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Dalì, quel genio incontrastato

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L’internet.

L’internet ormai è il dio degli uomini.

La gente su internet cerca il percorso che deve affrontare per andare da un punto A a un punto B, cerca il numero di telefono del ristorante, perde ore su ore guardando video di gattini, stalkera gli ex compagni delle medie sperando che abbiano avuto meno successo di loro, cerca i sintomi di una banale influenza finendo per convincersi di avere almeno tre tumori, litiga sull’uso dell’apostrofo nella locuzione ‘qual’è’.

E, teoricamente, si informa.

Il problema principale quale è? (non mi fregherete mai)

Che su internet è molto difficile verificare le fonti di una notizia. Questo naturalmente non comporta un’allerta generale sull’attendibilità delle notizie, al contrario, la maggior parte della gente se ne frega altamente di dove e come quella notizia sia arrivata su quella data pagina, pensando “Vabbè, ma che male si fa, alla fine, pure se non è vero?”. Paradossalmente, inoltre, sono le persone meno informate quelle che accusano gli altri di “disinformazione” (no, non sto affatto alludendo ai complottisti, lungi da me, figuriamoci).

La punta dell’iceberg di tutte le bufale che vengono date per vere, è, naturalmente, Facebook. Su f. si trovano un coacervo di immagini con foto di presunti parlamentari che hanno privilegi che nemmeno il sultano del Brunei, teorie sulle scie chimiche a strafottere, trame perfide del Nuovo Ordine Mondiale che vuole sottomettere i poveri terrestri assoggettandoli ai rettiliani. Ho visto gente pubblicare notizie di Lercio dandole per vere, nello specifico sono stata testimone all’indignazione di un mio contatto che aveva pubblicato questa notizia. Parte più inquietante? I suoi contatti che replicavano “Che scandalo” “Dove andremo a finire”. Raramente intervengo, ma quella volta ho dovuto bloccarli con un “Ragazzi, è una pagina simpatichella, non pubblicano notizie vere.” (dentro di me, naturalmente, bestemmiavo ad alta voce) “Ma che male faccio?”, continuano a chiedersi tutti.

In realtà il male, a volte, lo si fa. Ma non mi dilungo sull’argomento, perché invece vorrei parlarvi di cosa succede quando a fare della disinformazione è proprio una pagina che, in teoria, dovrebbe dare notizie vere.

La Repubblica XL, come recita la descrizione della pagina stessa, è “La pagina de la Repubblica dedicata a musica, cinema, letteratura, arte, fumetto, games, tecnologia, viaggi, cucina e altro. http://xl.repubblica.it/“.

La pagina de la Repubblica? Beh oh. Suppongo quindi diano notizie vere.

Scorrendo la pagina, in realtà, si nota che i toni non sono sempre seriosi: si può trovare anche qualche immagine divertente.

Il problema però, è il seguente: ieri lo staff della pagina (non ho la minima idea di chi la gestistca), ha pubblicato questa foto.

Screen, in caso venisse rimossa
Screen, in caso venisse rimossa

Ora, io non sono una psicologa né tantomeno un’indovina. Ma i toni di questa didascalia mi sono sembrati seri.

Tanto seri da far abboccare gente che subito si è sdilinquita in commenti tipo “Provocatore, Raffaello novecentesco, genio e grande eccentrico. Lo amo.” (cit.)

Poi, a un certo punto, quando le persone hanno visto che nessuno dello staff si degnava di aggiungere “Rega’, guardate che non è vera, eh!”, qualcuno gli ha fatto notare che l’immagine originale era un’altra, suggerendo la figura barbina; perché voglio dire, se neanche quelli che dovrebbero essere dei giornalisti (ripeto: non so chi gestisca la pagina, ma mi aspetto quantomeno gente qualificata) si informano sulle notizie che danno, allora, miseria ladra, cosa possiamo ritenere attendibile?

Ma la cosa non finisce qui.

Perché lo staff della pagina di Repubblica XL, invece di ammettere l’errore, si arrampica sugli specchi sostenendo che “via, si scherzava”.

Può essere tutto, eh, ma a mio modesto parere è un disperato tentativo di mandare la palla in corner, anche perché, successivamente, quando tutti i commenti iniziano a prenderli in giro,

repubblica XL

 

(Fonte dell’immagine: Social Media Epic Fails)

lo staff si picca  e si offende, rispondendo con frasi che forse sarebbero più adatte a dei bambini di 6 anni che litigano con gli amichetti.

Questo, ecco, è sospetto.

Li potete leggere da voi: sono toni che poco si addicono a una pagina che dovrebbe, in un’utopia, essere gestita da gente che di mestiere dà notizie vere.

E badate bene: non perché tutto debba essere serio e noioso, ma semplicemente perché, se io leggo qualcosa su una pagina che si propone come una fonte ufficiale di notizie (fino a prova contraria un quotidiano lo è), pretendo che almeno si riconoscano i propri errori; e inoltre, anche se fosse stata effettivamente una burla del giornalista compagnone, non si reagisca come un ragazzino al quale hai appena detto “il tuo G. I. Joe è più brutto del mio”.

Infine: la pagina facebook può non essere considerata fonte ufficiale, il social network è tutto cazzeggio, non è un lavoro quello di pubblicare cose su facebook? Bene. Ma Repubblica XL, cito testualmente, dice “I social network sono parte integrante del nostro lavoro. Purtroppo o per fortuna.”, e definisce che chi afferma il contrario abbia detto “una castroneria”. Quindi?

 

 

JJ

 

NB: Lo so che il mercoledì è il giorno dello zio Herzog, ma lo rimandiamo a domani, oggi mi premeva fare la spocchiosa.

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