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Addio Postalmarket

in società by

È un pomeriggio di luglio del 1998, mi sono chiuso a chiave nel bagno, sul termosifone ho poggiato in equilibrio precario il catalogo primavera-estate di Postalmarket. È aperto alla sezione “intimo” e sulla pagina campeggiano le chiappe perizomate di una modella brunetta. La guardo inebetito e immagino come potrebbe essere toccarla e farci cose.

Bussano alla porta. «Che stai a fa’?» chiede la voce acuta della sorellina. «Niente…» rispondo. «E allora esci che giochiamo» ribatte lei. «Oh, non rompere le palle» urlo cercando di usare il tono più minaccioso possibile nella speranza di essere finalmente lasciato in pace.

Torno a guardare la brunetta. Passo dal sorriso splendente alle chiappe: sorriso-chiappe, sorriso-chiappe, sorriso-chiappe. Ho undici anni, quasi dodici, e penso che la sensualità sia tutta sorriso-chiappe (oggi, a ventinove, penso più o meno la stessa cosa).

Niente, non funziona, ho perso il ritmo. “Basta, questa m’ha stufato” mi dico. Allora sfoglio una, due, tre pagine; nel frattempo il catalogo scivola lentamente, cade sul pavimento. Lo raccolgo, riesco con difficoltà a rimetterlo nella stessa posizione di prima. Sfoglio con delicatezza per trovare un’immagine adeguata. Mi soffermo su una riccia rossa con occhi verdi e carnagione piuttosto pallida. È bella, non faccio fatica a riprendere il ritmo. Dal vetro satinato della finestra penetra una luce pomeridiana, fuori fa caldo ma in bagno c’è fresco. Sorriso-chiappe, sorriso-chiappe, sorriso-chiappe, sorriso-chiappe, sorriso-chiappe.

Addio Postalmarket. Grazie di tutto.

E POI LA CONVERSAZIONE SI SPOSTA BRUSCAMENTE SULLE SEGHE

in humor by

– Agata, ti prego, ripetimelo come se fossi scemo.
– Che cosa?
– La cosa di un minuto fa, su Antonio e le seghe.
– Ah, certo. Antonio non si fa le seghe.

Tre secondi di silenzio.

– Niente seghe?
– No.
Mi giro verso Antonio – Antonio, amico mio, tu non ti fai le seghe?
Antonio fissa pallido la pizza margherita che inizia a freddarsi – No. – dice piano.
– Visto? – fa Agata.
– D’accordo, ma poniamo che gli venga improvvisamente voglia di farsene una.
– Allora mi chiama.
– Ti chiama?
– Mi chiama e io gli faccio una sega.
– Sei gentile.
– Se ha bisogno, ci mancherebbe.
– Ma con lo sputo?
– Con lo sputo?
– Con lo sputo o senza?
– Ma in che senso?
– Agata, tesoro, se mi fai questa domanda significa che ignori la meccanica alla base delle seghe, i fondamentali, non conosci il pentateuco della masturbazione e vuoi metterti al posto suo, sii ragionevole.
– E allora spiegamelo.
– Te lo spiego volentieri, ti sputi nella mano prima di fargli una sega?
– Ma che schifo!
– Tack.
– Ma che schifo! Che schifo! No!
– Agata, perdonami, ma se ti fa schifo sputarti nella mano come ti regoli coi pompini?
– Ad Antonio non piacciono i pompini.

Quattro secondi di silenzio.

– Agata, ti prego.
– Non gli piacciono, giuro! Antonio, ti piacciono i pompini?
Antonio è immobile da prima, non ha ancora iniziato a tagliare la pizza – No, non tanto. – mormora con voce rotta.
– Visto? – fa Agata.
– Eh, ho visto, ho visto. Comunque questa cosa che non ti sputi nella mano, Agata, lasciatelo dire, secondo me è drammatica. Le mani asciutte santo dio, roba che gli provochi una dermatite con conseguente fimosi con conseguente cazzo che gli si stacca e muore. Ma poi scusa, quando fate l’amore, lui per caso ti riscalda un po’ o te lo butta dentro come se dovesse parcheggiare la bicicletta che gli chiudono le poste?
– Non capisco la metafora.
– Immagino. Voglio dire, Agata, amica mia, che le seghe le sanno fare bene solo gli uomini perché, in anni di esperienza, hanno maturato una perizia inimitabile. Oppure le puttane, ma vanno sempre di fretta. Oppure le pornostar, ma tanto è una cosa che non ti capita mai. Tu non rientri in nessuna delle tre categorie. Sostituirlo in una funzione così importante è un gesto di una violenza inaudita. È come strappargli gli occhi e dire “tranquillo amore, le cose le vedo io e dopo ti racconto“, è terribile, osceno. Tu non ti rendi conto.
– Allora te lo ripeto, Antonio non sente il bisogno di farsi le seghe, me l’ha detto mille volte, ha già me, gli basto io.
– Ma non è così Agata, non è così. Capisco che non voglia ferirti ma, credimi, non è così. Le seghe col sesso non c’entrano nulla. Le seghe sono una cosa che serve agli uomini per non mettersi ad uccidere la gente per strada. Sono un grande, grandissimo, atto di amore verso noi stessi, un modo per prenderci cura del nostro corpo. Cosa ti costa lasciarlo libero?
– E chi me lo assicura che pensa a me mentre si fa una sega?
– Ma ti garantisco il contrario, guarda, a te non ci penserà mai. Mai!
– Visto? Hai visto? Allora vuol dire che non gli basto!
– Ma è l’opposto Agata, davvero, ragiona, tu per lui sei l’altra metà del cielo, ti adora, ti venera, ti ha idealizzata, nella sua testa sei la madre dei suoi futuri figli. Ti pare, dunque, che possa pensarti mentre ti fai sfondare da due negri con delle fave di trenta centimetri? Vuoi che ti pensi mentre ti schiaffeggiano con delle cappelle da mezzo chilo? Ti sembra una cosa rispettosa, delicata?
– Dubito che Antonio abbia delle fantasie del genere.
– Anche io. Antonio ha delle fantasie più complesse, fidati, io semplifico, nelle fantasie di Antonio ci sono anche dei nani, uncini anali, somari di passaggio, gagball, batterie per automobili e petardi esplosi a tradimento, si svolge tutto all’interno di locali con muffa alle pareti e sedie arrugginite che prendi il tetano a guardarle. Agata, seriamente, vuoi dirmi che ti piacerebbe stare al centro di una gomorra così?
– No.
– Eh no, certo che no, ovviamente no.
– …
– Ti vedo perplessa.
Agata si gira verso Antonio – Antonio, hai delle fantasie così tu?
Antonio mi guarda ed è davvero molto triste – No. – dice.
Agata guarda di nuovo me – Visto?

Romeo

in internet by

Mi chiamo Romeo, sono un gatto e uso facebook. Cosa? Stai pensando che non è possibile? Che un gatto non sa utilizzare un computer e dunque non può usare facebook? Rassegnati: sono proprio un gatto. Un gatto tutto bianco con un padrone vicentino. Sì, lo so cosa dicono sui vicentini ma ti sembra il caso di fare ironia? Cazzo, immagina di dormire nella stanza accanto a quella di un presunto cannibale. Sghignazzeresti allo stesso modo? Non vuoi pensarci, eh ? Bene, almeno la finisci di fare ironia. Dicevo: sono un gatto tutto bianco con un padrone vicentino e mi piace la pizza. Pare che la pizza non faccia bene agli animali ma se anche mi gioco una delle sette vite che c’ho poco male, nella prossima starò più attento. Non conoscevo la pizza prima di farmi il profilo facebook, tutte le foto che pubblicano quelli che vanno a cena fuori mi hanno fatto venir voglia e allora ho provato. Che poi la vera ragione per cui ho deciso di iscrivermi è che un amico gatto romano continuava a dirmi « guarda che ‘sto facebook è pieno de gatte nude, fatte er profilo ». E allora ho fatto il profilo, così per curiosità. Dal momento in cui ho fatto il primo accesso, la mia seconda vita è cambiata. Sono diventato un erotomane (erotogatto sarebbe più appropriato, ma va be’). Ho cominciato a sfogliare gli album pubblici di tutti quelli che hanno un gatto alla ricerca di qualche bella foto sensuale. Ma no, cos’hai capito, mica le foto della vacanza a Ibiza dell’amica dell’amica dell’amica. Le foto delle gattine, naturalmente. Sono un gatto, mica un pervertito. Tutte quelle gatte nude e in pose sensuali… Ce n’è per tutti i gusti: da quella con le zampe sul gomitolo a quella che dorme su un fianco mostrando le parti intime; dalla maliziosa che strizza gli occhi alla timida che nasconde il musetto con le zampe. Così facebook è diventato per me quello che youporn è per voi. Cosa? Un gatto non si eccita con le foto? Lo dici tu! Un gatto si masturba pure, amico mio. In verità, un gatto normale non si masturba, ma quelli che hanno conosciuto facebook pare che abbiano cominciato. It’s Darwin, baby. Sia chiaro: questa storia deve rimanere tra di noi; ché se lo sa Zuckerberg mi censura le foto e addio autoerotismo (autogattismo). Ora scusa ma ho scovato un album di un tizio che scatta foto alle sue gatte mentre fanno pipì. Una roba disgustosa, eh? Disgustosa per te, forse. Questa è roba che migliora la serata! Se non avessi conosciuto facebook, sarei ancora a dormire in quella specie di lettino del cazzo. Starei ancora a fare una vita da gatto.

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