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I carabinieri per Padre Pio: una esigenza democratica

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Ho sentito dire in questi giorni che la presenza di forze dell’ordine durante il corteo della salma di Padre Pio sarebbe uno scandalo. Seguono, ovviamente, giudizi sull’arretratezza culturale dei partecipanti all’iniziativa, accusati di vivere “nel Medioevo”. Premesso che la cosa andrebbe analizzata più con Ernesto de Martino che con categorie inopportune (che c’entra il Medioevo?), vorrei discutere dell’idea per cui, se i preti organizzano un corteo del genere, le spese dovrebbero essere a carico loro.

La confusione nasce dalla presenza di uno Stato, il Vaticano, che è dentro l’Italia e ha con essa uno status particolare. Ma rimane il fatto che ad organizzare la manifestazione sono stati cittadini italiani, non stranieri. La manifestazione è autorizzata, e il percorso presumibilmente concordato con le autorità competenti. Non è, quindi, assolutamente normale che lo Stato provveda ad uno dei suoi compiti irrinunciabili, ossia la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza?
Quali altri compiti dovrebbe assolvere uno Stato, se non questo? Possedere immobili in centro da distribuire con criteri opachi, per non dire altro, è più importante che garantire lo svolgimento pacifico di un corteo?

Ovviamente si può sempre rispondere di sì, che essendo un corteo la manifestazione di una idea di parte, le spese che lo Stato sostiene per garantirne la sicurezza vadano accollate a chi lo promuove. Piaccia o no, però, anche nel più miniarchico degli ordinamenti c’è del valore nel consentire un dibattito democratico, senza che la disponibilità di mezzi dei promotori di qualsivoglia istanza diventi un fattore condizionante la possibilità di esprimerla. Si dirà che la Chiesa di mezzi ne ha: peccato che princìpi del genere vadano applicati a tutti nello stesso modo. Un altro tassello di minima convivenza democratica che gli anticlericali di professione hanno imparato a disimparare.

Foto per foto

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«Una foto è spesso l’effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima. Io porterei anche le foto del poliziotto cui hanno spaccato il casco in testa: foto per foto, parliamone».
(Annamaria Cancellieri, Ministro dell’Interno)

Sì, dai, facciamo la gara delle foto e contiamo i punti. Un’immagine mostra un poliziotto mentre legna un ragazzino già reso innocuo? Eccone un’altra in cui un teppista aggredisce alle spalle un poliziotto rimasto indietro. Le forze dell’ordine caricano quando non è necessario? I manifestanti lanciano le pietre. Quello ha i segni del manganello sulla schiena? Eh, ma io qui ho almeno due scudi antisommossa scheggiati: vantaggio mio, l’ordine pubblico è salvo.

Ah, certo, ora direte che gestire l’ordine pubblico vuol dire un’altra cosa, che i teppisti vengono identificati e i poliziotti no, che i teppisti vengono processati e i poliziotti no, che i teppisti teppisteggiano per definizione e i poliziotti servono a fermarli e non a menarli finché non siamo pari altrimenti tanto valeva mandare in piazza squadre di gladiatori e un arbitro di wrestling, questo ora direte. Perché non sapete perdere.

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