le società statali sono gestite da grigi burocrati che non sono altro che l’appendice dei poteri politici esistenti in un dato momento. Se sono diligenti il loro operato rimane nell’anonimato, altrimenti la fama li aspetta sulle pagine di cronaca giudiziaria. Poi ci sono i casi eccezionali in cui la guida è affidata ad un vero leader, la cui indipendenza è garantita dal proprio carisma e da un attaccamento quasi ossessivo all’azienda, tanto da fondere casa ed ufficio in un unico edificio.

Per noi italiani il nome-simbolo è quello di Enrico Mattei, il cui appartamento si trovava racchiuso nella metanopoli di San Donato Milanese, gli uffici dell’ENI come fondamenta e l’eliporto personale come tetto. Nel mondo, invece, il ruolo di colui che subordina lo Stato –  meglio ancora, quell’insieme di Stati comunemente chiamato ONU  – anziché esservi subordinato spetta a Gendo Ikari, comandante dell’agenzia NERV.

Un uomo che secondo alcuni (in fondo in fondo secondo tutti) troppo forte materialmente e troppo debole caratterialmente. Un comandante che ha in mano l’arma più micidiale mai creata e ne consegna le chiavi al figlio quattordicenne. Eppure, a distanza di mesi, il saldo è positivo. “È positivo perché un sottoinsieme non è mai superiore all’insieme che lo contiene, e le perdite umane e materiali, per quanto grandi, non saranno mai preferibili alla fine dell’umanità.” mi dice seccamente, in piedi davanti a me, nel salone più grande della NERV. Gli dico quindi che, se la sua unica paura è la fine dell’umanità, non si farà troppi problemi ad esporre in tutta franchezza il suo parere sulla crisi di governo italiana. Per qualche secondo rimane in silenzio, e mi rendo conto che non ha la minima idea di chi io sia e di cosa ci faccia in quella stanza, uno di fronte all’altro, mentre qualsiasi cosa intorno a noi sembra fluttuare in un mare di enigmi. Lo deduco dal piegarsi delle labbra, ché lo sguardo è come sempre mascherato dai sottili occhiali da sole arancioni scuro. Poi finalmente sorride: “Oh, l’italiano! Ma certo! Ma certo! Venga, andiamo a prenderci un caffè, le va? Vero espresso italiano!” e con un saltello si avvicina bonaccione a battermi sulla spalla. Non mi aspettavo una reazione simile. “Mi scusi eh, ma pensavo fosse l’ennesimo giornalista venuto a sentirsi moralmente migliore per avermi fatto una lezione di etica.”.

La teleferica inizia la sua veloce salita dal Geofront verso la superficie, su, verso Tokyo 3. Gli chiedo se gli piaceva, Renzi. “Ho incontrato diversi premier in questi anni, e credo alla fine di aver capito una legge fondamentale. Quando non sanno di cosa si sta parlando, tirano in ballo il made in Italy. Insopportabile. È successo con Renzi, è successo con Berlusconi, tutti insopportabili. Tranne Monti.” Non le ha parlato del made in Italy? “No, lui addirittura peggio. Mi ha chiesto una stima dei consumi degli EVA in uno scenario di prezzi del petrolio in crescita.”. Quindi tutti da buttare? “No, no. Non mi dipinga anche lei come il tizio che pensa di essere sopra a tutto solo perché ha i robot. Soltanto… tanti calcoli, troppe chiacchiere e poco coraggio. Guardi questa vostra crisi, per esempio.” Ammetto di provare imbarazzo, giunto davanti a lui, nel fargli la banale domanda per cui sono arrivato fin li. Ma, visto che ci vuole coraggio… Cosa consiglierebbe a Renzi? Nel frattempo siamo giunti in superficie. Anche oggi il frinire delle cicale è fortissimo e mi chiedo se non sovrastino la registrazione (tornato a casa, riascoltando l’audio, mi verrà l’amarcord delle vuvuzela dei mondiali in Sudafrica). “Non avrei nessun consiglio, ma una semplice frase, la stessa che dico a mio figlio Shinji ogni volta che non vuole salire su un EVA: o lo piloti tu che sei il migliore e vinci, o ci mando un pilota – bravo, ma non abbastanza bravo – a farsi ammazzare.” Tipo Franceschini. “Tipo chiunque abbia a cuore una vita politica.” Però ci sono i tecnici, quelli apparentemente disinteressati ad un futuro politico. Tipo Grasso, o Padoan. “E questa è infatti la dimostrazione che governare non è una cosa seria, se possono salire al potere persone con un futuro comunque garantito”.

Entriamo in un bar e ci sediamo ad un tavolino. Pesco dal portaposate un fazzolettino umidificato, con l’immancabile insicurezza di un turista che in Giappone non sa se lo si usa solo per lavarsi le mani o anche come tovagliolo per la bocca. Ikari non si scompone: lui indossa immancabilmente i guanti bianchi. Aneddoto: diceva di lui Montanelli che, a causa dell’ossessione per i guanti, se fosse stato un cartone animato sarebbe certamente stato un abitante di Topolinia. “Vorrei rettificare ciò che ho detto: non è vero che governare non è una cosa seria. In fondo esistono persone che ci credono e sacrificano parti anche importanti. Affetti, amicizie.” Gli chiedo un esempio. “Mio figli Shinji era affezionato ad un compagno di classe, Toji. A un certo punto, plagiato, Toji si è ribellato e ha aggredito la NERV, e Shinji è stato costretto ad fermare la minaccia.” E chi sarebbe Toji, in Italia. “Tutti coloro che si sono ribellati. Fini. Civati. Tosi. Quanto spreco di tempo e risorse”. Solo che Toji è  stato vittima innocente di un attacco nemico e meschino, mentre quegli altri hanno fatto scelte personali seguendo i propri ideali. “E infatti Toji sara’ ricordato come martire, Civati e Tosi come degli stupidi perdenti.”.

Gli chiedo cosa ne pensa di Mattarella, del fatto che ha messo un freno alla frenesia collettiva per le elezioni anticipate. Mentre la mia domanda è a mezz’aria tra la mia bocca e la sua comprensione, gli suona il cellulare. In lontananza si sentono le sirene del coprifuoco. La chiamata dura pochi secondi, in cui lui rimane in silenzio. Poi posa il telefono e con la stessa bocca storta di prima, quando non sapeva chi fossi, dice: “è un angelo.”.

 

 

 

 

Foto di copertina presa dalla pagina facebook “I’ve seen some shit”. Poi se l’hanno fatta loro bene, altrimenti pazienza. Il video invece è uscito dall’internet.

Non importa l’esito del referendum, Renzi potrebbe vincere in ogni caso.

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Una volta alla settimana succede che si finisce a parlare di riforma costituzionale e del referendum annesso. Vuoi perche’ e’ uno dei punti politici piu’ importanti degli ultimi due anni, vuoi perche’ i referendum costituzionali, di portata certamente maggiore rispetto alla maggior parte di quelli abrogativi, sono stati un evento piuttosto raro nella vita della Repubblica. Ma soprattutto, perche’ al suo esito sono state collegate le sorti di questo governo ed in particolare di Matteo Renzi.

Gli ultimi referendum non hanno portato a cambiamenti politici delineati. Quello sulle trivelle per esempio non ha avuto impatti diretti sul governo. Quello sull’acqua pubblica nemmeno, salvo darci i primi segnali dell’arrivo dei 5 stelle. Questo soprattutto perche’ in questi tipi di consultazioni il coinvolgimento delle forze politiche tradizionali e’ sempre piuttosto bassa se c’e’ incertezza, se c’e’ poco da guadagnare o se e’ alta la probabilita’ di essere sconfitti: per esempio il centrodestra non fece di fatto nulla per salvare il Decreto Ronchi, ed onestamente ben pochi hanno idea di chi abbia approvato la legge sulle estrazioni in mare.

Questa volta invece Renzi ha voluto incentrare su di se’ il voto e le opposizioni hanno benedetto questa scelta perche’ ha spostato il dibattito dai temi difficili e noiosi di un testo costituzionale a quelli piu’ vicini al Bar Sport.

Eppure la personalizzazione, per quanto forse controproducente per il PD e per quanto frutto di meri calcoli opportunistici, non e’ stata una scelta sbagliata come molti dicono. Probabilmente Renzi non l’ha fatto apposta, ma di fatto sta rispettando quanto indicato da Napolitano nei giorni caotici nella primavera 2013, quando a seguito delle elezioni non si riusciva a trovare ne’ un governo ne’ un nuovo Presidente della Repubblica. Vi ricordate cosa disse Re Giorgio, nel discorso di apertura del suo secondo mandato? Disse: Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi. […] Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario.

E’ evidente quindi che qualunque governo sarebbe uscito dalle consultazioni avrebbe dovuto avere nelle priorita’ la legge elettorale e la ristrutturazione delle Camere.

E’ cio’ che e’ avvenuto: un governo di larghe intese (Forza Italia inclusa) ha prodotto l’Italicum e la Riforma Renzi-Boschi. E’ quindi giusto che un’eventuale bocciatura si tramuti in una sconfitta drastica dell’esecutivo, con le relative dimissioni. Per questo Renzi sta facendo di tutto per vincere, comprese promesse ahime’ al limite della cialtroneria quali il “ciao ciao Equitalia”, che ricordano terribilmente le panzane di Berlusconi.

Eppure una strategia piuttosto affascinante esiste, e si rifa’ al discorso di Napolitano. Il governo potrebbe infatti promettere le dimissioni anche in caso di vittoria. Se a questo governo – anzi, se a questa legislatura – e’ stato affidato il compito di portare a casa tali riforme, e’ bene che termini la sua vita sia con una vittoria dei SI che con quella dei NO. Con un annuncio di questo tipo le opposizioni, sia partitiche che gentiste, si troverebbero spiazzate e costrette a parlare esclusivamente della riforma e della difficolta’ di giustificare punti tecnici votate anche da loro.

Un’osservazione finale. L’eventuale sconfitta potrebbe non significare affatto la fine politica di Renzi. Immaginiamo che i NO vincano per il 60%. In una sfida cosi’ altamente personalizzata, vorrebbe dire che i favorevoli a Renzi sono il 40%, tutti compatti. Gli sfavorevoli, invece, sono dispersi in un 60% dato dalla somma di forze di sinistra, di destra, e antisistemiche. Quando nel 2006 ci fu un referendum molto simile e anch’esso piuttosto personalizzato, il governo Berlusconi perse 40 a 60. Lo stesso anno ci furono le elezioni e vinse Prodi e la sua disomogenea ammucchiata, ma con margini risicatissimi. E dopo appena due anni Palazzo Chigi era di nuovo in mano al biscione.

 

Il cittadino è minorenne

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Quindi, a conti fatti, senza entrare nei dettagli, il riassunto delle riforme in corso pare essere questo: il Senato viene nominato dai consigli regionali, la Camera per buona parte dai vertici dei partiti e le Province dai sindaci e dai consiglieri comunali.
Il cittadino diventa di fatto una specie di minorenne limitato. Il suo voto ha un peso essenzialmente ratificante, non partecipante. Come se votasse ‘Si’ o ‘No’ ad un referendum.
Attenzione, non voglio dire che ciò sia un bene o un male. Scatto solamente una fotografia. Non è che adesso o negli ultimi 40 anni la ‘partecipazione del cittadino’ abbia apportato chissà quali cambiamenti epocali e garantito miglioramenti della vita civile. Assolutamente. Anzi, considerati gli standard attuali, il contrario. Quindi che si cambi rotta è inevitabile. Succede. Qualcuno urlerà allo scandalo ed al solito “è un Colpo di Stato”. Qualcuno farà le primarie, aperte, chiuse, di coalizione etc etc. Altri diranno che la non partecipazione al voto sia un segnale di progresso civile in linea con l’affluenza bassa di tutto (quasi) il mondo occidentale. Che nei paesi ricchi emergenti le elezioni nemmeno ci stanno e si vive lo stesso, a volte anche meglio. Che l’astinenza dal voto sia un successo messianico, perché la democrazia rappresentativa ha fallito. Si dirà che questo sia il modo indispensabile per modernizzare il paese. Si dirà:”e che pensi che la democrazia diretta dei voti online sia meglio?”. Per l’amor di dio, lasciamo perdere proprio. “La città è malata, il popolo è minorenne”. Alessandra Moretti e Deborah Serracchiani sono maggiorenni. Tu cittadino sei limitato invece, pussa via cittadino, vatti a sfogare con i raid contro gli immigrati, così ti senti attivo e politicamente protagonista.

Probabilmente se il Parlamento chiudesse domattina nessuno ne sentirebbe la mancanza, tanto poco risulta incidente se non nell’introdurre tasse e burocrazia.

Probabilmente, come direbbero gli esperti ed i demagoghi, siamo in una fase di democrazia plebiscitaria ratificante che si adegua alle necessità della competizione globale dei tempi che corrono, dove l’eventuale agibilità del voto deve servire solamente a confermare cose già decise a tavolino da altri soggetti ‘veramente’ competenti ed in sedi più ristrette e ‘prestigiose’.

Ma va tutto bene. Non è assolutamente un problema. Fate tranquilli. Fate queste benedette riforme perché come ci ripetete a manetta ‘una democrazia che non decide non è una democrazia.’ L’importante è che si sappia. Perché se prima ci siete stati e poi però, se non vi conviene più, cominciate ad indignarvi, ecco, l’indignazione postuma evitatecela. “L’abbiamo sbagliato” risparmiatecelo. Piuttosto sparatevi via endovenosa dosi massicce di dexedrina, riutilizzate autisticamente i Lego, ritornate nei quartieri della vostra infanzia e rigiocate a nascondino, andate a puttane o a caccia di cervi, iscrivetevi a corsi di sub, dedicatevi al baratto, non lavatevi più e grattatevi tutto il giorno, immaginatevi sognanti che in caso di morte vi dedicheranno un film dal titolo ‘Non escludo il ritorno’. (Escludetelo invece). E, cosa fondamentale per il bene vostro e di chi vi sta vicino, la conseguente sovraeccitazione anfetaminica scaricatela, con la costanza adeguata, in modo brutale e senza titubanze di alcun tipo, violentemente su voi stessi, se volete anche a telecamere accese su La7. Ve ne saremo sicuramente ed immensamente grati.

Soundtrack1:’Stellina’, Edda

Soundtrack2:’ Stand Behind The Man Behind The Wire’ Stefano Pilia

Soundtrack3:‘On the water’, Future Islands

Film1:‘Italia ultimo atto’, Massimo Pirri

Sarebbe indelicato

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Senzanome
Nella homepage di uno dei due principali quotidiani italiani bisogna aspettare Schumacher, Messi, Londra in posa, lo scopone di Cesare Maldini, Grillo che “si arrende alla politica” (ma è un’anticipazione del giornale in edicola domani), Repubblica.it finalmente “più bella sullo smartphone” (sic), un delitto a Motta Visconti e le figurine dei calciatori padri e figli per trovare uno straccio di notizia vagamente riconducibile alle famose riforme, quelle che erano indispensabili per evitare che questo paese precipitasse nel baratro e in ragione delle quali, per il bene supremo della nazione, è stato necessario turarsi il naso e sciropparsi ‘sto sgorbietto che risponde al nome di “governo delle larghe intese”.
Adesso ditemi voi: o tutta ‘sta necessità di rivoltare il paese come un calzino, in fondo in fondo, non c’è mai stata; oppure, se c’è stata, per qualche insondabile ragione adesso non c’è più; oppure, più semplicemente, questi fanno una gran fatica perfino a rivoltare i calzini veri per metterseli nel verso giusto, figurarsi un paese.
E scriverlo, bello grande come meriterebbe di essere scritto, proprio oggi che le intese sono così larghe, sarebbe un tantino indelicato.
O sono io, ad essere malizioso?

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