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Una capitale senza teatro (ma col tiramisù)

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Nell’inverno del ’45, prima di rifugiarsi a Zurigo, Wilhelm Furtwängler diresse a Vienna la seconda sinfonia di Brahms. Da qualche mese Albert Speer, l’architetto di Hitler, gli aveva confermato ciò che ormai era innegabile: la guerra dei nazisti era persa, prudente trovare un luogo in cui riparare.

Furtwängler venne processato (e assolto) durante la fase di denazificazione della Germania: non fu mai iscritto al partito ma allo stesso modo non abbandonò mai la Germania, come invece tanti altri intellettuali dell’epoca, e continuò a dirigere fino a quando la situazione lo rese possibile. Disse durante il processo “…io mi sono sentito responsabile per la musica tedesca, ed è stato mio compito farla sopravvivere a questa situazione, per quanto ho potuto…Questo popolo, compatriota di Beethoven, Mozart e Schubert, doveva ancora vivere sotto il controllo di un regime ossessionato dalla guerra… Non potevo lasciare la Germania in quello stato di massima infelicità.”.

Oltre Furtwängler, più determinati di Furtwängler, furono i Berliner Philarmoniker: nella seconda settimana di aprile del 1945 suonarono Brahms nella Beethoven-Saal parzialmente distrutta.

Berlino cadde definitivamente il 2 maggio.

Due anni dopo la fine della guerra Berlino, distrutta dai bombardamenti alleati, poteva già contare su una sala concerti e una orchestra, che Furtwängler diresse per il primo concerto in tempo di pace. Era impensabile che una capitale potesse restare senza un teatro, senza una orchestra.

Nell’anno del signore 2014 a Roma, capitale dei compatrioti di Verdi e Puccini, dopo che il Teatro dell’Opera ha licenziato la sua orchestra, e Direttore e coreografo hanno dato le dimissioni sancendo così il fatto che il Teatro di Roma non ha un’orchestra, lo psicodramma collettivo riguarda la minacciata chiusura del Bar Pompi, aka il Regno del Tiramisù. Secondo il sovrano del tiramisù la colpa è dei cittadini residenti vicino al bar, che si lamentano per una situazione del traffico insostenibile, e dell’amministrazione comunale, che ha sanato questa situazione.

Apro le braccia e accolgo con spirito di martirio i vostri sputi e le vostre accuse di fighetteria, ma vi invito per un momento a riflettere sul futuro degli orchestrali (lavoratori anche loro, ne converrete), dei tecnici e di tutte le persone che lavorano in un teatro. Sul mancato ricavo della stagione. Sul mancato indotto delle attività limitrofe al teatro. Sull’immagine di una capitale europea che non è in grado di tenersi un’orchestra, in tempo di pace e senza i russi alle porte.

Non si chiede a nessuno di tenere accesa fino all’ultimo la fiammella della cultura -come Furtwängler, come i Philarmoniker – ma di riflettere serenamente se ad una città come Roma sia più indispensabile un luogo per la musica classica o un bar il cui tiramisù evidentemente non vale il tempo di un parcheggio regolare.

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