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Marine Le Pen

Il più probabile prossimo presidente della Francia

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Siamo nel 2016 e la democrazia non ha finito di sorprenderci. Ieri in Francia si è svolto il primo turno delle primarie per la designazione del candidato della destra e del centro per le elezioni presidenziali del 2017. Con una sinistra francese in dirotta e un’estrema destra molto forte, il ballottaggio del 2017 si dovrebbe giocare tra Marine Le Pen e il candidato della destra, motivo per cui queste primarie hanno suscitato parecchio interesse con la partecipazione di oltre 4 milioni di elettori.
I candidati erano 7, c’erano due grandi favoriti ed ha stravinto un terzo, François Fillon.

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Sarkozy, il ritorno perdente
L’ex-presidente Sarkozy aveva detto che si sarebbe ritirato della vita politica dopo la sua sconfitta contro Hollande nel 2012 ma a fine 2014 cambia idea e riprende la guida dell’UMP, il principale partito di destra, per poi annunciare la sua candidatura per le presidenziali. Forte della sua esperienza e appoggiandosi su una base di tifosi fedeli, Sarkozy pensava di essere il candidato naturale della destra per il 2017. Costretto ad accettare l’organizzazione di primarie, il primo turno doveva permettere di scegliere il candidato che lo avrebbe sfidato al ballottaggio. Risultato: il 21% dei voti ed un terzo posto che ha il sapore amaro di una medaglia di legno.

Juppé, l’anti-Sarkozy in crisi
Juppé, braccio destro di Jacques Chirac, premier negli anni 90, dopo qualche anno al verde dopo una condanna per impieghi fittizi, nel 2006 torna progressivamente alla politica, Sindaco di Bordeaux poi successivamente ministro della Difesa e degli Esteri sotto Sarkozy. Nella corsa alle presidenziali del 2017, si posiziona molto presto come l’anti-Sarkozy, a favore di riforme radicali ma garante di una repubblica inclusiva e tranquilla quando l’ex-presidente guarda verso l’estrema destra per contrastare Marine Le Pen. Di conseguenza Alain Juppé piace e diventa per tutta la campagna il principale challenger di Nicolas Sarkozy.

Chi è François Fillon
Classe 1954, François Fillon è stato il braccio destro del premier di Sarkozy per tutta la durata del suo mandato. Non un neofita quindi ma un personaggio sempre rimasto al secondo piano fino a ieri sera. Anche François Hollande lo archiviava in una discussione con dei giornalisti, “non ha la minima speranza”. Dal punto di vista del programma, lo schietto François Fillon rivendica la necessità di uno “choc”. Concretamente difende misure turbo-liberiste à la Thatcher e valori di vecchia destra conservatrice:
– fine della durata legale del tempo lavorativo
– pensione a 65 anni
– 500.000 dipendenti pubblici in meno e 100 mdi di riduzione della spesa pubblica
– riduzione all’osso del Codice del Lavoro
– modifica alla legge che apre l’adozione agli omosessuali
– stretta sull’immigrazione
Con un programma di destra che tanti ritengono eccessivo nella sua ampiezza ma sicuramente non originale nell’approccio, il discreto François Fillon ha stra-vinto un’elezione la cui importante affluenza doveva favorire un candidato consensuale, orientato verso il centro…

Da questa strana sequenza emerge un’unica certezza: François Fillon è ora il super favorito delle elezioni presidenziali francesi del 2017, fino al prossimo colpo di teatro?

La vittoria di Marine Le Pen – Che succede in Francia?

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Il grande successo del Front National nelle regionali tenutesi ieri in Francia non è da attribuire ai soli fatti di Parigi.

Da anni si cova infatti nel paese un malcontento generale, che ha investito in particolare la presidenza Hollande sin dall’inizio della sua presidenza: in una situazione di crisi economica generale, il presidente socialista è stato accusato di essere poco “deciso” nei suoi interventi di risanamento, soprattutto per quanto riguarda il dato occupazionale. La disoccupazione non hai smesso di crescere negli ultimi sette anni, passando dal 7,1% nel 2008 al 10,2% nel secondo trimestre di quest’anno.

A poco sono servite riforme sociali di stampo liberale (come nel caso del matrimonio gay), o un interventismo militare diffuso di vecchio stampo gaullista (Libia, Mali, Centrafrica, Siria): nel 2013 il presidente francese era riuscito a toccare il record negativo di popolarità, scendendo al 23% dopo un solo anno di mandato. In un paese “tradizionalmente” di destra, il placido Hollande sembra più versato per gli scandali amorosi che per la guida di una nazione in difficoltà, difettando così di quella risolutezza tipica dei grandi leader della Quinta Repubblica.

Sull’altro versante, l’UMP (il partito di centro-destra, recentemente ribattezzato Les Républicains) non se l’è passata di certo meglio: una lotta intestina per la guida del partito durata mesi e mesi ha fatto sì che l’unica soluzione di compromesso possibile fosse il ritorno alla dirigenza di Sarkozy, odiatissimo da buona parte dei Francesi – sebbene non quanto Hollande – per una presidenza considerata troppo mediatica e populista, se non addirittura “berlusconiana”.

In questo clima di sfiducia generale verso i partiti tradizionali, la figura di Marine Le Pen ha assunto un’aura quasi messianica agli occhi di chi ancora sogna un ritorno alla grandeur francese del passato. Rompendo i rapporti con l’ormai senilmente imbarazzante padre, e rinunciando ad alcuni dei toni più estremi della vecchia ideologia del Front National (ad esempio l’antisemitismo), la Le Pen si è presentata come la potenziale leader europea di tutti i movimenti nazionalisti del continente. Con la giovane e bella nipote al fianco, Marion Le Pen, la leader del FN rappresenta il volto nuovo della destra (estrema?) europea: la lotta all’invasione degli stranieri e all’ingerenza di Bruxelles ha ora il suo punto fermo in una donna colta ed elegante.

Vi è poi un dato puramente regionale: le regioni del nord (ad eccezione della Bretagna) così come quelle del sud (soprattutto la Provenza) sono ormai da anni nelle mani del FN, e, da questo punto di vista, i recenti risultati non dovrebbero sorprendere. Quel che sorprende invece è che buona parte degli elettori di destra del meridione di Francia sono italiani e arabi di seconda o terza generazione. Insomma, figli e nipoti di immigrati.

In tutto questo, bisognerà dunque capire quale sarà il peso effettivo del Front National a livello nazionale alle elezioni presidenziali del 2017, in un clima generale di sfiducia nelle istituzioni e tendenze islamofobe. D’altronde il tempo è ancora tanto, e le carte in tavola possono cambiare in maniera radicale da un momento all’altro. Recentemente i sondaggi hanno premiato Hollande, per la prima volta dall’inizio della presidenza, per la reazione decisa nei confronti dell’ISIS subito dopo gli attacchi di Parigi. Dall’altro lato, Sarkozy sta pian piano ricostruendo il suo partito, mantenendo però questa volta un profilo basso sul piano mediatico per non incorrere nelle pesanti critiche del passato – meno Carla Bruni, più politica.

Tutto questo basterà a riportare la bilancia sul bipartitismo tradizionale francese, escludendo così il rischio ballottaggio nel 2017 col FN? On ne sait pas, staremo a vedere.

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