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Maometto

Il principe alla guerra

in politica/società by

Correggetemi se sbaglio, ma credo che sia la prima volta in Italia che un presidente del consiglio si presenta davanti alle telecamere in tenuta mimetica, come ha fatto Renzi durante la visita agli Alpini della brigata Julia in missione in Afghanistan. Tecnicamente, non ne avrebbe alcuna ragione: il capo delle forze armate è il Presidente della Repubblica – ve lo immaginate Mattarella in mimetica? – mentre la sovraintendenza dell’esercito è nelle mani del Ministero della Difesa. L’eventualità, i tempi e le modalità di intervento da parte dei militari vengono poi stabiliti dal Parlamento. In tutto ciò, insomma, la presidenza del consiglio dei ministri c’entra ben poco.

Ma buon lettore del Machiavelli (e direi anche da grande appassionato di House of Cards), Renzi ha colto l’essenza moderna del potere carismatico: il principe è innanzitutto un condottiero, la testa – caput – dell’esercito. E come tale deve indossare elmo e armatura per affermare la retorica del generalissimo che passa in rassegna le sue truppe prima della grande battaglia.

D’altronde la storia ci insegna come ogni potere in via di consolidamento – o in crisi – cerchi una legittimazione attraverso la metafora militare. Anche quei capi che non nascono come condottieri (avendo avuto accesso al potere vuoi per discendenza, vuoi per intrallazzi politici di varia natura, vuoi per culo) a un certo punto della loro carriera hanno avuto la necessità di mostrarsi in abiti bellici, per ribadire una posizione di preminenza a discapito di tutte quelle forze esogene che ne minacciano gli intenti egemonici.

Senza scomodare casi troppo vetusti (a titolo d’esempio basti pensare alle innumerevoli rappresentazioni dei sovrani europei con spadone e cavallo), si può semplicemente rammentare la recente apparizione mediatica di un incazzatissimo re di Giordania Abdallah in uniforme da combattimento impegnato a vendicare la morte atroce di un suo soldato per mano degli aguzzini dell’Isis. In un mondo islamico lacerato da conflitti fratricidi, l’erede di Maometto ha ricordato al mondo chi è che porta i calzoni in casa Allah.

La veste guerriera, oltre a segnalare un tempo di crisi, segue un obbiettivo ben preciso: quello dell’accentramento del potere. Quando il rappresentante di un organo legislativo e/o esecutivo si addossa anche la prerogativa della guerra – o perlomeno della sua simbologia – la pluralità propria delle realtà nazionali si contrae nell’immagine egocentrica del monarca assoluto. Il celodurismo della retorica militare è l’essenza stessa dell’ambizione politica che pensa in grande.

Il messaggio di Renzi è dunque ben chiaro: l’État c’est moi, bitch. E sbrighiamoci a fare ‘sto cazzo di selfie.

Chi ha paura di un ananas?

in religione/società by

All’inizio dell’anno accademico, ogni universita’ di Sua Maesta’ organizza una fiera delle associazioni studentesche per farle conoscere dai nuovi arrivati. Ieri, alla fiera dell’Universita’ di Reading, gli animi si sono scaldati per un ananas di nome Maometto. La “Reading University Atheist, Humanist, and Secularist Society” (l’associazione dei senza-dio-mangiapreti-e-simili insomma) ha infatti deciso di esporre sul suo stand un ananas con sopra scritto Maometto. Lo scopo era quello di pubblicizzare un dibattito da loro organizzato dal titolo “Should we respect religion?” e in generale per portare l’attenzione su liberta’ di espressione e blasfemia . Apriti cielo: i nostri atei, umanisti e secolaristi sono stati messi davanti all’aut aut “o se ne va l’ananas o ve ne andate voi”. Naturalmente, da bravi senza-dio-mangiapreti-e-simili i nostri si sono rifiutati di rimuovere l’ananas e sono stati allontanati dagli uomini della sicurezza. Lo scorso anno invece la corrispondente associazione della London School of Economics era finita nei guai per non aver rimosso delle vignette raffiguranti Maometto e Gesu’ dalla loro pagina Facebook. In questo caso l’associazione era stata accusata di intimidazioni verso mussulmani e cristiani e ne era stata richiesta l’espulsione dall’universita’. Fortunatamente l’universita’ ha deciso di non espellere l’associazione. Atei, secolaristi, umanisti, agnostici e apostati continueranno ad avere una rappresentanza all’interno di un’univerista’ dove invece le associazioni religiose fioccano come le rane durante le dieci piaghe d’Egitto, senza che nessuno si senta minacciato per questo, giustamente.

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