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Olimpiadi

Hillary and roman Olimpiads

in humor by

Dear Hillary Clinton,

How stai? Congratulazions for vincing the nomination. You puoi become the first donna che fa the Presidente, anzi the Presidentess, ‘tacci yours, sei brav!

Pur noi make elections these days, Hillary. In two weeks we have the ballottag in many cities and soprattutt a Milan e Rome.

But Milan is not important, this time, because we are candiding the stessa person. And infatti, non tutti know that Sala and Parisi are la stessa person but con sdoppiament of personalità che si crede di esser two different persona, Sala and Parisi appunt.

But Rome is much più important because we are candiding two persone very different: Virginia Rays and Roberto Little-Jackets, which is come sceglier between a martellata in the dents and un kick in the coglions. And poi because a Rome we are discussing super important things.

And infatt, Hillary, you must know that a Rome we are concentrand on the priorities. No, not the fact che Rome is commissariat or che in the streets ci son buche grand come the Como Lake, that when rains you can swim. No, Hillary, nemmen that Rome has a public transport che manco a Baghdad dopo i bombardaments.

Hillary, these are minor things: at Rome we discuss the Olimpiads, invece! Roberto Little-Jacket wants le Olimpiads and dice che le Olimpiads will create più posti di lavoro di tutta la Cassa del Mezzogiorn. Lui and Matthew Renzi pure dicono che se i Five-Stars win le Olimpiads non si make. Virginia Rays dice che she wants the Olimpiads but pure che she non wants them. Louis Di Maio says that we want le Olimpiads only if Five-Stars win the elections: but certament!

Insomm, we only talk about the Olimpiads qui: this is the priority. And allor dear Hillary: we are very delusi that in your first discors after nomination you have not said anything su this important matter. But what we frega of America, and the war and Wall Street se first you non parl di Olimpiads? Verament, Hillary you don’t know le priorities. You ci devi dire what to do with Olimpiads. You want them? You don’t want them? You want a referendum?

Tell us, Hillary. Sennò how we know that you are able to be Presidentess?
Thank you!

Se Renzi ha un piano per Roma, qual è

in politica by

Si invocava il modello Milano, si è rischiato il modello Platì: nessun candidato sindaco per Roma.

Comprensibilmente, d’altra parte, come ci spiegano i colleghi: nessuno vuole più fare il sindaco, in generale. In particolare a Roma, che è la piazza politica peggiore d’Italia. Nonostante tutto, però, a Roma un sindaco c’era: in due anni avrebbe potuto portare a termine il mandato e consolidare il giudizio degli elettori per poi, come pare avvenga nelle democrazie, essere premiato o punito alle urne.

L’interventismo del premier sul caso Marino ci aveva fatto pensare che avesse un piano per Roma, un piano irrevocabile nelle tempistiche e che rendesse necessario e urgente sbarazzarsi dell’inquilino del Campidoglio. A distanza di quasi cinque mesi, invece, anche ai più attenti osservatori sfugge l’avvistamento di una qualsiasi strategia per la Capitale, a meno che non si voglia spacciare per tale la famigerata candidatura alle Olimpiadi del 2024, progetto sul quale non si può che essere benaltristi, prima che favorevoli o contrari (chiunque frequenti Roma si rende conto che la Capitale ha bisogno di ben altro che un grande evento, e ben più in fretta).

Sfugge anche l’avvistamento di un qualsiasi contenuto politico nelle mosse timide del candidato Giachetti e del suo sparring partner Morassut. Tra interviste bonarie in cui rivendica l’autonomia da Renzi e ostenta voglia di fare, ma senza dire cosa, e silenziose passeggiate di ricognizione “sul territorio”, dalle parti di Giachetti si respira una campagna dimessa, malinconica, il tempo ci dirà se solo attendista. Nel confronto con Morassut, poi, nulla di simile alle performance animate degli sfidanti milanesi che, farsa o no, hanno reso credibile una dialettica tra le anime del centrosinistra.

Centrodestra non pervenuto, la piazza appare sgombra per un Alfio Marchini in campagna elettorale permanente.

Gli osservatori moderatamente cattivi pensano che sia lui il vero candidato del Governo, e questo farebbe tornare i conti con l’esigenza di allontanare Marino per lasciare libertà di manovra al comitato olimpico Malagò-Montezemolo che ha in Marchini il suo garante. Inoltre, con Milano a Sala, un candidato di convergenza con il centrodestra su Roma può essere un pegno ragionevole per traghettare il Governo Renzi attraverso le amministrative senza troppi mal di pancia in zona Alfano.

A sentire gli ottimisti, invece, lo stallo di questi giorni non sarebbe che la quiete prima della tempesta. La campagna non è quindi ancora iniziata, e si traccheggia per lasciare al Movimento 5 stelle la prima mossa sperando sia sbagliata. Il Movimento, per tutta risposta, traccheggia anche lui davanti al suo esame di maturità, non più rimandabile oltre queste amministrative romane.

E’ a questo esame che guardano gli osservatorio davvero cattivi: il Campidoglio è l’unico obiettivo concretamente raggiungibile per la squadra di Grillo e – ammesso che non prevalga in loro la paura di vincere – glielo si potrebbe lasciar fare. Lasciare cioè che spariglino le carte in tavola per il tempo necessario, fino a un inevitabile scandalo e alla parola FINE scritta da una Procura sulla storia del Movimento. Non sarebbe il primo caso in cui Renzi opta per la tattica del vincere perdendo.

Roma come pegno per la pax renziana, dunque, oppure Roma come trappola per i grillini. D’altra parte abbiamo sempre pensato che avesse un piano per Roma, l’unica cosa che sappiamo finora è che questo piano non sembra passare per le primarie del PD.

Una fregnaccia

in società by

Sapete cosa mi sarebbe piaciuto? Mi sarebbe piaciuto che Alex Schwazer, anziché scusarsi tra le lacrime e dimettersi per aver disonorato l’arma cui appartiene dopandosi, avesse detto più o meno questo: certo, avrò sbagliato, ma in confronto al disonore che molti -troppi- esponenti delle forze dell’ordine  gettano sul paese producendosi in zelanti dimostrazioni di energica e mascolina violenza a scapito di cittadini inermi, il mio errore è una bazzecola, una quisquilia, una fregnaccia della quale non vale neppure la pena di occuparsi; ragion per cui, stante il fatto che in occasione di quelle mirabolanti imprese non si organizzano commoventi gogne pubbliche al cospetto del paese, ma al contrario si minimizza, si fa finta di niente, si nicchia, vi inviterei a non mettermi in croce e ad andare a fare in culo, voi e le vostre telecamere.
Questo, mi sarebbe piaciuto: invece di continuare a raccontarci frottole fingendo di crederci.

Generatore automatico di confessioni olimpiche

in Generatori Automatici by

Visto che il Corriere della Sera ha avuto l’alzata d’ingegno di dedicare alla sconvolgente faccenda non uno, ma ben due articoli, non ho potuto esimermi.
Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove, sconcertanti “confessioni olimpiche”

Confessioni olimpiche: ' mi scaccolo in bicicletta, è sulla bocca di tutti'.

Come gli uomini? Sì, grazie!

in società/sport by

So che in questo agosto rovente sentivate la mancanza di un bel post “post-femminista” (io mi definisco post-femminista, ognuno ha le sue paturnie). L’altro giorno stavo guardano l’intervista al padre di Jessica Rossi, medaglia d’oro in tiro a volo. Il giornalista gli chiede come abbia fatto sua figlia a sfiorare la perfezione, arrivando a colpire 99 piattelli su 100. La risposta del padre è di quelle fastidiose: è semplice, Jessica non tira come una donna, ma come un uomo; da piccola l’ha portata al poligono e faceva quello facevano gli altri, quasi tutti uomini. Il fastidio spesso nasconde un’inconfessabile verità e devo ammettere che il padre della nostra quasi-perfetta-olimpionica ha ragione. Il punto, espresso in modo poco diplomatico, è che lei si è sempre allenata senza porsi limiti, senza guardare a cosa facevano (o non facevano, o dov’erano) le altre ragazze. Si è allenata coi più bravi che in questo, come in molti sport, sono spesso uomini (più per la rappresentanza dei i due sessi tra i partecipanti che per strane congiunzioni astrali che tengono lontane per persone che fanno la pipì sedute, mi vien da dire). Ci consoliamo con questo e gli altri ori al femminile, nella speranza che le nostre tante campionesse olimpiche siano fonte d’ispirazione anche per noi, che nel nostro piccolo viviamo la nostra vita “come uomini”, espressione che auspico un giorno venga sostituita da un banale “normalmente”.

Quando vale tutto

in politica/società by

Lo stesso tizio che qualche mese fa definì “senza senso” l’idea di attribuire la cittadinanza italiana ai figli degli stranieri nati nel nostro paese, e che ancora prima si produsse in un’appassionata apologia del tricolore, oggi se la prende con le Olimpiadi perché a suo dire sono “il trionfo del nazionalismo“, salvo poi intitolare polemicamente -e a questo punto misteriosamente- il post “Giochi senza bandiere”.

Il che conduce uno scemo qualsiasi come me a domandarsi: insomma, a questo tizio i concetti di stato nazionale, di identità culturale, di patriottismo e via discorrendo gli piacciono o non gli piacciono?

No, perché sapete com’è: va bene che secondo voi le categorie della “vecchia politica” sono morte e sepolte -anche se non si capisce bene da cosa-, ma perlomeno sui fondamentali sarebbe il caso di mettersi d’accordo.

Altrimenti vale tutto. E quando vale tutto tanto vale non parlare più di niente.

Altro che blog.

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