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Matematica

Acutil, cura te stesso

in televisione by

Se passate un po’ di tempo davanti alla televisione, e in particolare a Italia 1, dovreste aver visto uno dei (terribili) spot di Acutil Fosforo, parte di una (terribile) serie in cui a dei ragazzi vengono posti alcuni dei più famosi problemini-trappola di matematica o fisica: per intenderci, siamo nell’area del mattone che pesa un chilo più mezzo mattone.

L’ultimo spot è questo qui:

Percorro una salita a 2 km/h e la stessa strada in discesa a 6 km/h; qual è la mia velocità media?

I ragazzi, com’era inevitabile che ci venisse mostrato, rispondono istintivamente 4 km/h, che è prevedibilmente la risposta sbagliata. Fin qui tutto ok. A un certo punto, però, presumibilmente grazie al grande aiuto dato da Acutil Fosforo, un ragazzo si alza in piedi con una lavagnetta e un risultato diverso, che declama soddisfatto: 3 km/h. “Acuto!”

E però è sbagliato.

Il ragionamento sottointeso, che è quello solitamente usato per risolvere questo tipo di problema, è il seguente: non posso fare semplicemente la media tra 2 e 6 perché il primo tratto, percorso più lentamente, dura più tempo, e questo influisce sulla velocità media; cerco quindi di eseguire il calcolo per bene. Per calcolare la velocità media mi serve lo spazio totale percorso e il tempo totale impiegato.

Chiamiamo $latex s$ la lunghezza della strada. Dato che, come spero tutti sappiamo, $latex v = s/t$, il tempo impiegato per percorrere la strada in salita alla velocità $latex v_1 = 2\ km/h$ è

$latex t_1 = \dfrac{s}{v_1}$

Allo stesso modo, per la discesa,

$latex t_2 = \dfrac{s}{v_2}$

Ne seguirebbe, secondo l’acuto ragazzo, che la velocità media è:

$latex v_m = \dfrac{s_{tot}}{t_1 + t_2} = \dfrac{2s}{t_1 + t_2} = \dfrac{2s}{\frac{s}{2}+\frac{s}{6}}\ km/h = \dfrac{2s}{\frac{2}{3}s}\ km/h = 3\ km/h$

Splendido e sbagliato. Mi piacerebbe, a questo punto, sottoporre ai geni dello spot e ai loro consulenti la mia versione del quiz: perché la soluzione data è sbagliata? Come mai non ci arrivate? Quando si è sotto esame o è richiesto un maggiore impegno diventa fondamentale rimanere concentrati e ragionare con la giusta lucidità. I ragazzi sono in difficoltà, bisogna aiutarli.

Ragazzi, la velocità media è zero, e lo potevate intuire riflettendo sul fatto che se percorrete la stessa strada prima in salita e poi in discesa siete tornati al punto di partenza (lo spazio totale percorso è zero).

L’errore nel calcolo precedente sta infatti nel credere che

$latex s_{tot} = s + s = 2s$

quando invece lo spazio percorso nel secondo tratto è necessariamente di segno opposto rispetto al primo. Si ha quindi che

$latex v_m = \dfrac{s_{tot}}{t_1 + t_2} = \dfrac{s – s}{t_1 + t_2} = 0$

Ve lo consigliamo, questo Acutil Fosforo. Soprattutto agli autori dello spot, che all’Acutil Campus sarebbe meglio non mettessero piede.

La marsigliese e il napoletano

in cinema/cultura/mondo/musica/sport/storia by

In condizioni normali Inghilterra-Francia, specie se giocata a Wembley, non è mai una partita banale, anche se è un’amichevole: ieri sera, tuttavia, della partita in se non fregava niente a nessuno (ha vinto l’Inghilterra due a zero, per la cronaca) perché il momento più alto della serata è avvenuto prima ancora che si iniziasse a giocare quando l’intero pubblico di Wembley, in commemorazione dei tragici eventi di Parigi, ha intonato La Marsigliese.

Anche chi, come il sottoscritto, ha un livello di sopportazione della retorica estremamente limitato, non può non riconoscere la potenza di una tale scena. Dove molti inni nazionali sono una mera celebrazione dell’orgoglio, appunto, nazionale, La Marsigliese è da tempo assurta a espressione trasversale di libertà e rifiuto dell’oppressione. Con qualsiasi altro inno quella di ieri sera sarebbe risultata “solo” un’espressione di solidarietà ad una nazione colpita da una tragedia; la Marsigliese la trasforma in una dichiarazione di intenti. La sua potenza è tale da renderne istantaneamente iconico l’utilizzo, come avviene nella Scena (con la S maiuscola) del Film (con la F maiuscola).

Ora, voi penserete che la bellezza della scena risiede, oltre che nella splendida confezione (molti degli attori erano davvero rifugiati in fuga dai nazisti come mi suggerisce il mio Bogartista di fiducia), nella sua implausibilità: chi avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere di fronte ai nazisti? E il motivo per cui voi lo pensate è che non avete il piacere di conoscere il professor Renato Caccioppoli, pianista, matematico, e, occasionalmente, barbone. Quando non contribuiva a dimostrare uno dei teoremi chiave per lo studio delle equazioni differenziali o a gettare le basi per la soluzione del diciannovesimo problema di Hilbert (contribuendo indirettamente a far uscire di testa John Nash), Caccioppoli, tra l’altro nipote di Mikhail Bakunin, era impegnato a prendere per i fondelli il regime fascista. La sua trovata più fantasiosa fu in reazione ad una legge che proibiva agli uomini di andare in giro con cani di piccola taglia (in salvaguardia della virilità del maschio italico): se ne andò in giro per il centro di Napoli con un gallo al guinzaglio.

L’ironia gli venne, tuttavia, a mancare in occasione della visita di Hitler nel 1938: la sera prima dell’arrivo di Mussolini e Hitler a Napoli, Caccioppoli entra nella birreria Löwenbräu con la compagna e paga un sacco di soldi all’orchestra per suonare la Marsigliese di fronte ad un pubblico di gerarchi. Alla fine dell’esecuzione si alza, va al centro del locale e, rivolgendosi a tutti, fa in tempo a dire “Quello che avete sentito è l’inno di un paese libero, l’inno della libertà: la stessa libertà che in questo paese è soffocata e negata da Benito Mussolini, che con il suo alleato tedesco…” prima di venir riempito di manganellate e trascinato via a forza. La famiglia riesce a farlo internare anziché arrestare e, addirittura, a fargli ottenere un pianoforte nella clinica: e Renato Caccioppoli, ufficialmente pazzo, suona la Marsigliese in continuazione, prima da solo, poi con un coro di altri pazzi che la cantano con lui, alla faccia di Mussolini, di Hitler e di tutti i tiranni e gli assassini di questo mondo.

P.S. c’è un’altra scena nella storia del cinema che fa un uso eccellente della Marsigliese: provate a dire che non è una botta anche questa (si, nonostante il grugno di Stallone).

P.P.S. volevo accennare alla citazione dei Beatles in All You Need Is Love ma ve la risparmio per la prossima volta

P.P.P.S. qualche fonte

Politici Primi (o il gioco delle frasi fatte)

in politica by

Avete presente quella puntata dei Simpson in cui, il giorno del matrimonio di Homer, nonno Abe lascia al figlio l’assurda ma provvidenziale raccomandazione di mai, mai e poi mai interferire con ciò che è intorno a lui nel caso dovesse viaggiare nel tempo? Beh, tempo fa uno dei miei colleghi qui a Libernazione mi diede un consiglio che potremmo ascrivere tra le perle di saggezza geniali ma ben poco utilizzabili nella quotidianità. Mi disse infatti che per capire se un opinionista contribuisce alla formazione di un pensiero critico basta prendere le sue frasi, numerarle, fare una selezione casuale (solo le frasi pari, la successione di Fibonacci, la Tetranacci…) e leggere quanto ne risulta. Se il discorso appare comunque logico e si comprende il messaggio, allora significa che l’opinionista usa frasi fatte, cioè inutili concetti spot del tutto adattabili in qualsiasi contesto.

L’idea in realtà risale a un articolo del 2009 di Noise from Amerika, che sperimentò il metodo su un articolo di Alberoni, con risultati significativi. Come si fa tra accademici, io stesso testai il metodo ripetendo l’esperimento su Alberoni, Gramellini, Severgnini, Rodotà (figlia), e Facci, tutti giornalisti o quasi. Anche nel mio caso i risultati furono soddisfacenti, e quindi quest’anno voglio provare ad alzare il tiro, rifacendo l’analisi sui discorsi dei politici.

Sappiamo benissimo che i politici usano frasi ad effetto quando parlano, visto che la loro funzione è di conquistare prima di spiegare, o analizzare, o criticare costruttivamente (cosa che ci si aspetta invece da un serio opinionista). Tuttavia non voglio – ma credo di trovarmi d’accordo con voi lettori – arrendermi ad una visione della retorica come puro sollazzo per mancati teleimbonitori, e per questo motivo eccovi il metodo applicato su alcuni monologhi o risposte rilasciate in televisione (senza altre persone in studio oltre all’intervistatore) dai principali politici italiani del momento: Salvini, Renzi, e un misterioso membro del M5S (il perché del mistero ve lo spiego dopo). Riporterò direttamente la sequenza di frasi selezionate, con un link che rimanda all’intervista. La serie matematica scelta è quella dei numeri primi; in altre parole, vi riporto soltanto la 2a, 3a, 5a, 7a, 11a, 13a (eccetera) frase della parte d’intervista selezionata. L’effetto è che per un discorso di 30 frasi, ne ho selezionate solo 10. In uno di 40, soltanto 12. Se prendeste un discorso accademico o un’analisi critica di un problema sociale non capireste nulla. Coi politici invece…

Piccola nota (poi partiamo, ve lo prometto). La complicazione nell’applicare il metodo alle interviste dei politici è che non si sa quando finiscono le frasi (non c’è effettiva punteggiatura). Lo ammetto, sono andato ad orecchio e ciò non vota alla scientificità dell’esperimento. Avevo chiesto a Capriccioli di usare i fondi di Libernazione per comprare un software per il riconoscimento vocale ma lui se l’era già speso in cibo per gatti.

Quindi! Pronti, partenza, via…

 

Matteo Salvini (prima parte dell’intervista a Porta a Porta, 12 novembre 2014, 34 frasi di cui 11 selezionate, cioè il 32% del discorso).

L’anno scorso seduto su questa poltrona mai mi sarei sognato di commentare una Lega al 10% / Stando ai sondaggi / C’è un centro destra fermo che io mi propongo di rilanciare da nord a sud perché non mi piace che ci sia qualcuno a casa che dice o Renzi o niente / E io dico che c’è un’alternativa più seria di Renzi. Non penso che i francesi siano impazziti / Ora per la prima volta gli italiani secondo un sondaggio europeo hanno capito in maggioranza che l’euro è un problema / Non è semplice, ci sono dei rischi / penso alla gran bretagna, sarà un caso che in nove paesi che crescono di meno al mondo hanno l’euro in tasca / Ma è una moneta tarata per il nord europa, per i tedeschi / tutta l’europa è disegnata su, sulle multinazionali, sulle banche. 

 

Matteo Renzi (parte a caso del monologo al convegno dei Giovani Democratici, minuto 11:00, 12 frasi su 39, il 31%).

Perché? / Perché? Adesso attraverso gli strumenti di comunicazione e tecnologia tu adesso puoi essere il padrone. / You. L’uomo dell’anno sei tu. /Non potete far finta di non vedere cosa sta accadendo in Libia / Che oggi vede situazioni diversificate / Quella che noi riteniamo periferia del mondo / Ecco perché in questo anno abbiamo scelto innanzitutto di stare in una grande famiglia europea / Non perché non ne vediamo i limiti / Come si combatte il terrorismo islamico? / “Non sono le bombe, sono le scuole, e l’educazione”. / Come fanno i nostri soldati in Afghanistan / A livello politico e diplomatico innanzitutto.

 

Il misterioso politico del M5S (44 frasi, 13 scelte, quasi il 30%). Qui la questione è seria, perché il metodo non solo vuole verificare il livello di frasi fatte all’interno del discorso, ma anche un’altra cosa. Quale? Voi leggetevi la selezione di frasi qui sotto, e fatevi un’idea. Più sotto – un bel po’ più sotto, così nello scrolling avete il tempo di riflettere – vi spiego la peculiarità della questione.

Adesso miriamo a vincere le elezioni europee con un programma di rottura che porterà in parlamento uno tsunami / Certamente esiste una differenza di trattamento riservato a Renzi e ad altri esponenti del potere costituito rispetto a noi / Ci siamo stati nella chiusura della campagna elettorale delle nazionali / Così anche la Bignardi, che gli ha dato quello spazio / Evidentemente è un po’ frustrato per il fatto che lui e la sua generazione di intellettuali non ha minimamente inciso sul bene collettivo / Grillo è così da trent’anni, io sono così anche da prima di questa esperienza/ Il punto è che con Grillo c’è un ottimo rapporto perché siamo due persone sincere / in rete funziona cosi / Io ho visto Grillo in giacca e cravatta, e io senza né giacca né cravatta / ma uno vale uno non significa che siamo tutti uguali / No assolutamente questo è un movimento postideologico che ha scelto di stare dalla parte delle persone oneste / però ci sono molto nostri colleghi, cito sempre Vincenzo Caso, della commissione bilancio, è lui che ha scoperto la presenza dei lobbisti nella commissione / Si ricorda quando parlava di Parmalat e tutti lo prendevano in giro e poi aveva ragione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci siete ancora? Beh, il mistero è subito svelato. Il discorso appena letto è l’unione di due interviste, fatte rispettivamente da Di Maio (a Porta a Porta, pubblicata il 1 maggio 2014, 20 frasi) e Di Battista (rilasciata a Scanzi e pubblicata il 25 marzo 2014, 24 frasi). La selezione è avvenuta unendo tutte le frasi su Excel, elencandole per ordine alfabetico (cosa che faciliterebbe l’uscita di un discorso sconclusionato) e applicando la solita serie dei numeri primi. In particolare l’ordine è il seguente (Di Maio = DM, Di Battista = DB)

DM / DB / DM / DB / DB / DB / DM / DM / DB / DM / DB / DM / DB / DM

Vi erano sembrate la stessa persona? Ah, non guardate me, lo state dicendo voi, mica io!

La matematica non è un’opinione; l’inferenza, a volte, sì

in politica/società by

Me ne tornavo bel bello da 800 grammi di pizza di Roscioli, quando ho letto questo tweet che diffondeva i risultati delle Primarie Delle Idee organizzate lo scorso weekend da Fratelli d’Italia – Centrodestra Nazionale.

"Ritwittato da Fabrizio Bracconeri" è una voluttà da fine gourmet
“Ritwittato da Fabrizio Bracconeri” è una voluttà da fine gourmet che spero possiate cogliere

L’analisi fatta dall’utente sembra fornire un dato molto interessante, e cioè che più dei tre quarti degli elettori di Fratelli d’Italia vogliono che sia inserita la storica fiamma di missina memoria nel simbolo del loro partito.

Perché dico “sembra”? In effetti è vero che, se si sommano i voti ottenuti dai simboli che contengono la succitata fiamma, si giunge alla percentuale del 77.9%. Ma non notate nulla di strano? No che non lo notate, anzi, probabilmente state pensando “ecco, vedi, sono sempre i soliti fascisti demmerda!”.

E allora ci penso io a voi. Quelli qui sopra erano gli otto simboli tra i quali si poteva scegliere. Gli unici otto simboli tra cui si poteva scegliere. E, tra questi otto, sei contengono la fiamma. Sei diviso otto fa 0,75, cioè… il 75%. A questo punto, miei giovani amici, penso vi sia chiaro che l’analisi “il 77.9% dei votanti vuole la fiamma nel simbolo” ha la stessa profondità della battuta che mi faceva mio zio, unico fratello di mia madre, quando io, unico figlio di sua sorella, ero bambino: “sei il miglior nipote che ho!”.

Tutto questo mi fa venire in mente due riflessioni. La prima riguarda un’analisi che ebbe a fare Daniele Luttazzi (o chi per lui) in un suo monologo di qualche lustro fa su Berlusconi, soffermandosi su alcuni degli stilemi comunicativi del Cav. In particolare, Luttazzi (o chi per lui) si soffermava sul fatto che, quando Berlusconi parla di cifre, utilizza sempre numeri decimali: “il PIL è cresciuto del 2,7%”, “abbiamo abbassato la disoccupazione del 3.4%”, “i comunisti hanno alzato la pressione fiscale del 5,8%”. Fateci caso la prossima volta che ascoltate lui (o chi per lui): l’utilizzo della cifra decimale rende autorevole chi parla, da subito l’idea di uno che ha studiato seriamente il tema, ed è pervenuto ad un risultato preciso. Usare il decimale parlando di cifre è garanzia di affascinare l’interlocutore, è come quando si cita Wittgenstein (che già il nome è bellissimo) “su ciò di cui non si può parlare si deve tacere” per darsi un tono, quando invece si vorrebbe semplicemente dire “ma statte zitto, a cojone!”.

La seconda è una riflessione legata ai sistemi elettorali. Molto spesso, quando qualcuno si lamenta del quadro politico nazionale, riceve come risposta “potevi votare qualcun altro!”. Ecco. Pensate adesso ai simboli di Fratelli d’Italia presenti sulla scheda. Il 75% di essi contiene la fiamma, e il risultato è che il 77.9% degli elettori ha votato un partito con la fiamma. Sostituite adesso “fiamma” con un termine a piacere (“cretini”, “mariuoli”, “cialtroni”, “irresponsabili”, “Amedeo Minghi”) e otterrete la XVII Legislatura della Repubblica Italiana.

Conclusione: andate a mangiare la pizza al taglio da Roscioli, quella con pachino e basilico e quella con cicoria e salsiccia sono davvero deliziose.

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