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L’opzione Joker

in politica by

L’istituto referendario è uno strumento fenomenale di democrazia – nei sistemi politici maturi. In Italia, da qualche tempo, è diventato un’arma capace di spostare equilibri politici più generali, senza nessuna volontà da parte di chi propone di incidere sulle politicy vere e proprie.

Questo era il caso dei quattro referendum del 2011. Scriveva Franco De Benedetti, ex senatore DS, nella primavera di quell’anno:

“Il pacchetto acqua + nucleare + legittimo impedimento è stato confezionato per mettere in imbarazzo il PD; il proposito é di fare il pieno di tutti i populismi disponibili su piazza per mettere un’ipoteca sui possibili sviluppi della fase politica del postberlusconismo. (…)

La maggioranza è ovviamente contraria ai referendum. Il problema sono gli elettori del PD. Ad essi dovrebbero essere spiegate le ragioni per opporsi: primo, per non sottostare al ricatto populista dei Di Pietro; secondo, per dimostrare coerenza con un obbiettivo, quello della assegnazione dei servizi pubblici mediante gara, che la sinistra insegue da 15 anni. Ricordiamo che il primo progetto di legge in proposito aveva la firma di Giorgio Napolitano, ministro dell’Interno, ed era stato portato avanti dalla sottosegretaria Vigneri.”

Impossibile fare una sintesi più precisa del danno creato allora da una iniziativa concepita apposta per sfasciare. Oggi come allora, c’è qualcuno che vuole solo “vedere bruciare il mondo”, ed è Giuseppe Civati. I suoi otto quesiti referendari (due sulla legge elettorale, due contro le trivelle, uno contro le grandi opere, due sul lavoro e uno contro i poteri dei presidi a scoula) sono una summa di tutto il peggio prodotto dai populismi di questi mesi, e anche l’affermazione di volersi porre in contrasto a quanto una sinistra socialdemocratica deve ambire a fare: provvedere a fonti energetiche che non dipendano da autocrati esteri, migliorare la dotazione infrastrutturale del Paese, rendere più equo il mercato del lavoro e far funzionare la scuola pubblica. Il governo Renzi su questi temi è spesso insufficiente, e sulle riforme istituzionali tra il goffo e il disastroso. Ma Civati non ha nessuna intenzione di entrare nel merito: il suo metodo politico è un semplice avvelenamento dei pozzi, al grido dei niet più forti disponibili al mercato dei demagoghi. L’obiettivo è rendere impossibile discutere di questi temi in modo ragionato, spostando verso la sinistra dei Corbyn, degli Tsipras e di Iglesias il baricentro del dibattito politico. La sua è l’opzione Joker: se non farà la sua fortuna – d’altronde nessuno ricorda i nomi dei tizi del comitato acqua pubblica – potrebbe ben fare la fortuna dei prossimi Di Battista e Di Maio. Dubito lo ringrazieranno.

La cricca dei tuttologi

in società by

Giovedi scorso a Servizio Pubblico e’ andato in scena lo show di Gino Strada sugli ormai famosi cacciabombardieri F 35 che il nostro paese, membro della NATO, si appresta ad acquistare. Gino Strada, in virtu’ del suo lavoro di medico di guerra (mestiere che gli riesce molto bene), e’ stato ormai proclamato dalla cricca-che-la-guerra-e’-brutta esperto di relazioni internazionali, difesa e antiterrorismo (mestiere che gli riesce molto meno bene). La cricca-che-la-guerra-e’-brutta e’  parente della cricca-che-il-nucleare-e’-brutto e la cricca-che-l’euro-e’-brutto. Che si parli di strategie di difesa, di approvvigionamento energetico o di assetto monetario, le suddette cricche danno lezioni di ingegneria, fisica o macroeconomia. E cosi’ si finisce un giovedi’ sera sul divano a sentire il Gino Strada di turno disquisire delle caratteristiche tecniche degli F 35 (“si crepano, sono una fregatura”), il Pecoraro Scanio di turno affermare che la settima potenza industriale puo’ andare avanti a solare ed eolico (“il nucleare non conviene, abbiamo il sole che e’ gratis”) o il Beppe Grillo di turno a pontificare sull’uscita dall’euro o il default felice sul debito pubblico, magari indicando l’Argentina come glorioso esempio.

In realta’ dietro tutto questo disquisire di aspetti tecnici si cela un’avversione ideologica. Gino Strada parla delle crepe degli F 35 ma in realta’ secondo lui dovremmo smantellare l’esercito e vivere tutti in pace come fossimo in Imagine di John Lennon. Pazienza se poi Putin, Bin Laden o la Corea del Nord non sono proprio della stessa idea: possiamo sempre farci difendere aggratis da quei gonzi degli americani. Allo stesso modo Pecoraro Scanio non vorrebbe il nucleare nemmeno se gli provassero che e’ la fonte di energia piu’ pulita e conveniente. E Grillo non vorrebbe l’euro nemmeno se senza finissimo in mutande senza perche’ l’euro e’ lo sterco della finanza.

Come sul nucleare e l’ingresso nell’euro , io vorrei che oggi a decidere quali e quanti cacciabombardieri ci servono fossero degli esperti di cacciabombardieri, di difesa, di antiterrorismo e di relazioni internazionali. Posto che  abbiamo un esercito e siamo nella NATO, il modo in cui ci stiamo dev’essere deciso dal governo e dal Parlamento. Li abbiamo eletti apposta per prendere decisioni su cui noi non abbiamo le competenze necessarie ne’ il tempo di acquisirle.

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