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Mose

La visione della diga da vicino

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Abbagliati dallo scandalo tangenti-Mose, dovremmo secondo alcuni cospargerci il capo di cenere e scusarci con Grillo e Casaleggio per le critiche, le analisi, la durezza di certi giudizi, dato che intanto, là fuori, gli altri rubano.

Che qualcuno rubasse è cosa certa. E’ già stato deciso. Le responsabilità sono distribuite, le pene in via di definizione. Poco importa che quella del Mose sia un’inchiesta ancora in corso, e non una sentenza passata in giudicato. Quando il paese va allo sfascio non si può andare per il sottile, e anche la presunzione di non colpevolezza diventa un gargarismo con cui sciacquarsi la bocca.

Ora, secondo il modesto parere di chi scrive, la cosa più grave non è tanto invocare pene draconiane di fronte all’evidente sfacelo della gestione della res publica (cacciare tutti gli inquisiti, usare le caserme come prigioni, eccetera), quanto ridurre la cronaca giudiziaria a un argomento “dibattibile” esattamente come gli altri. Credo sia legittimo commentare la sparata di questo o quel politico, che si rivolge a me come cittadino ed elettore, offrendo al mio giudizio il suo programma e le sue idee. E non lo cambio: quella che credevo fosse una cazzata per me lo rimane, anche se a dirla è la persona più onesta del mondo.

Trovo invece un po’ più pericoloso commentare le inchieste, perché afferiscono a materia diversa: 3 gradi di giudizio servono ed emettere una verità, seppur giudiziaria.

Ovvero:

La disgregazione di un paese, del tessuto connettivo di un paese, non nasce solo dalla corruzione di una classe dirigente che abbandona la sfera fisiologica ed entra in quella patologica. Ma anche dalla perseverante tenacia con cui si condanna, senza dubbio, una persona anzitempo. Anche questa, patologia su cui riflettere… Il moralismo imperante, piccolo e bigotto conformismo, di questo paese, ha dato vita ad un effetto paradossale. Invece di dividere i colpevoli dagli innocenti li ha volutamente confusi in un unico giudizio morale condannando tutti per il solo fatto di trovarsi sotto la lente di ingrandimento di un Pubblico Ministero.

Ipse dixit, riferendosi ad un’altra e ben nota vicenda giudiziaria, un grande opinionista del Fatto Quotidiano.

No, non lui.

 

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