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Lega Nord

Zingari poverissimi

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Stanno rimbalzando nelle ultime ore di sito in sito le immagini del funerale di Vittorio Casamonica, uno dei capi dell’omonimo clan romano che dagli anni ’70 gestisce una buona fetta del racket capitolino (usura, droga, turbativa d’asta, ecc.). A colpire sono la fastosità del rito e lo sperpero di denaro in quella che appare come una vera e propria apoteosi postuma – nonché una certa spudoratezza da parte dei presenti nello sventolare il passato criminoso del defunto.

Un caso tristissimo fra tanti nell’Italietta dei padrini coppoliani al limite della parodia, se non fosse per l’origine etnica – termine complesso e rischioso ma che per il momento prenderemo per buono – del fu Vittorio Casamonica: questi, come la maggior parte degli appartenenti del suo clan, è un Rom italiano, o per meglio dire un Sinto, di provenienza abruzzese.

Sinceramente, non so se (e quanto) il gruppo familiare di Casamonica abbia conservato della lingua e di certi aspetti “tradizionali” delle realtà sinte italiane (su questo temo consiglio di leggere le belle etnografie di Leonardo Piasere), ma pare certo che esso tuttora mantenga, sebbene all’interno del variegato universo romano, quel che in antropologia viene definito un “regime endogamico”. Ovvero, i Casamonica negli anni hanno continuato a sposarsi con persone provenienti da altre famiglie sinte.

L’esclusione dei Gagé (ovvero i non-Sinti) dal sistema matrimoniale rende abbastanza chiara l’idea che i Casamonica, in termini di costruzione dell’identità, hanno di se stessi. Non sappiamo se si definiscono Sinti, ma di sicuro agiscono come tali attraverso l’esclusione matrimoniale dell’alterità sinta per eccellenza – i Gagé.

Tutto questo per dire che quando si fanno considerazioni generaliste sul rapporto rom-criminalità (come quella che ad esempio trovate qui) bisognerebbe tenere in considerazione non solo le realtà extra-urbane dei cosiddetti campi nomadi, ma anche quelle completamente inserite nel tessuto urbano, sociale e politico delle grandi città – ma non per questo meno rom, meno “zingare”. Affermare quindi che gli ZINGARI rubano perché sono poveri ed emarginati – equazione facilona che nel suo manicheismo non lascia spazio alle riflessioni – significa ignorare (volutamente e ipocritamente) una parte del mondo rom che, evidentemente, delinque non certo per problemi di povertà.

Attenzione, non sto dicendo che i Casamonica delinquono perché “destinati a-” in quanto zingari. Non si tratta qui di evocare le presunte tare razziali e/o culturali di lombrosiana memoria che tanto piacciono ai cretini della Lega. È questione piuttosto di fare attenzione ai termini di insieme che si usano nell’analisi di complicatissime realtà socio-antropologiche: se i Casamonica, come ho cercato di dimostrare poco fa, sono tanto zingari quanto gli abitanti dei campi nomadi, perché escluderli dai ragionamenti sul rapporto rom-criminalità?

Altrimenti, dal buonismo al salvinismo il passo è brevissimo.

Vale tutto

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Quand’ero un marmocchio, e si giocava a pallone sulla spiaggia per ore e ore, arrivava il momento in cui ci squagliavamo dal caldo, le ginocchia non reggevano più e non vedevamo l’ora di farla finita per tuffarci nell’acqua fresca e toglierci di dosso la sabbia, che nel frattempo ci si era infilata pure nelle orecchie.
A quel punto qualcuno, di solito un ragazzino biondo di cui mi ricordo soltanto che era parecchio intraprendente ancorché più piccolo degli altri, e che per questo era significativamente soprannominato “Bombardino”, prendeva il pallone in mano, si schiariva la voce e strillava forte “VALE TUTTO!”.
Da quel momento in poi, per una decina di minuti, si scatenava l’inferno: un’iradiddio di sgambetti, spinte, calci nel culo, pallonate in faccia e salti a gambe unite sulle schiene altrui; dopodiché, sfiniti e col fiatone, ci buttavamo a mare prendendo la rincorsa, dribblando e schizzando manipoli di bagnanti infastiditi e tuffandoci quando non riuscivamo più a correre perché l’acqua ci arrivava alla vita.
Ecco, mi viene in mente questo quando vedo il leader del partito secessionista più importante del paese, quello che Padania is not Italy e mettiamo un muro da Bologna in giù e mi dichiaro prigioniero politico di Roma ladrona e col tricolore mi ci pulisco il culo, che gira il paese in lungo e in largo allo slogan di “prima gli Italiani” facendo pappa e ciccia coi movimenti nazionalisti, quelli che la patria e Dio e l’unità nazionale e l’inno di Mameli.
Questo, mi viene in mente: Bombardino biondo e pieno di sabbia dappertutto, col pallone in mano, che strilla “VALE TUTTO”.
E il bello è che manco c’è un cazzo di bagnasciuga verso cui correre.

Generatore automatico di cartelli di protesta al Senato

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Teoricamente no

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Poi uno legge che Salvini dice che la norma “Salva-Lega” non c’è e che la Lega non ha bisogno dell’aiuto di nessuno, e allora quelli del PD gli rispondono che invece c’è e se non se la pianta di dire che non c’è prendono e gliela tolgono, e gli pare di risentire la lite di qualche giorno fa tra quelli che abitano al palazzo di fronte, con lei che diceva non mi dai mai una mano in casa e lui che rispondeva ah sì allora la prossima volta te li carichi tu i mobili di Ikea e lei che gli dava dello stronzo e lui che le dava della rompicoglioni e lei che intimava vattene e lui che rispondeva vattene te che questa è casa mia e lei che minacciava guarda che lo faccio e lui che gridava voglio proprio vedere se lo fai.
Solo che le liti tra quelli della casa fronte, a parte il volume delle voci, in fin dei conti sono cazzi loro.
La legge elettorale, teoricamente, no.

Siccome vi vedo distratti

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Vi segnalo che Rosi Mauro è ancora Vice Presidente del Senato della Repubblica Italiana.

(Per quanto mi riguarda, Rosi Mauro si sarebbe dovuta dimettere -o meglio, proprio non avrebbe più dovuto mettere piede nel Senato della Repubblica Italiana- dopo questo scempio qui, ma questo è un altro discorso.)

 

In mezzo alla strada

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A Firenze un uomo e una donna fanno sesso in pubblico.

Un esponente della Lega si indigna, fotografa la scena e si lamenta del fatto che in giro non ci fossero poliziotti.

Vista l’aria che tira, dico io, meglio così: del resto, se tanto mi dà tanto, trombare non è certo la cosa più abietta che si possa fare in mezzo alla strada.

C’è di molto, ma molto peggio.

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