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Miss Italia

Dategliela e facciamola finita

in giornalismo/società by

Settimane a scassarci i coglioni con lo stipendio di Fazio, quello di Crozza, le tirate di Brunetta, e una storia che ricordiamo per le assunzioni di questo e quello, le remunerazioni dei dirigenti, la lottizzazione, il “panino” del TG, Minzolini, Rai Tre che in campagna elettorale e’ una macchina della propaganda per il PD peggio di Rete4 per Berlusconi (pure le serie tv vengono scelte secondo la “linea”), le fiction dove vengono piazzate le bocchinare dei potenti di turno, il canone che di fatto e’ una tassa per finanziare una tv commerciale, etc.

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Teniamo la RAI solo perche’ serve a loro. Non c’e’ altra ragione.

Una tv di “servizio pubblico” non ci sara’ mai, e chi lo dice e’ cretino o in malafede: prima della palingenesi necessaria ad avere una BBC che non sia un parcheggio di trombati unito a un servizio di propaganda partitocratica arriverebbe comunque l’evoluzione tecnologica.

E allora, per carita’, se Ben Ammar la vuole, sia socio di Bill Gates, di Berlusconi o finanche di Satana in persona: dategliela, il prima possibile. Anche gratis. E vedrete che in una RAI privata si cancella la settima serie tv ambientata a Napule, non “Sostiene Bollani” – tra le altre cose perche’ fanno lo stesso numero di spettatori ma i secondi sono consumatori di fascia alta.

Non fatevi prendere per il culo, prendeteli a calci in culo. E dategliela, questa RAI, per carita’.

 

“nè nude n(é) mute…”

in società by

Ieri le partecipanti a Miss Italia hanno polemizzato con il presidente della Camera, Boldrini, che aveva espresso soddisfazione per la mancata messa in onda della kermesse in RAI, osservando: “Solo il 2% delle donne in tv parla, il resto è muto e svestito”.

Le aspiranti Miss Italia, ieri, su idea della direzione del concorso – per denunciare la temibile censura perbenista e oscurantista della perfida Boldrini – hanno vestito una t-shirt bianca con un messaggio molto chiaro: “Né nude, né mute”.

O almeno, avrebbero voluto fare così ma così non è stato.

L’organizzazione ha evidentemente affidato a ogni candidata la scrittura del “Né nude, né mute”: ne è venuto fuori qualunque cosa: “nè nude né mute”, “nè nude nè mute” ed ogni possibile variante di posizionamento dell’accento.

Ecco, so già che verrò accusato di essere uno schizzinoso radical-chic che odia le forme di linguaggio popolari e (nientemeno) lo stesso popolo ma forse per perorare la causa della libertà di espressione anti-perbenista in tv sarebbe meglio scegliere qualche altro testimonial.

 

Oltre le gambe c’è di più!…

in società by

…cosi’ cantavano, praticamente in mutande, Sabrina Salerno e Jo Squillo nel lontano 1991. Quest’anno piu’ che mai pare che la massima sia stata fatta propria dagli organizzatori di Miss Italia. Il sempre verde concorso per eleggere la piu’ bella del Belpaese quest’anno abbandona il bikini e passa al costume intero nero anni ’50 per esporre tette e culi, pardon, lati B. Perche’, come dice Fabrizio Frizzi, “la vera bellezza non va esibita”. A sprecare un po’ di tempo sul sito del concorso se ne trovano altre, di queste chicche, come la lista di qualita’ della miss perfetta, tra le quali la bellezza non e’ mai direttamente nominata, o la sbrodolata di eventi di beneficienza in cui sono coinvolte le miss. Tutto cio’ per costruire un’immagine del concorso che vada oltre la pura gara di bellezza che  alcuni benpensanti potrebbero trovare degradante. E cosi’ via, a elencare che studi fanno le miss, che carriere vogliono intraprendere (tutte carriere da intellettuali, of course) e quanto sono belle dentro. Ma non sara’ proprio questa ipocrita ricerca di quel che c’e’ oltre le gambe ad essere degradante? Forse pretendere di dire qualche cosa della personalita’ di una ragazza (o spesso ragazzina, a giudicare dalle date di nascita) piazzandole un microfono per 10 secondi davanti al naso e’ piu’ degradante di farla stare zitta. Io non credo ci sia nulla di male a partecipare ad un concorso di bellezza, non e’ molto diverso dal fare i 100 metri: si esibisce al mondo un dono di Madrenatura e non escludo nemmeno che sia piu’ faticoso per una ragazza di un metro e 80 mantenere la taglia 38 che per Bolt allenarsi per i 100 metri. Ma vi prego, piantiamola con la manfrina del “belle dentro e belle fuori” e smettiamo di farle parlare, ste povere criste. Il privilegio di essere considerate per entrambe le cose e’ di noi dive e donne del quotidiano, che non dobbiano dire tutto di noi in 10 secondi allineate in costume da bagno su un palco. Naturalmente e’ un diritto anche delle miss, non appena decidono di scendere da quel palco.

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