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Lottare per divertirsi

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Leggendo questo divertente articolo, ho scoperto che entrare al Berghain / Panorama Bar di Berlino non è uno scherzo. A quanto riferisce il cronista, superare la selezione all’ingresso può risultare impossibile. Ben vengano dunque i consigli del giornalista, anche se essi non sono per niente risolutivi.

Ma chi ha diritto di entrare al Berghain? “Una persona figa, open-minded, rilassata”. Parrebbe di capire, se soffri e/o sei nevrotico, non ce la farai mai. E’ però vero che avere uno “stile unico e leggermente “dark”” può aiutare, se non a varcare, per lo meno a far schiudere le fatidiche porte del locale. In due parole, ce la puoi fare se non soffri per niente, perché sei “rilassato”, ma anche se soffri, però in modo stiloso: trent’anni dopo la comparsa sulla terra di Robert Smith e di Peter Murphy ciò è praticamente impossibile.

Se pensi di puntare tutto solo sull’abbigliamento sei fuori strada: se da un lato “vestirsi alla moda aiuta”, non è però escluso che un “un ragazzo in t-shirt e jeans” possa superare il vaglio del buttafuori del locale, un tizio preoccuante, dal volto tatuato e pieno di piercing. Essere (o fingersi?) gay aiuta, ma non costituisce un jolly.

L’unico elemento certo fornitoci da Evo Lucian è che al Berghain / Panorama Bar “amano le sciarpe”. Ma come dovrà essere la sciarpa “giusta”? Per dire, quella che mi ha fatto la nonna (di lana grezza grigia pesante come la cappa di San Martino e lunga come l’autostrada del sole) può andare? O meglio una pashmina – certo che con 10 sottozero…

Se fossi un giovane che desidera ardentemente coronare la sua esperienza berlinese con una nottata in questo locale, dopo la lettura di questo articolo sarei preda di uno smarrimento cosmico. Forse comincerei ad agitarmi perché non sono abbastanza figo e di mentalità aperta? Va de sé, quando ci si autoanalizza, al netto dei casi di depressione conclamata, si tende ad attribuirsi minimo un 5/6 in “fighezza” e un otto (per lo meno) in “apertura” mentale. Ma, credimi, Sven, il tizio dalla faccia tatuata, potrebbe non essere altrettanto di manica larga, e mandarti a casa con un 4 e 5, rispettivamente. Come avrebbe detto Winnie The Pooh, “Oh rabbia!”.

Da un punto di vista sociologico, è interessante rilevare come vi siano persone, per il resto sane di mente, pronte a sottoporsi all’occhiuta, imprescrutabile ed inappellabile selezione informale che attende i candidati all’ingresso in quello che solo ironicamente si puà definire un locale “aperto al pubblico”.

A me personalmente sembra sempre (e non da oggi) di vivere in una sessione d’esame ininterrotta: scuola, università, carriera. Senza contare i ragionamenti implacabili che ti impone ogni sera l’uomo allo specchio, pronto a rimarcare tutte le occasioni in cui hai fallito come padre, compagno, cittadino. O,semplicemente, potevi fare di meglio.

Fuori da casa, in ogni momento bisogna dimostrare di avere “i numeri”, “le competenze/conoscenze”, “la preparazione” per “andare avanti”, per poggiare un piede sul gradino successivo di questa scala a chiocciola intinta nel nulla per ottenere quella promozione, quel progresso, che ovviamente conduce al prossima ordalia. Ecco, mi sembra già una vita stressante così, ed è, veramente, fantastico che si trovino persone disposte a sottostare ad un giudizio di dio anche per andarsi a divertire.

Ai gestori del Berghain / Panorama Bar di Berlino, invece, va tutta la mia ammirazione per aver trasformato un normale locale notturno (sia pure in una delle città più fighe del mondo) in una specie di giardino delle delizie, un luogo quasi spirituale, che, al pari di un’idea regolativa, sembra talora essere stato collocato laggiù solo per cimentare il nostro eroico Streben.

 

Weird camgirl

in scrivere/società/ by

(Una scarica elettromagnetica rende momentaneamente incerta l’immagine. Quando i pixel si ricompongono, sullo schermo ultrapiatto che illumina la penombra di una casa altoborghese tappezzata di “pezzi” da centinaia di migliaia di sterline, compare il corpo seminudo di una donna giovane e bella. La Ragazza. Il suo volto è parzialmente nascosto da una mascherina nera alla “Eyes Wide Shut”).

La Ragazza controlla che le duecento sterline siano state regolarmente accreditate sul suo conto PayPal. OK, si può iniziare.

Quando ha finito con il cliente (anche se sarebbe più appropriato dire che il cliente ha finito, lei non la finirà mai veramente fino alla morte), è passata un’altra mezz’ora della sua vita. La Ragazza apre il pannello del firewall ed inibisce tutte le connessioni: si abbassa la grande palpebra sull’occhio da cui un mondo di esseri perfettamente funzionanti eppure danneggiati come lei, e per giunta famelici, non aspetta altro che penetrare la sua malata intimità. Si sente un po’ come Alice di Resident Evil.

La Ragazza fatica ad mettersi in piedi. Dopo, le sembra sempre di svegliarsi il giorno dopo una brutta caduta dal motorino: il dolore la ricopre come una vernice stesa su una parete da un rullo, le morde le braccia, ristagna crudele sulla pelle arrossata dei seni, non dà pace ai capezzoli su cui ancora sente la presa delle mollette della biancheria, riveste le cosce muscolose, accarezza le guance nei punti non celati dalla mascherina.

Dopo qualche barcollamento, si mette in piedi, e, grazie all’esperienza, riesce ad individuare una postura che schiva i postumi della violenza che si è inflitta, a pagamento, nei trenta minuti precedenti. Tira la tenda che separa dal resto della casa l’angolo dove si esibisce davanti per il piacere di un occhio elettronico che adesso le pare uno sfintere anale. Improvvisamente, le viene in mente il grugnito dell’uomo mentre, a pochi chilometri da lei, viene sulla sua poltrona di pelle in un lussuoso appartamento dei quartieri alti. Sulle labbra, assieme ad un sorriso ironico, sente formarsi una frase silenziosa come il suo monolocale: “non è forse sempre così, per uno che gode, un altro soffre”? Anni  prima, prima che accadesse “la cosa”, quando lei era ancora una studentessa, non avrebbe mai concesso a sé stessa essere tanto qualunquista e banale. Adesso, veramente, non ha più nessuna importanza.

Prende dal tavolino scalcagnato la bottiglia di vodka, se ne versa mezzo bicchiere in un bicchiere sporco, e lo tracanna assieme ad un paio di analgesici. Si ficca nella doccia fredda: l’acqua gelata le dà un temporaneo sollievo, e assieme al sangue che scorre turbinando nello scarico, per un attimo le sembra che se ne vada via quell’equilibrio perverso brevemente raggiunto attraverso la via della sofferenza e dell’umiliazione.

Ma “la cosa” si ripresenta, hai voglia a cacciarla via. “La cosa” non era stata annunciata: nessun segno, nessuna premonizione. I tre ragazzi avevano tirato tardi in discoteca. Né lei, né Duncan avevano bevuto più che qualche soft drink: Jake invece ci aveva dato dentro con la birra, ma si sapeva fin dall’inizio che non avrebbe guidato. Si risvegliò con il botto dell’incidente, anche lui perfettamente incolume, a pochi centimetri da una quercia, e a sette metri dalla carcassa della Nissan della Ragazza.

Lo sa che non dovrebbe dar retta a quel un demone che continua a insufflarle nelle orecchie frasi crudeli – la segue anche qui nella cabina doccia – non dovrebbe amare il fuoco, quel bastardo? Se solo Duncan non avesse insistito per provare la Micra nuova di lei, quella sera, strappandole praticamente le chiavi di mano, oggi sarebbe ancora vivo. “Ma se così fosse stato, tu non saresti qui”, ribatte la voce della ragionevolezza, quella di Mandy, la psichiatra, anche lei nella doccia. “Vorrebbe dire che quel bus avrebbe spiaccicato me anziché lui”, pensa la Ragazza con assurdo compiacimento. Il diavolo prosegue con il suo tono sussiegoso: “almeno oggi non staresti a tagliuzzarti le braccia e a torturarti i seni per far contento qualche ricco pervertito al solo scopo di espiare la tua colpa”. Mandy fu svelta a controbattere: “Una colpa che non le appartiene, in verità”.

Mandy e il diavolo continuarono a litigare per un po’ anche dopo che, scivolando sulle piastrelle bagnate, la Ragazza cadde spezzandosi il collo. Poi se ne andarono, seccati, delusi, ognuno per la sua strada, a torturare altri innocenti.

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