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Il bluff del cittadino De Vito sui derivati

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Il primo atto del candidato a sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, avvocato cittadino Marcello De Vito, e’ stato il deposito di una istanza di accesso agli atti sui derivati stipulati dal Comune di Roma tra il 2003 e il 2007, in piena amministrazione veltroniana: una iniziativa che, è tutto dire, può vantare meno originalità che tempestività.

E’ abbastanza noto infatti che un gruppo di associazioni variamente interessate alla questione lanciarono l’allarme sui derivati sospetti di Veltroni nel 2009 e presentarono una istanza uguale ricevendo il diniego alla visione dei contratti.

Lo stesso gruppo, insieme all’associazione Radicali Roma, riuscì poi a recuperare alcuni estratti dei contratti negati dalla relazione della Corte dei Conti del 2010 e li sottopose all’analisi dei consulenti finanziari indipendenti dello studio LSAdvisor, ricevendo il responso derivato per derivato.

L’operazione per cui l’avvocato cittadino Marcello De Vito si agita tanto, dunque, è già stata svolta. Strano che chi si candida a sciogliere la matassa della gestione finanziaria capitolina non abbia perso mezzora su Google per informarsi sul lavoro fatto da altri sullo stesso tema, magari per riprenderlo da dove si era interrotto.

A chi fa notare su Twitter che quella di De Vito è una inutile operazione fotocopia, risponde piccato il grillino Claudio Sperandio, rivendicando di essere stato il primo a presentare una simile istanza nel 2008.

 

Dunque la stessa istanza è stata presentata almeno due volte negli ultimi cinque anni, e due volte respinta. Nel frattempo nel merito della regolarità dei derivati si sono attivate sia la Procura di Roma che la Corte dei Conti con due inchieste separate.

L’accesso agli atti di De Vito si configura pertanto un vero e proprio bluff: sa già che l’esito della sua “operazione trasparenza” sarà negativo almeno sul fronte derivati.

L’aspetto politicamente valido dell’iniziativa resta quello più ampio della trasparenza degli atti del commissario al debito Varazzani, il cui spazio di dialogo con i cittadini sul sito di Roma Capitale è una pagina civetta il cui link è addirittura scomparso dalla homepage.

Già. Peccato che i 5Stelle, con 109 eletti alla Camera e 54 al Senato, invece di fotocopiare iniziative di sicuro insuccesso, la trasparenza potrebbero esigerla eccome: direttamente dal Commissario e direttamente in Parlamento.

Perchè non l’abbiano ancora fatto è una domanda di cui dobbiamo temere la risposta: probabilmente non sanno di poterlo fare e – soprattutto – non sanno in base a quale legge.

Che dite, glielo diciamo o no?

 

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