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L’apocalisse ludica di fine millennio

in humor by

Primo capitolo

Secondo capitolo

Terzo capitolo

Quarto capitolo

 

21. TANYA

Tanya era il nemico naturale di Barbie. Nata per contrastare il mercato della Mattel, Tanya era in tutto e per tutto uguale alla Barbie, ma era solitaria (non aveva un Ken, né una Skipper, né una Midge, soltanto una serie di Tanye uguali a lei ma con capelli diversi, probabilmente cloni malriusciti). Esisteva anche un tipo di Tanya morbida, la quale veniva distribuita in commercio ACCARTOCCIATA IN SCATOLE DI CARTONE. Non credo di aver provato mai tanta pena per un giocattolo come quando mi sono ricordata di questa cosa. Specialmente perché quando ero bambina ero convinta che i giocattoli avessero veramente un’anima; e la fottuta Pixar ha ideato Toy Story, e io ancora sospetto che mi abbiano copiato l’idea. Ma torniamo a Tanya. Successivamente, dopo la grande fortuna riscossa da Tanya Gelato (profumava di qualcosa di disgustosamente dolce), fu fatta sparire (probabilmente sciolta nella salamoia) per aver osato tentare di imporsi sulla famiglia Barbie. Ab aeternam, Tanya.

Occhiali da sole Tanya: responsabili della cecità infantile dal 1995 al 1997
Occhiali da sole Tanya: responsabili della cecità infantile dal 1995 al 1997

22. I MINI PONY

I Mini Pony erano un esperimento di laboratorio chiaramente andato storto: erano dei pony dai colori psichedelici, con criniere e code colorate e strani simboli esoterici sulle chiappe (che spaziavano dai fiori alle stelline, dalle svastiche ai cuoricini). Parlavano e conducevano una vita sociale, intrecciandosi nastri fra le criniere (e come? Con gli zoccoli?) e affrontando i problemi quotidiani dei pony, qualsiasi essi siano (probabilmente la scarsità mondiale di fieno o le strade invase dalla merda di cavallo). Presente nella confezione anche il pettinino per incasinare ancora di più le chiome, che poi (come accadeva per le Barbie) venivano barbaramente recise, e i Mini Pony assumevano l’aspetto di punkabbestia, prima di essere lanciati contro un vetro nel momento in cui si apprendeva che le criniere viola e gialle non sarebbero mai più ricresciute. La riproduzione, inoltre, era per questi animali incredibilmente complicata: infatti dopo qualche tempo nessuno riusciva più a distinguere i sessi, e bisognava andare a caso.

Tipico aspetto di cavallo maschio adulto
Esemplare di pony adulto maschio

23. LA MACCHINA DEL GELATO

Malata invenzione degli ingegneri della Gig che avrebbe dovuto permettere all’ingenuo bambino di farsi il gelato in casa. Nella confezione c’era la macchina del gelato (da cui il nome), accessori vari per la preparazione e delle bustine di gelato in polvere da far diventare, SECONDO LORO, come quello vero. Il bambino, dopo il sesto tentativo di riprodurre qualcosa che non fosse una pappa molle e disgustosa (completamente diversa dai capolavori da bar che si vedevano in pubblicità, magari anche guarniti con ombrellini decorativi e zuccherini, mortacci vostra, che l’avevate sicuro preso da Mondi), si arrendeva e lasciava il contenuto nella scatola ad impolverarsi e il gelato pian piano collassava su se stesso. Salvo poi ricordarsi, mesi o addirittura anni dopo, “Ma io avevo LA MACCHINA DEL GELATO!! Vediamo se funziona ancora!” Sì, funzionava ancora quell’aggeggio maledetto, e la poltiglia prodotta, oltre che essere disgustosa, ora era anche LETALE.

NB: Forse la cosa più bella della Macchina del Gelato è che il volto testimonial era quello di Fabrizio Bracconeri.

 

24. LE PENTOLINE

Le pentoline erano uno stress continuo per i genitori. Le bambine ne volevano avere ancora, e ancora, e ancora, fino a che la scatola che le conteneva non pesava 45 kg, e al padre per tirarla giù dallo scaffale usciva fuori un’ernia. Diabolici oggetti in plastica o metallo, erano fedeli riproduzioni di oggetti di cucina, dalle posate ai fornelli, passando anche per cose da mangiare di plastica (che, ingerite, soffocavano il fratello minore o il cane). Le vendevano in confezioni da più pezzi dal giornalaio, e il genitore, ogni volta che acquistava un quotidiano, era assalito dalla pressante richiesta di averne delle altre. Se non altro, il giocattolo era uno dei pochi che riusciva a tenere buona la bambina, nella maggior parte dei casi, la quale però poi si guardava bene dall’aiutare la madre ad apparecchiare la tavola, quella vera.

Dai colori sobri e piacevoli
Dai colori sobri e piacevoli

25. LE TARTARUGHE NINJA

Le tartarughe ninja, prodotto di una mente malata, erano tartarughe mutanti (da questa ispirazione, come ho già detto, vennero fuori i Biker Mice, gli Extreme Dinosaurs e persino gli Street Sharks, insomma qualsiasi animale mutabile tramite scorie radioattive) seguite dal loro maestro Splinter (un ratto in kimono, gigantesco e flemmatico) che gli insegnava le arti marziali. La loro punta di diamante era una giovane giornalista vestita da banana con la stessa pettinatura di He Man (e del principe Cuorforte) chiamata April ‘O Neil, che nei giochi fra amichetti era interpretata o dall’unica femmina del gruppo o dal più effemminato della compagnia, e la sua parte consisteva per lo più nello stare seduta legata da qualche parte in attesa del salvataggio delle astute tartarughe. Il cattivo era Shredder, una specie di Diabolik di ferro, che aveva due sgherri, Rock Steady e Be-Bop, rispettivamente un rinoceronte e un facocero (anche loro mutanti, sennò gli altri si sentivano soli). E poi c’era Krang, il vertice della piramide, al quale anche Shredder si sottometteva, che era una Big Babol già masticata con dei tentacoli, dalla voce estremamente stridula. I maschi volevano sempre essere Leonardo che era il più forte (ma in base a cosa?), quello che faceva Donatello veniva scherzato perché aveva la bandana viola da femmina, Michelangelo si dava i nunchaku in faccia, le femmine si annoiavano e per Natale il bambino pretendeva di ricevere il camion sparapizze delle Tartarughe Ninja. Rovinoso.

In tempi moderni, i disegnatori del cartone ci hanno riprovato, con una versione tutta nuova, dove April ha la pancia scoperta, le tartarughe sono più coatte e hanno gli occhi bianchi. Risultato: ragazzi, non drogatevi, altrimenti diventerete come le nuove Tartarughe Ninja.

Ripropongo qui la magnifica sigla che, a distanza di più di 20 anni, non so affatto ancora a memoria, perché comunque ormai sono un’adulta responsabile.

PS: Se ci sono psicologi su questo blog vi chiedo di dirmi se è normale che da bambina fossi innamorata di una tartaruga antropomorfa con le fasce arancioni in testa.

 

 

 

JJ

L’Apocalisse ludica di fine millennio

in humor by

Prima infornata

Seconda infornata

 

11. I TROLLS

Di troll ne esistono tanti. Ci sono quelli shakespeariani, ci sono quelli fiabeschi con le guance rosa, ci sono quelli di Harry Potter enormi e cattivi e quelli del Signore degli Anelli ancora più enormi e ancora più cattivi, ci sono quelli su internet. Ma solo gli ingegneri della Gig potevano inventarsi I TROLL GARBATI! Questi esserini dal sesso incerto (nello spazio fra una gamba e l’altra c’era solo quest’arcata vuota e liscia) erano ancora più inutili degli Exogini, in quanto non credo fossero nemmeno da collezione. Ad ogni buon conto, alcuni erano muniti di occhiali da sole trendy, ma tutti sfoggiavano pettinature alla moda (fosforescenti come i pannolini dei paciocchini, e quindi facilmente abbinabili in caso di esposizione sulla libreria).

I WILL KILL EVERYONE YOU LOVE
I WILL KILL EVERYONE YOU LOVE

12. I BIKER MICE (DA MARTE)

I Biker Mice (da Marte) erano tre topi giganti e futuristici (dopo le Tartarughe Ninja hanno mutato cani e porci), dai corpi antropomorfi e pieni di metallo addosso, il tutto esplicabile col fatto che venivano da Marte (?); ai più ricordavano invece i punkabbestia della stazione Ostiense. Giravano in moto (evidentemente su Marte anche i topi giganti possono prendere la patente A) e portavano nomi riecheggianti le atmosfere automobilistiche (Pistone, Turbo, Bollodellassicurazione). Avevano un’amica umana fregna, l’equivalente di April O’Neill, anche lei con i  capelli a paggetto bruni; questa però invece della giornalista faceva il meccanico, cosa altamente improbabile se avete visto l’avvenenza media dei meccanici femmine nel mondo. Come April con Michelangelo, anche lei se la intendeva con quello più simpatico del trio. Gli altri due erano efebici, uno era il leader della banda, con gli occhiali da sole, l’altro era quello più imbottito di metallo, solitario e fissato col combattimento (era quello più virile, quindi tutti i bambini volevano essere lui e avere il suo pupazzetto). I Biker Mice (da Marte) combattevano contro un nemico che era una scoria radioattiva (non sto scherzando).

Gioventù bruciata, portavano anche l'orecchino.
Gioventù bruciata, portavano anche l’orecchino.

13. LE SORELLINE DI BARBIE

Le sorelline di Barbie non potevano essere le figlie di Barbie, perché Ken era solo il suo fidanzato, niente figli se non sposati! (nonostante sono sicura che esistesse anche una “Barbie matrimonio”, probabilmente finito in divorzio a causa delle amiche zoccole di Barbie). In ogni caso vai a occuparti della prole quando sei un medico, un calciatore, una barista, una surfista e chi più ne ha più ne metta. Quindi: sorelline. Se ne contano 4 in tutto, chiamate (in ordine decrescente) Skipper, Stacey, Shelly e Krissy. Distinte dalle altre bambole per l’uso continuo di K e Y, le sorelline di Barbie sono una vera piaga: Skipper è l’amante di Ken, Stacey dev’essere aiutata con i compiti, Shelly ha bisogno di un costume per Carnevale e Krissy necessita di due poppate al giorno più cambio di pannolini. Non sono più in fabbricazione perché eliminate dalla faccia della terra dalla stessa Barbie.

Maledette punk
Maledette punk

14. LA CASA DI BARBIE

La casa di Barbie è un termine errato. Quello corretto è LE CASE di Barbie, visto che la riccona ne aveva circa una 15ina solo in commercio in Italia, sicuramente tutte intestate alle sorelline per frodare il fisco. Le case di Barbie (che avevano nomi tipo “La casa dei sogni” o “La casa della baia incantata”, che era quella a Fregene) erano teatro di orge di ogni tipo, protagonisti Barbie, Ken, Midge, Alan (gli amici meno ricchi), e chi più ne ha più ne metta. Proprio in questa occasione fu inventata, dagli ingegneri della Mattel, anche la coppia afroamericana, per ovvi motivi riconducibili alle ammucchiate. Fra scambi di coppie e amenità varie, quando arrivava Skipper per il thè sul terrazzo, tutti si rivestivano facendo finta di niente.

Barbie, sappiamo entrambe che quel vestito finirà su una specchiera a momenti
Barbie, sappiamo entrambe che quel vestito di dubbio gusto finirà su una specchiera a momenti

15. HE MAN

He Man era una sorta di Conan il Barbaro ma aggraziato, gentile, biondo con i capelli a paggetto e vestito come uno dei California Dream Men. Il titolo completo della serie era “He Man and the Masters of the Universe” (amici di basse pretese) e la compagnia, per quello che ricordo, era formata da donne vestite come Madonna nei suoi momenti peggiori, Tom Selleck, una specie di fantasmino timido e la tigre casalinga di He Man, dal pelo barbaramente tinto, tanto all’epoca non andavano ancora di moda gli attivisti per i diritti degli animali. I cattivi erano Skeletor (il leader con le manie di protagonismo) e due sgherri, la classica donna bella e cattiva e il mostro deforme (forse c’era anche il servo stupido). I bambini si immedesimavano in He Man e passavano ore a giocare con la spada luminosa gialla, rincorrendo i gatti.

No, per dire
No, per dire

A fra due settimane, boys & girlz.

 

JJ

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