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San Vittore 2041 – Il viaggio nel tempo nelle prigioni

in scrivere/ by

Pubblichiamo le trascrizioni di mail misteriose rinvenute nella nostra casella di posta nella speranza che qualcuno possa fare luce su questo mistero.

 

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DA: ecaironi@polimi.mi.it

A: acavalli@fbmail.com

Oggetto: eureka!

24 Giugno 2040

Mia cara Anna,

Eureka! Ce l’abbiamo fatta, siamo riusciti finalmente a completare la macchina! Ieri sera abbiamo inviato il topolino di cavia indietro nel tempo, esattamente di un mese, e  stamattina è ricomparso nella porta temporale con legato al corpo un messaggio scritto da un mio alter-ego di un universo parallelo, che conferma la ricezione della cavia alla data esatta in cui l’avevamo spedito. Stiamo facendo tutte le verifiche del caso, ma stavolta la scaramanzia la voglio lasciar perdere perché il messaggio riportava esattamente una frase a cui ho pensato in tutti questi anni come prova di verità, e che non ho mai rivelato a nessuno, nemmeno per sbaglio.

Chiamami appena torni a casa, ti racconto per bene al telefono

Non sto più capendo niente dalla gioia

Ti amo

Ettore

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DA: ecaironi@svittore.mi.it

A: giorgio.salati@min.interno.gov.it

Oggetto: RE: installazione impianto S.Vittore

03 Dicembre 2041

Gentile On. Salati,

è con grande soddisfazione che le comunico la buona riuscita dell’installazione dell’impianto di trasferimento temporale all’interno del carcere di San Vittore. Sono convinto che entro la primavera del prossimo anno, una volta conclusa anche la preparazione psicofisica dei soggetti scelti per la sperimentazione, saremo in grado di dare finalmente il via alla fase finale dell’operazione “Rewrite”. Non so ancora come ringraziarla per gli aiuti che ci sono stati dati dal Ministero degli Interni e da quello di Giustrizia, e la prego di ringraziare da parte mia i Ministri Teresiani e Capriccioli per tutto ciò che è stato fatto per questo progetto. Un ringraziamento speciale va ovviamente a Lei; senza il suo aiuto non saremmo stati in grado di giungere così vicini a qualcosa che fino a vent’anni fa era etichettato nella categoria della fantascienza.

Un caro saluto

Ettore Caironi

 

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DA: ecaironi@svittore.mi.it

A: acavalli@fbmail.com

Oggetto: mi chiami?

6 Marzo 2042

Anna,

potresti chiamarmi appena arrivi a casa? Mi è appena arrivata una notizia che non saprei se definire tragica o allucinante. Devo rispondere a delle persone ma prima vorrei confrontarmi con te, che mi fai sempre venire in mente le parole giuste. Ti dico solo che, come temevamo, le elezioni politiche e il nuovo governo hanno avuto impatti seriamente negativi sul lavoro.

Baci

E.

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DA: ecaironi@svittore.mi.it

A: mmaroni@min.giustizia.gov.it

Oggetto: RE: RE: progetto temporale S. Vittore

7 Marzo 2042

Egregio On. Maroni

ho letto la Sua risposta in merito al progetto temporale da me installato e gestito presso il carcere di San Vittore e non posso nasconderle preoccupazione e una certa difficoltà nel trovare, complice il mio stupore, le parole adatte per spiegarle la fallacia delle sue deduzioni in merito al progetto e il perché le decisioni prese dal Ministero possano impedire il raggiungimento di uno dei più grandi sogni nella storia dell’umanità.

Cercherò di spiegarle sinteticamente le mie argomentazioni, nella speranza di poter incontrare di persona il Ministro Cazorla il prima possibile, magari presso il laboratorio, in modo da convincerlo davanti all’evidenza dei fatti.

I viaggi temporali che abbiamo intenzione di realizzare non hanno scopo turistico né di scopo ludico. Forse siamo visti, agli occhi della politica, come gli scienziati pazzi che la letteratura fantascientifica ha descritto in passato, ma La prego di credere che non è così. Abbiamo voluto dare lo strumento definitivo ai sistemi detentivi per permettere loro di raggiungere l’obbiettivo principale, che è quello rieducativo e non, come molti tendono a credere, puramente punitivo. E da qui lo scopo dei viaggi: permettere ai carcerati di tornare indietro nel tempo ed impedire che i loro crimini vengano commessi.

Quando si affronta un viaggio indietro nel tempo, si crea automaticamente un universo parallelo che, al momento dell’arrivo del viaggiatore, è assolutamente identico al mondo da questi lasciato. In altre parole, se uno volesse tornare ad un mese fa, giungerebbe in un nuovo mondo assolutamente identico a quello presente nell’universo d’origine un mese prima della partenza. Dall’arrivo in avanti, invece, il nuovo universo prende una strada diversa da quello originario grazie alle scelte compiute dal viaggiatore e dalla sua interazione con le persone che lo circondano. Ivi comprese le vittime dei crimini per cui il viaggiatore è incarcerato. L’unica persona che scompare al loro arrivo è il loro stesso alterego. Non possono esserci due persone identiche nello stesso universo, e le nostre pubblicazioni dimostrano che, all’arrivo del viaggiatore, il suo alterego scompare ed egli ne prende il posto, nel punto esatto in cui si trovava. Per esempio, se tra un mese volessi tornare a questo istante in cui le scrivo la mail, mi troverei in un universo parallelo esattamente dietro all’alterego di questo mio computer, con le mani appoggiate all’alterego della tastiera.

Per anni, prima del viaggio, i detenuti scelti per affrontare il viaggio ricevono una rieducazione importante e una soprattutto una preparazione psicologica volta a due obbiettivi. Il primo: sapere con esattezza in che luogo, e durante quale situazione, il viaggiatore “atterrerà” nel nuovo mondo. Abbiamo ritenuto che la scelta più semplice sia di farli arrivare di notte, così che sia solo necessario sapere dove e con chi dormivano all’epoca. Il secondo, e più importante: avere la certezza che non commetteranno più alcun crimine e che gli alterego delle vittime siano, nel mondo parallelo, sane e salve.

Come vede, solo per descriverle queste considerazioni preliminari e necessarie ho dovuto impiegare molte parole, ed è perciò che insisto affinché i Ministri dell’Interno e della Giustizia, nonché le rispettive commissioni parlamentari, vengano a San Vittore affinché possa spiegare con maggiore efficienza e alle persone di competenza il perché sia necessario proseguire lungo il percorso seguito fino ad oggi, considerando quanto è breve la distanza dall’arrivo.

In attesa di una Sua cortese risposta, la ringrazio per l’attenzione e le auguro una buona giornata.

Distinti Saluti

Prof. Ettore Caironi

 

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DA: ecaironi@svittore.mi.it

A: giorgio.salati@camera.parlamento.it

Oggetto: saluti

20 aprile 2042

Caro Giorgio,

considera questa come l’anticipo alla lettera di dimissioni che lascerò domani al Centro di Ricerca, allegando in copia Maroni e Bonamini, i loro viceministri e i presidenti delle commissioni. Non pensavo di dover arrivare a tanto, quando mancava così poco al successo. Ricordi quando siete venuti qua a San Vittore a vedere il laboratorio? Mai avrei pensato che tutte le informazioni e la totale trasparenza da parte mia venisse utilizzata poi dal governo per avere più punti su cui aggredirmi, addirittura pubblicamente.

Lo sai vero che mi hanno pure invitato – “caldamente” invitato – a partecipare ad un dibattito serale su Canale 5, per confrontarmi in pubblico con Salvini? Ho già visto come lui e i suoi uomini di governo hanno trattato in televisione la mia ricerca. Quali errori, quali falsità! E io dovrei rendermi ridicolo, farmi massacrare da queste macchine della retorica mentre il pubblico compiacente urla quando prendo parola? Ricercatori, docenti e politici di tutto il mondo fanno la fila per vedere il laboratorio ma il Ministro degli Interni mi ha vietato di confrontarmi con chiunque al mondo, con tanto di minacce poco mascherate.

Ho studiato per anni a questo programma. Ho provato a raccogliere tutte le falle che potevano emergere. Ho definito una linea etica rigida e severa. A chi temeva che i prigionieri scappassero nel mondo parallelo ho spiegato che il dispositivo di ritorno prevede un rientro inflessibile nel mondo originario, che non può essere rimosso a meno che il viaggiatore voglia venire nullificato (come possono far finta di non sapere che il dispositivo è l’unico strumento che permetta al viaggiatore “intruso” di non essere “mangiato” dall’universo ospitante? L’ho detto e scritto milioni di volte, e ancora ieri Il Giornale diceva che aiutavo i prigionieri ad evadere!).

Salvini e i suoi peones continuano a ripetere che questo sistema non riporta indietro le vittime. È vero, ma crea mondi in cui queste possono continuare a vivere, addirittura rimuovendo i loro carnefici, ché una volta che il viaggiatore ritorna nel mondo originario non esiste più traccia né di lui né del suo alterego parallelo in nessun universo esistente.

Mi arrendo. La macchina è pronta e funzionante. Ovviamente loro non vogliono usarla per questo fine ma figurarsi se vogliono distruggerla: chissà quali biechi utilizzi hanno in mente. Ovviamente ho preso le giuste precauzioni e nessuno oltre a me è in grado di farla funzionare, e nel caso di ripararla.

Addio, Giorgio, non credo che ci rivedremo ancora. Ti ringrazio, è grazie a te e ad Alessandro se sono arrivato così vicino ad un sogno. Nonostante l’epilogo, ti devo moltissimo.

Abbi cura di te

E.

 

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DA: ecaironi@svittore.mi.it

A: acavalli@fbmail.com

Nessun Oggetto

20 aprile 2042

Anna,

io in questo mondo non posso più vivere. Me ne vado lasciandoti un ricordo di egoista. Continuerò ad amarti altrove, ma tu non potrai più amare me. Ricorda che in un altro luogo io sto abbracciando Anna, la stessa che sei tu.

Ti amo

Ettore.

Les Revenants: il ritorno dei ritorna(n)ti

in televisione/ by

In francese, il termine “revenant” indica, in maniera generica, un’entità proveniente dal mondo dei morti. La parola può infatti riferirsi indifferentemente a creature malevole o benigne, ectoplasmi innocui e senza voce, spettri infestanti, vampiri o, persino, zombie. Ed è proprio a partire da questa ambiguità etimologica che Les Revenants, serie televisiva francese apparsa per la prima prova sui canali d’Oltralpe nel novembre 2012, costruisce un intreccio tanto appassionante quanto difficilmente inquadrabile in una categoria specifica.

I protagonisti della storia, persone decedute che ritornano “in vita” così sconvolgendo vite e destini degli abitanti di un’anonima cittadina sulle Alpi, camminano sul confine incerto tra horror e racconto drammatico, romanzo gotico e zombie movie americano: ora sono normali esseri umani coinvolti dal vortice delle passioni, mangiano dormono e fanno l’amore, il momento dopo sono mostri deturpati da piaghe purulente e arti in cancrena, e un attimo dopo ancora sono creature inquietanti a metà tra il demoniaco e l’angelico, freaks dotati di poteri paranormali e capacità profetiche. Molti di loro sono confusi, e ancor più confusi sono gli “altri”, i viventi, invischiati in storie familiari, drammi d’amore e oscuri segreti del passato che credevano ormai sepolti: i morti in vita fanno un gran casino per il solo fatto di essere ritornati, figurati se ci aggiungi pure la carta esoterica, il mistero nel mistero.

Anzi, i morti non sono ritornati, stanno ritornando. La goffa traduzione del remake americano realizzato quest’anno per il pubblico anglofono, The returned, non restituisce la continuità del participio presente dell’originale francese: quello dei “ritornanti” è un processo in corso per tutta la prima stagione, un vero e proprio incipit d’Apocalisse in cui i primi defunti escono dalle loro tombe per annunciare la venuta di molti altri, l’approssimarsi inquietante di un’orda di non-morti. D’altronde, l’elemento biblico ed escatologico è fortemente presente nell’opera, un aspetto che getta nello sconforto i protagonisti e crea ancor più confusione nello spettatore: siamo di fronte alla resurrezione dei morti alla Fine dei Tempi, o a una rivisitazione europea del classico di George Romero?

L’horror caciarone americano sfuma dunque nell’introspezione esistenziale del Vecchio Continente; la cifra stilistica per eccellenza del cinema francese, la LENTEZZA, contribuisce a fare delle serie un vero e proprio stravolgimento di genere: laddove ci aspetteremmo urla, fughe deliranti, telecamere impazzite e sangue a fiotti, abbiamo lunghi silenzi, inquadrature di paesaggi, primi piani dei volti (bellissimi) dei personaggi e persino qualche lacrimuccia. Il risultato, inaspettatamente, è lungi dall’essere pedante – merito anche della buona scrittura dell’ideatore della serie, Fabrice Gobert, e del  co-sceneggiatore Emmanuel Carrère, noto romanziere.

Un prodotto a tratti eccellente che  sul finale della prima stagione (parliamo di sedici episodi da cinquantadue minuti l’uno) soffre, sfortunatamente, di quella maledetta patologia catodica nota come “sindrome di Lost”: della miriade si segreti, enigmi e misteri che si accumulano di puntata e puntata, alla fine non ne viene chiarito manco uno. Non che ci si aspettasse il manuale di istruzioni per una storia che punta tutto sul fascino etereo dell’Inconoscibile, eppure il gusto manierista del mistero per il mistero – à la J. J. Abrams – sfrutta in maniera un po’ vigliacca l’ovvia curiosità dello spettatore avido di risposte. Della serie: “Vuoi saperne di più? Ti aspettiamo alla prossima stagione.”

E così, tre anni dopo la messa in onda del primo episodio, eccoci qua ad attendere con sciocca speranza la seconda stagione, in debutto stasera (28 settembre) sulla rete francese Canal+ e domani sera in Italia su Sky Atlantic. Risposte alla marea di quesiti della prima parte della storia temo non ne avremo, tanto più che l’attrattiva della serie verte, in buona parte, sul disorientamento provocato dall’apparente mancanza di logica nella costruzione dell’intreccio. E se i produttori francesi conoscono la triste lezione Twin Peaks, dovrebbero sapere che non c’è niente di meglio (o peggio) per affondare una serie che rivelare chi ha ucciso Laura Palmer.

Staremo a vedere. D’altra parte, quando i morti ritornano è davvero difficile rimanere indifferenti.

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