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La banca delle bestemmie come soluzione alla crisi

in economia/ by

Ieri e’ saltata fuori la notizia che lo Stato italiano ha ricevuto il via libera dalla Commissione Europea per poter istituire un fondo di garanzia di 150 miliardi a sostegno delle banche italiane. Si tratta di circa l’8% del PIL: non poco, se raffrontato con l’ammontare target della spesa per investimenti cheh il Governo vuole portare al 20%.

Nelle ore successive al comunicato, Mario Seminerio ha evidenziato – invano – come si tratti di una garanzia di liquidita’ e non un potenziale aiuto sottoforma di ricapitalizzazione. Si tratta di due concetti ben diversi: la garanzia in questione rappresenta un prestito (senior, tra l’altro) attivabile in caso di carenza di liquidita’ da parte di una banca comunque solida. Descritta cosi’, sembra una rete protettiva nel caso di corse agli sportelli, eventualita’ difficile da gestire anche da parte degli istituti migliori. Il MEF ha specificato ad ogni modo che – a differnza di quanto scritto dai principali quotidiani – non si tratta di strumenti atti alla ricapitalizzazione delle banche: armiamoci quindi di pazienza per arginare la valanga di “Il solito regalo alle banghe! E gli italiani che muoiono di fame?!”.

Tuttavia, rimango perplesso dalle tempistiche di questo intervento. Ammetto di non essere troppo inserito nelle pratiche finanziarie, e spero che qualcuno risponda al seguente dilemma, ma non e’ strano che tale garanzia sia attivabile solo fino al 31 dicembre 2016? Voglio dire, perche’ una garanzia di cosi vasta portata avra’ vita per soli 6 mesi, considerando che deve coprire un rischio non cosi’ atipico nel mondo della finanza? Ci attende forse un altro autunno di fuoco?

Tornando invece alla solita questione dei patrimoni delle banche italiane, che vedono sofferenze pesanti come incudini e mezzi propri sottili come carta velina, mi e’ tornato in mente un meraviglioso saggio del 700 scritto da quel genio comico che e’ stato Jonathan Swift. Si intitola Saggio sulle bolle inglesi del Sig. Thomas Hope e parla di un progetto riguardante la creazione in Irlanda di un istituto finanziario mezzo statale e mezzo privato veramente alternativo e profittevole: la banca della bestemmia.

Quanta lungimiranza in poche righe: “Sottoscrivere azioni bancarie senza conoscerne il progetto, è come se dei gentiluomini approvassero dei discorsi senza conoscerne il contenuto” afferma l’autore irlandese, aggiungendo che senza la tutela di una legge statale le banche, pur avendo garanzie relativamente solide come i possedimenti terrieri, non reggerebbero ad una corsa agli sportelli e di conseguenza ai fallimenti. Basilea III ‘sto paio di VaR.

Il progetto e’ cosi descritto: i sottoscrittori privati versano (tanto) capitale che viene inizialmente utilizzato per pagare i dipendenti della banca. Questi, grazie ad una legge parlamentare, hanno il diritto di girare per le strade e multare ogni persona che bestemmia con un’ammenda di uno scellino. Swift fa velocemente due conti: l’Irlanda dell’epoca contava 2milioni di abitanti: stimando che una buona metà era adusa a far precedere il nome di una divinità con quello di un animale e suddividendo la frequenza eresiaca tra gentiluomini e contadini, lo scrittore assicura un cash flow annuo minimo di 282.500 sterline (del 1700) che, calcolatrice alla mano, mi risulta essere qualcosa come 5 milioni e mezzo di bestemmie all’anno. Neanche poi tante, diremmo noi.

Cosa fare dei soldi ottenuti? Oltre che per ripagare i sottoscrittori e pagare i dipendenti, secondo l’autore vanno utilizzati per costruire e sostenere opere pubbliche come il sistema scolastico. Ovvero, come fare del bene sfruttando il male.

Il progetto tra l’altro vieta tassativamente di concedere licenze di imprecazione e di usare il profitto a fini di devozione: “Tale pratica scandalosa è degna solo della Santa Sede, dove i proventi scaturiti dalle licenze concesse per il meretricio sono adoperati ad propaganda fidem”; infatti in Italia la Chiesa tassava le baldracche di Milano per finanziare la costruzione del Duomo. Invece, riconoscendo l’uso terapeutico dell’imprecazione nel “consentire ai polmoni di ripulirsi da umori ristagnanti”, l’autore (il quale, si noti, era anche Decano della Cattedrale di St.Patrick a Dublino) sottolinea come, esibendo una ricetta firmata dal medico, sia possibile pagare soltanto mezzo scellino (cioè solo il 50% dell’ammenda). Trattamento di assoluta impunibilità spetta inoltre ai militari affinché essi, in periodi bellici dove secondo le stime si registrano 300 imprecazioni all’ora, non debbano cedere le armi al Monte dei Pegni: “Giacchè i papisti e le persone a noi ostili trarrebbero grande gioia dallo spettacolo delle nostre truppe ridotte senza armi da fuoco né spade per eccesso di espressioni blasfeme.”

Un progetto così profittevole dal punto di vista economico potrebbe incorrere in obiezioni da quello morale: i parlamentari saranno d’accordo con questa iniziativa? Potrebbero infatti affermare che il progetto sia possibile solo in uno Stato che incoraggia la bestemmia per fini economici. Eppure i benefici non vanno a favore dei bestemmiatori, i quali anzi vengono multati per ogni santone tirato giù dal cielo!

Concludendo. Questa sì che è una riforma bancaria. In questo modo, con una tassa piuttosto simbolica, si riescono comunque a raccogliere i fondi per far ripartire l’economia attraverso quel mastodontico piano di opere pubbliche che ricorda il modello Roosveltiano.

… A proposito: data l’imposta sulle smadonnate, il federalismo fiscale potrebbe amplificare o meno la disparità di raccolta fondi nelle regioni italiane, a favore di Lombardia, Veneto, e Toscana? Varrebbe la pena scoprirlo.

Game of Thrones historical references: S06E02 “Home”

in religione/televisione by
Welcome back for my analysis of the historical  references in the second episode of the sixth series of Game Of Thrones. Keep in mind that I am writing this as I watch the episode for the first time, so some stuff I write might not be entirely consistent with what happens later in the episode. You can read the analysis of the first episode here.

King’s Landing
We start of with a drunk in King’s Landing reminiscing fondly of Cersei’s walk of shame. The guy has a big mouth, but when elephants dance, mice attend at their own risk.
By order of the King, Cersei is confined to the Red Keep. Note how the High Sparrow has separated the young king from the women in his life, both his wife and his mother. Controlling access to the other sex is a phenomenal lever of power. For example, medieval lords decided whether their knights could marry, which I’m sure improved their motivation to do well in battle. Tommen and Cersei did meet, but I’m betting a contingency plan is already in place. The motives of the High Sparrow are at this point open to interpretation. He could either be a cynical manipulator who saw an opportunity to use the faith to amass power, or a legitimate social reformer out to extirpate what he sees as perversion. The latter is actually infinitely more dangerous for all concerned. However if his ultimate goals might be idealistic, his methods show a remarkable shrewdness. Note how he didn’t build a sodomy case against some random guy in the streets: he went for the Queen Mother, and for the Queen’s consort brother, knowing it would lead to the fall of the Queen consort as well. Is it possible for the motives of such a calculating person to be pure? Obviously if you’re going to harass people for their (in universe) moral failings, I guess you can start at the top and use them as examples.
But if this is part of some wider power scheme, what kind of an endgame is he going for? Does he want to turn Westeros (or just King’s Landing) into a theocracy, like Iran or the Vatican? If so he needs to leverage his influence to bring the king’s guard under his control. This is potentially easy, since everybody and their brother already suspects that Jamie (Lord Commander of the King’s Guard) did the naughty with Cersei. The problem is how to get rid of Jaimie, without calling into question the legitimacy of Tommen, which besides being an ideal stooge for the High Sparrow, is the only surviving legitimate descendant OR sibling of Robert Baratheon. If Tommen is removed from the picture, it’s not clear what would happen to the Iron Throne.
If the High Sparrow doesn’t want to go the theocratic route, he could use his power to get some of his faithful into positions of power, and then use this leverage to get the faithful important government contracts. This will lead to a cascade of sudden conversion, as the movers and shakers of King’s Landing fall over themselves to accept the faith. This would be similar to what some Catholic organizations allegedly have done with the national hospital service in a few regions of Italy. If he decides to go this route, he will try to get his proxies appointed as the Master of Coin, Master of Laws, or perhaps Master of Ships (lots of ship building and maintenance contracts to go around). Of these three offices, the Master of Laws has been vacant since Renly left, while the other two are held by Mace Tyrell, father of Margaery. Filling an empty slot would be easier, but we have seen how the High Sparrow likes to kill two birds with one stone, and presumably Mace also knew of his son’s escapades, so it would not be impossible to remove him as well. If he does so, I would expect the Tyrells to break  with the Lannisters for good, though perhaps having three out of four members of their family hostage under the control of the High Sparrow will keep a lid on things for some time.
The discussion about Tommen makes us realize how pissed off some families in Dorn must be at this point. Before the Sand Sisters decided to go on their little killing spree, Myrcella was on track to have a son with Trystan, which would give said son a high probability of eventually rising to the Iron Throne (given the high adolescent mortality for royals in King’s landing). So the in-laws of the Martells were within spitting distance of having a cousin on the Iron Throne, and now they have nothing. I wouldn’t be surprised if there was a spot of bother over that at some point.
 

North of the Wall
Bran is having visions. We see some backstory which could potentially become important, but it’s unclear what it means just now. Perhaps Bran can reawaken Hodor’s fighting instincts. Bran’s visions remind me of Caesar’s epilepsy. In the olden days epileptic fits were often seen as communication with the gods, and altogether not an undesirable trait in a leader. Bran can continue having visions as long as he wants, but eventually it is imperative that he joins Sansa.

Castle Black
The Wildlings save the day, so his friends don’t join Jon as corpses just yet. But the problem remains: Jon Snow was the link that could make the wildlings-south-of-the-wall thing go sort of smoothly. Even if Davos and the Wildling leader have the best intentions, will they trust each other enough? By the way, remember Mance surrendering? The situation, and the way he was shot is strongly reminiscent of Vercingetorix’s capitulation to Caesar, and funnily enough the actor that plays Mance was Caesar in the “Rome’ tv series. Though it also has echos of the US Cavalry vs Plains Indians endgame.

Tyrion in Mereen
The Sons of Harpy are almost certainly led by whatever was the second most powerful family in Mereen before Dany came along. They didn’t like how Hizdar curried favor with Daenerys, and saw the risk of being marginalized. A risk which was confirmed when they actually got engaged. They have made a decision, and are unlikely to reverse course. Come clean, and hoping for leniency would be extremely dangerous, and even in the best case scenario would see them exiled, or at least severely marginalized. No, if Tyrion wants to crack this nut, he has to either get Hizdar’s clan behind him, or else find the third most important family and help them destroy the second.
Anyway, the Mereen navy went up in smoke. This could actually be a sheep in wolf’s clothing. When Cortez reached the new world, he burnt his ships. As a result his men were very well motivated. There’s been a constant tension between Daenerys using Mereen only as a springboard for getting her and the Second Sons into Westeros, and her actually settling down to rule the place. The two are obviously contradictory. If she stays forever, the local rich guys may at some point decide it’s better to have her as an ally than enemy, and some will take a stake into her power structure, aligning their incentives. But if the expectation is that she will leave in six months anyway, there is no point in anybody putting their bets on her, and resistance will continue. The problem of course is that presumably that fleet wasn’t just there for looks, and the loss can compromise the continued viability of Mereen. Presumably most of the ships burned were warships, since merchant ships spend most of their time at sea, so losing a harbor full of them doesn’t make much of an impression on their absolute numbers. Who were they built to defend against? Will these foes decide to use their newly found control of the seas? I would expect that at a minimum, piracy incidents should become more frequent.
One of the big problems faced by the Targaryen faction is the lack of reproductive feed stock. Sure, Dany can do her bit, but if her children continue to be dragons it won’t make for a very stable court, as years go by. Even if the dragon thing is something she can turn on and off, she can only pick one spouse. She has no other living relatives, and Varys is a eunuch, as are all of her soldiers. That leaves Tyrion and Daario, and while both seem perfectly capable of producing heirs, one woman and two men is not much to start a dynasty with. Presumably some of the former slave girls, particularly the former clerical slaves such as Missandei, could be part of the foundation, but it is unclear weather former slave holders could see themselves as sufficiently invested in the status quo, just because one of their family is married to a former slave – however trusted and well-liked by the queen.
We also learn that the other cities liberated by Dany have gone back to slavery (what happened to the garrisons?), leaving Mereen isolated, and without a fleet. Troubling times. On the plus side, Tyrion seems to be making friends with the dragons. I guess the closest historical paragon would be with be with the domestication of the horse, which must have given an incredibly decisive military advantage to those first cavalry warriors.

Arya in Bravos
Arya looks very plump for a girl that’s been begging for a few months. Perhaps her friends with no face were looking after her. Anyway, she seems to have gotten on the good side of her mentor again.The whole Faceless Men things is clearly taken from the Assassin Sect.

In Winterfell
The Boltons have some good news and some bad news. They lost track of Sansa and found the hunters (bad fieldcraft on the part of Team Sansa, they should have hidden the bodies). This makes it very hard for Ramsay to father a son, as “enthusiastic” as he was to do so. Unless of course Sansa is already pregnant of course. On the plus side, Ramsay now has a little baby brother. This is good news for the family, but bad news for him. Oooh surprise, Ramsay just killed his father (I am writing this as I watch). Well that does change things… So Bolton Sr.  was retroactively “poisoned by his enemies” as the Maester will confirm (before he gets killed for being an eyewitness). Presumably we’ll get a couple of episodes of Ramsay torturing various people “he suspects of being behind this”. What follows is of course Ramsay being Ramsay. His end will be a very teachable moment.

Team Sansa
Theon decided to go home, while the rest continue North. On the minus side, Jon is already dead, but on the plus side the Wildlings must at this point be looking for a leader from south of the wall to ease their transition. Team Sansa is actually not in a horrible place. Right now there’s only Sansa, Brienne, and Pod. Sansa has the birth, Brienne has the brawn, and Pod – well, he’s loyal, and can take care of one or two redshirts.
 What they are lacking is brains, unless Sansa starts seeing sense, she gave some indication of this in the Ayre. Brienne is a great – if unlucky – King’s guard, but I don’t see her as a great military strategist. If Bran stops sitting in his cave visioning of yesteryear and decides to join her sister, they could be quite a team. The advantage they would have over the other houses is that they are remarkably free to make their own destiny. The Lannisters are in hock to the Iron Bank, the Tyrells have a high incarceration rate and an uneasy alliance with the Lannisters, Ramsay will eventually find himself buried in a burnt hole he himself dug and set fire to, Dany is going to some Dothraki temple, and her faction is busy playing cops and robbers with the Sons of Harpy. If Bran and Sansa can get together (presumably with the archery girl  and Hodor in tow) they would be a pretty good special operations outfit. They could get the North to revolt to the Boltons in a heartbeat. Incidentally, speaking of Theon, what happened to him is not some weird fantasy thing. It’s called learned helplessness, and it was the basic intermediate objective in e.g. the interrogation of Abu Zubaydah (“He capitulated the first time.  We chose to expose him over and over until we had a high degree of confidence he wouldn’t hold back”). So not exactly that thing, but that sort of thing actually does happen.

On the Iron Islands

(clearly inspired by the Norsemen) the king and his daughter are discussing the war. They had the great idea of capturing a bunch of towns, but with the war on the mainland over, they have now lost all of their continental garrisons. Even for the Vikings, raiding was always a lot easier than holding ground. It’s true that they conquered a lot of places, but for every success there were dozens of failures we never get to read about. But loosing the garrisons to the last man sounds more like lack of planning, or bad orders. A maritime culture makes war by hit and run. I’m not saying the Ironborn have to be exactly like the Norsemen, but what’s the point of sea supremacy if you’e not going to cut your losses when outnumbered? Conversely, if they are (usually) so strong that they never needed to run, why haven’t they taken over Westeros? If the garrisons were a significant part of the Ironborn military force, why lose them for nothing? Or, if the Ironborn had manpower to spend, why didn’t they reinforce the garrisons?
Now the King’s brother comes back from sailing, raping, and pillaging elsewhere and kills the King. Presumably this is why the other ruling families have King’s guards. And nobody saw him do this, despite the event taking place on some rope bridge which presumably should have somebody standing next to it ready to cut it, for it to be of any use.

Castle Black
They are bringing back Jon from the dead. Historical precedents… well there was that one alleged time… Other than that, I guess the closest parallels are with literature rather than history. The whole scene had more of a Dr Frankenstein feel than anything else, but we’ll see what kind of undead Jon proves to be.
At this point, can I just bring to your attentions that in the last two episodes, three of the main ruling families in the series suffered violent changes of management brought about by their own blood? Let’s just say that by the time the Iron King met his brother, I would have been surprised if they both walked away from the scene. This level of internal strife makes it surprising that they are able to wage wars against enemies outside the family at all. I guess part of the explanation could be the brutalizing effect of the war on relationships within the family?

Anche a scuola, libertà è partecipazione

in politica/società by

Come spesso accade, da un fatto che poi si è rivelato una fantasia è seguito un interessante ma disordinato dibattito in cui ognuno ha un po’ combattuto coi suoi fantasmi. Absinthe se l’è presa con me, Capriccioli coi preti, e Gino Cornabò con una parte del mio argomento. Ex falso quodlibet.

Ora, io sono notoriamente capriccioliano, e mi turba pure dargli torto, peró credo che la sua antipatia per i preti gli faccia perdere di vista la questione di fondo, che invece Gino Cornabò afferra. Poi non sono d’accordo nemmeno  con Gino Cornabò, e proveró a spiegare dopo perchè, ma va detto questo: separare il campo in due, tra “secolarizzati” e “religiosi” è un errore madornale. Significa mettere qualsiasi religione nel bacino degli intolleranti, e tutti i non religiosi nel bacino dei tolleranti. Sappiamo benissimo che è l’opposto di così, che i grandi massacri degli ultimi 200 anni in Occidente sono avvenuti per mano di regimi parecchio secolari. Se avviciniamo lo sguardo, vediamo che le motivazioni “non religiose” battono quelle religiose anche per i terroristi, in Europa. Ce lo fa notare Ian Bremmer, giusto oggi (link qui):

 

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Ora, il bigottismo di cui parla Alessandro esiste: solo che non c’entra niente con Daesh. E sopratutto è trasversale, appartiene ai non religiosi come ai religiosi, nello stesso modo in cui i religiosi possono essere tolleranti come fanatici. Di certo la storia (non solo il comunismo, anche il terrorismo come da grafico qua sopra) ha dimostrato che non serve credere in un trascendente per essere violenti in questa terra.

Ma, si diceva, il punto è un altro. Il punto è nel post di Gino Cornabò, che riassumiamo nei due concetti:

  1. l’Italia è a tutti gli effetti un paese semi-confessionale dove l’occupazione religiosa (cioè cattolica) degli spazi pubblici è tentacolare e poter dire “no, grazie” al presepe nelle scuole è una forma di disobbedienza quasi liberatoria
  2. Il gioco che Mazzone immagina è quello in cui le regole del calcio sono le solite, i difensori e gli attaccanti se le danno senza remore, e tuttavia l’arbitro indossa la casacca di una delle due squadre nel primo tempo e poi quella della squadra avversaria nel secondo

Il primo argomento è molto pericoloso. È vero, come si diceva in altre occasioni, che la chiesa cattolica mantiene ancora alcuni dei suoi privilegi storici e che questi sono, in uno stato liberale, completamente ingiustificati. Mi pare peró che, dato questo, siano tutti offuscati da una sorta di argomento sostanzialista, non saprei come chiamarlo, per cui se si mette uno spazio a disposizione chi ha più “tela da filare” sono i cattolici, e allora meglio la tabula rasa della competizione aperta. Ancora una volta, si preferisce bandire tutto perchè non si ha fiducia nella possibilità di un campo di gioco che non sia “inclinato”: e infatti lo stesso Gino Cornabò ( in corrispondenza privata, come si dice ) a dichiarare che “allora mi dovete davvero consentire di fare il presepe pastafariano, l’esposizione dei libri dell’UAAR, etc. Se me lo fate fare, come attività estemporanee, allora va bene”. Ma certo, è proprio questo il punto! Ed è proprio per questo che il secondo argomento è altrettanto sbagliato. La scuola non “prende le parti”, e dovrebbe anzi mostrarsi chiaramente imparziale nel ruolo di permettere ai suoi studenti di esprimersi in libertà, senza dover necessariamente fare da grancassa delle pretese dei genitori. Per questo è, secondo me, perfettamente lecito dire “no grazie” all’arcivescovo che si autoinvita a benedire, e anche dire “no grazie” a delle mamme che chiedono di fare i canti, o il presepe. Diverso è se un numero qualsiasi di studenti, fossero anche di sei anni, prende l’iniziativa per tutta la serie delle stesse cose.

È diverso perchè è importante trasmettere da subito il messaggio che in società esistono una diversità di idee, e questo rende una scuola diversa da una partita a calcio: in una partita si puó vincere, perdere o al piú pareggiare. In una scuola, da un confronto di idee accade che tutti vincano, ma mai che tutti perdano. Garanzia di questo ne è certamente l’imparzialità della scuola, e una salutare anche se temporanea assenza dei genitori. Oppure, tornando all’inizio del problema, possiamo decidere che una scuola è solo un luogo dove si impara a leggere e far di conto. Come, grossomodo, era il modello dei paesi totalitari, che nel Novecento in molti hanno guardato con invidia perchè invece nelle scuole occidentali ci si divertiva e si cazzeggiava troppo.

Abbiamo visto com’è finita.

 

La vera guerra non è tra religioni, ma tra religione e secolarizzazione

in società by

Vediamo di capirci: al netto delle differenze che pure esistono e che sarebbe stupido negare (prima tra tutte, il radicale cambio di prospettiva intervenuto col Nuovo Testamento, che è fondamentale e dall’altra parta manca del tutto), la differenza tra noi e quelli dell’Isis non sta nel cattolicesimo, ma nella secolarizzazione; con ciò dovendosi intendere, in estrema sintesi, il fatto che dalle nostre parti la religione diventa sempre più ridotta alla sfera privata degli individui e corrispondentemente sempre meno importante nella vita pubblica.
Il punto, in altri termini, non sta nel fatto che la nostra religione sia più pacifica, più tollerante, più dispensatrice di amore rispetto alla loro, ma nella circostanza che per noi la religione conta molto meno rispetto a quanto conti per loro: il che, evidentemente, sposta la prospettiva dalla fin troppo spesso evocata “guerra tra religioni” ad una (secondo me assai più appropriata) “guerra tra religione e secolarizzazione”.
Se si accetta questo punto di osservazione, l’importanza della specifica “religione” di cui si parla tende a sfumare: e insieme ad essa si rivelano meno chiari e utili i confronti, che di questi tempi sembrano andare per la maggiore, finalizzati a stabilire quale libro sia più compassionevole tra Bibbia e Corano; mentre diventa sempre più nitida la percezione del fatto che i veri problemi siano il modo in cui e lo scopo per il quale quei libri vengono usati.
La questione non mi pare secondaria, e porta con sé alcune angosciose riflessioni.
Prendete le polemiche sui canti natalizi a scuola, tanto per fare un esempio. Basandosi sul modello Islam vs. Cattolicesimo gli strenui difensori delle tradizioni italiche, quelli che si stracciano le vesti per il “no” di un preside a “Tu scendi dalle stelle”, dovrebbero essere annoverati nell’esercito “amico”, vale a dire dalla “nostra parte”; al contrario, seguendo il modello che individua il discrimine nel diverso grado di secolarizzazione, essi appaiono (se non altro concettualmente) molto più vicini al “nemico”.
Il che non equivale a dire, naturalmente, che saranno i residuali bigotti che abitano l’occidente a spalancare materialmente le porte a Daesh: piuttosto, indica un metodo di scontro che è intrinsecamente perdente, perché utilizza le stesse armi del nemico con una potenza di fuoco molto più ridotta. In altri termini, se il terreno di scontro diventasse questo avremmo perso la guerra in partenza.
Riflettiamoci, prima di renderci protagonisti, sia pure involontari, di intelligenza col nemico.
Il resto mi pare la solita polemicuccia, che tra l’altro da qualche tempo va in scena ogni anno, qua e là, con poche varianti.
Terrorismo o non terrorismo.

STACCE TU, ovvero “dei presepi che non c’entrano nulla”.

in politica by

Ora, rispunta la questione del presepe a scuola, a margine di un’iniziativa che in realtà nulla aveva a che fare con il presepe ma, si sa, né i leghisti né i loro difensori fighetti sono abituati al pensiero complesso.

Ora, a me i presepi da sempre piacciono molto ma non si capisce cosa c’entrino davvero con la scuola o, meglio, si capisce che non c’entrino nulla. Perché si debbano imporre dei simboli religiosi solo di alcuni in un luogo, per definizione, di tutti non è chiaro.

Nella visione di Mazzone il presepe serve a scassare il cazzo a chi non lo vuole, soprattutto ai laici: insomma il presepe come arma contundente contro l’asfissiante cappa del politicamente corretto. Basterebbe questo per far inorridire ogni vero religioso, prima ancora dei laici.

(A margine, siamo il paese dove un vicepresidente del Senato dava dell’orango a un ministro di colore e il segretario del suo partito, che ora va in giro a dispensare presepi a chi ne ha bisogno, cantava che i napoletani puzzano, mentre altri ci informano che le parlamentari di opposizione fanno i bocchini. Ma il politicamente corretto, signora mia, ci seppellirà tutti!)

Comunque, al di là del disprezzo che Salvini e, a ruota, Mazzone e gli altri suoi fan mostrano nei confronti del presepe stesso, il punto è che il presepe non è la messa, né l’accensione della chanukkah, né il festeggiamento della fine del Ramadan. Al presepe non si sceglie se partecipare oppure no: il presepe te lo cucchi entrando a scuola. Esattamente come il crocifisso te lo becchi appeso in classe e tutti zitti. Non cambia niente, a differenza di quanto sostenga Luca, a meno di sostenere che quelli del presepe rappresentino semplici pupazzetti di plastica tipo i Master o i soldatini, cosa che, nuovamente, se la racconti a un cattolico vero, quello si incazza e ha ragione.

Ora, non ci vuole la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che pure già si è espressa in merito) per capire che questo impone ai miei figli di beccarsi un indottrinamento religioso anche se io non ho intenzione di impartirglielo e sin da quando sono più piccoli e suggestionabili.

Il tutto mentre non mancano affatto, a chi vuole, i metodi per impartire la dottrina cristiana ai propri figli: basta mandarli al catechismo, in parrocchia o all’oratorio.

Ma questo tuttavia non passa per la mente dei Nostri: sono occupati a far sì che gli altri accettino i punti di vista altrui senza far tante storie. È il sale della convivenza sociale, ci dicono: “Non sei d’accordo? Beh: stacce!”.

E sin qui hanno ragione. Il piccolo problema è che non si chiedono mai quando è che ai cattolici si dica: “stacce!”. In Italia ci sono chiese e oratori praticamente a ogni isolato. La televisione, specie la TV pubblica, è strapiena oltre che di notizie sul Papa, di serie TV di soggetto cattolico, programmi religiosi e messe. Nessun governo della storia della repubblica è stato privo di ministri provenienti da partiti politici cattolici.

In questo contesto, avere uno spazio pubblico, la scuola, in cui questa presenza sia limitata – certo non eliminata, visto tra l’altro insegnamento opzionale della religione cattolica – non sarebbe un modo di annientare il diverso, sarebbe un modo di far capire ai cattolici che il loro credo non ha diritto di essere onnipresente: possono anche esserci spazi pubblici al di fuori della loro portata.

E, in effetti, il casino di quest’anno non è iniziato dal presepe ma da due mamme che volevano entrare nella scuola a insegnare anche canti religiosi ai bambini: avrebbero potuto imparare qualcosa dal rifiuto ma no, loro avevo il DIRITTO di difendere i canti natalizi a scuola!

 

Alle mamme in questione sentirsi dire un colossale “No, grazie. STACCE!” avrebbe fatto un gran bene. Come farebbe bene al Fronte Nazionale di Imposizione del Presepe sentirsi dire: “No grazie, magari fatelo a casa vostra o in parrocchia”.

Con buona pace del suddetto Fronte, il presepe nell’atrio non dà alcuna scelta: è un’imposizione. Ed è l’ennesima sanzione che non esiste posto pubblico in cui si possa stare al riparo non “dalle idee altrui” ma dall’imposizione di quella unica e sola idea altrui che in Italia viene riproposta dovunque. E se questa imposizione nemmeno proviene da un dirigente scolastico ma dal segretario di un partito politico, che decide di portare un presepe fino alla scuola di Rozzano, la cosa è molto più grave.

Ovviamente però è più urgente difendersi tutti dal politicamente corretto.

Santé

 

I neuroni occulti di Goffredo Fofi

in cultura by

Goffredo Fofi ha pubblicato in questi giorni, su Internazionale, un articolo molto duro a proposito di Inside Out. Parliamo del film d’animazione Disney che racconta quello che passa per la testa di una bambina di undici anni – le sue emozioni, paure, affetti, ragionamenti – e lo rappresenta come un universo colorato e complesso, gestito da una simpatica brigata di cinque personaggi/sentimenti primitivi: Rabbia, Disgusto, Gioia, Paura e Tristezza.

Il pezzo di Fofi è il classico caso in cui ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. In breve, la tesi dell’articolo è questa: Inside Out dipingerebbe la realtà mentale in maniera ideologica e tendenziosa. Si tratterebbe, in altre parole, del tentativo subliminale di instillare nei piccoli spettatori l’idea che attori esterni intervengano a manipolare, anzi in fin dei conti a determinare, le nostre azioni. Nelle parole di Fofi, ‘[s]vanisce il libero arbitrio e resta l’idea di una “macchinosa” manipolazione delle nostre azioni’. Secondo Fofi, sembra di capire, la rappresentazione di questi ‘persuasori occulti’ come allegri pupazzetti colorati avrebbe come obiettivo quello di abituare i bambini a non aver paura, anzi a guardare con simpatia, quelle ‘entità astratte ma ben presenti nella realtà’ che si propongono di ‘pensare per noi’ e guidare meccanicamente le nostre azioni. Il tutto, ça va sans dire, in nome di ‘un dettato generale della società americana che ha ambizioni globali’.

Fofi sostiene di aver paura (sì, paura) della rappresentazione della mente proposta dal film: prova orrore per la raffigurazione delle nostre memorie sotto forma di biglie ben organizzate come bit di un gigantesco hard disk, si straccia le vesti per la metafora della ‘cabina di regia’. Conclude, con un certo orgoglio piccato, che ai suoi nipoti preferisce, piuttosto, ‘far vedere qualcosa di più tradizionale e di più umano. Di meno preoccupante su quel che s’intende fare di loro e di noi’.

Davvero, non si sa da dove cominciare. Provo a dire un paio di cose semplici. Fofi sembra non rendersi conto che quella contro cui si scaglia non è altro che l’immagine scientifica della mente così come ce la raccontano, sulla base di osservazioni empiriche e ipotesi teoriche, la psicologia cognitiva e le neuroscienze. Non si rende conto, cioè, che ciò da cui vuole proteggere i suoi nipoti, quello su cui preferisce che chiudano gli occhi per paura che intacchi il loro sentimento di libertà, è in realtà ciò che più di tutto ci aiuta a liberare noi stessi e la società in cui viviamo da pregiudizi antichi e molto spesso violenti: la ragione scientifica.

Non sembra sfiorarlo, neanche per un secondo, l’osservazione che quello che Inside Out racconta non ha nulla a che vedere con ‘l’astrazione psicofilosofica’ (con scappellamento a sinistra), ma è invece una favola del cervello, dove la divulgazione scientifica viene adattata per un pubblico di bambini e inserita in una trama delicata e commovente. Non capisce, o forse ignora, che le isole colorate sospese nel vuoto, i pupazzetti stralunati, le scaffalature immense non sono affatto, come lui pensa, l’immagine di una nuova, spaventosa ‘mitologia’ tecnologica, che si propone di subentrare ad altre mitologie che lui considera ‘più tradizionali e più umane’.

Al contrario, Inside Out è una rappresentazione semplificata di quello che oggi conosciamo – grazie al lavoro degli scienziati cognitivi, dei neuroscienziati, dei filosofi della mente, dei linguisti – su come funziona il nostro cervello. Non sembra avere idea che le allegorie animate del film alludono ad aree funzionali del nostro cervello, a connessioni elettro-chimiche, a reti neurali: tutti oggetti del nostro modello scientifico attraverso cui cominciamo finalmente a gettare un cono di luce su alcuni dei misteri che hanno accompagnato l’uomo dalla notte dei tempi: cosa sono i sentimenti, come funziona l’azione, la percezione, la memoria, la coscienza.

Fofi non sembra capire che questi oggetti – che lui chiama ‘persuasori occulti’ – siamo noi, è la materia di cui siamo fatti, l’architettura cognitiva che ci fa uomini. Che il libero arbitrio non è (più) una questione per i preti e non (solo) per filosofi, ma (anche) per i neuroscienziati e gli psicologi. Non si accorge che i determinanti causali delle nostre azioni – i pupazzetti colorati – sono nel nostro cervello, sono il nostro cervello, siamo noi. Non la Coca Cola Company o la Monsanto. Non l’ideologia americana, non la pubblicità.

Infine, che le ‘mitologie tradizionali e più umane’, i miti greci come la letteratura e la poesia, non sono in contrapposizione all’immagine scientifica del mondo e dell’uomo, ma semmai la completano e arricchiscono, ci restituiscono l’altra faccia di quello che siamo.

La Disney ha da poco annunciato che produrrà un nuovo film animato su Charles Darwin. Chi ha paura dell’evoluzione?

La cacca del Dalai Lama

in religione/società by

Nel suo Dizionario filosofico (1764) Voltaire racconta, alla voce “Religione”, dell’acerrima lotta fra due scuole teologiche dell’estremo Oriente, le quali, per risolvere un’antica disputa, decisero di rivolgersi al Dalai Lama. Questi, come prima cosa, distribuì la cacca raccolta nella sua seggetta, e attese che entrambe le fazioni dessero vita a un vera e propria adorazione della divina merda; una volta stabilito il culto, il Dalai Lama si sbilanciò a favore di una delle fazioni, mentre l’altra, adirata, se la prese col feticcio del Buddha vivente. Quella che ne seguì fu una tremenda guerra fatti di assassini, morte e violenze di ogni tipo, con i due campi intenti a sterminarsi vicendevolmente in nome del responso fecale. Il Dalai Lama, conclude Voltaire, essendo molto divertito dalla situazione, decise di continuare a distribuire cacca a tutti i fedeli e devoti in cerca di verità.

Il messaggio del grande filosofo francese è decisamente chiaro: la religione teologica, con i suoi dogmi e verità universali, non è altro che il prodotto di una manciata di individui capricciosi che amano divertirsi alle nostre spalle. La Ragione, unico vero mezzo per giungere a Dio, è la sola strada percorribile in un mondo infestato da stupidità e menzogne, superstizioni e intolleranza.

Nella giornata di ieri, il solito intervistatore medio americano ossessionato dalle stronzate del politically correct ha interrogato l’attuale Dalai Lama sulla possibilità di un successore donna. La risposta, decisamente inaspettata, sta facendo il giro dei media internazionali: “Certo, e questa donna dovrà essere molto attraente”. Al giornalista stupefatto che chiedeva conferma a tale affermazione, il monaco, ridacchiando proprio come nella storiella di Voltaire, ha ribadito, deciso, il concetto.

Lo stupore dell’intervistatore e, più in generale, del pubblico Occidentale, dà la misura dell’importanza che attribuiamo all’opinione di personaggi la cui presunta saggezza è solo una conseguenza del ruolo che ricoprono. Cerchiamo conferme alle nostre idee, ai nostri valori, in figure che non possono fare altro che confermarci quel che già sappiamo (un’attitudine, fra l’altro, molto spesso ammantata di piaggeria), o sconvolgerci con affermazioni di una povertà umana e intellettuale disarmante. La gaffe del Dalai Lama sulle donne è sullo stesso piano della presunta apertura mentale di Papa Francesco, a quanto pare degno delle più grandi lodi per aver esortato i vescovi americani a porre un freno alla pedofilia del clero – come se questo non fosse un atto (come minimo) dovuto. Il buon senso e la morale non sono appannaggio esclusivo della religione; eppure, la voce potente degli uomini di Dio è un balsamo che le nostre menti e le nostre coscienze – evidentemente incapaci di funzionare in maniera autonoma – non rinunciano a cercare, a invocare persino.

250 anni dopo la pubblicazione del Dizionario Filosofico, continuiamo ancora a prestare orecchio e attenzione alle puttanate del Dalai Lama.

Le conseguenze della coscienza

in politica/religione/società by

“What makes a man, Mr Lebowski?”

“Uh, I, I don’t know, sir.”

“Is it being prepared to do the right thing? Whatever the cost? Isn’t that that makes a man?”

“Ummm…sure. That and a pair of testicles.”

“You’re joking. But perhaps you’re right.”

(The Big Lebowski)

L’arresto di Kim Davis non è solo un altro episodio nel persistente dibattito tra laicismo e religiosità (che non si limita al solo terreno dei diritti degli omosessuali, ma investe educazione sessuale, insegnamento delle scienze, diritto all’aborto e via dicendo) ma, cercando di svincolarsi dalla logica di appartenenza ad una o l’altra delle fazioni in campo, può anche essere l’occasione per tentare di fare un paio di considerazioni di carattere più generale su come ognuno di noi riesca a conciliare i propri principi con i ruoli che ci troviamo ad assumere.

La signora Davis si è trovata in una situazione nella quale il suo ruolo di impiegata comunale le imponeva di compiere un’azione che la propria coscienza giudicava esecrabile; messa di fronte a questo conflitto lei ha agito in conformità con i propri principi morali, ritenendo che essi dovessero essere il fattore predominante nella determinazione del proprio comportamento: in parole povere, ha agito secondo coscienza. Ora, il fatto che io non condivida nulla delle idee oscurantiste e totalitarie che albergano nella coscienza della signora Davis, non mi impedisce di provare una certa ammirazione per un comportamento di questo tipo: d’altronde “difendi i tuoi ideali” e, appunto, “segui la tua coscienza” sono principi che tutti noi consideriamo virtuosi a prescindere, anche (e sopratutto) perché diamo istintivamente per scontato che i suddetti ideali da difendere siano gli stessi cui ci ispiriamo noi. La signora Davis non si è autoassolta con la necessità di obbedire agli ordini, né ha dato importanza al fatto che le coppie da lei respinte in un modo o nell’altro si sarebbero sposate comunque: la sua profonda convinzione era che fosse suo dovere impedire un abominio e il suo comportamento ne è stato una conseguenza.

Sto quindi sostenendo che Kim Davis è una paladina della libertà, eroica vittima di una persecuzione ideologica? Assolutamente no, sto dicendo che se comportarsi secondo la propria coscienza è di per se una cosa lodevole, l’idea che ciò giustifichi a priori qualsiasi tipo di comportamento é estremamente infantile. Poiché nessuno di noi è un’isola, è necessaria la consapevolezza delle conseguenze che le nostre scelte comportano in relazione ai ruoli che ricopriamo all’interno della società affinché tali scelte non si riducano ad una forzosa imposizione delle propria visione del mondo sugli altri: è proprio tale consapevolezza ad attribuire valore alle nostre scelte. In fondo ha (come sempre) ragione Il Drugo: per fare quello che è giusto servono i coglioni.

Invece, nel caso in questione, è successo che, a seguito della decisione della Corte Suprema, i principi della signora Davis l’hanno resa incompatibile con il proprio ruolo di pubblico ufficiale: la signora avrebbe dovuto prendere atto della sopraggiunta incompatibilità e, nel rispetto del ruolo che ricopre, avrebbe dovuto chiedere di essere trasferita ad altra mansione o, qualora ciò non fosse stato possibile, presentare le dimissioni. È stata la sua persistenza a voler ricoprire un ruolo senza averne l’idoneità la causa della serie di eventi culminata con la sua carcerazione: nulla che non si sarebbe potuto evitare se la signora avesse accettato che lei, volendo seguire la propria coscienza, quel lavoro non poteva più farlo esattamente come un musulmano o un ebreo ortodosso non può fare il cuoco in un ristorante dove servono l’amatriciana, un sostenitore del creazionismo non può insegnare scienze naturali, un ecologista non può fare il trivellatore e un vegano non può fare il macellaio.

Purtroppo il rifiuto di tale incompatibilità spesso comporta delle enormi storture spesso mascherate dietro la facciata dell'”obiezione di coscienza”. Non mi riferisco solo al massacro della legge 194 ormai con punte dell’85% di medici obiettori ma anche, e sopratutto, a quegli episodi nei la suddetta stortura è causata da un sistema valoriale con il quale sento decisamente più affinità rispetto a quello della nostra eroina del Kentucky: due esempi fra tutti sono le vicende Cancellieri-Ligresti e Azzolini nelle quali un gesto dai fini, a priori, nobili (evitare a un essere umano una carcerazione preventiva, vessatoria e ingiustificata) è stato conseguito attraverso modalità in palese contraddizione con i ruoli istituzionali ricoperti dai “benefattori” (mancanza di imparzialità nel caso del ministro, voto in malafede* da parte dei senatori). Di nuovo, una volta conseguito l’obiettivo, il passo corretto da compere sarebbero state le dimissioni immediate per sopraggiunta incompatibilità verso il proprio ruolo; un gesto che avrebbe anche potuto generare un dibattito sulla mostruosità che è il sistema giudiziario-carcerario italiano (come non manca periodicamente di ricordarci la Corte europea dei diritti dell’uomo). Invece, anche qui, la scelta “di coscienza” è stata considerata la giustificazione di un comportamento istituzionalmente illegittimo che, accanto alla “buona azione” privata, ha creato un’ulteriore stortura pubblica in aggiunta a quella già esistente.

Nota finale: l’altro ieri Kim Davis è stata rilasciata con l’ammonimento a fare il proprio lavoro. All’uscita di prigione è stata accolta da una folla in festa al suono di Eye of the Tiger: la signora ha ringraziato, commossa, la folla, ed ha tenuto un breve discorso durante il quale si è rivolta al cielo esclamando “la gente di Dio si è radunata”. Sul palco con lei c’era  Mike Huckabee, pastore battista e candidato (di nuovo) alla presidenza e già altri candidati stanno facendo la fila per incontrarla. Mi sbaglierò ma queste elezioni stanno per diventare parecchio divertenti.

*parlo di malafede perché l’argomento della votazione era la presenza o meno di intenti persecutori nell’indagine della procura (non la bontà dell’indagine stessa, la consistenza delle prove o l’opportunità della carcerazione preventiva) mentre molti di coloro che hanno votato contro l’arresto lo hanno fatto, per loro stessa ammissione, a prescindere dalla questione persecutoria

Ve lo spiega Rosario vostro special edition “guerre di religione”

in cultura by

Oh, siccome vi vedo carichissimi su questa cosa della religione, senza che ovviamente ci capiate un cazzo di niente come di consueto (in due parole: o siete troppo bigotti e minchioni che credete alla gente con le ali in Paradiso – ma che so’, piccioni? (cit.) – oppure vi credete sto grancazzo col vostro relativismo stupido e inutile – le grandi evoluzioni dell’Uomo, che vi piaccia o no, sono per larga parte da ascrivere a gruppi organizzati e irregimentati, non a singoli, piantatela di sentirvi Gauss, Cristo, Socrate, Newton, Einstein, Zidane, ecc -) vi racconto questo simpatico aneddoto che spesso racconto nei miei post sull’Impero Bizantino.

A partire dal V secolo d.C., quando in Europa non si capiva più nulla perché i tedeschi sputavano sulle nostre candide tuniche e si arrubbavano gli ornamenti d’oro delle nostre deliziose statue di marmo copiate dai greci, del Cristianesimo serio non si occupava solo Papa, ma anche i bizantini. E facevano i bellissimi concilii di Calcedonia, Nicea, Trebisonda, insomma, sceglievano i posti in virtù della bellezza dei nomi che avevano. E come dar loro torto?

Siccome all’epoca non avevano né il terziario né Facebook, in qualche modo dovevano capire come impegnare quelle enormi praterie di tempo libero che avevano. E quindi si scannavano (letteralmente: i vescovi si pigliavano a schiaffi durante i concilii, oppure venivano fatti sparire awww) sulla natura di Cristo. Cioè le genti cristiane si odiavano tra loro perché alcuni cristiani erano convinti che Cristo fosse soltanto divino, mentre altri credevano che aveva una doppia natura, umana e divina.

Lo so, state pensando “ma che cazzata è mai questa?”. Eppure non solo la gente si odiava, ma la cosa rappresentava un problema serissimo per tutto l’Impero, e quindi i potenti dell’epoca dovevano giocoforza occuparsene. O fare finta di occuparsene per fare contenti i poverelli che a ‘ste cazzate ci credevano sul serio, così come fanno oggi per i soldi per noi “occidentali”, o come sono le vignette per quei pazzi squinternati.

Oh. Tornando a noi, e alla natura del Cristo, nel corso del IV e V secolo d.C., era fortissimo il dibattito su questa benedetta natura di Cristo, se umana, divina, o entrambe (la faccio semplice, lo so, se volete parlare di teologia seriamente contattatemi in pvt). Tanto forte che, dopo la decisione del concilio di Calcedonia del 451 d. C. di considerare due nature per Cristo, umana e divina, la quasi totalità dei vescovi egiziani si incazzò tantissimo, considerarono eretici tutti gli altri, e si rilanciarono come i pazzi sul monofisismo, secondo il quale la natura umana di Cristo era stata assorbita da quella divina, e quindi Cristo aveva una sola natura, appunto divina. Il concilio di Costantinopoli del 553 d.C. non fece altro che peggiorare le cose, e quindi, nel corso del VII secolo, la situazione era diventata insostenibile. Non potevano più convivere nello stesso Impero, specie quello bizantino in cui l’Imperatore era anche custode della cristianità e dell’ortodossia, due diverse teorie cristologiche.

A questo punto, i vari Denis Verdini dell’epoca non sapevano più che pesci prendere. Provarono prima col Monoenergismo (“amico egiziano, senti, due nature no, nun se po’ fa, però famo che aveva un’unica energia, eh? No eh? Vabbe’…”) e col Monotelismo (“amico egiziano, so che la cosa dell’unica energia ti pareva un po’ una presa per il culo, quindi ho pensato: ehi! Sempre due nature, però una sola VOLONTA’! EH? EH? DAJE! GRANDE! RELIGIONE DI STATO!”)

Ora. Io la prendo a ridere, e vabbe’, ma vi rammento che, se nel VII secolo la religione di stato era il Monoenergismo o il Monotelismo, e tu te ne uscivi con “buongiorno Esarca, secondo me Cristo ha due nature e due energie!” ti tagliavano il naso. Ma piuttosto, come si concluse questa storia? Molto semplicemente: a seguito della conquista araba dell’Egitto del 640-641 d.C., la reazione di Costantinopoli fu pressappoco la seguente:

“Ah ma quindi siete stati conquistati dagli arabi? E non c’è alcuna speranza che sia una di potere riconquistare l’Egitto? Perfetto, chivvesencula a voi e a ‘sta cazzo de natura unica, noi siamo duofisiti, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre. Anzi, ortodossia religione di stato, che è ‘sta cazzata dell’unica energia e dell’unica volontà?”

La famiglia tradizionale è morta

in società by

La vicenda che ha coinvolto il marito di Alessandra Mussolini (e la relativa gogna social alla quale quest’ultima è stata sottoposta) ha riaperto l’antico discorso sulla famiglia tradizionale. A questo proposito, alcuni hanno dantescamente parlato di contrappasso, mettendo l’accento sulle colpe politiche della deputata, rea di aver strenuamente difeso il ruolo fondativo di un certo tipo di famiglia, quella composta da un uomo, una donna e possibilmente dei figli. Il fattaccio dimostrerebbe, secondo costoro, in maniera lampante l’ipocrisia della retorica conservatrice, il torto ostinato e ostentato dello slogan ‘Dio, patria e famiglia’. Ma occorreva davvero lo spirito umoristico della sorte per dimostrare la vuotezza di certi argomenti, per sancire l’inconsistenza storica della locuzione ‘famiglia tradizionale’? Vediamo in breve perché no.

Dal 1972, nel nostro paese i matrimoni sono in costante diminuzione. Tra il 2007 e il 2011 questa tendenza si è accentuata notevolmente (-4,5%, a fronte di -1,2% rilevato negli ultimi 20 anni); questo calo ha interessato tutte le regioni, ed anche quelle del sud, che nell’immaginario collettivo sono considerate più legate a certi valori famigliari (ad esempio la Campania, in cui si rileva un calo del 6,9%). A diminuire sono soprattutto i matrimoni tra persone entrambe di cittadinanza italiana (-82% nel triennio 2008-2011), ma anche i matrimoni misti (-17%); fatto questo che dà un’ulteriore conferma del declino generalizzato dell’istituzione. Nel 2011 sono state celebrate 39 mila nozze con rito religioso in meno rispetto al 2008; mentre i matrimoni civili subiscono una flessione ridotta grazie a quelli che riguardano cittadini stranieri.

I dati relativi alle separazioni e ai divorzi vanno nella stessa direzione. Se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si potevano contare 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si raggiungono le 311 separazioni e i 182 divorzi. Ben il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi hanno coinvolto coppie con figli avuti durante il matrimonio. E ben il 90,3% delle separazioni di coppie con figli hanno poi fatto ricorso all’affido condiviso. Il numero delle separazioni giudiziali (15,2% il dato medio nazionale) è più elevata nel Mezzogiorno (19,9%) e nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso livello di istruzione (21,5%). Questo smentisce un altro stereotipo, e cioè che a separarsi siano soprattutto persone con un livello d’istruzione elevato (e dunque uno stile di vita più borghese e secolarizzato).

Ora, alla chiara luce di questi pochi dati, mi pare che si possano trarre delle piccole conclusioni. In primo luogo, il declino numerico dell’istituzione ‘matrimonio’ dice che vi saranno sempre meno nuclei famigliari ‘tradizionali’. Ciò significa che il futuro sarà futuristico e non tradizionale. In secondo luogo, la crescita delle separazioni e dei divorzi dice che la famiglia ‘tradizionale’ si sta sfaldando e che i figli sono sempre più abituati a vivere una situazione di disunità famigliare e sempre più spesso a confrontarsi con la presenza di nuovi compagni o coniugi dei genitori. In terzo luogo, il rito religioso è scelto da un numero sempre minore di persone; dunque la tradizionalità intesa come adesione alla religiosità traballa notevolmente.

Insomma, per tagliare corto, scoprire adesso che le pappardelle propagandistiche di Alessandra Mussolini fossero soltanto pappardelle propagandistiche fa un po’ sorridere. E fa un po’ sorridere che si porti ad esempio il suo caso personale per confutare i suoi argomenti politici. Bastava dare una letta ai dati per rendersi conto della loro inconsistenza. Ma, si sa, accanirsi e trovare nell’accanimento un modo di rivalsa politica costa molta meno fatica che portare ragionamenti convincenti.

Quando il M5S ha ragione.

in politica by

La notizia è la seguente, il gruppo del M5S è uscito dall’aula del Consiglio Regionale della Lombardia all’arrivo del Cardinal Scola che avrebbe dovuto pronunziarvi un discorso.

Ora, io prego tutti, veramente tutti, i laici e progressisti – specie se di sinistra – di evitare la figura di merda che so già si sta preparando: vi prego di evitare di trasformare questo avvenimento in una nuova ragione di critica o presunto scandalo contro il M5S.

La domanda: “perché mai in una sede istituzionale laica, per di più nella sede di un”assemblea elettiva, dovrebbe parlare un cardinale?” non è solo lecita: è doverosa. Sia aggiunga pure che i consiglieri M5S sono andati a salutare il cardinale al suo arrivo, comunicandogli le ragioni della propria scelta.

Per cui, amici laici, progressisti e “de sinistra”, facciamoci un favore: riserviamoci il diritto di criticare il M5S quando se lo merita ma stavolta no.

Chiediamoci invece perché i “nostri” rappresentanti siano rimasti a sentire il cardinale: francamente, il fatto anomalo è questo.

Santé

Posseduta dal demonio

in società by

Verrebbe da chiedersi (e infatti uno se lo chiede) come sia possibile che nel 2013, in Italia, un quotidiano ritenga plausibile l’idea di uscirsene con un titolo come questo.
Verrebbe da chiedersi come sia possibile che l’articolo parli di possessione demoniaca senza neppure il minimo accenno dubitativo, come se si trattasse di una faccenda ufficialmente riconosciuta dalla comunità scientifica tipo il diabete o l’epilessia, e che riferisca senza fare una piega che la famiglia della ragazza ha deciso di rivolgersi a un esorcista.
Verrebbe da chiedersi se la ragazza in questione abbia già raggiunto la maggiore età, e comunque se sia in grado di comprendere chiaramente che nel suo caso sarebbe urgente rivolgersi a uno specialista, anziché attribuire lo strabuzzamento degli occhi e l’irrochimento della voce che l’hanno colta quando il suo ragazzo le ha detto di volerla lasciare all’ineffabile zampino di Satana, peraltro giudiziosamente raffigurato in una foto illustrativa, manco si trattasse del presidente della provincia.
Verrebbe da chiedersi se abbia senso, in un paese così, concepire aggravanti per femminicidio, mentre le giovani femmine vengono preparate ad affrontare le difficoltà dell’esistenza veleggiando allegramente tra i flutti spumeggianti della superstizione.
Ma soprattutto verrebbe da chiedersi se sia questa, la pancia vera del paese: quella che considera la possessione demoniaca la prima ipotesi plausibile in una circostanza del genere, che consulta esorcisti, che ne scrive sul giornale, che vende, che compra, che legge quel giornale senza battere ciglio, come se si trattasse dell’ipotesi più normale del mondo.
Perché se è così, e io temo che sia così, di strada dobbiamo farne ancora tanta.
Ma tanta, eh.

La dottoressa Pia

in scrivere by

La dottoressa Pia era il fiore all’occhiello del Pronto Soccorso: efficiente, cortese, sempre disponibile nei confronti delle persone che avevano bisogno; nonostante non fosse più una ragazza, anno dopo anno, affrontava come niente fosse i massacranti turni notturni. Il fine settimana, poi, era quasi sempre al lavoro. Se un collega aveva un qualsiasi problema a rendersi reperibile, lei era  pronta a sostituirlo. Affrontava con intenso spirito di servizio le più disgustose disgrazie con cui il suo lavoro le imponeva una promiscuità che altri avrebbero considerato intollerabile. Nel corso delle migliaia di ore di veglia e di lavoro, aveva dovuto imbattersi nelle prove più eclatanti della crudele precarietà dell’esistenza: i corpi umiliati dall’insorgenza repentina di un male fulminante, dalla banalità, dalla sfortuna, dalla stupidità, dall’insipienza. Ma lei tamponava,  suturava, somministrava farmaci, richiedeva consulenze, beveva sette caffè in una notte, e poi ancora stabilizzava pazienti gravemente compromessi, isolava, ingessava, redarguiva, ordinava di restare coscienti, imponeva lavande gastriche, induceva al coma farmacologico, sudava sette camicie per riacciuffare persone scivolate dentro un coma. Vittime di incidenti stradali, infartuati, etilisti cronici od occasionali, operai pasticcioni, vittime di pratiche sessuali non sufficientemente approfondite, casalinghe punite dalla distrazione, ragazzini alle prese con i prodigi della chimica, autolesionisti, suicidi impreparati o non del tutto motivati. Osservava tutto quello spreco di vita, tutto quel dolore inutile dall’alto della sua fede. In ognuna di quelle persone sorteggiate da quella insensata lotteria, non vedeva una testimonianza profonda e sofferente della condiziona umana, ma, come amava ripetere ai giovani che istruiva in parrocchia, “il volto di Cristo”. Per questa ragione, il bene che aveva obiettivamente fatto non valeva niente ed era rimasta, una volta spogliata dell’orgoglio e degli orpelli, una donna di mezza età di glaciale freddezza, il cui migliore amico era un grosso vibratore

Mariam (sei)

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Metamorfosi

Le stanezze di Mariam cominciarono a verificarsi poco dopo che Victor ebbe un attacco di cuore, la sera stessa del mio arrivo. Raccontai: “…mi sono fermato a guardare i costumi appesi su uno di quegli appendiabiti con le ruote, hai presente? E’ stato allora che con la coda dell’occhio ho visto Victor camminare a passo spedito, baldanzoso quasi, come un bambino che corre alla dispensa a rubare la marmellata mentre la mamma è fuori a fare la spesa. Dietro la sua roulotte c’era questa donna, una vera gnocca, alta, capelli lunghi, un paio di tette così, c’era questa donna, certamente una comparsa, visto che indossava una lunga tunica chiara. Erano sicuri che lì dietro nessuno li vedesse. Victor era infoiato come un quattordicenne alla sua prima pomiciata, gli si è buttato addosso e ha cominciato a baciarla convulsamente smanazzandole il petto… Ha fatto per tirarle su il vestito, ma lei lo ha afferrato in modo gentile ma fermo, e ha accompagnato le sue mani verso il basso per ricomporsi. L’ha preso per mano e insieme sono entrati nella roulotte. Forse Victor è confuso dal desiderio, o forse pensa di essere diventato invisibile, fatto sta che non tirano le tendine. Mi sistemo dietro ad un angolo a godermi la scena, che promette di essere interessante. Vedo la donna che evidentemente si deve essere appoggiata con il sedere alla parete opposta alla finestra: a braccia conserte lo segue con lo sguardo mentre va avanti e dietro dentro lo spazio minuscolo come una tigre in gabbia. Ad un certo punto si rivolge alla ragazza muovendo minaccioso il suo lungo indice. Il suo capoccione si frappone il la ragazza e il mio sguardo. Victor gesticola febbrilmente, mentre la donna se lo fila sempre di meno, sembra annoiata da una scena che si deve essere ripetuta fin troppe volte. Ora vedo solo il cocuzzolo di Victor, che evidentemente deve essere in ginocchio davanti alla comparsa, prega o fa sesso? O magari le cose assieme? Schizza in piedi e di punto in bianco molla alla ragazza un ceffone che la fa quasi cadere… Mi auguro che adesso lo colpisca con il primo oggetto contundente a portata di mano, ma niente, quella si toglie i capelli dalla faccia, e comincia a ridere in modo così forte ed osceno che si sente un po’ anche da fuori. Ed è lì che Victor crolla, non ho dubbi su quello che sta facendo ora. Ed è allora che è successo: la ragazza si è piegata su sé stessa, probabilmente per capire che cosa stia succedendo a Victor, che ha smesso di fare quello che stava facendo per stramazzare in pieno coma. E’ uscita fuori di gran corsa, ma senza urlare: deve aver dato subito l’allarme, ma in modo tale da non far capire che lei si trovava con lui nella roulotte quando gli è venuto lo schioppone… “. Mariam mi guardava come se fossi un alieno appena sbarcato sulla terra. “Victor ha avuto un infarto per l’emozione. Nella sua roulotte gli è apparso San Tommasino da Pietracalda, il santo a cui è devoto, e il cuore non ha retto”, “Una… visione? San Tommasino…, ma Mariam, che cosa hai preso?, da quando in qua credi a queste cazzate?”, “Non parlare così, oggi ho conosciuto la dolcezza del Signore, e ho detto basta alla mia vita di peccato e di perdizione”, “…”, “Sì, sono stata lontana da questo dono meraviglioso per troppo tempo, e ora voglio recuperare: Victor è stato messo alla prova, e voglio che mi capiti la stesso, voglio morire di quella gioia”, “Ma ti dico che quando ha avuto l’infarto, Victor aveva la sua bocca in mezzo alle cosce di quella comparsa, l’ho visto con i miei occhi…”, “Basta con queste oscenità, sei un miscredente, e lo sono stata anche io, ma è il momento di fare chiarezza, approfittare di questo meraviglioso dono che ci ha fatto il Signore”, “Cioè, un uomo in ospedale, sarebbe questo il cazzo di regalo che ci sta preparando. Tu sei pazza, lo stress ti ha fatto svalvolare il cervello, ritorna in te, cazzo! Cazzo cazzo cazzo”. Stavo urlando a squarciagola, e Mariam continuava a ricambiare la mia rabbia con un distacco olimpico, in fondo al quale non era difficile scorgere una netta, benché composta, riprovazione. “Signora, c’è qualche problema?”, era il tizio del SUV che parlava: era entrato nella roulotte di Mariam. “Oh, Big Jim, vattene un po’ affanculo, per favore, e non ti intromettere, non sono cazzi tuoi, gira i tacchi”. “Signora, c’è qualche problema?” ripeté l’energumeno (cammina, mangia, e dice “c’è qualche problema”?, come la bambola Sbrodolina). Mariam aveva assunto l’aria sofferente di un insegnante che sta per assegnare una punizione all’allievo prediletto. “Sì, per favore, faccia in modo che mio marito si dia una calmata”. La montagna di muscoli non aspettava altro: in un nanosecondo mi fu addosso e mi bloccò con la sua forza animalesca. “Fèfuffofiiitopfrooia”, dissi, che voleva dire “E’ tutto finito, troia”. Uscita di scena inelegante, ne convengo, ma capirete anche che un uomo innamorato cui un demone psicotico sostituisce l’oggetto vivente del desiderio con una pazza bigotta avrà anche il diritto di alzare un po’ la voce. No?

Epilogo

La follia di Mariam fu tanto repentina quanto irreversibile. Mi buttò fuori di casa, e mi scrisse una lettera disgustosamente impregnata di stucchevoli immagini religiose, che faticai non poco a carpirne il contenuto oggettivo dietro la cortina fumogena rosa e maleodorante. In pratica il senso era che mi avrebbe accettato di nuovo solo a patto che mi applicassi in un serio cammino di fede nel quale, scriveva la neo-demente, “sarebbe stata lieta di accompagnarmi mano nella mano come Gesù aveva fatto a Potenza con lei”. Ovviamente, avrei dovuto smettere con alcol droga e, va da sé, bestemmie, una condizione, quest’ultima, che mi pareva la più inaccettabile delle tre. Devo aggiungere che mi ritrovai completamente senza un lavoro legale, dato che la società di Victor si adoperò perché il mio nome venisse aggiunto nelle liste neri dei reprobi, e quindi non potevo nemmeno contare sull’editing delle agiografie di oscuri santi di paesi insignificanti come facevo prima. Cercai il cinese che faceva porno illegali per scoprire che era stato arrestato per svolgimento di attività contrarie alla morale pubblica. Con il denaro, se ne andarono rapidamente anche il decoro e la dignità, e finii a fare il barbone. Una notte, mentre dormivo ubriaco sopra un cartone che puzzava di piscio stantio, un ragazzo mi svegliò pigiandomi uno dei suoi anfibi sulle costole. Vincendo a fatica il fastidio per il mio odore disgustoso, mi fece salire sul retro di un furgone, che mi condusse in una bella casa di campagna, dove una serie di persone carine mi lavarono, nutrirono e in breve mi rimisero a nuovo. Ero diventato uno del gruppo di fuoco dei “Congiurati delle Polveri”, quelli che tentarono di appiccare fuoco al Vaticano. Ci beccarono, e io sono finito così, in coma e col sondino nasogastrico, perché uno poliziotto mi ha sparato in testa.

No, non è vero, mi trovo qui col sondino perché il tipo che mi ha portato via quella notte non era un cospiratore ma un portantino che ha fatto di tutto per salvarmi la vita dall’assideramento (cosa che peraltro poteva anche risparmiarsi, visto come è andata a finire). Dimenticavo, è inutile che vi dica a chi devo la cortesia finale del sondino, vero? Ci potete arrivare da soli: era una persona che una volta mi amava. Perfino da qui mi sembra ancora di sentire l’odore della sua pelle, ogni tanto.

Fine

Mariam (quattro)

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Il guru

Speravo di poter godermi di un po’ di intimità con Mariam, ma, con mio grande disappunto, dovetti constatare che il (piccolo) camerino della Madonna era piuttosto affollato. Il desiderio che mi aveva mordicchiato il cuore durante il viaggio – doccia, carezze – andò in frantumi in quel piccolo spazio pieno di esseri umani. Mariam, ancora in abito di scena, sedeva davanti ad uno specchio da trucco costellato da un milione di lampadine, mentre attorno a lei si agitavano un uomo corpulento e femmineo, il regista a quanto pareva, un truccatore e un tizio azzimato con i pantaloni con le pences ed un piccolo badge colorato appuntato alla camicia. Quando entrai nella roulotte, i tre uomini interruppero quella che anche prima del mio arrivo doveva essere stata una conversazione animata, mi rivolsero uno sguardo distratto, e ripresero a parlare tra di loro mantenendo il contatto visivo attraverso il grande specchio nel quale si riflettevano. Stretta tra di loro, Mariam non riusciva nemmeno ad alzarsi, ma mi guardò, sempre dallo specchio, e alzò timidamente una mano a metà in segno di saluto. “Più dimessa, la voglio più dimessa, umile, con questo trucco me la fai sembrare una mignotta, capisci?” “Stai esagerando: a parte che dovresti mostrare più rispetto per il mio lavoro, la ragazza è uno scricciolo, se la scavo troppo qui, sotto gli zigomi, viene fuori proprio una derelitta, una… scappata di casa, capisci?” “Permettete che mi intrometta” – era il tipo col badge a parlare, adesso: “ricordatevi che il titolo della serie è “Casta sposa, madre di Dio”. Di ragazzette facili che con le poppe al vento e il didietro scoperto ne vediamo fin troppe in televisione, qui stiamo cercando ‘altro’, capite?, altro. Il nostro progetto, quello di Benny [Benny?], insomma, è alto, alto: qui stiamo plasmando un popolo, o meglio, ri-modellandolo. Vogliamo far capire a questi… libertini, ecco, a questi libertini che ci circondano il piacere dell’attesa, quanto sia formativa per il carattere l’astinenza sessuale,  quanto bello e nobile rimandare ogni piacere terreno per amore di un obiettivo più grande, che poi è la promessa di Nostro Signore. Per darti un’idea, a Benny – e anche a me – piacciono le mani rovinate delle casalinghe, tagliuzzate, arrossate, puzzolenti di varecchina, mica quelle curate e morbide delle impiegate di concetto. Il modello di bellezza che vogliamo suggerire alla gioventù deve essere di rottura, qualcosa di nuovo, di inatteso, una rivoluzione. Siamo noi, i veri punk del secolo. ‘Loro’, quella gentaglia, gli hanno dato, gli hanno concesso il sesso a sedici anni, la droga libera, il denaro in tasca per procurarsela, l’autonomia, la contraccezione, meglio, la pillola del giorno dopo, che poi è una forma di aborto, altroché. Bene, tutto ciò è superato, faremo loro capire che si deve sezionare la realtà con il bisturi della fede, l’unico strumento che permetterà loro di vedere oltre l’apparenza riduttiva del loro vuoto materialismo. Giulio, hai presente la borsa valori? Devono sapere che siamo pronti alla guerra. Combatteremo in ogni modo (legale o no) gli speculatori che comprano oggi (piaceri, bellezza) e rivendono domani per acquistare nuovi piaceri e nuova bellezza; questo tipo di speculazione, che a ‘loro’ piace tanto, la renderemo talmente difficile da costringerli a rinunciare”. L’uomo era preda di una specie di raptus dialettico, l’agitazione nervosa gli aveva riempito di minuscole goccioline di sudore ispirato l’ampia fronte abbronzata; strizzò gli occhi come per mettere a fuoco un oggetto che tutti gli altri non potevano vedere, ben oltre la finestra del camper. “Che dico, illegale, im-pos-si-bi-le! Il loro denaro morale va investito nelle nostre obbligazioni a lungo termine, che alla fine sono quelle che danno il rendimento più elevato, la vita eterna. Tutto questo per dire che Giorgio ha ragione; Marco, imbruttiscimi un pochino questa signora, è ancora troppo bella per i nostri scopi…”.

La fissità glaciale della facies di Mariam mi confermò che anche lei aveva testimoniato del delirio del tipo con il badge. Il truccatore si rimise al lavoro contrariato, borbottando in modo inintellegibile tra sé e sé, mentre il regista e il supervisore mi passavano oltre per raggiungere la porta. Mi avvicinai a Mariam, la sua espressione era piena di amore e complicità. “Leo, mi lasci cinque minuti sola con mio marito, per favore? Non lo vedo da un po’ di giorni…” “Ma certo, Jasmine, vado a fumarmi una cicca qua fuori, ma mi raccomando, non più di cinque minuti, stasera questi girano l’Annunciazione, non abbiamo molto tempo per perfezionare il tutto, insomma per trasformarti in una racchia come una a caso delle loro figlie!” “Grazie, Leo, sei un amico”. Leo mi guardò con la sua bella faccia larga e rosa, mi fece qualche complimento di circostanza sulla fortuna che avevo ad avere una ragazza così eccetera eccetera, e poi finalmente si levò dai piedi. Appena la porta venne accostata, Mariam girò a 180 gradi sulla sedia, si tirò indietro fino a far sbattere lo schienale contro il ripiano ingombro di cosmetici, e mi si aggrappò al collo abbracciandomi anche il bacino con le gambe nervose ed incrociando i piccoli piedi scuri dietro la mia schiena. Mi baciò con entusiamo sulla bocca e poi nascondendo il viso nell’incavo tra spalla e collo, mi disse qualcosa di carino. “Questi cinque giorni lontano da te… sono stati terribili…” “Me lo immagino, specie in mezzo a questa banda di pazzoidi esaltati…” “Shhh! Di questo non voglio parlare qui.” “Capisco” mentii, “e il lavoro come sta andando?” “Per il momento abbiamo lavorato molto sulle storyboard di Pazzaglia, stasera c’è la prima prova importante, ho una strizza addosso, questi si aspettano grandi cose… Hai sentito che cosa hanno in mente?” “Sì, ho sentito, beh, basta che pensi a quelle poveracce delle tue cugine – loro sembrano rassegnate a servire i loro fratelli e a farsi piazzare da loro con il primo tizio barbuto che avranno la bontà di destinare loro… E’ questo il modello di femmina che ha in mente quel soggetto che sproloquiava poco fa.” Leo bussò alla porta: il nostro tempo insieme, per il momento, era terminato. “Mariam, allora vado. Posso fare un giro per il set prima che cominciate le riprese?” “Vai tranquillo, guarda, ti ho procurato un passi che ti permette di ficcare il naso dappertutto senza problemi.” disse Leo. “A che ora girate?” “Verso le undici, c’è un po’ da aspettare…”. Uscii dalla roulotte nel caldo ancora infernale.

Fine quarta parte

Circoncisione. Parliamone, almeno.

in società by

In Germania un giudice ha riconosciuto l”illegalità della circoncisione di un bambino se “associata alla religione” (non quella per ragioni sanitarie, invece). La sentenza ha provocato reazioni durissime da parte delle comunità ebraiche ed islamiche.

C”è chi ha definito la sentenza il peggior atto antisemita compiuto in Germania dopo la Shoah. Altri hanno messo in dubbio la possibilità degli ebrei di rimanere in Germania se la regola venisse generalizzata.

Si sostiene che proibire la circoncisione sia senza senso perché il ragazzo potrà comunque scegliere da adulto se lasciare la religione dei genitori. Non mi sembra questo il punto.

E” vero: il bambino potrà da adulto abbandonare la religione dei genitori (anche se, va ricordato, la Chiesa Cattolica rifiuta di cancellare i dati di battesimo dai propri registri ed il Garante della Privacy le ha dato ragione). Ma qui non si tratta solo di libertà di coscienza ma del diritto all”integrità personale ed all”autodeterminazione sul proprio corpo.

In Italia, l”art. 5 del codice civile vieta gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell”integrità fisica: questo significa che, se anche scientemente – da adulto – volessi tagliarmi un mignolo per ragioni estetiche, non potrei farlo. Il medico che mi aiutasse commetterebbe un illecito.

Riflettere sul divieto di cagionare lesioni permanenti come quelle – seppur minime – che conseguono alla circoncisione non può essere un taboo. Il caso non può ovviamente essere accostato alla pratica dell”infibulazione, che causa lesioni molto più gravi ed odiose: non può dimenticarsi che la circoncisione ha origini di natura igienico-sanitaria, a differenza della mutilazione dei genitali femminili che è semplicemente figlia di una atroce cultura patriarcale

Rimane tuttavia da domandarsi se sia lecito ammettere che i genitori decidano di ledere permanentemente il corpo di un bambino –  per di più in una zona tanto delicata, non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico – quando questi non è in grado di dissentire (il che avviene anche nel caso della circoncisione musulmana, consigliata comunque entro la pubertà: cioè quando l”influenza genitoriale è ancora, in genere, predominante).

Alla sentenza sono state sollevate obiezioni anche ragionevoli. Nessuna di queste, però, sembra sufficiente a giustificare un”eccezione al diritto all”autodeterminazione della persona sul proprio corpo.

Le religioni spesso hanno scarsa considerazione per questo diritto (non sorprende, ad esempio, che le comunità ebraiche e musulmane abbiano ricevuto la solidarietà della Chiesa Cattolica contro la sentenza tedesca). Ma esso rimane uno dei diritti fondamentali della persona umana e la sua compromissione da parte di chiunque – Stato, sacerdote o genitore – dovrebbe sollevare un dibattito. Possibilmente il più laico possibile, ma ovviamente è chiedere troppo, si sa! Santè.

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