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A me dispiace per Piero Ingroa però ok

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Boh, oggi ci hanno detto che è morto Piero Ingroa, che la Prof. dice che era uno importante. Alla Prof. ci piace farci leggere i giornali in classe, e quindi è partito un discorso su sto’ zio che onestamente, bene, bravo, grandissimo, però bon.

E’ morto, lo zio.

Aveva 100 anni.

Facciamocene una ragione e fine.

Che purtroppo non ricordo più chi, di sinistra, un po’ di tempo fa ha detto: “Si, zii, però ora basta con questi confronti tra la sinistra di adesso e Berlinguer, che la Boschi e la Madia quando che è morto quello non c’avevano manco i denti da latte”.

Quindi dico, ma sticazzi di Paolo Ingreio che se è morto a 100 anni vuol dire che da almeno 20-25 non contava ‘na minchia, e chissenefotte se il PD di adesso c’ha da imparare da lui, o se invece era un babbo comunista che invadeva gli Stati quindi meglio starci lontano.

Féèga.

E’ morto, io stasera vado a casa e mangio lo stesso.

Vogliamo fargli un applauso. E facciamoglielo. Pure un coro e una penna col Booster. Ossennò fischiamogli e facciamogli le penne col Booster sulla tomba.

Ma poi finita lì. Che domani c’abbiamo pure la verifica di storia e non ho ancora studiato un cazzo.

Ecchecculo che oggi la Prof non ha spiegato, che se no erano altre 20 pagine in più, zio pedro.

Io non piango Pietro Ingrao

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O meglio, al netto delle emozioni che ogni essere umano sano di mente prova al pensiero della fine di un’altra vita, non penso che sia oggi morta una figura degna di grandi commemorazioni pubbliche.

La stampa, i politici, gli intellettuali, tutti scriveranno grandi cose di Ingrao in questi giorni: della sua coerenza, della sua ostinazione, della sua onestà intellettuale. Dimenticheranno di dire che Ingrao aveva scelto una parte della storia, una precisa parte, e quella parte non era giusta, da qualsiasi lato si guardi quella scelta. Ingrao era e rimase un comunista senza dubbi di sorta, passando attraverso Stalin, Kruscev, Mao, Pol Pot, l’invasione sovietica in Ungheria e in Repubblica Ceca, le deprivazioni a cui sono costretti i cubani e i nordcoreani. Lui ha osservato tutto questo, e ha continuato a dire: a questa tradizione io appartengo, di questa tradizione io sono interprete. La sua critica non era rivolta al comunismo, ideale violento e totalitario, quanto a chi ne dava una interpretazione compatibile con la liberaldemocrazia occidentale e pensava di far fare al PCI una svolta socialdemocratica.

Ogni opinione politica ha diritto di essere espressa, e ogni vita umana ha un valore inestimabile. Di questo io sono convinto, rispetto alle idee e alla persona di Pietro Ingrao. Purtroppo, se ci fossimo trovati in molti degli scenari del Novecento in cui la sua parte ha avuto la meglio, Ingrao non avrebbe detto le stesse cose delle mie idee e della mia vita.

Basterebbe per non piangerlo con lacrime di Stato.

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