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Mario Adorf

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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Nel 1977 W. H. scrive Woyzeck, film che parla di un soldato che uccide la sua amante.

Zio H. questa storia la prende dalla nota (uhm) pièce teatrale di Georg Büchner, che a sua volta traeva spunto da un vero fatto di cronaca nera.

Naturalmente a Herzog non poteva non affascinare la storia di Woyzeck, poiché anche lui, come la quasi totalità dei suoi personaggi, era un emarginatone di quelli grèvi. Il culmine di questa vita difficile fu nel 1921, quando il soldato, roso dalla gelosia nei confronti della sua amante Johanna, la accoltellò più volte in casa di lei (pure te però: tradisci il tuo fidanzato, o quel che è, in continuazione. Quello non sta proprio benissimo. C’ha le armi perché fa il soldato. Ma non gli aprire la porta, no? E dai).

“Femminicidio!” gridò il giudice (probabilmente un antenato dei giornalisti di Studio Aperto) nel pronunciare la sentenza di morte, avvenuta il 27 agosto 1924.

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“Salutava sempre”, commentarono i vicini di casa all’edizione della sera quando l’uomo fu arrestato.

Fun fact (oddio, insomma): quella di Woyzeck fu l’ultima esecuzione pubblica nella città di Lipsia: il giovanotto venne decapitato.

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Figuriamoci poi, Woyzeck era stato definito uno schizoide, un depressone e anche un uomo affetto da depersonalizzazione.

“Depersonalizzazione?” si ripete zio Werner mentre si legge la storia del soldato, “ma questo è Bruno S.!”

Appreso che c’è una super nuova storia di depressi, emarginati, ecc. ecc., Werner Herzog chiama Bruno S., che all’epoca lavorava in un’acciaieria (pòra stella) e gli comunica la sua intenzione di fare ‘sto film per famiglie.

“Senti, ok, però magari ci mettiamo qualche donna?”

“Eh, oh, c’hai l’amante bòna in questo film, eh!”

“Ah, bene.”

Senonché poi Werner ci pensa meglio e dice: “No aspe’, questo deve fa’ lo schizoide pazzo emarginato che accoltella l’amante. Bruno non va bene, ci devo mettere Kinski.” (la reputazione di Kinski agli occhi di Herzog non faceva che migliorare di anno in anno)

Chiama Bruno per dargli la notizia, solo che quello, fomentato dall’idea di recitare in coppia con Eva Mattes (gran bella donna, all’epeca), s’era già preso un permesso al lavoro.

“Io ci perdo dei soldi, Werner, non è che siamo tutti come te che abitiamo a Hollywood in mezzo alla fregna!”

“Ma veramente io..”

Bruno S. ci rimane malissimo: “Credevo fossimo amici.”

Zio H. rimane un attimo in silenzio. Poi dice “Ok Bruno, ci vediamo tra 4 giorni.”

In tre giorni e mezzo Werner Herzog se ne esce con la sceneggiatura de La Ballata di Stroszek (altro film allegrone per antonomasia), nel quale Bruno S. è protagonista indiscusso. Anzi, molti episodi del film sono ispirati alla vita dell’attore.

In più, ci mette pure Eva Mattes.

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“Pur’io voglio il film in tre giorni co’ le fregne!” “Oh, ve lo accollate voi questo?”

Capito? Bruno S. è scontento e lui gli scrive un film in un lasso di tempo che nemmeno gli sceneggiatori di Boris.

E Mario Adorf, quando volle fare Fitzcarraldo, si sentì dire “Arrivederci e grazie.” Chissà che ha detto quando ha saputo di questa storia.

Woyzeck? Quello alla fine è uscito nel 1979. Con Kinski, naturalmente. Daje tutti.

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“Everybody wins. Except for Mario Adorf.”

 

Bonus trivia: Ian Curtis, il fu cantante dei Joy Division, decise di guardarsi La ballata di Strozsek prima di ammazzarsi. Capiamo perché non cambiò idea.

 

 

JJ

Le Appassionanti Avventure di Zio Herzog

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In ritardo di un giorno, mea culpa, ieri ero molto malata (no, non sto morendo).

Ci troviamo dunque a casa di zio Herzog.

E’ il 1974, e W. beve la sua birretta delle 17:45 mentre si legge il giornale.

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Questo è il primo risultato se si cerca su google “Herzog beer”. Herzog significa ‘duca’, quindi vabbè. Però è sottointeso che ora la voglio.

Poi, annoiato, si accende il televisore. E becca un documentario sui musicisti di strada.

Ora, noi conosciamo bene lo zio H. : questa è materia sua.

Rapito dalle immagini, individua subito il caso umano di cui si innamora: emarginato, emaciato, con la faccia di chi ha vissuto il male.

“E’ perfetto. Lo voglio in tutti i film.”

Werner Herzog aveva appena notato Bruno S.

Al secolo Bruno Schleinstein, quest’uomo è l’apoteosi di ciò che affascina il regista: emarginatissimo, sociopatico, infanzia passata fra un ospedale psichiatrico e un altro, paura della vita, delle persone che lo hanno sempre picchiato e scacciato. Una sorta di Elephant Man, ma senza Elephant.

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Uno con questa faccia non è che presenti un curriculum proprio da aspirante fisico nucleare. Ma un aspirante fisico nucleare poteva fare Kaspar Hauser? No.

Herzog impazzisce. Fa di tutto per procurarselo come attore, perché lo vuole per interpretare L’enigma di Kaspar Hauser, una storia molto popolare in Germania, che racconta, sostanzialmente, quasi la vera vita di Bruno S. (con piccole, insignificanti differenze).

Alla fine della fiera zio H. deve solo scontrarsi con la troupe, che è dubbiosissima nell’accettare come attore principale di un film un..un..un barbone, Werner! Che diavolo ti salta in mente??

“Ragazzi” incalza lui “voi non capite. Bruno è perfetto. E’ lui che mi serve, è lui che voglio. Lui E’ Kaspar Hauser! Nessuno -ripeto- nessuno potrebbe farlo meglio!”

“Werner, è un azzardo. E se scappa con i soldi? E se impazzisce?”

“Per cortesia, ragazzi…”

L’unico che dà man forte al regista è il suo operatore di fiducia Jörg Schmidt-Reitwein. Herzog, incoraggiato dal suo appoggio, se ne frega di quello che dicono gli altri (“Ti prego Werner, siamo disposti a lavorare persino con Kinski!”) e la butta su “io metto i soldi, io decido. E ve dovete fida’.”

A malincuore, tutti accettano il loro destino.

Iniziano a girare il film. Bruno, però, ha paura di tutto: delle luci, dei rumori, delle mucche, dei contadini, di tutto. Soprattutto, ha paura delle telecamere.

Herzog allora passa con lui delle ore nella sua stanza da letto a rassicurarlo, ascoltandone i timori e cercando di far sì che la sua autostima cresca un po’.

Bruno, incoraggiato da Werner, migliora moltissimo (esattamente ciò che accade a Kaspar nel film). Comincia a essere più sicuro di sé, e per rimanere nel personaggio non si toglie mai gli abiti di scena, nemmeno alla fine della giornata.

Un giorno Herzog entra nella sua stanza e lo trova che dorme sul pavimento, vestito da Kaspar Hauser. Io leggo questa cosa e mi scende la lacrimuccia.

Bruno girerà due film con W. H., poi smetterà di recitare e si dedicherà alla pittura e alla musica.

Otto anni più tardi di Kaspar Hauser, durante le riprese di Fitzcarraldo, impegnato in una discussione con Mario Adorf a proposito del nuovo protagonista del film (ricordiamo che Jason Robards era quasi morto di dissenteria e quindi l’avevano spedito a casa), Herzog si sente dire che lui (Adorf) sarebbe stato un ottimo Fitzcarraldo. Oltre a ciò, aggiunge Mario, sarebbe stato anche un Kaspar Hauser migliore di quello “sprovveduto dilettante” [sic] di Bruno S.

Herzog dissente: “Bruno era Kaspar Hauser. Tu non l’avresti fatto così bene.”

Adorf si offende. Herzog commenta dicendo “Amen”.

Nell’agosto del 2010 Bruno S. muore.

Zio H. lo ricorda dicendo queste parole:

In tutti i miei film, fra tutti i grandi attori con i quali ho lavorato, lui è stato il migliore. Non esiste interprete che si sia nemmeno lontanamente avvicinato a lui. Voglio dire, alla sua umanità, allo spessore della sua performance… non c’è nessuno come lui.”

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JJ

 

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